
- 320 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Il cattivo ragazzo che scelgo
Informazioni su questo libro
Chiara e Cesare hanno sempre avuto dei problemi. Lui è sempre stato misterioso riguardo i suoi pensieri più profondi, e lei si è sempre sentita esclusa. A un certo punto della loro tormentata storia, però, arrivano Denise e Massimo a mettere davvero tutto in discussione. Sarà Massimo che metterà alla prova il cuore di Chiara, e Denise è senza dubbio la ragazza sfrontata che Cesare ha sempre desiderato. Riuscirà il loro amore a superare questa ennesima prova, oppure Chiara si renderà finalmente conto che Cesare in fondo non è la persona giusta per lei, per quanto appassionatamente lo ami?
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Informazioni
Print ISBN
9788817147583eBook ISBN
97888318047381
A pochi passi da noi, le acque scure del Tevere si infrangono contro la sponda di pietra sollevando una nube di goccioline. Stasera la corrente è impetuosa, e si abbatte sui piloni dei ponti come se volesse strapparli via e trascinarli con sé. Sembra il mare in tempesta.
Se il fiume si ingrossa ancora un po’ supererà le sponde e si rovescerà sulla sottile striscia di pietra dove ci troviamo, portandosi via anche noi. Ma tanto la situazione per me non cambierebbe molto, visto che stasera il Tevere non è l’unico a essere irruento!
«Vuoi piantarla di trascinarmi in questa maniera?» urlo a Cesare. «La mano così me la stacchi!»
Lui si volta verso di me; il suo sorriso sghembo con la fossetta incisa nella guancia gli dona un’aria da furbetto che conosco fin troppo bene. Non gli pare vero che io abbia acconsentito a uscire – e ha ragione a essere meravigliato: siamo ormai oltre la metà di maggio, tra poco inizia la sessione estiva di esami, e io dovrei starmene chiusa in casa con la faccia appiccicata alle pagine dei libri di testo!
«Sei la solita guastafeste» dice il mio ragazzo, senza smettere di trascinarmi lungo la banchina. «Ma stasera mi occupo io di te, te la cancello dal faccino quella smorfia preoccupata da universitaria perfettina. Ti faccio venire voglia di stare in giro con me tutta la notte.»
Alzo gli occhi al cielo stellato, e sbuffo; una ciocca di capelli lisci e neri mi ricade sul naso. Cesare mi lancia uno sguardo da sopra la spalla, mi scruta. «E non fare così la scocciata, altrimenti... altrimenti lo sai di cosa mi viene voglia quando ti comporti da prima della classe...»
E parla con il tono che usa prima di saltarmi addosso e di buttarmi sul letto. Mi corre un brivido lungo la schiena, e per un attimo avvampo fino alla punta dei capelli – una sensazione molto piacevole, che non provavo da un po’. Forse un mese? Di più? Insomma, io studio sul serio, non posso sempre pensare alle sozzerie come fa lui!
E accidenti, la mano! Ma Cesare si rende conto di quanta forza ha la sua presa? Be’, consideriamo il lato positivo: tutti gli allenamenti di boxe che si spara a qualcosa servono, non sono solo tempo buttato.
«Cesare, ma porca miseria!» Punto i piedi, e divincolo le dita dalle sue. Lui si blocca, e si gira verso di me.
Mi massaggio il dorso della mano, la fronte corrucciata. «Mi fai male! Si può sapere che fretta c’è?»
Cesare si stringe nelle spalle. «Hai detto che dobbiamo tornare alle due al massimo, e voglio almeno avere il tempo di affacciarmi nel locale.»
«No, no, ho detto massimo a mezzanotte e mezza.» Agito l’indice a rimarcare l’errore madornale. «Le due te le sei sognate.»
Sul viso del mio ragazzo compare un’espressione di finto stupore. «Sono già le undici e mezza! Così i soldi del parcheggio sono proprio sprecati.»
«Ma se hai parcheggiato in doppia fila!»
Cesare scoppia a ridere, lo scrosciare del Tevere accompagna la sua risata, cancellando le mie proteste. Il rombo delle acque ci avvolge, ed è l’unico suono, visto che la muraglia alla nostra sinistra ci ripara dai rumori del traffico. A quest’ora, in primavera, c’è ancora un bel viavai e, mentre sfrecciavamo fin qui nella BMW del mio ragazzo, avevo l’impressione che il casino dei motori, dei clacson, delle frenate mi sarebbe rimasto appiccicato addosso, che l’avrei avuto nelle orecchie anche scesa dall’auto.
Dev’essere colpa di tutte le ore che ho passato barricata in casa a studiare: non sono più abituata all’ambiente esterno; durante la corsa in macchina ero al tempo stesso eccitata e nauseata e ogni suono e ogni odore erano più intensi di quanto avrebbero dovuto essere.
Anche adesso il fragore del Tevere è assordante, anche se in sottofondo, in lontananza, inizio a cogliere una melodia ritmata. Devono essere le casse del locale a cui siamo diretti, che pompano la musica a pieno volume.
«Ma mi ascolti?» Cesare mi fissa, il suo viso a un palmo dal mio, il sorriso sempre stampato in faccia. «Ti stai distraendo come una gattina che insegue le farfalle.»
Sbatto le palpebre. «È che...»
«Sei una gattina con la testa tra le nuvole, come farai a dare l’esame di biologia?»
Ma ora che fa, rigira il coltello nella piaga? Se sono distratta è solo colpa sua! «Primo, non è biologia, ma anatomia dei piccoli anim...»
«Quello che è» mi interrompe Cesare. «È uguale.»
«Sì, uguale proprio.» Inarco il sopracciglio. «Di preciso, da quand’è che sei diventato così fastidioso?»
«Da quando non mi fili più.»
Cesare incombe su di me, e mi ritrovo a dover alzare il viso per guardarlo negli occhi. Il mio ragazzo si è fatto serio, e un’aura misteriosa e buia ha sostituito la sfrontatezza di poco fa. È di quest’aura che mi sono innamorata, della sua faccia da cattivo ragazzo, con la mascella contratta e lo sguardo oscuro, insondabile.
Alla luce dei lampioni, ammiro il tatuaggio che gli si arrampica lungo il collo, fino a sfiorare il lobo dell’orecchio. Ho la tentazione irresistibile di aprirgli il giacchetto di pelle, e alzargli la maglietta aderente. Infilare le dita sotto il cotone, intrecciarle ai rovi dipinti che si attorcigliano sul suo petto, risalire lungo il profilo degli addominali, e carezzare le rose rosse che circondano i capezzoli. Quando siamo a letto e tocco i fiori disegnati sul suo torace, ho l’impressione che potrei pungermi i polpastrelli, mentre sfiorare i petali mi trasmette tranquillità.
Ma devo cancellare l’immagine di noi due a letto e darmi una calmata: se gli metto le mani addosso, Cesare non aspetterà neanche di arrivare alla discoteca prima di tirarmi su la gonna... Lo sto spogliando con gli occhi, ed è strano non se ne sia subito accorto, e che non mi abbia già punzecchiata con una delle sue battutacce!
In ogni caso io devo studiare, altro che notte brava!
Così ingoio il desiderio e metto su uno dei miei cipigli brevettati da brava ragazza infastidita. Incrocio anche le braccia sul seno, per dare quel tocco di severità in più. Ma mi rendo conto all’istante che non è una mossa astuta: gli occhi di Cesare si sono abbassati a sbirciarmi le tette.
Sospiro. «Stasera devo tornare presto e finire il capitolo, o rimarrò indietro con il mio programma. E domani mattina devo alzarmi all’alba e andare in università prima che...»
«... che si formi la ressa nelle aulette di studio» mi fa il verso Cesare, in tono annoiato, «e sia impossibile trovare un posto per sedersi e bla. Bla. Bla. La so a memoria ’sta storia. Che palle.»
La sua voce suona davvero seccata, non sta scherzando come al solito. Rimango esterrefatta, a bocca aperta. Lui non smette di fissarmi, sembra un puma in agguato che spia la preda.
Solleva la mano, le vene sul dorso sono in evidenza, per via degli sforzi in palestra a cui si sottopone senza sosta. Mi sfiora il mento, mi stuzzica il labbro inferiore con il pollice.
«Sono settimane che te ne stai rintanata in casa con il naso sui libri. Io non ne posso più.»
Scosta le dita dalla mia bocca, e se le infila tra le sue ciocche nere. Si volta, osserva la corrente turbolenta del Tevere, l’ondeggiare degli aloni gialli dei lampioni sull’acqua.
Il luccicare del fiume si riflette nei suoi occhi, e mi toglie il fiato; sto ammirando una creatura stupenda, di un altro mondo. Come la ammiravo una sera di anni fa, sempre al cospetto del Tevere, la prima volta che lui mi ha abbracciata.
Il cuore palpita più forte, e mi accosto al mio ragazzo.
«Scusami...»
Gli passo le mani dietro la schiena ampia, e inclino il volto, contemplo il mio amore da sotto. Cesare è così alto che mi sembra un gigante quando lo abbraccio così.
Lui china il viso su di me, le sue braccia mi circondano e mi difendono da ogni pericolo.
«Scusami» ripeto, «ma ti sei messo con una che tiene davvero a quello che fa. Voglio diventare una veterinaria, e farlo il prima possibile. Per me è importante.»
Cesare abbozza un sorriso, poggia la bocca sulla mia testa. «Lo so che sono un seccatore.» Parla con le labbra tra i miei capelli, e il suo fiato sa di fragola. Dev’essersi mangiato una caramella in auto, mentre sbirciavo fuori dal finestrino. «Ma anche tu sapevi chi ti portavi in casa, quando ti sei messa con me.»
«Certo che lo sapevo.» Ridacchio. «Al liceo la tua fama ti precedeva di un chilometro!»
Lui inspira il mio odore, mi dice sempre che lo fa impazzire.
Mai quanto fa impazzire me il suo.
Premo il viso contro il suo torace, sul bianco della maglietta che emerge tra le falde del giacchetto. Cesare profuma di buono, profuma di mattine assolate tra le lenzuola candide dopo che abbiamo fatto l’amore. È la fragranza che più adoro al mondo.
«Non ce la faccio più» mormora lui. «Stai sempre a studiare tutto il giorno. Non mi dai abbastanza attenzioni.»
«Te l’ho sempre detto chiaro che mi sarei impegnata al massimo con l’università.»
«Okay, ma pensavo che potessi fare la secchiona a scuola e l’arrapata a casa!»
Non mi piace questo atteggiamento, l’università è una questione seria! Adesso gli do un bello spintone, così impara a dire stupidag...
Cesare mi mordicchia il collo, ha abbassato a sorpresa la testa, e mi ritrovo con il suo mento nell’incavo della spalla. Le sue mani scendono sul mio sedere, me lo strizza.
«Ehi! Ma che...»
Sto per indignarmi, ma il mondo sobbalza e mi mancano le parole. Cesare mi ha tirata su da terra senza difficoltà, e per istinto avvinghio le gambe ai suoi fianchi.
Lui mi bacia ancora il collo, e ancora, prima di staccare la bocca dalla mia gola. Il suo naso sfiora il mio, i suoi occhi si piantano nei miei. Mi sorride, un sorriso bianco di denti perfetti. Deglutisco, e una fitta di piacere mi scalda il basso ventre.
Quando si comporta così mi fa sentire eccitata e confusa e il cervello mi si trasforma in una bolla di sapone rosa. Però non è giusto! In questo modo riesce sempre a scansare le discussioni, e...
Cesare preme le sue labbra contro le mie, e le imprigiona in un bacio. Schiudo la bocca, e la sua lingua bollente incontra la mia. Mescolato al sapore fresco di fragola, c’è un retrogusto amaro, che mi raschia il palato. È l’amaro delle sigarette, misto a un sapore dolciastro, come di tabacco alla vaniglia. Ma... ha ripreso a fumare? E da quando?
Cesare insiste nel bacio, mi solletica con la lingua, e mi dimentico di ogni dubbio, di ogni domanda inutile, e voglio solo mangiargli le labbra. Lui passa la mano dietro la mia nuca, e mi schiaccia a sé, ed esiste solo la sua bocca, e lo scrosciare dell’acqua. Il cuore mi tambureggia nel petto, o forse è il riverbero del suo, di cuore, o sono tutti e due insieme, e non capisco più niente.
Cesare scosta piano il viso dal mio, senza rimettermi giù. Le sue labbra scintillano della mia saliva, se la lecca via, con l’aria del predatore che ha appena assaggiato la sua vittima. Mi fa morire così!
«Lo fai apposta. Ammettilo.»
Lui inarca il sopracciglio. «Faccio il necessario per avere un briciolo di attenzione. Cos’è, devo diventare peloso come Bruto per farmi guardare?»
Il riferimento al nostro gatto mi fa ridacchiare. «Ma smettila.»
Il mio ragazzo sposta la mano, carezza il tatuaggio che mi cinge la gola – una corona di rovi su cui spicca una singola rosa, identica a quelle che sbocciano sul suo petto.
Le dita di Cesare indugiano proprio sulla rosa rossa sotto il mio mento, simile a un rubino incastonato in un ciondolo. Le rose rappresentano il nostro rapporto: si può soffrire per la puntura delle spine, ma finché ci saranno anche petali di seta sarà valsa la pena sopportare il dolore.
Cesare posa di nuovo le labbra sul mio collo, succhia la pelle intorno al tatuaggio, come di solito faccio io con il suo. «Ho voglia di riscoprire la mia cattiva ragazza» sussurra. «Stiamo fuori tutta la notte, e facciamolo dappertutto.»
Sbatto le palpebre, e ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- 15
- 16
- 17
- 18
- 19
- 20
- 21
- 22
- 23
- 24
- 25
- EXTRA
- RINGRAZIAMENTI
- Copyright