Sorelle
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Sorelle

Il mistero di un legame tra conflitto e amore

  1. 272 pagine
  2. Italian
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Sorelle

Il mistero di un legame tra conflitto e amore

Informazioni su questo libro

Una sorella ci accompagna per tutta la vita: la conosciamo da sempre e il rapporto con le amiche, con i gruppi femminili, ma anche con il partner, eredita molto da questa relazione di odio-amore. Una sorella è il legame più lungo e significativo con l'Altro femminile e con la propria alterità di donna. All'inizio la sentiamo come un'intrusa, eppure è proprio lei che ci spodesta dal trono dell'unicità e fa argine al nostro narcisismo. Possiamo provare una sconfinata gelosia, ma senza di lei non impariamo a far coesistere differenza e uguaglianza, cioè gli assi cartesiani di ogni progetto di umanizzazione. Anche quando il rapporto con una sorella si è dolorosamente reciso, lei resta in noi, come ricordo inconscio di un vincolo fondativo. Un'intensità che si ritrova persino nelle figlie uniche che eleggono l'amica del cuore al posto di sorella. Il legame tra sorelle, strutturale in ogni donna, è uno tra i più intriganti e misteriosi, eppure è anche tra i meno indagati, un punto cieco nelle teorie sulla famiglia. Laura Pigozzi, psicoanalista da sempre attenta alle questioni famigliari, in questo suo saggio accende una luce e, attraverso casi clinici e letterari, di cronaca e cinematografici, ricostruisce uno spaccato unico della sorellanza. Dalla relazione ambigua tra Virginia Woolf e Vanessa Bell, alla cognata del marchese de Sade che amava lo stesso uomo della sorella, dalle gemelle mute alle sorelle assassine, le famose Papin, il testo ci accompagna fino alla proposta di una nuova idea di femminismo, fondato su un legame sororale più forte della dipendenza, libero sia dal plusmaterno che dal ravage e chiarendo definitivamente la loro differenza. Capire il valore di questa figura significa saper costruire con lei - che sia una sorella naturale, adottiva o sociale - un'alleanza che vada oltre le pericolose simbiosi e sudditanze: se non siamo indipendenti tra noi donne, come potremmo esserlo anche dagli uomini?

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2021
Print ISBN
9788817158800
eBook ISBN
9788831805483
1

Un legame dimenticato

Il legame tra sorelle è uno tra i più intriganti e misteriosi, eppure è tra i meno indagati. La relazione con una sorella ci accompagna per tutta l’esistenza: la conosciamo da sempre e la vita con le amiche, con i gruppi femminili, ma anche con il partner, eredita molto da questo rapporto di odio-amore. La sorella rappresenta per ognuna un limite ma anche la possibilità di capire cos’è un legame: ci spodesta dal trono dell’unicità, fa argine al nostro narcisismo, può provocare una sconfinata gelosia, ma senza di lei non impariamo a far coesistere differenza e uguaglianza, cioè gli assi cartesiani di ogni progetto di umanizzazione. Anche quando il rapporto con una sorella si è dolorosamente reciso, lei resta in noi, come ricordo inconscio di una relazione fondativa.
Una sorella è il rapporto più lungo e significativo con l’Altro femminile e con la propria alterità di donna. Non possiamo continuare a pensare, diventando complici di un certo automatismo culturale, che sia la madre l’elemento centrale nello sviluppo della femminilità di una ragazza. La femminilità non si eredita, si sperimenta nel confronto, si inventa lungo tutta la vita, senza alcuna garanzia di successo. E la sorella, come le figure che ne prendono la funzione, costituisce un campo di interrogazione infinita sull’argomento. Lei è una alterità vera e propria, pur essendo il simile più simile di ciascuna: produce un’identificazione prossima a uno specchio dentro il quale potrebbe non essere confortevole guardarsi. Da qualunque parte lo si prenda, il tema delle sorelle è materia incandescente, complicata da trattare, perché le sorelle istituiscono relazioni perturbanti anche quando il conflitto è moderato.
Una sorella non è mai un surrogato della madre, neppure quando le capita di fare funzione di maternage all’altra, perché immette nella relazione un elemento spurio al materno, un’alleanza – o una rottura – con caratteristiche proprie. Anche se è più facile rompere con una sorella che con una madre, alla prima si confessano cose che alle madri non si dovrebbero dire, soprattutto a quelle che si fingono sorelle delle proprie figlie. In questo caso si tratta di una sorellanza falsata dalla imprescindibile funzione genitoriale, che non svilupperà mai il tipo di complicità muta delle sorelle, quella loro comunicazione inconscia che chiama persino il corpo a testimoniare di questo legame nascosto. Per esempio, cosa dobbiamo pensare di quelle sorelle che si rompono la caviglia, entrambe dallo stesso lato e a poca distanza di tempo, proprio quando si erano allontanate tra loro? Non vogliono forse dire che la lontananza le ha in qualche modo azzoppate? O di quelle che chiudono un matrimonio per uno stesso insolito motivo o nello stesso momento, pur vivendo lontane e sapendo ormai ben poco una dell’altra? Cosa significa quando due sorelle decidono di vivere insieme, nella medesima casa e per sempre, in assenza di motivi oggettivi che le obblighino a questa scelta estrema? E che dire di quelle che continuano per anni una relazione erotica con uno stesso uomo per entrambe, magari all’insaputa una dell’altra? Queste sincronie inconsce tra sorelle sono per così dire autoctone, cioè non mediate dal rapporto con la madre, e appaiono piuttosto simili a quelle che funzionano tra gemelle: un legame speciale che, però, può aiutare a chiarire i nodi oscuri attivi anche tra sorelle. Per fare un esempio sul versante patologico, racconteremo in queste pagine lo stupefacente accordo nell’azione delittuosa delle Papin, le sorelle studiate dallo psicoanalista francese Jacques Lacan, la cui intesa istantanea le ha fatte agire all’unisono in un gesto criminale non premeditato, portato a termine in pochi istanti.
Come mai un legame così intenso e importante nella vita di una donna è stato pressoché dimenticato dalla letteratura psicoanalitica? Eppure la talking cure è nata proprio sul racconto delle isteriche e si è sviluppata intorno alla parola delle donne. Tra le analizzanti di Freud ci furono donne eccezionali, colte e intelligenti, alcune erano poetesse, altre politiche e non poche psicoanaliste: perché nessuna analisi femminile fu centrata su una sorella? Sembra curioso, tanto più che all’epoca le famiglie erano numerose e c’erano più sorelle in una stessa fratria. Esistono testi dedicati all’incesto tra fratello e sorella ma nulla che riguardi, per esempio, l’incestualità tra sorelle.
La psicoanalisi, come altre teorie che pongono al centro il romanzo familiare, non si è occupata in ugual modo di tutti gli attori che lo compongono: il padre è stato il grande protagonista del Novecento, mentre in seguito, e oggi soprattutto, si è puntata tutta l’attenzione sulla relazione madre-bambino, dimenticandosi del resto. Da ciò consegue che, in seduta, il complesso laterale con le sorelle, ma anche con i fratelli, può venire trattato come surrogato o conseguenza di quello verticale coi genitori, valorizzando poco i tratti di autonomia del legame orizzontale.
Nel rarefatto panorama degli studi sui fratelli, troviamo lo psicoanalista francese René Kaës che ha introdotto, nel 2008, il complesso fraterno e, prima di lui, nel 2003, la psicoanalista britannica Juliet Mitchell che ha centrato l’attenzione sulla violenza nella fratria, puntando l’attenzione sull’incesto fratello-sorella, mentre sul legame specifico tra sorelle, che è quello che qui interessa, prenderemo in considerazione un articolo della psichiatra canadese Pascale Des Rosiers.1
Rivolgere costantemente il focus sui genitori enfatizza l’idea che tutto dipenda da quello e infantilizza la relazione tra sorelle e fratelli che non si emancipa mai dalle questioni genitoriali. I litigi tra sorelle e fratelli pienamente adulti che si svolgono come se fossero ancora tutti nella stanza dei giochi sono lì a testimoniare l’urgenza di sostenere le risorse di indipendenza psichica dell’asse orizzontale che, se non vengono riconosciute, restano inattive, lasciando i figli a dibattersi nelle maglie ancestrali del passato, come ogni questione ereditaria pone in evidenza. La sorella o il fratello non sono una metafora dei genitori, né la loro metonimia, non debbono essere la copia sostitutiva, né l’eco della loro voce.
Occorre iniziare a valorizzare il legame con la sorella pensando che possa esistere separato da quello con la madre, benché l’influenza materna sul rapporto tra le sorelle, oltre che sulla singola figlia, non sia lieve, né insignificante. Cominciando a separare le questioni si evita di pensare il gruppo di donne della famiglia come fosse omogeneo e si può cogliere quanto condividere lo stesso sesso di nascita con la madre metta in gioco una difficoltà ulteriore nell’individuazione di ciascuna figlia.
Come abbiamo potuto pensare che l’essere umano sia dipendente solo dalle relazioni verticali coi genitori e non altrettanto da quelle orizzontali? Le sedute sono piene di storie che riguardano sorelle e fratelli, ma il nostro orecchio sembra ascoltarle con l’udito genitoriale. Maliziosamente gli psicoanalisti americani Stephen Bank e Michael Kahn hanno ipotizzato che il fenomeno della rimozione del tema delle sorelle e dei fratelli in psicoanalisi dipenda dal controtransfert, cioè dal fatto che l’analista, nel setting, si ponga in una posizione genitoriale rispetto all’analizzante. E un po’ malignamente aggiungono che Heinz Kohut aveva osservato che quegli analisti troppo esigenti sul fatto che i pazienti rinuncino ai loro sintomi sono spesso, nella loro famiglia di origine, i fratelli più grandi, quelli provvisti di un alto senso di sé e che mostrano una certa superiorità etica verso gli altri, assimilati ai fratelli minori.2 Ricordiamo, tra parentesi, che la rinuncia al sintomo è quasi nell’ordine dell’impossibile, è un ideale di fronte al quale sarebbe più consono abbassare le pretese: in alcuni casi, la sostituzione di un sintomo con uno meno grave può essere già un ampio successo.
I pazienti in seduta sembrano sapere che ciò che interessa di più sono i genitori e, complice la comunicazione inconscia tra analista e paziente, i ricordi si focalizzano sulle relazioni verticali, glissando su quelle orizzontali, credute secondarie o derivate. È necessario ridimensionare l’attaccamento madre-bambino come legame fondante di ogni altro, non solo per calmierare i comportamenti inopportuni di co-sleeping, allattamento senza fine e homeschooling,3 in cui il corpo della madre fa barriera al mondo fino a età improbabili del bambino, ma anche per liberare quello tra sorelle, che avrebbe ricchezze profonde e che invece, oggi, in questa situazione di imperio della madre, si trova depauperato e ridotto in secondo piano. Vogliamo di conseguenza dare anche un taglio al pensiero che la rivalità per il possesso esclusivo della madre debba essere la matrice di ogni concorrenza tra sorelle, dimostrando come si possa trattare questa circostanza in altro modo. L’ingombro della madre può impedire la fioritura del rapporto tra sorelle, lasciandole immiserite e più sole nella vita.
Anni di attenzione teorica al legame madre-bambino hanno portato a pensare la relazione tra sorelle solo in termini di concorrenza per la madre, mentre non si è sufficientemente considerata l’influenza della madre sulle sorelle quando, per esempio, utilizza la modalità del divide et impera.4 Non è una tecnica universale ma è abbastanza diffusa e consiste nell’attuare, più o meno consapevolmente, una tattica che divide le figlie tra loro, molto usata da quelle madri che vogliono conservare a lungo una posizione di preminenza affinché figlie e figli si impegnino in una gara di omaggi affettivi. Si tratta di una strategia adottata storicamente dai tiranni, dagli imperatori romani ai sovrani di Francia, per governare un territorio, frammentando le popolazioni e mettendole una contro l’altra, in modo che non potessero fare alleanza contro Roma.
La sorella non è quasi mai il primo argomento di un’analisi, la sua figura arriva dopo qualche tempo, ma il suo ingresso può segnare una svolta importante nel percorso. Inoltre, nonostante si supponga che l’analista non abbia sesso, valorizzando le relazioni orizzontali, le terapeute possono riconoscere un transfert in cui non è in gioco la relazione con la madre bensì con la sorella. Un transfert orizzontale non dovrebbe comportare il timore di una caduta della dissimmetria dei posti simbolici analista-paziente, così necessaria al lavoro. La dissimmetria esiste già per il fatto che qualcuno indirizza una domanda, dunque è strutturale alla relazione analista-paziente e rendersi conto che una paziente sta proiettando sull’analista una sorella, di certo non la distrugge, anzi, il conoscerne la legittimità aiuta.
La relazione sorella-sorella ha dinamiche tutte sue rispetto al resto della fratria; forse è proprio perché implica il femminile – e per di più un doppio femminile – che ce ne si è tenuti tanto prudenzialmente lontani. Chi ha voglia di mettere le mani nel ginepraio del rapporto tra due donne che crescono insieme, a cui viene chiesto il costante riferimento alla madre, che devono districarsi tra i fili dell’identificazione, che s’inabissano negli specchi deformanti della proiezione e che piroettano nelle capriole dell’odio e dell’amore? La sorellanza ha un che di luciferino nel suo essere moltiplicazione dell’enigma del femminile: se già il femminile è misterioso e perturbante, il doppio del femminile può atterrire. Il confronto con una sorella costituisce, infatti, anche un interrogativo sulla femminilità di ciascuna, un cammino sul quale si è unite e rivali. Avere una sorella è una palestra straordinaria, dato che nessuna è mai sicura di essere femminile perché diventare donna ha in sé qualcosa dell’impossibile. Il corpo è al centro del legame tra sorelle, così come la sessualità. Le sorelle si guardano l’un l’altra, si copiano, si rubano i vestiti, i trucchi e qualche volta anche gli uomini: un punto questo a cui dedicheremo ampio spazio. Con la sorella non ci sono futili esercizi di narcisismo ma test di sopravvivenza all’angoscia che le varie fasi della femminilità possono provocare nella vita di una donna.
Raro nella letteratura psicoanalitica, l’argomento sorelle sembra consegnato invece alle narrazioni popolari, a riprova del fatto che il tema tocca molte donne. Uno degli aspetti favoriti nei romanzi o nelle sceneggiature è la rivalità per un uomo: argomento spinoso che, al di là della lotta manifesta, permetterà di riflettere su una certa prossimità pulsionale particolarmente diffusa tra sorelle.
L’intensità tipica del legame sororale si trova anche nelle figlie uniche che hanno eletto l’amica del cuore al posto di sorella e che vivono questa relazione con le stesse alternanze da montagne russe: la sorellanza non di sangue può rendere altrettanto felici e di sicuro non fa meno male quando si rompe. Analizzare le dinamiche tra sorelle ci permetterà di chiarire anche qualcosa dei possibili inciampi nei collettivi femministi che si fondano su un certo ideale di sorellanza.
Ambivalenza e rivalità sono gli argomenti ricorrenti nelle rare formulazioni sulla psicologia delle sorelle. L’ambivalenza con cui si odia e si ama l’altra va accettata, ma occorre vederne l’articolazione specifica perché l’ambivalenza in sé non dice nulla di preciso sul legame sororale essendo la condizione essenziale di tutte le relazioni umane. Il pregio dell’ambivalenza è che, se riconosciuta e accettata, evita l’adesione totale e patologica all’altro e permette invece di apprezzare uno iato, un respiro nel legame affettivo. Come diceva Freud, solo il rapporto con un animale è libero da ambivalenza, e non si può chiedere a nessuno di essere un cane fedele.
Rispetto al secondo tema usuale, quello della rivalità, non si sottolinea abbastanza quanto essa sia essenziale per differenziarsi e per riconoscere l’altra come qualcuno con cui poter fare alleanza. Sarebbe però un errore pensare all’alleanza come a una faccenda che riguarda le bimbe già grandicelle o le ragazze. In realtà essa nasce prestissimo, al solo apparire della nuova arrivata: analizzeremo questo passaggio che Lacan ha studiato in dettaglio portando alla luce quel complesso di svezzamento di cui si parla troppo poco e che, da solo, basterebbe a imporre un ripensamento critico delle teorie dell’attaccamento. Prima di entrare nel dettaglio di questo punto essenziale che verrà analizzato nel prossimo capitolo, a proposito della rivalità ricordiamo anche che, come scrive Winnicott, «la gelosia nasce dal fatto che i bambini amano… i bambini che hanno provato gelosia hanno imparato a confrontarsi»5 e che «dopo che l’odio si è espresso l’amore ha una possibilità».6
Dunque, la rivalità tra sorelle non è che una forma d’amore.
La relazione tra sorelle è rimasta nell’ombra, come un punto cieco nelle teorie sulla famiglia. È il finis terrae, le colonne d’Ercole il cui attraversamento non è senza rischi.
Alcune analisi non decollano finché la paziente non tocca quel tasto. La sorella è strutturale in una donna: anche quando non esiste, o non esiste ancora, la sorella è già in noi.
2

Ti mancherei anche se non esistessi

Durante il pranzo della domenica, si accende il consueto battibecco tra le due sorelle adolescenti. Sorridendo suggerisco di smetterla che tanto, si sa, non possono stare l’una senza l’altra. La maggiore protesta e dice che lei invece sarebbe felicissima senza la minore, la quale a bruciapelo ribatte: «Figurati, ti mancherei anche se non esistessi». Questa risposta fulminea e accorata ha fatto ridere tutti per l’arguzia che, come tutte le battute ben riuscite, oltrepassa chi la pronuncia e tocca l’essenziale: una sorella abita già lo psichismo dell’altra. Che la si abbia o meno, una sorella è già inscritta nell’essere umano. La risposta immediata della minore esprime, nel linguaggio, un fondamento inconscio: il complesso fraterno è originario e non derivato da quello coi genitori. Lo psicoanalista francese René Kaës lo pone esplicitamente come «complesso vero e proprio»,1 originariamente fissato nel nostro psichismo.

Anche le figlie uniche sognano...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Sorelle
  4. 1. Un legame dimenticato
  5. 2. Ti mancherei anche se non esistessi
  6. 3. L’intrusa che libera
  7. 4. Il partner della sorella
  8. 5. Omosessualità tra sorelle
  9. 6. La cognata del marchese de Sade
  10. 7. Lo strano caso delle gemelle Gibbons
  11. 8. Cosa insegna la gemellarità alle sorelle
  12. 9. Le sorelle perfette. Il caso Papin
  13. 10. Lo scoglio della madre
  14. 11. L’alleanza tra sorelle. Appunti per un’idea di femminismo
  15. Note
  16. Bibliografia
  17. Copyright