La casetta nella placida, profonda Svezia del sud, dove Micke e Bianca e i loro due figli si trasferiscono lasciandosi alle spalle l'animata Stoccolma, sembra un posto perfetto per ricominciare. Un'apparenza che s'incrina quando la coppia inizia a frequentare i nuovi vicini. Jacqueline, ex fotomodella con conclamate difficoltà a far correre la vita su un binario stabile; Fabian, suo figlio, un quindicenne dal comportamento spiazzante; Ola, impiegato di banca con una condanna per aggressione e un'ossessione strisciante per la messa in sicurezza del quartiere; Åke e Gun-Britt, pensionati e sentinelle di vicinato, alacremente impegnati a tenere d'occhio i movimenti altrui. Quando Bianca viene investita davanti a casa, la prima conclusione è che si sia trattato di un incidente. Ma mentre lei combatte contro la morte in un letto di ospedale, macchie prima invisibili cominciano a fendere la patina scintillante di quel lindo quartiere, tradendone il lato più segreto, oscuro e violento.
Edvardsson ha costruito un thriller psicologico come si intesse una ragnatela, usando fili sottilissimi e tenaci per distorcere le percezioni e capovolgere ogni certezza. Una tela dell'inganno che avviluppa la mente del lettore in un'unica, ossessionante domanda: può chiunque di noi dire di conoscere davvero i propri vicini?

- 384 pagine
- Italian
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Troppo vicini
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1. MIKAEL
DOPO L’INCIDENTE
Venerdì 13 ottobre 2017
Già quando apro la porta, sento le sirene. Un gruppetto di studenti attardatisi nel cortile della scuola guardano verso di me e mi salutano con la mano.
«Buon fine settimana.»
Incastro il borsone da palestra sul portapacchi della bicicletta e metto la custodia del portatile nel cestino sul manubrio. Quando svolto per entrare nel sottopassaggio sotto alla strada grande stacco i piedi dai pedali e mi godo il vento in faccia. Sedute sul marciapiede ci sono due bambine che riconosco dalla scuola materna di Bella. Mettono le mani a conca intorno alla bocca e fanno il verso del gufo. Il suono riecheggia nel tunnel e le bambine ridono.
Nella salita sento i muscoli delle cosce riempirsi di acido lattico, ma continuo a pedalare anche se grondo sudore. Abbandonato sul prato pubblico c’è un pallone di cuoio mezzo marcio e nel parco giochi le altalene si muovono avanti e indietro spinte dal vento. Saluto una donna il cui barboncino ha appena alzato la zampa contro un lampione.
Il suono delle sirene si fa sempre più vicino. Lancio un’occhiata dietro la spalla, ma non vedo i lampeggianti blu. Qui non ci sono strade aperte al traffico, lo spazio verde è circondato da sentieri pedonali e piste ciclabili. Uno dei motivi per cui ci siamo trasferiti a Köpinge. Qui i nostri figli posso andare in bici fino alla scuola e dai loro amici senza dover pedalare in mezzo alle macchine.
Spalanco la bocca e ingoio la frizzante aria autunnale. Che sensazione di libertà: ci aspetta un intero fine settimana senza doveri. Non vedevo l’ora di poter mollare tutto e limitarmi a esistere. Stare con la mia famiglia. Magari riesco a ritagliarmi qualche ora per potare la siepe come ho promesso, ma posso anche aspettare la primavera per farlo.
Quando imbocco il sentiero ciclabile che porta al piccolo gruppo di case a corte in cui viviamo, vedo i nostri vicini Åke e Gun-Britt venirmi incontro a piedi. Passo svelto, a braccetto. Sono trascorsi alcuni giorni da quando li ho visti l’ultima volta. È così che funziona, da queste parti. Dall’inizio dell’autunno fino a primavera inoltrata tutti si chiudono in casa e spariscono. Solo verso la fine di aprile succede qualcosa. Quando la galaverna si è ormai sciolta e l’aria si riempie di polline, le corti vengono invase da bambini che sfrecciano sui monopattini oppure giocano a pallone, spalmati di crema solare e muniti di cappellino con la visiera. Il primo tagliaerba a motore si accende tossicchiando, qualcuno tira fuori una scala per pulire le grondaie, e poi tutto comincia. Nei giardini, uno dopo l’altro, spuntano mamme con occhiali da sole alla moda immerse nei telefoni e padri con le pance flosce e i pantaloncini troppo piccoli. Per tre mesi la zona si trasforma in un parco giochi estivo fatto di tappeti elastici e piscine gonfiabili. Il volume si alza e le giornate si allungano. Fino alla fine di agosto, quando ricominciano le scuole. Vento e foglie autunnali. Buio, pioggia e silenzio. Si dimentica tutto ciò che fioriva e viveva ed è difficile credere che la luce possa ritornare, prima o poi.
Perfino i vicini pensionati si chiudono le porte alle spalle, quando il buio inonda il mondo. Åke fa le pulizie autunnali del giardino, lava le mattonelle con un getto d’acqua, toglie tutte le ragnatele dagli angoli e ricopre i mobili con teli di plastica, con una cura tale da fare invidia a un restauratore. E ben presto Gun-Britt si mostra quasi sempre solo come un volto curioso alla finestra della cucina. La guardiana della corte. Nulla le sfugge, neanche un sacchetto di plastica trasportato dal vento.
«Ah, ciao» dice Gun-Britt quando arrivo abbastanza vicino a loro.
Sbando leggermente, nell’indecisione tra fermarmi a scambiare due parole e continuare a pedalare. Più di tutto vorrei tornare a casa dalla mia famiglia. Ma quando sto per superarli, Åke fa un passo nella pista ciclabile costringendomi a frenare.
«Hai sentito lo schianto?» domanda.
«Crediamo sia stato un incidente» dice Gun-Britt.
Metto giù i piedi.
«Un incidente?»
«Le senti, le sirene, no?» dice Åke.
Gun-Britt indica per aria con il dito, come se il suono stesse roteando sopra le nostre teste.
«Era vicino?» chiedo.
«Difficile a dirsi.»
Åke fa un cenno con la testa in direzione della nostra corte.
«Veniva da là.»
«Probabilmente dalla strada grande» aggiunge Gun-Britt.
Quello è il nome con cui tutti chiamano la strada statale con il limite di velocità a sessanta che circonda Köpinge come un anello, oltrepassando il supermercato Ica e il negozio di alcolici Systembolaget e proseguendo poi verso la E6, dove si aprono le vastità della Scania con il Turning Torso a ovest e le torri campanarie della cattedrale di Lund a est.
«Si avvicinano» dice Åke.
Tendiamo le orecchie tutti e tre. Ha ragione, le sirene sono sempre più forti.
«Non c’è da sorprendersi. Guidano come i pazzi» dice Gun-Britt. «Ma stai tranquillo. Bianca e i bambini sono tornati mezz’ora fa.»
Bianca. I bambini.
Sento il cuore perdere un battito.
«Okay» dico, ansioso di risalire in sella.
«Buon fine settimana» dice Gun-Britt. Riprendo a pedalare.
Lungo l’ultima salita i miei pensieri impazzano. Dopo aver preso i bambini, Bianca doveva fare la spesa per il fine settimana, ma adesso sono a casa. A casa, al sicuro. William sarà sul divano con l’iPad e Bella in cucina ad aiutare Bianca.
Tra le case, le sirene risuonano sempre più forti.
Ho le cosce pesanti e i crampi ai polpacci. Mancano venti metri alla nostra corte. Un cane abbaia dietro uno steccato e nello stesso istante mi rendo conto che le sirene si sono spente.
Giro l’angolo per entrare nel piazzale e vengo investito dalle luci blu. L’asfalto, le siepi e le piccole staccionate, tutto è sommerso dal blu lampeggiante.
Non respiro. Pedalo. Mi alzo in piedi e guardo dritto verso le accecanti luci blu.
Per terra c’è una bici rossa. Accartocciata, le ruote deformate, con il manubrio che punta dritto in su. Lì accanto c’è la nostra vicina del numero 15, Jacqueline Selander. È pallida in volto. Un grido le si è bloccato sulle labbra.
L’ambulanza si è fermata davanti alla nostra siepe di tuia, ci sono due operatori sanitari vestiti di verde, in ginocchio. Sdraiata davanti a loro sull’asfalto c’è Bianca. La mia amata moglie.
2. MIKAEL
PRIMA DELL’INCIDENTE
Estate 2015
Quando ho incontrato Fabian e Jacqueline Selander per la prima volta, ci eravamo appena trasferiti qui. Bella aveva compiuto tre anni proprio quel fine settimana e io stavo montando sull’auto un nuovo seggiolino da bambini che avevo trovato a un prezzaccio su blocket.se. Il sole mi arrostiva la nuca e sembravo un cornetto al formaggio sudato, infilato per metà dentro la macchina a strattonare la cintura di sicurezza, che era svariati centimetri più larga rispetto al misero foro da cui doveva passare secondo il libretto delle istruzioni. Sibilavo imprecazioni dal naso e dagli angoli della bocca. Non mi ero accorto che qualcuno era arrivato di soppiatto alle mie spalle.
«È la nuova R-design, vero?»
La cintura mi sfuggì dalle dita e quel dannato seggiolino si rovesciò sul fianco. Dopo essere riemerso dal sedile posteriore ed essermi asciugato il grosso del sudore dalla fronte, vidi un ragazzo con i pantaloncini a salopette e un cappellino con la visiera col logo della BMW. Era lì sul nostro vialetto e studiava la macchina.
«È il modello sport» risposi.
«Lo sapevo» disse il ragazzo. «R-design.»
Quanti anni poteva avere? Dodici, tredici?
«Motore diesel» disse. «Plug-in hybrid, vero?»
«Mi sa che hai ragione.»
Il ragazzo sorrise.
«Ho ragione sì.»
In realtà non avevo tempo, ma non volevo sembrare scortese.
«Mi chiamo Fabian» disse il ragazzo. «Vivo anch’io qui nella corte.»
La zona residenziale nella periferia di Köpinge era suddivisa in piccoli gruppi di quattro case a corte della prima metà degli anni Settanta, più o meno identiche tra loro, posizionate ciascuna con il suo giardino intorno a un piazzale d’asfalto quadrato. Ogni corte aveva un nome carino tratto dai libri di Astrid Lindgren: Bullerby, Lönneberga, Isola dei Gabbiani e Valle dei Ciliegi. Noi abitavamo in via dei Combinaguai. Proprio come Lotta Combinaguai, avevo detto ai nostri figli, che mi avevano guardato senza capire.
«Allora saremo vicini di casa» dissi al ragazzo di nome Fabian.
«Okay» rispose lui, accarezzando con la mano il paraurti della Volvo come se fosse un animale. «Avresti dovuto comprare una BMW invece di questa. Miglior rapporto qualità-prezzo.»
Scoppiai a ridere, ma lui sembrava serissimo.
«BMW 530 Touring» disse. «Ha duecentosettantadue cavalli. Questa quanti ne ha?»
«Non lo so.»
Per me un’auto è un mezzo di trasporto. Oltre a una carrozzeria di un colore abbastanza neutro e a un bagagliaio sufficientemente spazioso, non pretendo altro.
«Duecentoquindici» disse il ragazzo.
Sembrava sapere il fatto suo.
Stavo giusto per infilarmi di nuovo nella macchina con il seggiolino quando una donna attraversò i...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Troppo vicini
- 1. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 ottobre 2017
- 2. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2015
- 3. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 ottobre 2017
- 4. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2015
- 5. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 ottobre 2017
- 6. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2015
- 7. JACQUELINE. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 ottobre 2017
- 8. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE
- 9. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2015
- 10. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 ottobre 2017
- 11. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2015
- 12. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2015
- 13. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2015
- 14. JACQUELINE. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 ottobre 2017
- 15. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE
- 16. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2015
- 17. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2015
- 18. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 ottobre 2017
- 19. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2015
- 20. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2015
- 21. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Venerdì 13 e sabato 14 ottobre 2017
- 22. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno-inverno 2015
- 23. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE
- 24. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Inverno 2015-2016
- 25. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Sabato 14 ottobre 2017
- 26. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2016
- 27. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2016
- 28. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Sabato 14 ottobre 2017
- 29. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2016
- 30. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2016
- 31. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Sabato 14 ottobre 2017
- 32. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2016
- 33. JACQUELINE. DOPO L’INCIDENTE. Domenica 15 ottobre 2017
- 34. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2016
- 35. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Domenica 15 ottobre 2017
- 36. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2016
- 37. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2016
- 38. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Lunedì 16 ottobre 2017
- 39. JACQUELINE. DOPO L’INCIDENTE. Lunedì 16 ottobre 2017
- 40. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE
- 41. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Inverno 2016
- 42. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Lunedì 16 ottobre 2017
- 43. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Inverno 2016
- 44. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Inverno 2016
- 45. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 46. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 47. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 48. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 49. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 50. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 51. FABIAN. DOPO L’INCIDENTE. Lunedì 16 ottobre 2017
- 52. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 53. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Lunedì 16 ottobre 2017
- 54. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 55. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Primavera 2017
- 56. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 57. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 58. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 59. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 60. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Martedì 17 ottobre 2017
- 61. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 62. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Martedì 17 ottobre 2017
- 63. FABIAN. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 64. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 65. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 66. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Estate 2017
- 67. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Martedì 17 ottobre 2017
- 68. MIKAEL. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2017
- 69. JACQUELINE. PRIMA DELL’INCIDENTE. Autunno 2017
- 70. MIKAEL. DOPO L’INCIDENTE. Martedì 17 ottobre 2017
- 71. FABIAN. DOPO L’INCIDENTE. Inverno 2017
- RINGRAZIAMENTI
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