LA RIVOLTA È STATA SCONFITTA, MA FORSE PER GLI UMANI C'È ANCORA UNA SPERANZA, E SI CHIAMA LUKA KANE. Dopo essere sfuggito dal Loop e aver guidato la ribellione contro Happy, Luka Kane è stato ricatturato e rinchiuso nel Blocco, dove i detenuti sono sottoposti a vere e proprie torture per raccogliere la loro energia vitale e alimentare l'intelligenza artificiale che domina il mondo.Quando Luka ha ormai perso ogni speranza e rinuncia a distinguere la realtà dalle fantasie somministrategli da Happy, i suoi amici riescono finalmente a liberarlo. UN VERO CAPO SA QUANDO È IL MOMENTO DI SACRIFICARSI. Ma la guerra può avere un costo altissimo, e quando tutto sembra perduto toccherà a Luka fare scelte terribili e sacrificare quanto ha di più caro, compreso se stesso, per tentare di smascherare i piani di Happye svelare il suo terribile segreto.

- 336 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
The Block
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
GIORNO
1
FUORI DAL BLOCCO
Pervaso da un devastante senso di incredulità, ho appena il tempo di pensare, Happy lo controlla. Si è caricata nel suo cervello e adesso Pod mi ha ucciso.
Il ragionamento non fila proprio liscio, ma non ho tempo di elaborarlo perché colpisco l’acqua e sprofondo.
La gamba rotta si storce e per poco non svengo per l’improvvisa fitta lancinante.
Per qualche secondo perdo l’orientamento, non distinguo più l’alto dal basso, allora comincio a scalciare con la gamba sana nell’acqua gelida.
Riemergo in superficie e prendo grandi boccate d’aria. Intorno a me vedo spuntare le teste dei miei amici. Alzo lo sguardo al cielo e vedo i fanali posteriori della Volta che si allontanano sorvolando la città finché non scompaiono.
«Peccato» sento che dice Igby. «Mi piaceva un sacco quella macchina.»
Mi do un’occhiata in giro e vedo Kina, Pander, Igby e Pod, che stringe Wren fra le braccia. L’Alt ha smesso di urlare, ma i suoi occhi guizzano frenetici e diffidenti dall’uno all’altro di noi.
«Andiamo» dice Pod. Si gira di schiena per tenere Wren fuori dall’acqua e comincia a nuotare con le gambe.
Lo seguiamo tutti per raggiungere la riva del vasto bacino. Mi giro e mi isso a fatica sulla banchina di cemento. Resto seduto a guardare la mia gamba che guarisce da sola, sento scemare il dolore mentre le ossa si saldano e tornano a posto.
«Okay» dice Igby e, adesso che i vestiti bagnati gli aderiscono al corpo, mi accorgo di quanto sia spaventosamente dimagrito. Si piega in avanti ansimante, con le mani sulle ginocchia, l’acqua che gli gocciola dai capelli. «Questo dovrebbe averci fatto guadagnare un po’ di tempo. Gli scagnozzi di Happy inseguiranno la Volta per almeno un’oretta; ho inserito l’autopilota per farli allontanare il più possibile.»
«Allora lo sapevate?» chiedo. «Di Happy? Di come ha preso il controllo del governo, del mondo? Del fatto che si è caricata in ospiti umani?»
«Sappiamo parecchie cose» risponde Igby. «Ma non posso dirti molto per via delle panottiche. Le telecamere saranno anche coperte, ma i microfoni funzionano ancora. Più tardi vi racconterò tutto quello che abbiamo scoperto, ma per adesso dobbiamo muoverci.»
«Dove cavolo siamo finiti?»
«Non possiamo dirtelo» interviene Pander, portandosi un dito alla fronte. Poi si toglie il giubbotto e lo drappeggia sulle spalle di Wren che sta tremando di freddo. È evidente che non pensava di salvarla, giacché non ha portato una terza tuta per lei. A ogni buon conto, estrae un berretto dalla tasca e lo calca sulla testa della ragazza per coprire la telecamera.
«Forza, sbrighiamoci» ci esorta Pod, una volta che Wren è sistemata.
Ci incamminiamo sul sentiero che costeggia il lago, il bacino idrico o quello che è. Pod trasporta Wren in braccio; l’Alt ha il respiro affannato, non parla, continua ad avere gli occhi sgranati dal terrore.
Ci muoviamo in fretta e in silenzio finché non raggiungiamo un vecchio edificio sbarrato da tavole di legno che ha tutta l’aria di essere stato un negozio o qualcosa del genere. Igby si avvicina all’ingresso sprangato e bussa, tre colpi lenti e due veloci.
Due tavole si staccano e dallo spiraglio si affaccia il dolce volto dai lineamenti affilati di Akimi. La ragazza ci sorride e ci fa entrare.
Seguo Kina e mi guardo intorno. Il locale è un bar perfettamente conservato che deve aver chiuso i battenti qualcosa come ottanta o novant’anni fa. I prezzi sul bancone sono ancora espressi nell’antica valuta, sterline e penny, invece che in coin.
All’improvviso mi ritrovo circondato dalle braccia di Akimi che mi stringe forte.
«Luka, grazie agli Dei Finali» sussurra, con l’accento della Regione 70 che trasforma il grazie in un gruazie. «Temevamo di essere arrivati troppo tardi. Che vi avessero portati via come Malachai e Woods.»
«Anche per me è bello rivederti» dico, con il cuore che scoppia di gioia nell’abbracciare la mia vecchia amica.
Akimi si stacca da me per stringere Kina.
«Coraggio» dice, asciugandosi i lacrimoni, «dobbiamo andare.»
Gira intorno al bancone e solleva una botola che accede allo scantinato. Non ci sono gradini, né una scaletta a pioli, perciò si infila nell’apertura finché non resta appesa per le mani e poi si lascia andare, inghiottita dall’oscurità.
Un paio di secondi dopo compare la luce di una torcia e Igby la segue. Pod cala Wren nella botola, Akimi e Igby la prendono, poi aiutano lui a scendere.
Restiamo io e Kina nel locale buio e polveroso.
«Ancora non ci credo che siamo fuori dal Blocco» mormora lei con un filo di voce.
«Lo so» annuisco. «Continuo ad aspettare che la simulazione finisca, e che mi sveglierò di nuovo in cella.»
«È reale, vero?» fa lei, con un’ombra di ansia che le oscura lo sguardo.
«Credo di sì» rispondo.
Kina sorride e si cala nello scantinato.
È reale, mi dico, è reale.
Mi siedo sul bordo dell’apertura e mi lascio scivolare.
Nel chiarore della torcia elettrica vedo che siamo finiti in una specie di magazzino, una piccola stanza di sei metri per lato con pile di vecchie casse e una scrivania in un angolo. Su una parete di mattoni qualcuno ha aperto una breccia a martellate.
Igby si avvicina alla scrivania dove c’è uno strano congegno con dei fili scoperti che pendono da una parte. Apre il dispositivo e la luce dello schermo gli illumina il viso.
«Un laptop?» gli chiedo, fissando sbalordito l’antiquato computer.
«Già» risponde lui. «L’avresti mai detto che…» S’interrompe lanciando un’imprecazione perché ha preso la scossa toccando uno dei fili scoperti.
«Tutto bene?» s’informa Pod sollecito.
«Seh, okay. Andiamo.» Igby raccoglie il laptop e si avvia verso il buco nel muro. Lo scavalca e noi lo imitiamo.
Ci ritroviamo in un’angusta intercapedine fra due pareti. Davanti a noi si apre un’altra breccia dove ci infiliamo a uno a uno. Sbuchiamo su una vecchia banchina di metropolitana con un vecchio treno ancora sui binari.
«Pazzesco» mormora Kina, guardando il malandato treno rosso e bianco coperto di graffiti sbiaditi.
«E non hai ancora visto niente» sorride Pod, seguendo Igby verso il muso del treno.
Igby sale nella cabina di guida, mentre Pod scende sui binari.
Mi sposto lungo la banchina per capire che cosa sta combinando Igby. Lo vedo trafficare con un groviglio di fili che spuntano dal cruscotto per collegarli ai circuiti del laptop.
Mi accovaccio e vedo Pod che tasta la parte inferiore di una rotaia finché non trova un cavo, piuttosto spesso e con la guaina di gomma strappata. Estrae due fili di rame e ne collega uno a una serie di batterie solari per automobili che sono state piazzate su una panchina addossata alla parete della galleria.
Incredibile, penso, ammirato dalla destrezza e dalla competenza del mio amico. Il fatto che sia cieco e riesca comunque a muoversi con estrema precisione mi stupisce.
«Come va laggiù, Pod?» lo chiama Igby.
«Pronto. Tu?»
«Facciamolo!» esclama Igby, poi si sporge dal finestrino e urla: «In carrozza, signori!».
Pod collega l’altro filo alle batterie e si sente uno schiocco. Le luci del treno si accendono, seguite dal crescente ronzio di un motore elettrico che prende vita.
Un sonoro fruscio annuncia l’apertura delle porte. Pander trascina Wren a bordo e la sdraia sul pavimento, prima di prendere posto su uno dei vecchi sedili di plastica, sollevando una nuvoletta di polvere. Akimi si siede di fronte.
Ancora una volta Kina e io restiamo senza parole, frastornati dagli assurdi eventi che si susseguono a ritmo serrato. Fissiamo il treno inebetiti finché Igby e Pod non si affacciano dal finestrino, con Pod che ci spiega che le batterie dovrebbero durare per nove minuti di viaggio.
«In altre parole» aggiunge Igby, «muovete il culo!»
Saltiamo a bordo e le porte si chiudono. Il treno parte, prima lentamente, poi acquistando sempre più velocità. Il rumore è assordante, un sibilo acuto accompagna lo sferragliare del vecchio rottame che, ci scommetterei, è sul punto di disintegrarsi.
Sono pervaso da un brivido di eccitazione. Sta succedendo davvero. Sono davvero libero dal Blocco, sono qui, vivo, con i miei amici.
Mi siedo e sorrido, provando un immenso sollievo che mi fa venire le lacrime agli occhi.
Non farlo, mi sussurra una vocina spaventata nella mente. Non ancora. Non lasciare che la speranza ti uccida.
Stavolta è diverso però. Non si può simulare la realtà fino a questo punto, ne sono certo… eppure, quella vocina…
Il treno imbocca una curva a gomito e sbanda da un lato. Wren, ancora sdraiata sul pavimento, comincia a tremare. Si alza a sedere, ci guarda uno per uno, ed è come se ci vedesse per la prima volta. Indietreggia sulle mani e sui talloni fino a schiacciarsi contro il fondo del vagone. Si mette l’unica mano che le resta sull’orecchio per difendersi dal rumore.
«Statemi lontani!» urla. I capelli biondi le sfuggono dal berretto e le spiovono sul viso. «Lasciatemi stare! Via! Andate via!»
«Wren» la chiamo, affrettandomi a raggiungerla nonostante i sobbalzi della vettura. Mi inginocchio davanti a lei. «Sono io, Luka.»
«Non ti avvicinare! Non ti avvicinare! Non ci vengo con te! Non ci vengo, non ci vengo!»
«Wren, nessuno vuole farti del male. Anzi, vogliamo aiutarti, portarti il più lontano possibile dal Blocco, capisci?»
«Io non ti ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- GIORNO. 6. DOPO LA GUERRA
- GIORNO. 7. DOPO LA GUERRA
- GIORNO. 31. NEL BLOCCO
- GIORNO. 32. NEL BLOCCO
- GIORNO. 34. NEL BLOCCO
- GIORNO. 36. NEL BLOCCO
- GIORNO. 38. NEL BLOCCO
- GIORNO. 39. NEL BLOCCO
- GIORNO. 41. NEL BLOCCO
- GIORNO. 43. NEL BLOCCO
- GIORNO. 45. NEL BLOCCO
- GIORNO. 49. NEL BLOCCO
- GIORNO. 1. FUORI DAL BLOCCO
- GIORNO. 2. FUORI DAL BLOCCO
- GIORNO. 3. FUORI DAL BLOCCO
- GIORNO. 1. IN PURGATORIO
- GIORNO. 2. IN PURGATORIO
- GIORNO. 5. IN PURGATORIO
- GIORNO. 1. FUORI DAL PURGATORIO
- GIORNO. 6. IN PURGATORIO
- GIORNO. 1. NELL’ARCA
- GIORNO. 2. NELL’ARCA
- RINGRAZIAMENTI
- Copyright