Una canzone per tempi bui
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Una canzone per tempi bui

  1. 444 pagine
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Una canzone per tempi bui

Informazioni su questo libro

La verità contro l'amore per la famiglia. Partita doppia per l'ispettore Rebus A Edimburgo il sonno è un lusso per pochi. Mentre alla centrale di polizia la squadra omicidi lavora a un caso scottante, nel suo nuovo appartamento l'ex ispettore John Rebus viene svegliato dallo squillo del cellulare. Manca poco all'alba, e Rebus sa che una telefonata a quell'ora può portare solo cattive notizie. Infatti, all'altro capo della linea, la voce rotta dal panico di sua figlia Samantha lo informa che Keith, il suo compagno, non torna a casa da due giorni. All'apprensione per la scomparsa si somma l'angoscia, perché lì a Naver, in quel paesino sperduto e pettegolo nel nord della Scozia, tutti sanno che il loro è un rapporto teso, scandito da infedeltà e menzogne, e Samantha è certa che se venisse avviata un'indagine i primi sospetti ricadrebbero su di lei.
Intenzionato a riguadagnarsi l'affetto incondizionato della figlia e a dare un'ulteriore prova del proprio talento investigativo, John Rebus parte alla volta di Naver, imbarcandosi in un'indagine a titolo personale e accorgendosi, con il passare dei giorni, che questa volta la verità è l'ultima cosa che vorrebbe scoprire.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2021
eBook ISBN
9788831804707
Print ISBN
9788817154307

Secondo giorno

6

La prima cosa che vide Rebus, svegliandosi sul divano, furono due occhi indagatori.
«Dov’è il mio papà?» chiese Carrie a bassa voce.
Rebus si tirò su e guardò l’orologio. Le sette appena passate. Sua nipote era ancora in pigiama.
«Ho sentito mamma che piangeva» continuò Carrie. «Papà se n’è andato perché mamma gridava?»
«Gridava?»
«Gridavano tutt’e due. Ma papà cercava di non farlo» disse, sporgendo il labbro inferiore.
Rebus si sfregò il viso. «Stavano litigando, la notte in cui papà se n’è andato?»
«È perché gli ho detto che eravamo andate a vedere le galline.» La piccola stava per piangere.
«Non è colpa tua, Carrie. Tu non c’entri niente.» Rebus rimase un attimo in silenzio. «Di quali galline stai parlando?»
«Quelle di Jessie» singhiozzò Carrie.
«Dovresti vestirti» disse Rebus. «Tra poco facciamo colazione. E non essere preoccupata, capito?»
Senza aggiungere altro, Carrie tornò in camera sua. Rebus si vestì rapidamente e piegò il piumone alla bell’e meglio, dopodiché aprì la finestra per dare aria alla stanza. Di notte era piovuto, ma il cielo si stava aprendo. In compenso il vento fece svolazzare le tende. La sera prima aveva bevuto un paio di whisky con Samantha mentre parlavano del più e del meno, cercando di non litigare. Adesso sua figlia stava bussando alla porta del soggiorno, offrendogli una tazza di caffè.
«Hai dormito bene?»
«Come un angioletto.»
«Ti vanno bene dei cereali? Non è che abbia molto altro.»
«Di solito prendo solo il caffè.»
Samantha annuì, con la testa altrove.
«Nessuna novità.» Quella di Rebus era una constatazione più che una domanda.
Samantha fece segno di no. «Vado a preparare la colazione» gli disse girandosi.
«Una cosa che ieri mi sono dimenticato di chiederti, Samantha. Il sedile del passeggero della Volvo era umido.»
«Il finestrino era abbassato e ci ha piovuto dentro. L’ho tirato su io.»
«E ti sei domandata perché fosse abbassato?»
«Vado a preparare la colazione» ripeté lei invece di rispondere.
«Aspetta, un’altra cosa. La sera in cui Keith se n’è andato, avevate litigato, vero? Perché avevi visto Jess Hawkins.»
Samantha si incupì. «Che lingua lunga…»
«Non dirle niente, si sente abbastanza in colpa di suo. Ma tu perché non l’hai detto a quel poliziotto?»
«Non ce n’era motivo.»
«E se adesso lo scopre da solo?»
«Non è più successo niente, papà. Sul serio. Ho soltanto continuato ad andare alla comune anche se Keith non era d’accordo. Mi piace quella gente. Sono sulla mia stessa lunghezza d’onda.»
«Più di Keith?»
«Non so… In un certo senso.» Samantha guardò negli occhi suo padre. «Intendi dirglielo tu?»
«Preferirei che l’avesse saputo da te.»
«E io preferirei che tu non ci avessi messo il becco.» Samantha uscì sbattendo la porta.
Prima di andare in bagno per una doccia, Rebus aspettò di sentire Carrie che parlava con Samantha. Quando andò in cucina, avevano quasi finito di fare colazione. Il suo cucchiaio e la sua tazza erano sistemati in quello che sarebbe stato il posto di Keith. Rimase in piedi, nel tentativo di non essere d’intralcio. Samantha stava mettendo le stoviglie nella lavapiatti mentre elencava una serie di cose, alle quali Carrie rispondeva: «Fatto» oppure: «L’ho preso».
«Bene, allora devi solo metterti il giaccone e prendere lo zaino» disse Samantha, chiudendo lo sportello.
«Che ne dici se vengo anch’io?» chiese Rebus a Carrie. Questa sembrò spiazzata dall’infrazione alla routine.
«Grazie, ma non ce n’è bisogno» disse freddamente Samantha.
«Però mi farebbe piacere» ribatté Rebus, guardando la nipote. «E tu che ne dici?» Alla fine Carrie disse di sì.
«Grazie» disse Rebus.
Per un po’ i tre camminarono in silenzio, Carrie girandosi più volte verso la casa, Samantha stringendo il telefono come un talismano. Per quanto piccola, a Naver c’erano sia le elementari sia le medie, e Samantha era stata sempre entusiasta della qualità dell’insegnamento. Anche Carrie raccontò a Rebus com’era brava la sua maestra.
«Il problema è evitare che gli insegnanti se ne vadano da qualche altra parte» aggiunse Samantha.
Arrivati in paese, Rebus vide che il cofano della sua Saab era aperto e un uomo in tuta e giubbotto imbottito stava esaminando il motore.
«Vi lascio qui» disse Rebus a figlia e nipote. «Passa una bella giornata, Carrie.»
La piccola emise un mugolio e corse via. Rebus rimase a guardarle, con la speranza che Samantha si voltasse, ma non lo fece. Dal Glen uscì May Collins, che andò a portare una tazza di tè al meccanico. Quando vide Rebus gli sorrise.
«Lui è John» informò il meccanico. «È il padre di Samantha.»
«Mick Sanderson» si presentò lui, alzando una mano sporca d’olio. Sui venticinque anni, aveva ricci rossi e una faccia ricoperta di lentiggini.
«La ringrazio» disse Rebus. «Può fare qualcosa?»
«Sto cercando di capire» rispose. «Potrebbe anche essere niente. Ma più una macchina è vecchia, più ha bisogno di cure.»
«Allora temo di essere stato negligente.»
«Me ne sto rendendo conto.»
«Se si può aggiustare» intervenne May Collins, «non c’è nessuno meglio di Mick. Alla comune c’è un trattore che dovrebbe essere in un museo e che lui fa sempre funzionare.»
«È davvero una comune, Mick?» chiese Rebus.
Il meccanico alzò le spalle. «Può chiamarla come vuole. Viviamo in modo comunitario e ci dividiamo i compiti. Venga pure a trovarci.»
«Credo che accetterò l’invito.» Dopo qualche secondo Rebus aggiunse: «Avrà saputo perché sono qui».
«So di Keith, se è a questo che si riferisce.»
«Lo conosce?»
«Una volta è venuto da noi insieme a Samantha.»
«Ma ha apprezzato il posto meno di lei?» Sanderson fece spallucce. «O forse non ha apprezzato le persone.»
«Non vedo la differenza.»
«Lavora in una centrale nucleare, che non è una cosa molto ecologista.»
«Ma la stanno smantellando, giusto? Invece se parliamo di inquinamento…» Sanderson indicò la Saab.
«A mia difesa, posso dirle che l’ho comprata prima che si scoprisse il riscaldamento globale.»
May Collins rise e anche Sanderson accennò un sorriso.
«Stavo dimenticando le buone maniere» disse la barista. «Vuole un tè anche lei, John?»
«Sono a posto così, grazie.» E poi, a Sanderson: «May le ha dato il mio numero?».
«Appena ho delle novità la chiamo. Ma più di farla arrivare in un’officina senza chiamare il carro attrezzi…»
«Se è il massimo che posso sperare…»
«Vedo quello che posso fare.»
«Grazie ancora» disse Rebus. «Un’altra cosa. La sua comune ha un nome?»
«Non ufficialmente.»
«E quando è visitabile?»
«Giorno e notte, c’è sempre qualcuno.» Sanderson aveva appoggiato la tazza sul marciapiede e stava rimettendo mano al motore.
«Il giorno in cui Keith è scomparso, Samantha e Carrie erano state da voi.»
«Davvero?»
«A vedere le galline.»
«Forse ero da qualche altra parte.»
Rebus rimase a osservare l’uomo un momento. «Allora gliela lascio.»
«Apriamo a mezzogiorno» disse May Collins a Rebus. «Porti Samantha a pranzo. Abbiamo solo zuppe e panini, ma se vi accontentate…»
«Glielo dirò.»
La barista gli strinse amichevolmente il braccio. «Ci conto.»
Rebus tornò verso la villetta di sua figlia con le mani in tasca e il giaccone abbottonato fino al collo. Ci saranno stati solo tre o quattro gradi meno che a Edimburgo, ma il vento soffiava da nord ed era tagliente anche d’estate. Samantha aveva lasciato la porta aperta. Rebus entrò ma era inquieto. Sul tavolino c’erano le chiavi della Volvo, che adesso era parcheggiata lì davanti. Rebus scrisse un biglietto e lo lasciò sul tavolo della cucina; non voleva che Samantha pensasse che Keith fosse tornato e avesse preso la macchina. Ma quando uscì la vide arrivare.
«Vado a fare un giro con la tua auto» le disse.
«E non ti va la mia compagnia?»
«Non è per questo. È che lavoro meglio in solitudine.»
«Quindi non vai solo a fare un giro.»
«A dire il vero, non lo so nemmeno io. Intanto, però, tu puoi telefonare ai colleghi e agli amici di Keith, per sentire se ci sono novità. Magari te ne sei dimenticato qualcuno.»
Samantha lesse qualcosa sullo schermo del cellulare. «Mi ha chiamato il poliziotto.»
«Creasey?»
«Avevo appena lasciato Carrie a scuola. Voleva chiedermi altre cose su me e Jess.» Lanciò a Rebus uno sguardo accusatorio.
«Da me non ha saputo nulla. Gli hai detto del litigio?»
«Non è stato un litigio.»
«Quello che è. Torno per pranzo. May Collins ha detto che ci aspetta al pub.»
«Vedremo» concesse Samantha.
Rebus si protese per baciarle una guancia, ma Samantha si ritrasse. Non gli rimaneva che salire sulla Volvo.
Rebus prese la A836 in direzione ovest. A destra aveva il mare – anche se quasi sempre invisibile – e a sinistra le colline, con qualche pecora che brucava l’erba. Notò un cartello scritto a ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Una canzone per tempi bui
  4. Prologo
  5. Primo giorno
  6. Secondo giorno
  7. Terzo giorno
  8. Quarto giorno
  9. Quinto giorno
  10. Sesto giorno
  11. Settimo giorno
  12. Ringraziamenti
  13. Copyright