Piccole Donne (Deluxe)
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Piccole Donne (Deluxe)

  1. 336 pagine
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Piccole Donne (Deluxe)

Informazioni su questo libro

"Una guida elementare allo sviluppo della consapevolezza e al valore della coscienza. Alcott ha donato vita, riso e ininterrotta speranza e determinazione alle sorelle March e, così, a ogni piccola donna della sua epoca e del tempo a venire." Così scrive Patti Smith nella sua toccante introduzione a questa edizione di Piccole donne, un classico da cui spira ancora una forte ventata di modernità. Per questo oggi ci rituffiamo nel New England di metà Ottocento a incontrare di nuovo le quattro sorelle March, ma per la prima volta attraverso l'immaginario dell'illustratrice Ramona Iurato. L'artista reinterpreta i passaggi del romanzo dando vita, in tavole vivacissime, essenziali ma estremamente emozionali, alle sfumature intime delle protagoniste: Meg, bellissima e giudiziosa sorella maggiore, in lotta contro un bruciante desiderio di riconoscimento sociale; Jo, indipendente alter ego dell'autrice, dalla fantasia sfrenata e uno spiccato senso di responsabilità verso la famiglia, se stessa e la scrittura; Beth, di un'ingenuità straziante, e la piccola Amy, egocentrica, ma tutto sommato buffa. Nel 1868 Louisa May Alcott ha dipinto l'affresco di quattro giovani che diventano adulte tra rivoluzione e aderenza alla norma, in un mondo che per le donne, tra altri, ancora non poteva dirsi libero. Questa edizione vuole essere un omaggio alla forza di una letteratura che non smette mai di regalarci nuove visioni, ma anche l'occasione per riscoprire una storia che continua a ispirarci e a parlarci di noi.

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2021
eBook ISBN
9788831805377
Print ISBN
9788817157643

Una gita in riva al fiume

Beth fungeva da direttrice dell’ufficio postale; delle quattro sorelle era quella che stava di più in casa e poteva accudire con regolarità a quell’incarico. Inoltre, si divertiva moltissimo ad aprire ogni giorno la porticina e distribuire la corrispondenza.
Una mattina di luglio tornò carica di lettere e pacchetti e fece il giro della casa recapitando tutto alle rispettive destinatarie.
«Il tuo mazzolino di fiori, mamma! Laurie non se ne dimentica mai» disse, disponendo boccioli profumati nel vaso che troneggiava vicino al “cantuccio della mamma”, come affettuosamente le ragazze chiamavano l’angolo preferito dalla signora March per il lavoro e la conversazione.
Poi si rivolse a Meg.
«Per te, una lettera e un guanto.»
Meg, che, seduta accanto alla madre, cuciva i polsini di una camicia destinata al babbo, osservò il guanto di cotone grigio che Beth le porgeva insieme a una busta.
«Non capisco, ce ne avevo lasciati due, là. E l’altro? Forse è caduto in giardino.»
«No, ne sono sicura e all’ufficio ce n’era uno solo, Meg.»
«È una bella seccatura, io detesto i guanti scompagnati. Ma forse riusciremo a trovare anche l’altro, da qualche parte. E la lettera… la lettera è solo una traduzione di quella romanza tedesca che desideravo; dev’essere stato il signor Brooke a farla, perché questa non è la calligrafia di Laurie.»
La signora March lanciò un’occhiata alla figlia maggiore. Era molto graziosa con quel semplice abito da mattina in percalle a righe, il viso dall’ovale delicato incorniciato di ricci. In lei cominciava a sbocciare la donna; aveva un’aria molto femminile, seduta davanti al tavolo da lavoro traboccante di rocchetti e gomitoli e, del tutto inconsapevole delle riflessioni che passavano nella mente della madre, cuciva e cantava; i suoi pensieri erano pieni di fantasie giovanili e innocenti come le viole del pensiero che portava alla cintura, glielo si leggeva in faccia. La signora March sorrise, soddisfatta e tranquillizzata.
Intanto Beth aveva lasciato il salotto per raggiungere lo studio dove Jo era intenta a scrivere. Si affacciò alla porta, annunciandosi con una gaia risata.
«Due lettere per il dottor Jo, un libro e un buffo, vecchio cappello che ho trovato appeso fuori, perché non entrava nell’ufficio!»
«Che furbacchione, quel Laurie! Ieri gli ho detto che se la moda avesse lanciato cappelli a larghe tese, ne sarei stata contenta perché nelle giornate di sole mi scotto sempre il viso. E sai che cosa mi ha risposto?»
«No che non lo so!»
«Che cosa te ne importa della moda? Se a te vanno bene i cappelli con le tese ampie, se li trovi utili e comodi, portali!»
«E tu, Jo?»
«Gli ho risposto che, se ne avessi avuto uno, lo avrei fatto eccome! Adesso Laurie mi manda questo per mettermi alla prova. E io lo metterò, un po’ per divertirmi e un po’ per dimostrargli che a me, della moda, non importa davvero niente.»
Jo calcò l’antiquato copricapo sulla testa marmorea di Platone e si accinse a leggere le lettere. Una era della mamma e le procurò un’intensa commozione.
Mia cara,
poche righe per dirti con quale soddisfazione io segua gli sforzi che fai per controllare il tuo carattere impetuoso. Tu non parli mai dei tuoi tentativi, degli insuccessi e delle vittorie e pensi, forse, che nessuno li noti, a parte l’Amico al quale chiedi aiuto ogni giorno, a giudicare dalla copertina del tuo libretto, sciupata e consunta. Ma io pure li vedo, quegli sforzi, e credo profondamente nella sincerità delle tue decisioni, visto che già ne emergono i primi frutti. Vai avanti, mia cara, con pazienza e con coraggio e ricorda sempre che nessuno ti è più teneramente vicino della tua affezionatissima
Mamma.
Finita la lettura, Jo aveva gli occhi umidi e le guance accese.
“Che felicità!” pensò. “Questa lettera vale più di milioni di dollari, di un mucchio di elogi sperticati. Giuro che mi impegnerò a continuare su questa strada con tutta me stessa, mamma, senza stancarmi né scoraggiarmi, perché so che il tuo appoggio non mi verrà mai meno!”
Calde lacrime di riconoscenza bagnarono il racconto che Jo stava scrivendo quando Beth era arrivata con la posta. Riconoscenza e tenerezza, perché lei aveva creduto che nessuno notasse i suoi sforzi per migliorarsi, che nessuno li apprezzasse. Le affermazioni della mamma erano doppiamente preziose, sia perché le giungevano inattese, sia perché tanta fiducia le veniva dalla persona i cui elogi le erano più cari. Sentendosi ora più agguerrita contro le tentazioni del demonio, più fiduciosa nella vittoria, Jo appuntò il biglietto all’interno del vestito, come un talismano per non essere mai colta alla sprovvista e poi dissuggellò l’altra lettera pronta ad affrontare sia buone sia cattive notizie.
Laurie le scriveva, con la sua calligrafia alta e decisa:
Cara Jo,
apri bene le orecchie! Domani verranno a trovarmi alcuni ragazzi e ragazze inglesi e intendo organizzare qualcosa per divertirci come si deve. Se il tempo si mantiene al bello, andremo in barca a Longmeadow e ci pianteremo le tende. Accenderemo lì un fuoco, mangeremo, giocheremo al croquet, ne combineremo di tutti i colori. I miei ospiti sono gente simpatica a cui piace molto questo genere di cose. Verrà con noi anche il signor Brooke per tenere a freno l’esuberanza di noi maschi; Kate Vaughn, invece, sarà presente per badare alle ragazze. Voglio che voi tutte veniate, Beth compresa, assolutamente. Che non si lasci travolgere dalla sua solita timidezza, per favore, nessuno la metterà in imbarazzo, lo prometto. Non ti preoccupare per le vettovaglie, a quelle e a tutto il resto penserò io: voi dovete solo venire. Intesi?
Il tuo devoto e indaffaratissimo
Laurie.
«Evviva!» gridò Jo.
E corse a divulgare la bella notizia.
«Possiamo andare, vero?» chiese alla madre. «Io sarò di aiuto a Laurie perché so remare, Meg penserà alla colazione sull’erba… come degli zingari, pensa!… e anche Amy e Beth potranno rendersi utili in qualche modo.»
«Spero che questi Vaughn non siano gente troppo mondana e troppo adulta» commentò Meg. «Tu li conosci, Jo?»
«No, so soltanto che sono quattro. Kate è più grande di te; Fred e Frank, due gemelli, hanno più o meno la mia età. Poi c’è Grace, la più piccola, una bimbetta sui nove, dieci anni. Laurie li conobbe all’estero e familiarizzò molto con i ragazzi, ma non credo che Kate gli piaccia molto, a giudicare dalla faccia che fa quando ne parla.»
«Fortuna che il mio vestito di cotonina a fiori è stato appena lavato e stirato» disse Meg, compiaciuta. «È adattissimo per un’occasione come questa e inoltre mi dona molto. E tu, Jo, hai qualcosa di decente da mettere?»
Jo liquidò la questione con una scrollata di spalle.
«Per la gita in barca andrà benissimo il vestito rosso e grigio, comodo per remare, muoversi senza problemi; pizzi e inamidature sarebbero fuori posto, per me. E tu, Beth, verrai?»
«Se non permetterete che i ragazzi mi parlino…»
«Non lo faranno, Laurie l’ha promesso.»
«Sono lieta di far piacere a Laurie; e il signor Brooke non mi fa per niente paura, è così buono! Ma non voglio né suonare, né cantare, né impegnarmi nella conversazione. Mi renderò utile e non infastidirò nessuno, e tu mi starai vicina, Jo, vero?»
«Verissimo.»
«Allora è deciso: vengo.»
La signora March accarezzò le guance di Beth.
«Brava la mia piccolina che cerca di superare la sua timidezza! Ne sono felice, sai? Vincere i propri difetti è difficile, nessuno lo sa meglio di me, e una parola di incoraggiamento è di grande aiuto, a volte.»
Jo si chinò per baciare la madre, riconoscente. E per la signora March quel bacio fu più prezioso di qualsiasi altra cosa.
Poi Amy mostrò la sua posta.
«Ho ricevuto una scatola di cioccolatini e un piccolo dipinto che desideravo copiare.»
«E io un biglietto del signor Laurence» saltò su Beth. «Vuole che vada a suonare per lui, stasera, prima del tramonto e io ci andrò, naturalmente.»
L’amicizia tra Beth e il vecchio gentiluomo proseguiva a gonfie vele con gran soddisfazione di tutti.
«Adesso basta con le chiacchiere, abbiamo doppio lavoro da sbrigare, se domani vogliamo divertirci senza problemi» disse Jo, pronta a sostituire la scopa alla penna.
Quando, la mattina seguente, un raggio di sole che prometteva una splendida giornata penetrò nella stanza delle ragazze, illuminò uno spettacolo comico. Ognuna aveva fatto, in vista della gita, i preparativi che considerava più consoni. Meg ostentava sulla fronte una fila di bigodini in più del solito, Jo si era cosparsa il viso con una crema contro le scottature, Beth non sapeva come separarsi da Joanna, la più malconcia delle sue bambole, che quella notte aveva portato a letto con sé per compensarla dell’imminente separazione.
Ma la palma dell’originalità andava a Amy, che si era stretta il naso con una pinzetta per renderlo più sottile e aristocratico e aveva dormito in quelle condizioni. La pinza era di quelle che i pittori usano per fissare i fogli di carta sul cavalletto, adattissima quindi all’uso a cui Amy l’aveva destinata, ma ciò non toglie che l’insieme fosse decisamente buffo e non mancarono né risate né battute di spirito, mentre il sole invadeva la stanza, sempre più luminoso e trionfante.
C’era un gran movimento anche in casa Laurence, quella mattina, e Beth, che era stata la più veloce a prepararsi, si era messa di vedetta alla finestra e, mentre le sorelle finivano di vestirsi, segnalava quello che riusciva a vedere.
«È arrivato un uomo con la tenda! Ora vedo la signora Barker che sta sistemando la colazione in due grandi ceste. Oh, il signor Laurence è uscito per osservare il cielo e la banderuola sul tetto, come sarebbe bello se anche lui si unisse a noi! Ecco Laurie! Che eleganza, gente! Sembra proprio un marinaio. Una carrozza… povera me, è piena di gente! Una signora, una ragazzina, due orribili ragazzi… uno zoppica, poveretto, si appoggia a una gruccia… Laurie non ce lo aveva detto. Sbrigatevi, ragazze, o faremo tardi. Ehi, c’è anche Ned Moffat! Almeno mi sembra: guarda anche tu, Meg. Non è lui che ti salutò da lontano quel giorno in cui eravamo in giro per acquisti?»
«Sì, è proprio lui. Strano che sia venuto, credevo che fosse in montagna. E c’è anche Sallie, fortuna che è tornata in tempo per unirsi alla compagnia.»
Poi Meg volse le spalle alla finestra e cambiò discorso, rivolgendosi a Jo: «Trovi che sto bene?» chiese, facendo una piroetta.
«Magnificamente. Rialza un po’ la gonna e raddrizza appena il cappello. Così inclinato ti dà un’aria molto romantica, ma al primo soffio di vento volerebbe via. Allora, possiamo andare?»
«Jo, non vorrai metterti in testa quella cosa orribile! È assurdo, farai ridere tutti!» esclamò Meg in tono di protesta nel vedere la sorella che si annodava sotto la gola un nastro rosso per assicurare il vecchio cappello a larghe tese che Laurie le aveva inviato per scherzo.
«Ma certo, Meg! È splendido, così leggero, e fa un’ombra deliziosa. Che ridano pure, gli altri, se vogliono. A me non fa né caldo né freddo; bado alle comodità, io.»
E Jo si diresse a passo deciso verso la porta, seguita dalle sorelle. Ciascuna esibiva il meglio del proprio guardaroba estivo, per l’occasione: cappelli vario...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione. Una libertà responsabile. di Patti Smith
  4. PICCOLE DONNE
  5. Quattro sorelle
  6. Un felice Natale
  7. Il giovane Laurence
  8. Prendi il tuo fardello e vai!
  9. Tra buoni vicini
  10. Beth trova il Palazzo Meraviglioso
  11. La valle dell’umiliazione di Amy
  12. La rabbia di Jo
  13. Meg alla fiera della vanità
  14. Il Circolo Pickwick e l’ufficio postale
  15. Esperimenti
  16. Una gita in riva al fiume
  17. Castelli in aria
  18. Segreti
  19. Un telegramma
  20. Una fitta corrispondenza
  21. Una dura prova
  22. Giorni bui
  23. Il testamento di Amy
  24. Strettamente confidenziale
  25. Laurie combina un pasticcio e Jo mette pace
  26. Prati in fiore
  27. Zia March risolve tutto
  28. Copyright