Oltre a una fiorente industria di legname – e una serie di scandali a corte – il Regno dell’Ovest era noto per la famosa Diga dell’Ovest situata nella capitale, Forte Granserraglio. La struttura era alta più di trecento metri, era stata costruita con oltre cinque milioni di mattoni di pietra e impediva che il Grande Lago dell’Ovest allagasse la città.
La diga aveva oltre duecento anni, e ce n’erano voluti più di settanta per costruirla.
Il giorno di compimento dei lavori, ultimati nell’estate del 452, era diventato festa nazionale. Per i cittadini del Regno dell’Ovest, il Giorno della Diga era la ricorrenza più amata dell’anno: gli adulti non dovevano lavorare, i bambini non andavano a scuola e tutti si riunivano per partecipare a grandi giochi, mangiare e brindare alla diga che svettava imponente sopra la capitale.
Purtroppo, il Giorno della Diga di quell’anno sarebbe stato una grande delusione. Dopo una serie di terremoti, il terreno sotto la Diga dell’Ovest si era spostato e ciò aveva provocato un’enorme crepa nella struttura. L’acqua aveva cominciato a fuoriuscire dalla fenditura, cadendo su Forte Granserraglio come una pioggia costante e, con il passare del tempo, i danni si stavano facendo sempre più gravi: la crepa si stava ampliando, allagando sempre di più la città e i suoi abitanti.
C’era bisogno di un intervento di riparazione immediato, ma il parsimonioso sovrano del regno, Re Orodazius, era riluttante a dare l’ordine. Oltre a essere un’opera costosa e lunga, era un lavoro pericoloso, e l’intera città di Forte Granserraglio avrebbe dovuto essere evacuata per precauzione. Il re aveva passato molte notti insonni a grattarsi il capo calvo e ad arricciarsi i folti baffi, cercando di trovare una soluzione alternativa.
Fortunatamente per lui (e per i suoi cittadini bagnati fradici) si erano fatte avanti delle nuove risorse, che gli sarebbero costate solo in dignità. All’inizio aveva rifiutato l’idea, ma, dopo aver osservato a lungo la pioggia continua trasformare le strade di Forte Granserraglio in piccoli torrenti, si era reso conto di non avere altra scelta. Re Orodazius prese il rotolo di pergamena più prezioso e la penna migliore che aveva e scrisse una lettera chiedendo la cosa di cui più odiava aver bisogno: aiuto.
Cara Fata Madrina,
L’anno scorso si è guadagnata la gratitudine del mondo intero con i suoi atti coraggiosi nel Regno del Nord. Io e i miei sudditi non potremo mai ringraziarla abbastanza per aver imprigionato la Regina dei Ghiacci e aver salvato la nostra terra dalla Grande Nevicata del 651. Da quel momento ha continuato ad affascinare e ispirare gli abitanti del mondo con i suoi profondi atti di generosità. Ha costruito orfanotrofi e rifugi per i più deboli, dato da mangiare agli affamati e curato gli ammalati. Lei e il suo Consiglio delle Fate avete toccato i cuori di ognuno di noi con la vostra compassione e i vostri atti di carità.
Oggi le scrivo nella speranza che possiate condividere questa compassione con il Regno dell’Ovest. Di recente la diga di Forte Granserraglio ha subito gravi danni a cui bisogna riparare subito. Dei lavori tradizionali ci terrebbero occupati per buona parte del decennio e costringerebbero migliaia di cittadini ad abbandonare le proprie case. Se sarà disposta ad aiutarci con la magia, la mia gente verrebbe risparmiata da tali sofferenze. Inoltre, se un tale gesto fosse davvero possibile, le fate si guadagnerebbero la gratitudine eterna del Regno dell’Ovest e darebbero a noi un ulteriore motivo per celebrare il nostro amato Giorno della Diga.
Riconosco che il Regno dell’Ovest, come gli altri, del resto, ha avuto un passato complicato con i membri della comunità di creature magiche. Non possiamo cancellare la discriminazione e le ingiustizie passate, ma con la sua benedizione possiamo segnare l’inizio di una nuova era di convivenza pacifica tra gli abitanti dell’Ovest e la magia.
La prego di perdonare i nostri errori, e spero ci aiuterà nel momento del bisogno.
Con umiltà,
Vostra Eccellenza,
Re Orodazius del Regno dell’Ovest
Dopo tutto quel servilismo e quelle celebrazioni, il re era esausto. Piegò la lettera con attenzione, la timbrò con il sigillo reale e la diede al suo messaggero più veloce.
La mattina seguente il messaggero arrivò al confine con il Territorio delle Fate, ma non riuscì a entrare. Una siepe gigantesca cresceva lungo il perimetro, proteggendo il territorio come un muro di cinta fatto di foglie. La siepe era troppo alta per poter essere scavalcata e troppo fitta per passarci attraverso, e così il messaggero si mise a camminare lungo il confine in cerca di un ingresso.
Una volta trovato, rimase sorpreso alla vista di un gruppo di altri messaggeri in fila davanti all’entrata. A giudicare dal loro vestiario elegante dovevano portare tutti richieste di famiglie abbienti. Cosa ancora più sorprendente, l’ingresso era bloccato da un cavaliere dall’aspetto spaventoso. Era alto il doppio di un uomo adulto, aveva delle corna che gli crescevano dall’elmo ed era in sella a un gigantesco cavallo a tre teste. Il cavaliere stava osservando i messaggeri e, anche se non aveva aperto bocca, una cosa era ben chiara: nessuno sarebbe passato di lì.
Davanti a lui c’erano due casse piene di posta, una con l’etichetta RICHIESTE e la seconda RINGRAZIAMENTI. Uno alla volta, i messaggeri terrorizzati si fecero avanti, depositarono le loro lettere nella cassa corretta e corsero via più veloce che potevano. Il messaggero di Re Orodazius aspettò il suo turno e, con mano tremante, fece cadere la busta del re nella scatola delle richieste, poi si voltò e tornò di corsa nel Regno dell’Ovest.
Qualche ora dopo che il messaggio fu consegnato, Re Orodazius ricevette una risposta. Un unicorno fece irruzione nella sala da pranzo reale con una busta dorata in bocca, interrompendo la cena del sovrano. Era seguito da una ventina di guardie che non erano riuscite a impedire che entrasse nel castello. Gli uomini si misero a inseguire l’unicorno in cerchio per la stanza e, al quinto giro intorno al tavolo, l’animale lasciò cadere la lettera nella scodella di zuppa del sovrano, poi si allontanò dalla sala rapido come era arrivato.
Le guardie continuarono a rincorrerlo, mentre Re Orodazius asciugò la busta con il tovagliolo, la aprì con il coltello da burro e cominciò a leggere:
Gentile Re Orodazius,
Ho passato la vostra richiesta alla Fata Madrina, che è molto dispiaciuta nel sentire dei vostri problemi con la diga. Insieme a me e al resto del Consiglio delle Fate, ha deciso di aiutarvi. Arriveremo a Forte Granserraglio il Giorno della Diga a mezzodì per riparare i danni.
Vi prego di avvisarci prima della visita di eventuali cambiamenti, problemi o altre informazioni importanti.
Grazie, vi auguriamo una magica giornata.
Vostra,
Smeraldina Gemmarius
Direttrice della corrispondenza per la Fata Madrina
P.S. Ci scusiamo per la visita in un giorno di festa nazionale. Il Consiglio delle Fate è molto occupato.
Re Orodazius rimase entusiasta della risposta e la prese come una vittoria personale. Decise di fare della visita del Consiglio delle Fate un’occasione speciale e ordinò ai suoi servitori di diffondere la notizia dell’evento. In ogni angolo della bagnata capitale vennero affissi manifesti inzuppati e issate fradicie bandiere. Ai piedi della Diga dell’Ovest fu sistemata una fila di tribune e allestito un palco, in modo che il re potesse presentare al Consiglio un simbolo della sua gratitudine.
Non era stato organizzato niente di simile dal giorno dell’incoronazione di Re Orodazius, ma l’interesse del popolo per la visita del Consiglio delle Fate venne gravemente sottostimato.
La vigilia del Giorno della Diga, centinaia di migliaia di cittadini provenienti da ogni angolo del regno viaggiarono fino a Forte Granserraglio. All’alba le tribune erano già stracolme e la gente si radunò in ogni parte della città da cui si potesse vedere la diga. C’erano famiglie in attesa sui tetti delle loro case, negozianti su quelli delle loro botteghe e monaci avvinghiati alle guglie delle chiese. Nessuno voleva perdersi quel momento. La diga continuava a inzuppare gli spettatori sparsi per la città, e tutti tremavano nella fredda aria mattutina, ma i loro cuori ardevano di trepidazione: non vedevano l’ora di assistere a uno spettacolo di magia.
Il Regno dell’Ovest non aveva mai organizzato una celebrazione così importante: la gente lo chiamava già “l’evento del decennio”, “la festa del secolo”, “un Giorno della Diga da ricordare”.
Ma anche con aspettative del genere, nessuno avrebbe mai potuto immaginare quanto memorabile sarebbe stato quel giorno…
La mattina del Giorno della Diga, a Forte Granserraglio c’era così tanta gente che Re Orodazius impiegò tre ore a percorrere la breve distanza tra il Castello dell’Ovest e la Diga dell’Ovest. La sua carrozza si fece strada tra le vie affollate e arrivò alla diga con appena qualche minuto di anticipo. Una volta che il re si fu seduto in una sezione privata delle tribune, un energico presentatore salì sul palco e si rivolse alle centinaia di migliaia di persone che circondavano il monumento.
«Buoooongiorno, Regno dell’Ovest!» esclamò. «È il mio più grande onore darvi il benvenuto a quello che sarà senza dubbio il miglior Giorno della Diga della nostra vita!»
La voce potente dell’uomo rimbombò nella città affollata, e i cittadini risposero con grida di esultanza. Il loro ruggito fu così forte che per poco il presentatore non si ribaltò.
«Fra pochi minuti il Consiglio delle Fate arriverà a Forte Granserraglio per riparare la Diga dell’Ovest. In condizioni normali ci vorrebbero anni per portare a termine un’opera del genere, ma con l’aiuto di un po’ di magia la diga verrà riparata all’istante davanti ai nostri occhi! Ovviamente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza un efficace negoziato, portato a compimento dal nostro grande e illuminato Re Orodazius! Forza, Vostra Eccellenza, salutate la folla!»
Il sovrano si alzò in piedi e agitò la mano verso i sudditi in adorazione. Il loro giubilo pian piano svanì, ma Re Orodazius rimase in piedi, compiaciuto.
«E ora preparatevi» continuò il presentatore. «Tra poco sarete testimoni di uno spettacolo che manderà tutti i vostri sensi in visibilio! Come farà il Consiglio delle Fate a salvare la diga, vi starete chiedendo. La ripareranno col fuoco di mille torce? La sigilleranno con uno strato di diamanti scintillanti? La ricuciranno con i rami di un’edera invincibile? Lo sapremo solo quando lo vedremo! Ma la puntualità deve essere uno dei loro poteri, perché… ecco che arrivano!»
In lontananza si scorgevano sei giovani variopinti che viaggiavano sulla superficie del Grande Lago dell’Ovest, avvicinandosi alla città come un arcobaleno in movimento.
Il gruppo era capitanato da una ragazzina d...