Nei campi a sud di Milano viene rinvenuta un'enorme sfera riflettente, dal diametro di due metri e mezzo, che sembra piovuta dal nulla. Non ci sono segni di spostamento né tracce che possano suggerire come sia arrivata lì. Nello stesso periodo, le lepri che popolano la zona assumono un atteggiamento inusuale, che culmina con l'aggressione del signor Franco Forni, titolare della cascina Leprotta. Che la palla sia di origine extraterrestre e stia modificando il comportamento degli animali? È quello che sospettano le autorità ministeriali, che spediscono sul luogo una squadra diretta dal giovanissimo referente politico dei servizi segreti, Giampiero Fuschini. Missione: salvare il mondo dagli alieni.
I prescelti per la delicatissima operazione sono quattro insospettabili, perfetti per agire sotto copertura: Nicola 'a scheggia, di professione borseggiatore, Little Princesa, influencer e instagrammer, padre Felipe, prete sudamericano con la passione per le chiavette USB, e Sasà 'o schiaffo, camorrista. Prelevati da Napoli e trasportati nelle campagne di Morimondo, i quattro vengono ricompensati lautamente e dotati di dispositivi di ultima generazione per comunicare con Fuschini e il suo team. L'incarico top secret li porterà a vivere una rocambolesca avventura per svelare, a spese del governo, il mirabolante mistero della palla.

- 300 pagine
- Italian
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I magnifici idioti
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PARTE QUINTA
1
Sembra che Lady Chanel sia entrata nella fase della mindfulness e della positività. Meglio a nove anni che a cinquanta, senza dubbio. Nella sua ultima story ha ripreso un’uscita di forest bathing fatta con sua madre su una montagna del Biellese, alquanto bassa come montagna ma dotata di alberi. Il forest bathing, bagno di foresta, è una pratica d’importazione nipponica che promuove la cura dello stress, il miglioramento delle difese immunitarie, la diminuzione della pressione arteriosa, l’abbattimento dei livelli di tossine e la prevenzione del cancro attraverso una pratica di facile attuazione: abbracciare gli alberi. Le uscite di forest bathing, che come tutte le più ficcanti tradizioni orientali hanno raggiunto anche l’Europa, ma con qualche anno di scarto, prevedono che all’inizio del percorso si adotti un oggetto parlante – una pietra, un ramo, una foglia, la scelta è abbastanza limitata – che verrà impugnato a turno dai membri del gruppo quando dovranno raccontare le emozioni provocate dal contatto con la natura. Gli stessi membri del gruppo sono liberi, se lo desiderano, di vagare in solitaria nel bosco; verranno poi chiamati a raccolta grazie a un segnale prestabilito che solitamente è l’imitazione del verso di un animale.
Nell’uscita raccontata da Lady Chanel, l’uomo a capo dell’escursione ha deciso che il segnale è il verso di un cervo. Uno dei video caricati sul suo profilo Instagram mostra la bambina stesa nell’erba – stavolta ripresa dalla madre – rapita in un’espressione estatica, che si rizza in piedi al grido uuu-uuuh riecheggiante fra gli alberi. Con lei, anche gli altri escursionisti accorrono al punto di raccolta. Il capo spedizione dice ridendo che una volta un cervo è arrivato per davvero: «Un cervo vero, con le corna!». Qualcuno, ascoltandolo, sorride di una grata beatitudine immaginando il cervo che passeggia nei boschi e si reca sul luogo dell’incontro. Ciò che viene raccontato quando i partecipanti, disposti in cerchio, impugnano l’oggetto parlante, è opportunamente tenuto riservato.
Amitrano oggi ha il suo giorno libero. È steso sul letto accanto a Marika; sono entrambi nudi e sudati, hanno la testa poggiata sullo stesso cuscino e guardano lo smartphone di lei.
«No, ma dài…» dice il marito.
«Ma dài cosa?» chiede la moglie.
«Mica vuoi fare ’sta roba di abbracciare gli alberi?»
«Ma figurati… Mi è partita la story in automatico, Instagram te le fa vedere tutte di fila.» Amitrano si mette su un fianco, stringe gli occhi e fissa la moglie con sospetto, il naso a un centimetro dal suo.
«Ti ho detto che non voglio andarci, era giusto così!» ride lei voltandosi dall’altra parte.
«Io non ci vengo ad abbracciare gli alberi con Lady Chantal.»
«Chanel.»
«Quello che è.»
«Pazzesco. Hai capito che questa qui ha nove anni?»
«Ed è già idiota come una di trenta.»
«Ma sarà la madre, lei che c’entra? È solo una bambina…» Marika non ha del tutto ragione, ma non ha neanche del tutto torto. Il contenuto dei post di Lady Chanel è stabilito in larga misura da sua madre Katia, ma il modo in cui sono girati i video – la regia, per così dire – è frutto della sua creatività. D’altra parte, in assenza di un vero professionismo calcolato e scientifico, il successo che riscuote Lady Chanel può derivare soltanto dalla somma di due fattori micidiali: la stupidità matura di un adulto e quella più spontanea, in certa misura innocente, di un bambino. La prima, senza la seconda, risulterebbe artefatta. La seconda, senza la prima, sarebbe insufficiente. Così assortite, le qualità di Lady Chanel e quelle di sua madre Katia sono l’arma perfetta, un bisturi affilatissimo per praticare tagli nella scorza del mondo e raccogliere il denaro che sgorga dalle sue ferite.
«Intanto la penna te la sei comprata.»
«Quattordici euro… Capirai.» Marika ha una strana espressione. Suo marito non saprebbe dire quale, ma percepisce una piccola tensione superficiale, qualcosa che le stira gli angoli della bocca, o forse degli occhi. Gli sta nascondendo qualcosa. Cosa potrà mai nascondergli che non venga tradito da una notifica improvvisa sul display del telefono? Marika gli mostra il suo senza alcun problema, quindi dev’essere…
«Hai pagato l’assicurazione della macchina?»
«Sì.»
Amitrano la scruta di sottecchi, sa che lei lo sa, e vuole che sappia che lui sa che lei lo sa.
«Uff, che palle, sei proprio un carabiniere.» Amitrano gioisce segretamente. Non è stato, però, l’addestramento di sei mesi per diventare corazziere a insegnargli a leggere il volto di sua moglie.
«Va bene, ho preso anche un’altra cosa.» Marika rotola sul materasso fino al comodino, lo apre e ne tira fuori una piccola custodia. È tutta nera, sopra c’è scritto Quantum Pendant – Scalar Energy. Dentro la scatola c’è un medaglione nero con l’incisione di una sagoma alata, una via di mezzo fra un angelo e un uomo vitruviano su un lato, e un’altra incisione sul retro simile a un acchiappasogni, un assortimento geometrico di cerchi, triangoli e linee aguzze che ricordano piume di uccello.
«Mari… Cioè.» Amitrano si tira su, poggiando la schiena alla testiera del letto. «A me non frega un cazzo di come spendi i soldi, però…»
«Però?»
«Però che cazzo» spalanca le braccia.
«Guarda che c’è un fondo di verità, non è proprio tutta fuffa.» Gli mostra un sito dove c’è scritto che il pendente è realizzato in roccia vulcanica, che emette ioni negativi, e che questi hanno un effetto miracoloso sulla vita dei fortunati individui che lo indossano. Mentre l’ultima affermazione resta tutta da dimostrare, le prime due corrispondono al vero. Esiste un nome molto più comune per definire l’emissione di ioni negativi, ed è radiazione. Se la ricerca di Marika fosse stata più approfondita, avrebbe scoperto che l’agenzia governativa australiana per la sicurezza nucleare ha lanciato un allarme sul pendente che lei ha appena acquistato da Wish, che risulta legale, ma nient’affatto sicuro. In questi oggetti, sostiene l’agenzia, è stata riscontrata la presenza di isotopi di uranio-238 e torio-232. Sebbene il quantitativo di radiazioni non rappresenti un pericolo immediato per la salute di chi indossa i pendenti o tutti gli altri oggetti basati sulla Scalar Energy, l’Arpansa raccomanda una esposizione limitata a questi magnifici monili. Di simile avviso, la Iema, l’agenzia per la gestione delle emergenze dell’Illinois e il dipartimento per la salute dello Stato di Washington, secondo i quali pendenti, fasce e bracciali Scalar Energy emettono radiazioni ionizzanti provocate dal torio e dall’uranio.
«Credimi, la differenza la senti» dice Marika, e anche stavolta potrebbe avere ragione.
«Senti cosa?»
«Vitalità. Senti vitalità.»
«Ah, be’… Sai a chi servirebbe, allora? Al principale. Il medico dice che ha le pile scariche. Gliene servirebbero cento, gli servirebbe un superpendente.» Marika lo guarda, riflette un attimo, poi sorride.
«Guarda qua.» Prende il telefono e cerca fra i prodotti di Wish. Gli mostra lo schermo.
«In quanti siete che dovete fare il regalo?»
2
Nei corridoi dagli alti soffitti della Curia di Napoli si spandono le note di Hallelujah, nella versione originale di Leonard Cohen. Il cardinale Crescenzio Giordano è seduto sulla sua poltrona dalle imbottiture rosse, ma ha il busto sporto su una enorme scrivania di ciliegio. È intento a trafficare con piccolissimi frutti marroni e pelosi come kiwi messi all’interno di una grossa ciotola.
«Io non capisccc-co» dice in un accento che ne segna incontrovertibilmente i natali, «non capisc-co proprio.»
I due vescovi ausiliari, sua eccellenza Carlo Ferrante e sua eccellenza Raffaele Pessina, sono seduti di fronte a lui. Si scambiano uno sguardo.
«Cosa, eminenza?» prende l’iniziativa il vescovo Pessina.
«’Sti cosi» mostra i piccoli frutti nella ciotola. «Sono proprio bbuoni! Sono pure pieni di vitamina C, così si unisce l’utile al divertevole.»
«Certo, eminenza.»
«E però non capisc-co: perché la ggente non se li compra? Sono così bbuoni, secondo me la ggente non li ha ancora sc-coperti. Sennò non li trovavate più da nessuna parte, se li avevano sc-coperti. O sc-baglio?»
«È chiaro, eminenza. Sono anche vegani» sorride il vescovo Ferrante.
«Seh, ma ’sta cosa del veganisc-mo a me non mi convince. Questa è ggente che non ha mai fatto bene a nessuno. Mo si sono inventati ’sto modo di ripulirsi la cosscienza senza passare da qqua. Avete visto che da quando si sono inventati il veganisc-mo ci abbiamo molta meno gente a messa? Pure nel confessionale. Questi qua non ti offrono un caffè manco se li sc-pari, fanno tardi agli appuntamenti, non ti danno un passaggio se stai azzoppato, non ti risc-pondono su WhatsApp manco se stai morendo sotto a un tram, e poi però sono vegani. Vogliono bbene agli animali. Così stanno a posto. Hanno pigliato l’amnistia generale, il condono per ogni sc-porcheria. Ma pe’ piacere…»
«Giustissimo» annuisce Pessina con espressione grave.
«È vero» conferma Ferrante con espressione simile.
«Vabbuò, sc-cusate, procediamo, sennò qua andiamo a finire alle calendule greche.»
«Ehm… Bene, eminenza. Il messicano è stato collocato. Siamo in attesa di sviluppi. In questo momento si trova al LIDL.»
«Al LIDL? E che sta facendo al LIDL?»
«Il Luogo di Identificazione Diretta e Liquidazione.»
«Ah, bbuono. E mo che succede? Siamo sicuri che muore?»
«Abbiamo buone speranze, però, se lei ricorda, abbiamo deciso così perché era pur sempre meglio che…»
«Sì, sì, va bbene. Ma muore o no? Io non voglio vedere altre chiavette usb di Gesù, della Madonna né niente.»
«È probabile, eccellenza, ma forse ci vorrà un po’ di tempo, forse non sarà proprio immediato…»
«Voi state menando il can per l’aria.» Il cardinale batte la mano aperta sulla scrivania. I suoi microkiwi sobbalzano nella ciotola.
«Era la soluzione più pulita per… arrivare al dunque, eminenza.»
«State ciulando nel manico.» Batte di nuovo la mano sulla scrivania. «Siamo almeno sicuri che sta per morire?»
Il vescovo Ferrante guarda il collega Pessina, che annuisce impercettibilmente.
«Sì, eminenza.»
«Come sappiamo che sta davanti alla palla?»
«Ce lo dice il suo DIO.»
«Che?!» sgrana gli occhi il cardinale.
«Il DIO, il Dispositivo di Inquadramento Occasionale. Quelli di Roma l’hanno chiamato così.»
«Ah. Mi sembra un poco… blasc-femo. Però, se funziona…»
«Funziona, eminenza. Quelli di Roma ci tengono aggiornati, comunque. È tutto sotto controllo.»
3
«La tocchi, padre Felipe. La evangelizzi.» La signora ha indossato un auricolare ad archetto.
«Ma stamm’ seguros?» Il prete è a mezzo metro dalla palla. Gli altri sono poco dietro di lui. «Me parece algo peligroso…»
«Tranquillo, padre. La tocchi.» Graziella Schisa ha un che d’impostato nella voce, una nota di solennità. È leggermente voltata a sinistra in modo da esporre il suo profilo destro, l’unico dotato di orecchio.
Padre Felipe solleva il braccio. È timoroso, come chiunque al posto suo.
Little Princesa, quando verrà il suo turno, dovrà riprendere tutto con la camera frontale dello smartphone e poi dovrà caricare il video sul suo profilo Instagram. Sarà testimonial dell’evento più importante da che l’uomo abbia mosso il primo passo sulla Terra.
Forse.
O forse è soltanto una cialtronata. Ciò che non si discute sono gli euro che avrà sul conto PayPal una volta terminato il teatrino.
«Forza, padre Felipe» sorride la Schisa. «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Se dovessi andare in una valle oscura non temerei alcun male. Forza, padre, forza…»
«Bueno más yo sto bbuon’ ccà, la valle oscura p’ ’o mument’ nun ’a vuless’ vere’, yo no creo que…»
«Oh, fa’ ’o cess’!» lo spinge Sasà. Il prete inciampa nei suoi stessi piedi, ed è in quel momento che il mondo cambia prospettiva.
Padre Felipe si sbilancia, precipita in avanti e dà una craniata formidabile alla palla che emette un suono vuoto, disperatamente vuoto. Non un’eco, non un rimbombo, non un ronzio o una vibrazione sinistra. Il suono che produce la testa del prete andando a sbattere contro la sfera è una risposta definitiva al Paradosso di Fermi: “Dove sono tutti?”.
Gli uomini in tuta che prima trafficavano ai terminali sui lati del capanno si sono raggruppati e li osservano immobili. È evidente che lo spettacolo sono l...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- I magnifici idioti
- PARTE PRIMA
- PARTE SECONDA
- PARTE TERZA
- PARTE QUARTA
- PARTE QUINTA
- PARTE SESTA
- EPILOGO
- Riferimenti
- Copyright