Il peccatore
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Il peccatore

  1. 480 pagine
  2. Italian
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Il peccatore

Informazioni su questo libro

Syn è un vampiro brutale e solitario a cui la vita non ha concesso sconti. Nasconde da sempre ai Fratelli una parte di sé, inconfessabile, germogliata come una pianta velenosa da un passato di violenze subite e inflitte. All'insaputa della Confraternita, che lo considera una spina nel fianco per via della sua imprevedibilità, Syn fa il sicario, seminando morte tra i lesser e i peggiori esemplari della razza umana: più che un secondo lavoro un hobby, per placare la sua sete di sangue. Dopo aver accettato un nuovo incarico da un boss della criminalità organizzata, Syn incontra Jo Early, una giornalista mezzosangue ancora ignara della propria natura, una femmina che gli ruba il cuore e sembra capace di arginare il suo bisogno di uccidere. Intanto, la guerra tra i vampiri e la Lessening Society giunge alle battute finali. Butch O'Neal, designato dalla profezia come il Dhestroyer che metterà fine allo scontro, trova in Syn un alleato insperato. Ma Butch può davvero fidarsi di quel guerriero dal passato oscuro? Mentre il tempo scorre inesorabile, Jo viene trascinata nella battaglia, insieme a Syn e alla Confraternita, contro le vere forze del male.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2021
eBook ISBN
9788831804349
Print ISBN
9788817156783

1

Route 149
Caldwell

Al volante della sua auto vecchia di dieci anni, Jo Early diede un morso allo Slim Jim e lo masticò come se fosse stato il suo ultimo pasto. Detestava quel sapore finto di carne affumicata e la consistenza da gomena, ma dopo avere ingoiato l’ultimo boccone ne tirò fuori un altro dalla borsa. Strappando l’involucro con i denti, sbucciò il cilindro tassidermato e gettò la carta a terra davanti al sedile del passeggero. C’erano talmente tanti altri involucri scartati, lì giù, che non si vedeva più il tappetino.
Davanti a lei, i fari anemici seguirono una curva, illuminando alberi di pino sfoltiti per tre quarti dai rami, così che le cime piene rendevano i tronchi simili a stecchini. Prese una buca e le andò il boccone di traverso; stava tossendo quando giunse a destinazione.
L’Adirondack Outlets abbandonato era un’ulteriore testimonianza della pervasività di Amazon Prime. La bassa sfilza di negozi formava un ferro di cavallo senza zoccolo: sui due lati lunghi, le facciate che portavano i residui dei loro marchi, lamine sbiadite e insegne sbilenche con nomi come Van Heusen/Izod, o Nike, o Dansk, erano i fantasmi dei commerci passati. Dietro le vetrine impolverate non c’era più alcun articolo disponibile per l’acquisto, e nessuno era più passato nella struttura con una carta di credito da almeno un anno; soltanto misere erbacce tra le fenditure dei viali e rondini sotto le gronde abitavano il sito. Allo stesso modo, l’area ristoranti che univa l’ala orientale all’occidentale non offriva più gelati, o pranzi, o Starbucks.
Quando una vampata le fece impennare la temperatura interna, Jo aprì un filo il finestrino. E poi lo tirò giù del tutto. Il marzo di Caldwell, New York, era come l’inverno di molti posti considerati più a nord per latitudine, e grazie al cielo. Respirando l’aria fredda e umida, si disse che quella non era una cattiva idea.
Noo, per niente. Eccola lì, sola nel cuore della notte, a seguire una pista su una storia che non stava scrivendo per il suo giornale, il «Caldwell Courier Journal». Senza nessuno ad aspettarla nel suo nuovo appartamento. Senza nessuno al mondo a reclamare il suo cadavere maciullato, quando di lì a una settimana sarebbe stato scoperto in un fosso a causa della puzza.
Rallentando l’auto fino a fermarla, spense i fari e rimase ferma dov’era. Niente luna quella notte, quindi si era vestita nel modo giusto. Tutta in nero. Senza alcuna luce dal cielo, dovette strizzare gli occhi nel buio, e non perché fosse ansiosa di ammirare nel dettaglio il complesso in rovina.
No. Al momento, era preoccupata di stare per foraggiare di un episodio True Crime Garage.1 Una sgradevole sensazione le solleticò la nuca, come se qualcuno cercasse di attirare la sua attenzione facendole scorrere sulla pelle la punta di un coltello affilato…
Lo stomaco si lasciò sfuggire un gemito che la fece trasalire. Senza pensarci oltre, affondò di nuovo la mano nella borsa. Oltrepassando i tre Slim Jim avanzati, stavolta puntò dritta all’Hershey e l’efficienza con cui spogliò quella barretta di cioccolato dell’involucro era un triste commento alla sua dieta. Dopo averla finita aveva ancora fame, e non perché non avesse cibo in pancia. Come al solito, le sole due cose che riusciva a mangiare non bastavano a soddisfare la sua brama masticatoria, per non parlare delle sue necessità nutritive.
Tirò su il finestrino, prese lo zaino e scese. Lo scricchiolio della suola delle sue scarpe da corsa sul ciglio della strada risuonò forte come un concerto, e lei si augurò di non stare andando incontro a un raffreddore. Come se l’olfatto potesse mai esserle di aiuto. E quando era stata l’ultima volta che l’aveva sfruttato davvero, a parte per controllare un cartone di latte?
Doveva proprio smetterla con quelle cacce ai fantasmi.
Sistemò lo zaino, fece scattare la serratura dell’auto e si tirò il cappuccio della giacca a vento sui capelli rossi. Niente tacco-punta. Sinistra-destra-sinistra, tenendo le suole delle Brooks piatte per silenziare i passi. Mentre gli occhi si abituavano, tutto ciò che riusciva a distinguere erano le ombre intorno a lei, i nascondigli negli angoli e le nicchie formate dagli ingressi del centro commerciale, e le panchine su cui i molestatori potevano giocare a tenersi a distanza fino a che non fossero stati pronti ad attaccare.
Quando arrivò alla massiccia catena tesa davanti all’ingresso della passeggiata si guardò intorno. Non c’era nessuno nell’area parcheggio che correva lungo i fianchi. Nessuno nella zona centrale formata dal rettangolo aperto su un lato. Non un’anima viva sulla strada che aveva preso per salire lì dalla statale Rt.149.
Jo si disse che era un bene. Significava che non le sarebbe saltato addosso nessuno.
I suoi neurotrasmettitori adrenalinici, d’altra parte, l’avvertirono che quello in effetti significava anche che non ci sarebbe stato nessuno a sentirla gridare aiuto.
Rifocalizzandosi sulla catena, le passò per la mente che se l’avesse scavalcata con una gamba per proseguire dall’altra parte, non sarebbe tornata indietro come prima.
«Smettila» disse sollevando un piede.
Scelse il lato destro di negozi, contenta – quando iniziò a piovere – che l’architetto avesse pensato a mettere una tettoia ai marciapiedi. Meno brillante era stato credere che un centro commerciale senza gallerie interne sarebbe potuto sopravvivere in un’area tanto vicina al Canada. Il risparmio di una decina di dollari su una coppia di candelieri o un costume da bagno non valeva una giornata di shopping all’esterno tra ottobre e aprile, e ciò anche prima che entrasse in vigore l’era attuale di consegne gratis in un giorno.
All’estremità più lontana, si fermò davanti a quella che doveva essere stata una gelateria, perché sulla vetrina c’era lo stencil sbiadito di una mucca che reggeva tra gli zoccoli un cono a tre gusti. Tirò fuori il telefono.
Le risposero al primo squillo.
«Stai bene?» chiese Bill.
«Dove devo andare?» sussurrò lei. «Non vedo niente.»
«È sul retro. Ti avevo detto che dovevi girare sul retro, ricordi?»
«Accidenti.» Forse i nitrati le avevano bruciato il cervello. «Resta in linea, credo che laggiù ci sia una scala.»
«Sarei dovuto venire anch’io.»
Jo riprese a camminare scuotendo la testa, anche se lui non poteva vederla. «Sto bene… ehi, ecco il passaggio per il retro. Ti chiamo se ho bisogno…»
«Non dovresti farlo da sola!»
Chiudendo la comunicazione, scese in fretta i gradini di cemento, con lo zaino che sobbalzava come se stesse facendo delle flessioni contro la sua schiena. Quando raggiunse il piano inferiore, scrutò attraverso il parcheggio deserto…
La puzza che le colpì le narici era il genere di cosa che attivava il riflesso faringeo. Carcassa animale e… borotalco?
Cercò la fonte. Il capannone della manutenzione a ridosso della fila di alberi aveva il tetto in lamiera e pareti di metallo che non sarebbero resistite a lungo nella Tornado Alley. Delle dimensioni di mezzo campo da football, con saracinesche fissate a terra, doveva avere ospitato macchinari per pavimenti, oltre che spazzaneve, aspiratori e tosaerba.
L’unica porta a misura d’uomo era allentata e, quando una raffica rigida di tempesta la catturò, il cigolio parve uscito pari pari da un film di George Romero… poi l’anta si richiuse sbattendo con un colpo secco, come se Madre Natura non gradisse il tanfo più di quanto facesse Jo.
Ritirando fuori il telefono, scrisse a Bill: Questa puzza è nauseante.
Conscia che il cuore aveva triplicato i battiti, attraversò l’asfalto, con la pioggia che le batteva sul cappuccio in uno staccato scomposto. Infilando la mano sotto il nylon morbido della giacca, tastò in cerca della fondina e posò la mano sul calcio della pistola.
La porta si aprì cigolando e si richiuse con un tonfo, rilasciando un altro sbuffo di fetore dall’interno buio pesto. Deglutendo tra gli spasmi della gola, Jo dovette sforzarsi per andare avanti, e non a causa del vento sulla faccia.
Quando si fermò davanti alla porta, l’aprirsi e chiudersi cessò, come se, ora che era sul punto di entrare, non ci fosse stato più bisogno di richiamare la sua attenzione per attirarla dentro.
Quindi che il suo Dio l’aiutasse, se dall’altra parte ci fosse stato Pennywise…
Guardandosi intorno per controllare che non ci fossero palloncini rossi volteggianti nell’aria, allungò la mano sulla porta.
Devo sapere, pensò aprendo per entrare. Ho bisogno di… sapere.
Sporgendosi oltre lo stipite, non vide assolutamente nulla, eppure fu raggelata da ciò che la accolse. Una malvagità pura, del tipo che rapisce e ammazza bambini, che massacra gli innocenti, che gioisce alle sofferenze del giusto e misericordioso, la sospinse e le penetrò dentro, irradiandosi tossica attraverso le sue ossa.
Tossendo, Jo indietreggiò coprendosi bocca e naso con l’incavo del gomito. Dopo un paio di profondi respiri nella manica, prese il telefono con dita tremanti.
Prima che Bill potesse dire qualcosa sopra il ronzio di sottofondo, lei sputò fuori: «Devi venire…».
«Sono già a metà strada da te.»
«Bene.»
«Cosa succede…»
Jo chiuse la chiamata e tirò fuori la torcia, accendendola. Avanzò di nuovo, riaprì la porta con la spalla e puntò il raggio luminoso all’interno.
La luce era consumata.
Proprio come se la stesse puntando contro una pezza di stoffa spessa, l’esile lama lucente non aveva possibilità contro ciò in cui lei stava per entrare.
La soglia che varcò non era più che una guarnizione antivento, ma quel bordo di un paio di centimetri era una barriera pari a un ostacolo da corsa che superò a fatica… e poi ci fu l’appiccicaticcio del pavimento. Puntando la torcia a terra, sollevò un piede. Qualcosa di simile a olio per motori esausto gocciolò dalle scarpe da corsa e il suono del suo arrivo a terra riecheggiò nello spazio vuoto.
Jo proseguì e trovò il primo secchio sulla sinistra. Home Depot. Con il logo bianco e arancione imbrattato da una sostanza rugginosa e traslucida che le fece rivoltare lo stomaco.
Guardò dentro il cilindro, con il raggio che oscillava da tanto le tremavano le mani. All’interno c’era un gallone di lucido e brillante liquido… rosso. E sul fondo della gola avvertì un sapore di rame…
Ruotò su se stessa puntando la torcia.
Sulla soglia, i due uomini che l’avevano seguita senza un rumore si profilavano minacciosi come se fossero sbucati da terra, spettri evocati dai suoi incubi, alimentati dalla fredda pioggia primaverile, avvolti dalla notte. Uno di loro aveva il pizzetto e un tatuaggio alla tempia, una sigaretta tra i denti e un’espressione apertamente cattiva sul viso duro. L’altro indossava un cappellino dei Boston Red Sox e un lungo cappotto cammello, i cui risvolti si muovevano appena nonostante il vento sferzante. Entrambi portavano al petto delle lunghe lame nere fissate con il manico in basso, e Jo sapeva che avevano altre armi dove non poteva vederle.
Erano venuti a ucciderla. L’avevano seguita da quando era scesa dall’auto. L’avevano vista mentre lei non aveva visto loro.
Barcollò all’indietro e cercò di estrarre la pistola, ma i palmi sudati lasciarono cadere il telefono e faticavano a reggere la torcia…
E inoltre non riusciva a muoversi.
Anche se il cervello ordinava ai piedi di correre, alle gambe di correre, al corpo di correre, niente obbediva a quell’ordine impanicato, i muscoli fremevano sotto la morsa di una qualche invisibile forza di volontà, le ossa dolevano, il respiro si mutò in un rantolo. Il dolore le esplose nel cranio, il mal di testa le frisse la mente.
Aprì la bocca e urlò…
1. Popolare podcast che narra fatti di cronaca nera. (N.d.T.)

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Ringraziamenti
  4. Il peccatore. Un romanzo della Confraternita del Pugnale Nero. VOL. XVIII
  5. 1
  6. 2
  7. 3
  8. 4
  9. 5
  10. 6
  11. 7
  12. 8
  13. 9
  14. 10
  15. 11
  16. 12
  17. 13
  18. 14
  19. 15
  20. 16
  21. 17
  22. 18
  23. 19
  24. 20
  25. 21
  26. 22
  27. 23
  28. 24
  29. 25
  30. 26
  31. 27
  32. 28
  33. 29
  34. 30
  35. 31
  36. 32
  37. 33
  38. 34
  39. 35
  40. 36
  41. 37
  42. 38
  43. 39
  44. 40
  45. 41
  46. 42
  47. 43
  48. 44
  49. 45
  50. 46
  51. 47
  52. 48
  53. 49
  54. 50
  55. 51
  56. 52
  57. 53
  58. 54
  59. 55
  60. 56
  61. 57
  62. 58
  63. 59
  64. 60
  65. 61
  66. 62
  67. 63
  68. 64
  69. 65
  70. 66
  71. 67
  72. Glossario dei nomi comuni e dei nomi propri
  73. Copyright