Cosa sarebbe Catania senza la tradizione di sant'Agata e la speranza in colei che può fermare la lava dell'Etna? O San Giovanni Rotondo senza padre Pio? O, ancora, Bonaria senza il miracolo del mare? O Roma senza Santa Maria Maggiore, basilica figlia di un sogno e di un prodigio?
E cosa sarebbe l'Italia tutta senza questi luoghi? Di certo un Paese più povero dal punto di vista spirituale e storico, meno ricco nel suo immenso bagaglio di tradizioni, di riti, di cultura.
Da Courmayeur a Padova, da Assisi a Napoli, da Loreto a Vibo Valentia, Guida ai miracoli d'Italia ci accompagna alla scoperta di oltre cinquanta luoghi ora molto noti, ora meno conosciuti, illustrando dinamiche e protagonisti dei tanti eventi "miracolosi e prodigiosi" che si sono verificati entro i nostri confini in duemila anni di storia. Un modo originale per approcciare le meraviglie d'Italia e per scoprire una volta in più che, ovunque si guardi, il nostro Paese rivela tanto eventi che smuovono il soprannaturale quanto infinite meraviglie tutte terrene, naturali e artistiche.

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Guida ai miracoli d'Italia
Da Nord a Sud, alla scoperta dei luoghi e dei protagonisti dei miracoli del nostro Paese
- 320 pagine
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Guida ai miracoli d'Italia
Da Nord a Sud, alla scoperta dei luoghi e dei protagonisti dei miracoli del nostro Paese
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Argomento
Teologia e religioneCategoria
Denominazioni cristiane1.
VALLE D’AOSTA – Courmayeur, Aosta
La Madonna che salva gli alpinisti
Sotto il ghiacciaio della Brenva
Un viaggio tra i miracoli “italiani” non può che cominciare dalle Alpi e, per non sbagliare, dal monte che le caratterizza più di ogni altro: il monte Bianco. La vetta più alta d’Europa offre, dal ghiacciaio della Brenva, uno spettacolo tra i migliori che si possano immaginare. E il primo luogo miracoloso del nostro itinerario sta proprio di fronte a questo ghiacciaio, il più elevato del versante italiano del Bianco e il quarto per estensione, con i suoi 730 ettari e i 6700 metri di lunghezza (purtroppo in ritirata, a causa del cambiamento climatico).
Situato non lontano da Les Combes, dove papa Giovanni Paolo II e il papa emerito Benedetto XVI solevano passare le vacanze, il santuario di cui parleremo ha più volte ricevuto la visita proprio dei due pontefici.
La Vergine della Roccia
A partire dal 1600, il santuario conosciuto come Notre-Dame de la Guérison (Nostra Signora della Guarigione) è stato teatro di numerosi prodigi variamente attestati. Fin da epoca antica, nella zona era venerata una statua dedicata alla Vierge du Berrier (la Vergine della Roccia): essa appariva, un tempo, esposta in una semplice nicchia, poi fu trasferita all’interno di un vicino oratorio, costruito appunto sulla roccia (berrier, nel dialetto locale). Un nuovo trasferimento portò successivamente la statua in una cappella intitolata alla Visitazione della Vergine, poco a monte dell’attuale tempio.
Fu nel 1816 che l’icona mariana cominciò a essere venerata in modo particolare come protettrice della montagna, dei ghiacci e di chi vi si avventura. In quell’anno, infatti, mentre il ghiacciaio avanzava, la cappella era stata completamente abbattuta, ma si era salvata la statua della Vergine. In seguito a tale avvenimento, ritenuto prodigioso, gli abitanti della valle decisero di innalzare in suo onore un nuovo luogo di culto. L’opera fu portata a termine nel 1867 con l’edificazione dell’attuale struttura, che col tempo è stata ingrandita grazie a donazioni.
Dove le guide alpine celebrano la messa
La chiesa, che presenta una pianta a forma di croce latina, fu consacrata nel 1868. Da allora la liturgia vi è celebrata senza soluzione di continuità. Gli altari, eseguiti dallo scultore luganese Fumasoli, conservano dipinti di Giuseppe Stornone. Ma ciò che più colpisce il visitatore è la presenza di innumerevoli ex voto che testimoniano e confermano la fama taumaturgica della Vergine in questo luogo. Le guide alpine della valle vi fanno celebrare periodicamente una messa, in cui pregano per la protezione propria e di coloro che accompagnano sulle nevi, da sempre luogo tanto insidioso quanto affascinante.
Un ex voto dal significato profondo
Tra i vari ex voto che nei secoli hanno arricchito il piccolo santuario, ci piace ricordare quello offerto da Simone Canapa, uno dei protagonisti della prima spedizione italiana al Polo Nord, avvenuta negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo (1899-1900). L’oggetto votivo era stato portato al ritorno dell’epica impresa come ringraziamento alla Madonna, vi era riprodotta una slitta con sopra il “kayak numero uno” e la tenda smontata e arrotolata, insieme a due remi: si trattava della dotazione dei protagonisti dell’impresa.
Seppur non si tratti, qui, direttamente di un miracolo per cui rendere grazie, il racconto porta in sé la testimonianza di quella fiducia che sta alla base di tutti i prodigi, fiducia in una volontà di protezione di Dio e dei santi nei confronti di chi affronta prove difficili.
2.
PIEMONTE – Villa del Foro, Alessandria
Il masso che guarisce solo le donne
Santa Varena
L’antica Forum Fulvii
Villa del Foro si trova a pochi chilometri da Alessandria. Centro abitato fin da tempi antichissimi, fu un vero e proprio crocevia di tribù, da quelle gallo-liguri a quelle dei Celti fino ai Romani che, nel primo secolo a. C., vi fondarono la città di Forum Fulvii. In seguito, popolazioni gallo-romane si mescolarono con quelle germaniche dei Goti e poi dei Longobardi. Tutto ciò spiega i nomi stessi dei santi che vi sono venerati: Baudolino e Varena. Attorno a entrambi sono fiorite le leggende di vicende miracolose che tuttora rendono il luogo uno dei più curiosi dal punto di vista degli eventi che, tradizionalmente, sono qui attestati.
In modo particolare, recarsi a Villa del Foro significa visitare la chiesa dal cui muro spicca la pietra miracolosa di santa Varena.
Lì presso sorgeva anche uno dei poli museali antiquari più interessanti della zona alessandrina, oggi però purtroppo lasciato decadere, con i reperti spostati a Torino.
«Santa Vareina famme passè l’mal de scheina!»
Sul lato sinistro della chiesa di Villa del Foro, in basso, un masso affiora dall’intonaco. Si dice che chi vi poggiasse una parte del corpo ne avrebbe subito tratto sollievo da mal di schiena e da dolori reumatici. La cosa davvero particolare è che questa virtù sanatrice sembra essere appannaggio delle sole donne. Gli uomini non vengono guariti. Perché il prodigio possa avere la sua piena realizzazione, chi vi si reca deve fare il segno della croce e pronunciare la formula: «Santa Vareina, Santa Vareina famme passè l’mal de scheina» (Santa Varena, Santa Varena fammi passare il mal di schiena).
Varena, insieme a Baudolino, è la santa alla quale è dedicata la chiesa. Si tratta, probabilmente, di Varena di Zurzach, che sarebbe giunta in territorio italico – dall’Egitto dove era nata – quale vivandiera al seguito della legione tebea. Secondo biografie scritte secoli dopo la sua morte e piene di elementi mitici, si sarebbe poi convertita al cristianesimo. Quando la legione fu massacrata dall’imperatore Massimiano, Varena, curando i feriti, scoprì di avere poteri taumaturgici.
Ma come nacque la tradizione del masso guaritore e della devozione a questa santa? Una delle leggende più note la fa risalire a una sosta di Varena presso Forum Fulvii: vedendo che alcuni pagani stavano celebrando cerimonie magiche presso una pietra venerata come miracolosa, la donna fu presa da un impeto, la sollevò e la scagliò come un fuscello al centro del villaggio, intimando agli abitanti di convertirsi e di costruire una cappella nel punto dove il masso era caduto.
Altri raccontano che quella stessa pietra sia stata portata per penitenza sempre dalla santa, che la posò, infine, nel luogo in cui attualmente la chiesa sorge. Altri ancora che la pietra con poteri taumaturgici fu donata da Varena a san Baudolino (la donna gli avrebbe lasciato anche un dito della mano destra, che è tuttora conservato in una teca d’argento).
Il significato di un nome
La tradizione di santa Varena è davvero particolare e chiaramente attinge a vicende pre-cristiane; per alcuni resta il dubbio che sia davvero esistita. Ad accrescere l’incertezza su du lei è anche il fatto che il nome “Varena” sembrerebbe derivare da un termine dialettale del territorio, vareina, che significa precisamente “guaritrice”. Nomen omen, verrebbe da dire. In ogni caso, la festa di santa Varena si celebra l’1 settembre a Villa del Foro, ancora oggi con una solenne processione.
Le pietre che guariscono
La tradizione delle pietre sacre e delle pietre di guarigione è antichissima e affonda le proprie radici ben prima del cristianesimo. In particolare, nei riti celtici le pietre e i massi erano utilizzati per sacrifici o culti legati all’ambito misterioso della fertilità. Tali riti, quindi, riguardavano soprattutto il mondo femminile, il che spiegherebbe perché i benefici elargiti dalla pietra di santa Varena interessino solo le donne. Come in molti altri casi, potrebbe dunque essere che la figura della santa guaritrice nasca dall’assimilazione di un culto pagano dentro la tradizione cristiana.
3.
PIEMONTE – Valdocco, Torino
Il dono di profetizzare il futuro
San Giovanni Bosco
La terra santa salesiana
Valdocco è un rione storico di Torino, divenuto famoso soprattutto perché fu lì che don Bosco realizzò il suo primo oratorio, lì fondò i Salesiani e sempre lì visse fino al giorno della sua morte, avvenuta il 31 gennaio 1888. La “terra santa” salesiana sorge nel quartiere di Borgo Dora, dove quello che era allora solo un giovane prete ricevette in dono la cosiddetta Tettoia Pinardi, da cui tutto partì: qui ogni angolo della “casa madre salesiana” era dedicato a educare, assistere e formare i giovani poveri e abbandonati, quelli che oggi sarebbero definiti “a rischio”. Tradizione vuole che il toponimo derivi dal latino vallis occisorum (valle degli uccisi): pare infatti che in questa zona venissero eseguite le sentenze capitali. Essendo posto nella zona ovest di Torino, altri più semplicemente pensano che il riferimento vada rintracciato in vallis occidentalis.
Grandi funerali a Corte!
I sogni e le visioni profetiche di san Giovanni Bosco potrebbero occupare, da soli, un intero volume e forse più: visioni che aprivano squarci sul futuro ma che soprattutto, come sempre sono le visioni profetiche, diventavano un’interpretazione del presente e delle prospettive che il presente apriva. D’altra parte, don Bosco stesso analizzava attentamente ogni parola delle locuzioni interiori che riceveva, e cercava per primo di interpretarle, sapendo bene come lui stesso ripeteva, che quando un veggente racconta le sue visioni, fa uso di una «parola di Dio accomodata alle parole dell’uomo»1.
Tra le molte profezie, ne presentiamo qui una davvero curiosa e, insieme, inquietante. Spesso, molti sedicenti profeti danno termini vaghi per la realizzazione di quanto annunciano: in questo caso invece c’è un’immediata corrispondenza tra le parole di don Giovanni Bosco e quel che accadde ai famigliari di re Vittorio Emanuele II nel giro di pochissimi giorni.
Capitò, infatti, al prete di Valdocco, verso la fine del novembre 1854, di sognare quanto segue: si trovava – come lui stesso raccontò ai suoi giovani la mattina dopo – in un cortile, circondato da varie persone, quando apparve un valletto di Corte in uniforme rossa. Giunto di fronte a lui, gridò: «Grande notizia!». «Quale?», replicò don Bosco. «Ci sarà un grande funerale a Corte!». E poi scomparve, nonostante il sacerdote volesse domandargli di più.
Don Bosco, appena riavutosi dal sogno, pensò di avvisare il re, al quale espose quel che aveva sognato.
Cinque giorni dopo, il sogno si ripeté, ma con un particolare diverso: non si trattava più dell’annuncio di un grande funerale, ma di vari funerali che sarebbero stati celebrati presso la Corte del sovrano. E nuovamente don Bosco scrisse a Vittorio Emanuele. Questi, stavolta, reagì contrariato, infastidito, ma anche spaventato, poiché ben conosceva le doti profetiche del santo prete torinese. E gli mandò a dire che smettesse di spaventare tutti. Ma don Bosco ribadì che non era colpa sua quel che accadeva e che egli era solo latore di un annuncio che gli veniva da Altri. Con la seconda lettera, in verità, il sacerdote aveva introdotto con chiarezza un particolare che infastidiva ulteriormente il sovrano: gli chiedeva, infatti, affinché quei funerali non avvenissero, che rinunciasse a un progetto di legge che allora si stava discutendo e
che proponeva lo scioglimento degli ordini religiosi che non si dedicavano all’istruzione, alla predicazione o all’assistenza degli orfani, e l’incameramento di tutti i beni da parte dello Stato, con il pretesto che «con quei beni lo Stato avrebbe potuto provvedere alle parrocchie più povere». Proponente del progetto era Urbano Rattazzi. Mentre si discuteva questo progett...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Guida ai miracoli d’Italia
- Introduzione
- 1. VALLE D’AOSTA – Courmayeur, Aosta. La Madonna che salva gli alpinisti
- 2. PIEMONTE – Villa del Foro, Alessandria. Il masso che guarisce solo le donne. Santa Varena
- 3. PIEMONTE – Valdocco, Torino. Il dono di profetizzare il futuro. San Giovanni Bosco
- 4. PIEMONTE – Torino. La moltiplicazione del cibo. San Giuseppe Benedetto Cottolengo
- 5. PIEMONTE – Torino. L’uomo dell’impossibile. Gustavo Adolfo Rol
- 6. LIGURIA – Pietra Ligure, Savona. La fine della peste. San Nicola da Bari
- 7. LOMBARDIA – Magenta, Milano. Le guarigioni inspiegabili di due partorienti. Gianna Beretta Molla
- 8. LOMBARDIA – Pietra De’ Giorgi, Pavia. Un linfoma maligno guarito da Rosario Livatino. Elena Valdetara Canale
- 9. LOMBARDIA – Trivolzio, Pavia. La giacchetta che guarì il reduce. San Riccardo Pampuri
- 10. TRENTINO ALTO ADIGE – Scurelle, Trento. L’anca che si è ricostruita. Vittorio Micheli
- 11. TRENTINO ALTO ADIGE – Terlano, Frazione Settequerce, Bolzano. La Madonna che pianse lacrime e fiori. Nello “Toni” Rizzati
- 12. VENETO – Padova. La scomparsa del cuore di un avaro. Sant’Antonio di Padova
- 13. VENETO – Lonigo, Vicenza. La Madonna ha spostato la mano
- 14. VENETO – Verona. Il santo che giocò a palla col diavolo. San Zeno
- 15. FRIULI VENEZIA GIULIA Clauzetto, Pordenone. Una reliquia caccia i demoni. Famiglia Cescutti
- 16. FRIULI VENEZIA GIULIA Porzus-Attimis, Udine. L’impronta della mano della Madonna. Teresa Dush (Suor Maria Osanna)
- 17. FRIULI VENEZIA GIULIA Trava a Lauco, Udine. Il luogo dove i bambini risorgono
- 18. FRIULI VENEZIA GIULIA – Udine. La tonaca che guarisce. San Luigi Scrosoppi
- 19. EMILIA ROMAGNA – Sarsina, Forlì-Cesena. Il collare che libera dal diavolo. San Vicinio
- 20. EMILIA ROMAGNA – Bagno di Romagna, Forlì-Cesena. Il sangue di Cristo in ebollizione. Don Lorenzo, priore
- 21. EMILIA ROMAGNA – Saludecio, Rimini. Taumaturgia: guarire con l’imposizione delle mani. Rita Cutolo
- 22. TOSCANA – San Giovanni Valdarno, Arezzo. Il latte di Monna Tancia
- 23. TOSCANA – Siena. Le ostie che non si corrompono da trecento anni
- 24. TOSCANA – Vagli, Lucca. I cavoli che sfamarono l’eremita. San Viano
- 25. TOSCANA – Lucca. L’impronta delle dita del diavolo. Gemma Galgani
- 26. UMBRIA – Cascia (Roccaporena), Perugia. Il roseto fiorisce e il fico dà frutto. Santa Rita da Cascia
- 27. UMBRIA – Gubbio, Perugia. Animali che ascoltano la Parola di Dio. San Francesco d’Assisi
- 28. UMBRIA – Assisi, Perugia. L’Ostia che fermò i soldati saraceni. Santa Chiara
- 29. UMBRIA – Montefalco, Perugia. In un cuore di carne la miniatura della Passione di Cristo. Santa Chiara da Montefalco
- 30. MARCHE – Loreto, Ancona. Gli angeli trasportano in volo la casa di Nazaret. Maria Vergine e gli angeli
- 31. ABRUZZO – Lanciano, Chieti. Il pane diventa carne e il vino sangue. Un monaco anonimo, 730 circa
- 32. ABRUZZO – Sella di Corno, L’Aquila. L’abbraccio dei due patroni della città. San Bernardino da Siena
- 33. LAZIO – Tre Fontane, Roma. La danza del sole. Bruno Cornacchiola
- 34. LAZIO – Tre Fontane, Roma. Una testa che fa scoprire sorgenti. San Paolo
- 35. LAZIO – Colle Esquilino, Roma. La neve d’estate. Papa Liberio
- 36. LAZIO – Bolsena, Viterbo. Una pietra galleggia e un’Ostia sanguina. Pietro da Praga
- 37. LAZIO – Civitavecchia, Roma. La Madonnina lacrima sangue. Famiglia Gregori
- 38. LAZIO – Roma. Una conversione miracolosa. Alphonse Marie Ratisbonne
- 39. CAMPANIA – Napoli. La liquefazione del sangue. San Gennaro
- 40. CAMPANIA – Ponti Rossi, Napoli. Corpi che si conservano integri. Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso
- 41. CAMPANIA – Amalfi, Salerno. La manna sulla riviera. Sant’Andrea apostolo
- 42. CAMPANIA – Airola, Benevento. Pioggia di frutta e di rose. Maria Concetta Pantusa
- 43. CAMPANIA – Campagna, Salerno. La colonna degli indemoniati. Sant’Antonino
- 44. MOLISE – Castelpetroso, Isernia. La visione dell’Addolorata. Due contadine
- 45. PUGLIA – Copertino, Lecce. Il santo che volava: un fenomeno di levitazione. San Giuseppe da Copertino
- 46. PUGLIA – San Giovanni Rotondo, Foggia. Il dono dell’ubiquità. Padre Pio da Pietrelcina
- 47. BASILICATA – Tramutola, Potenza. La Madonna fa piovere
- 48. BASILICATA – Acerenza, Potenza. Il bastone che si muove secondo i peccati di chi sta di fronte. San Canio
- 49. CALABRIA – Paravati, Vibo Valentia. Le emografie, scritture con il sangue. Natuzza Evolo
- 50. SICILIA – Siracusa. Una statuetta piange lacrime vere. Antonina Lucia Giusto
- 51. SICILIA – Ribera, Agrigento. Una bambina senza pupille torna a vedere. Gemma Di Giorgi
- 52. SICILIA – Catania. Il flammeum, il velo che protegge Catania. Sant’Agata
- 53. SARDEGNA – Bonaria, Cagliari. La Madonna che fa smettere la tempesta. Frati Mercedari
- 54. SARDEGNA – Pozzomaggiore, Sassari. Un piede in cancrena viene sanato. Edvige Carboni
- 55. SARDEGNA – Tempio Pausania, Sassari. Le stigmate. Maddalena Azara
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