Come le cicale
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Come le cicale

  1. 156 pagine
  2. Italian
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Come le cicale

Informazioni su questo libro

Il primo anno delle medie è terminato, eppure Teresa si sente ancora una bambina, con i capelli sempre arruffati e le ginocchia perennemente sbucciate. È come se fosse rimasta indietro.
E quando arriva alla casa al mare dove ogni anno trascorre le vacanze, scopre con stupore e tristezza che anche lì è destinata a sentirsi quella fuori posto, inadeguata: le compagne di gioco di una vita ora sono interessate solo allo smalto e ai ragazzi, il rapporto con il suo migliore amico è improvvisamente complicato, e tutti sembrano essere cresciuti tranne lei. Dov'è la sfavillante Terry, la versione di sé sicura e matura, che aspetta da tempo?, si chiede ogni giorno guardandosi allo specchio.
Ma proprio quando Teresa si è ormai rassegnata a trascorrere un'estate terribile, ecco comparire Agata. Dolce e forte al tempo stesso, sincera, gentile e bellissima, conquista subito l'affetto e la simpatia di Teresa. E molto più: le fa battere forte il cuore, sudare le mani, sognare il primo bacio... Un romanzo che con delicatezza e sincerità cattura la protagonista proprio mentre si trasforma e si cerca, divisa tra la paura di conoscersi e il desiderio fortissimo di emozionarsi.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2021
eBook ISBN
9788831804493
Print ISBN
9788817156233

1

Teresa non sapeva dire quando sarebbe cresciuta, o meglio, quando avrebbe iniziato a crescere davvero.
Durante l’estate tra la quinta elementare e la prima media sperava che potesse accadere un prodigio: si sarebbe svegliata più alta, le sarebbero spuntate le tette dal giorno alla notte… Sarebbe diventata un’altra versione di se stessa, una Teresa migliorata, che non si cacciava nei guai, non si sbucciava le ginocchia, senza le labbra spaccate a furia di morsi e i capelli arruffati in un cespuglio ribelle.
Invece l’estate era passata come tutte le altre. Erano stati mesi senza compiti e preoccupazioni, pieni di cadute dalla bici, sgridate di sua madre, pedalò puntati verso il blu dell’orizzonte e cieli stellati.
Tornata a casa a settembre, si era detta che quello era davvero il suo momento, che l’estate appena passata era stata l’ultimo avanzo dell’infanzia e adesso era pronta per il “salto” dall’altra parte.
Una volta cominciata la scuola, aveva dovuto affrontare nuovi compagni di classe, professori, materie, troppi compiti. Aveva preso le prime insufficienze. Ma dentro di lei non era cambiato molto.
Al ritorno dalle vacanze di Natale, poi, si era resa conto che qualcosa non andava: quando le avevano chiesto cosa avesse ricevuto in regalo, dopo aver ascoltato la lunghissima lista di vestiti e cd fatta dai suoi compagni di classe, aveva risposto con un’alzata di spalle. Sapeva che dire «Barbie veterinaria» l’avrebbe marchiata per sempre. Una volta tornata a casa, aveva levato tutte le bambole dalla mensola accanto alla finestra, le aveva infilate in una scatola e le aveva nascoste sotto il letto.
A quanto pareva la nuova, sfavillante Teresa era troppo timida per fare la sua gloriosa entrata in scena, perciò avrebbe cercato un modo per andarle incontro. Aveva iniziato a portare lo zaino su una spalla sola per sembrare meno bambina, per assomigliare ai ragazzi più fighi, sebbene pesasse e fosse terribilmente scomodo.
Ma non è che questo l’avesse fatta sentire poi tanto diversa. E non era servito a granché nemmeno scartare i cerchietti per i capelli e le calzamaglie con gli orsetti. In realtà cominciava a sperare che arrivasse qualcuno a darle le istruzioni per diventare una “nuova Terry”, qualcuno che avesse le risposte di cui aveva un gran bisogno.
Finalmente arrivò l’ultimo giorno di scuola. L’estate era tornata a salvarla da Roma. Mentre ammucchiava shorts e t-shirt sbiadite, con la testa era già al mare. E una volta che ebbe incastrato la sua valigia nel bagagliaio della vecchia Fiat di famiglia insieme allo zaino pieno di libri, si sentì decisamente più leggera.

2

«Siamo arrivati?» chiese Teresa, lasciando cadere il braccio a terra e sfiorando il tappetino della macchina con le nocche. Si sentiva un gelato sciolto al sole.
Suo padre sospirò. «Ti ho già detto che manca poco.»
«Ma io ti ho chiesto se siamo arrivati, non se manca poco» replicò, trattenendo un sorrisetto.
«Piuttosto, Terry, hai intenzione di scappare subito in pineta e di tornare ricoperta di spine e graffi già il primo giorno?»
Sua madre le lanciò un’occhiata in tralice dallo specchietto retrovisore.
«Precisamente» rispose Teresa, e si sdraiò sui sedili di dietro, molto soddisfatta.
Appena arrivati, mentre i suoi genitori si sarebbero dedicati ad attività del tutto secondarie, come la spesa e le pulizie di casa da cima a fondo, lei sarebbe andata dritta alla base segreta, per vedere in che condizioni si trovava.
Stese le gambe e appoggiò la punta delle vecchie All Star al finestrino. Era abbassato di pochissimo, perché a sua madre dava fastidio il rombo dell’aria in autostrada. Mentre sentiva vibrare il vetro sotto i piedi, si mise a fissare il tettuccio sporco della macchina. Si erano formate nuove misteriose macchie sopra la sua testa dall’ultimo viaggio. Una assomigliava a una luna un po’ deforme, un’altra sembrava quasi una bicicletta. Una mountain bike, forse. Pensò alla sua, ricoperta dalla cerata verde che la riparava durante l’inverno, dietro la casa al mare.
Oltre a controllare le condizioni della base segreta, c’era una lunga lista di cose che l’avrebbero tenuta impegnata e, siccome andava matta per le liste, si mise a elencarle tutte:
– avrebbe cercato Tommaso;
– avrebbe salutato tutti gli amici del Villaggio;
– si sarebbe ingozzata dei biscottini con la crema al limone che vendevano al forno del paese;
– avrebbe fatto più volte il giro del giardino, battendo forte i piedi a terra per cacciare le vipere;
– sarebbe andata a tirare con l’arco sulla spiaggia al tramonto (le piaceva far finta di essere Legolas, l’elfo del Signore degli anelli)…
«Signorina, giù le scarpe dal vetro!» la richiamò suo padre.
Teresa sospirò piano, abbassando le gambe. Si guardò le Converse a mezz’aria prima di appoggiarle sul pavimento e rimettersi seduta. Avevano la suola grigiastra e sporca, i lacci sottili sfilacciati in più punti e la tela rossa lisa. Proprio per questa loro aria vissuta erano le sue preferite. Era già andata a salvarle dalla pattumiera in cui le aveva buttate sua madre, e aveva messo in chiaro che nessuno doveva azzardarsi ad attentare di nuovo alla loro vita.
Poi si tirò su, ed ecco, all’improvviso… il mare.
Ogni anno c’era sempre un momento, durante il viaggio, in cui cominciava ad annoiarsi sul serio, e proprio allora appariva il mare in lontananza, un’infinita distesa blu lungo l’orizzonte luccicante.
Le venne in mente, chissà come, la maglietta piena di strass che indossava spesso la sua professoressa di scienze, la signora Archetti. Sua madre detestava i brillantini e ogni volta che Teresa le indicava in un negozio qualche maglia luccicante, lei stringeva le labbra e scuoteva la testa con un’espressione che voleva dire “non ci provare”. Ma a Teresa gli strass piacevano.
Abbassò il finestrino e si affacciò, lasciando che l’aria le sferzasse il viso e le togliesse il respiro.
«Chiudi» sentì dire.
Rialzando il vetro, la sonata di Mozart che aveva messo sua madre riempì l’abitacolo.
«Quand’è che potrò scegliere io la musica?»
«Quando avrai la patente e una macchina tutta tua» rispose suo padre, e scoppiò in una sonora risata.
«A-ah. Spiritosissimo» sbuffò Teresa, scuotendo i ricci scuri che cercava di tenere imbrigliati con uno spesso elastico arancione fluorescente. Le sue amiche in classe li portavano stretti al polso come se fossero bracciali, ma le sembrava un’idea sciocca. E poi a lei servivano per tenere a bada la chioma ribelle.
Si sarebbe sorbita la musica classica, pazienza, tanto mancava poco, perché quando si raggiungeva la costa ormai la gran parte del viaggio era fatta. Un ultimo tratto di autostrada, poi la vecchia Fiat imboccò le strade familiari, tra i campi gialli e l’erba bruciata dal sole. Lungo una di queste, suo padre le aveva permesso di sedersi sulle sue ginocchia e di tenere il volante, l’estate passata. Era stata la sua prima lezione di guida. E ora sì che si poteva abbassare tutto il finestrino.
«Dai papà, dai!» lo incitò, finché la macchina si fermò davanti all’enorme cancello verde del comprensorio. Accanto c’era l’insegna di un cavallo nero alzato sulle zampe posteriori, con dietro un sole rosso e delle onde del mare stilizzate, che tutti trovavano orribile.
Poi entrarono nel Villaggio, e Teresa appiccicò il naso al finestrino, mentre le sfilavano sotto gli occhi le case con i loro giardini e le siepi perfette.
Non appena ebbero parcheggiato davanti alla loro, Teresa spalancò la portiera dell’auto e allungò le gambe, respirando il profumo di erba tagliata.
Una bicicletta le frenò bruscamente davanti alle All Star.
Era Tommaso, con il naso e le spalle già scottate dal sole. E quando smontò dalla bici per abbracciarla, Teresa si accorse con un senso di bruciante sconfitta che era di nuovo più alto di lei.

3

Il Villaggio, come lo chiamavano tutti, si trovava in Toscana per una manciata di chilometri. Ci si lasciava il Lazio alle spalle e subito dopo eccola, la residenza Costa Selvaggia, una lottizzazione di villette a schiera affacciata sul mare.
Laura, la mamma di Teresa, aveva insistito per comprare una casa lì, vicina a quella della sua migliore amica Anna, quando questa si era trasferita a Milano da Roma con il figlio Tommaso.
Laura parlava così spesso di Anna che a Teresa sembrava di averla vicino durante tutto l’anno, e non solo d’estate. Anche se a volte era un po’ irritante sentirla osannare quella loro amicizia perfetta, bisognava ammettere che qualcosa d’insolito aveva. Anna e Laura si conoscevano da sempre e da sempre si assomigliavano tanto che molti le scambiavano per sorelle. Nessuno, quindi, si era troppo stupito quando erano rimaste incinte nello stesso periodo, perché facevano davvero tutto assieme.
Teresa era nata cinque giorni prima di Tommaso, quindi si sentiva in qualche modo superiore a lui. Per diritto di nascita aveva ereditato il titolo di “più grande”, ma lui, come un suddito impudente, l’estate prima aveva avuto la sfrontatezza di crescere ben sette centimetri più di lei.
E adesso Teresa lo guardava dal basso in alto per la seconda estate di fila.
«Hai visto?» disse l’amico indicando la bici. «Regalo di promozione!»
Teresa sentì una minuscola fitta allo stomaco. La voce di Tommaso era leggermente più grave. Non da uomo, no, ma comunque non più quella acuta e cristallina dell’estate prima.
«Accidenti che bella» sussurrò e, mentre teneva lo sguardo fisso sul telaio rosso fuoco, la sua mente vorticava. Chissà se era diventato un altro. Chissà se a lui il prodigio era già successo.
«Ehi? Ci sei?» chiese lui, interdetto. «Senti, ti va di andare a controllare la base? Non ci sono ancora stato perché volevo aspettarti. I tuoi ti lasciano venire adesso?»
Subito, il fiato che Teresa non si era accorta di aver trattenuto le uscì dai polmoni tutto insieme. Sorrise. Sembrava proprio il Tommaso di sempre, nonostante i centimetri in più e la voce un po’ diversa.
«Penso di sì» disse. «Mi aspetti? Vado a prendere la bici.»
Si affacciarono nel giardino della v...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. Ringraziamenti
  29. Copyright