Il visitatore notturno
eBook - ePub

Il visitatore notturno

  1. 464 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il visitatore notturno

Informazioni su questo libro

Lincoln Rhyme e Amelia Sachs alle prese con uno psicopatico che ha tolto il sonno agli abitanti di Manhattan. La paura può trasformare il risveglio nel peggiore degli incubi. È questo il tipo di angoscia di cui si nutre lo psicopatico che ha tolto il sonno agli abitanti di Manhattan. Scivola negli appartamenti nel cuore della notte, sposta qualche oggetto, osserva la vittima dormire. Poi se ne va. I segni del suo passaggio sono quasi impercettibili: nessuna violenza fisica, solo lievi manomissioni dello spazio con cui si appropria dell'intimità altrui, sconvolgendola. Si fa chiamare il Fabbro, ed è in grado di violare qualsiasi serratura. Scassinare, per lui, è arte e ragione di vita. Un'ossessione al servizio di un gioco perverso che la polizia di New York non sa decifrare.E per calarsi nelle profondità impastate di follia di una mente criminale, ancora una volta, non c'è nessuno come Lincoln Rhyme, chiamato a investigare insieme ad Amelia Sachs, moglie e inseparabile collega. Ma le indagini subiscono una battuta d'arresto quando Rhyme, finito sotto accusa per errori commessi in un caso precedente, viene sollevato dall'incarico con effetto immediato. Ci vorrà ben altro, tuttavia, per tenere lontano dall'azione il miglior criminologo sulla piazza. Il visitatore notturno è un thriller dal meccanismo perfetto, una sequenza ininterrotta di colpi di scena e cambi di trama, una narrazione chirurgica e abbacinante degli abissi dell'animo umano con cui Deaver riconferma tutto il suo genio.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2021
Print ISBN
9788817160148
eBook ISBN
9788831805469
SECONDA PARTE

LA CHIAVE MAESTRA


27 maggio, 4:00

20

L’intento.
È questo l’aspetto fondamentale – potremmo dire «l’elemento chiave» – nel reato di possesso di attrezzi da scasso. A New York la legge parla chiaro: «Un soggetto incorre nel reato di possesso di attrezzi da scasso quando detiene un qualsiasi strumento o altro articolo atto a, concepito per o comunemente usato al fine di commettere o agevolare crimini legati alla violazione della proprietà privata o al furto di beni mobili o servizi… in circostanze che mettano in evidenza l’intento di usare tali strumenti… o nell’atto di commettere uno dei reati su menzionati».
Quasi tutti gli Stati hanno leggi strutturate in modo simile. Puoi comprare senza problemi il necessario per forzare serrature, purché tu non abbia intenzione di usare quel materiale per commettere un reato. Spetta all’accusa dimostrare tale intento, ed è un compito che può rivelarsi difficile.
Se per qualche motivo un tutore della legge mi avesse fermato mentre raggiungevo l’appartamento di Carrie Noelle e controllando il mio zaino avesse notato gli attrezzi, mi sarei limitato a consegnare il biglietto da visita con l’indicazione: Fabbro, servizio diurno e notturno di apertura porte. Tutta una finta, chiaro. Lui, sospettoso, avrebbe potuto chiamare il numero indicato: gli avrebbe risposto una segreteria telefonica, che avrebbe avvalorato la storia. E, a quel punto, l’agente avrebbe pensato: Difficile dimostrare l’intento criminale, al procuratore distrettuale non interesserà un caso del genere. E mi avrebbe lasciato andare.
Anche il coltello a serramanico in ottone avrebbe potuto attirare la sua attenzione, o suscitare qualche preoccupazione, ma io seguo scrupolosamente quanto previsto dalla legge a New York. Innanzitutto non lo tengo in vista, e poi la lama è lunga nove centimetri, quindi rientra tra quelle permesse. Non che per me la lunghezza sia un problema: so benissimo che ferite può infliggere quella lama affilata come un rasoio. Non serve per forza un coltello da caccia come quello dei Los Zetas, per far sprizzare il sangue.
D’altra parte, se lo stesso poliziotto mi vedesse ora, con il berretto-passamontagna in testa, i guanti di lattice trasparente infilati, gli strumenti da scasso e una pagina del «Daily Herald», darebbe per scontato l’intento di violare un domicilio al fine di commettere un furto.
Ecco perché sono di nuovo accovacciato nell’abbandonato e pericolante Bechtel Building, proprio di fronte all’appartamento di Carrie Noelle, e resterò qui immobile finché la strada non sarà deserta e nessuno potrà notare la mia presenza. Intanto scruto la zona. Alcune auto, passanti che hanno fatto bisboccia fino a tardi, un senzatetto che spinge un carrello.
Divento sempre più impaziente. Poi, ecco la mia occasione. Attraverso la strada e in una manciata di secondi supero anche la porta di servizio. Certe serrature non meritano neanche di essere definite tali. Raggiunto il piano di Carrie aspetto sulla scala antincendio, le orecchie tese. Alcuni scatti, alcuni tonfi. Attendo in assoluto silenzio. Apro lo zaino e la custodia degli attrezzi. Tasto il coltello di ottone nella tasca. Respiro adagio. Sono concentrato, fin troppo consapevole della sfida che – come tutti gli scassinatori – devo affrontare: quella contro il tempo.
Gli storici non sanno con certezza quando e dove sia stata fabbricata la prima serratura, ma sanno a quando risale la prima che è stata trovata. Era nel palazzo di Dur Šarrukin, l’odierna Khorsabad, in Iraq. Il sito è stato raso al suolo qualche anno fa dai militanti dello Stato islamico. La serratura risaliva al 4000 a.C. circa, e chiudeva un’enorme porta che doveva pesare centinaia di chili. Anche la chiave era altrettanto imponente: una guardia doveva portarla a spalla. Però non era particolarmente sofisticata; anzi, era così facile da duplicare che i reali fecero realizzare nella porta anche diverse toppe finte. L’idea era che il ladro, o comunque l’intruso, sarebbe rimasto a lungo lì davanti a fare un tentativo dopo l’altro, e le guardie avrebbero avuto il tempo di individuarlo e sventrarlo dopo il più breve dei processi. O senza processo.
Ancora oggi, molti scassinatori vengono presi perché non riescono a forzare la serratura che hanno preso di mira prima di essere visti o sentiti.
Se, mentre siete sul divano a guardare la TV, sentite un clink-tink provenire dal pianerottolo e quando controllate fuori non vedete nulla di strano, perché lo scassinatore è già entrato nell’appartamento dei vicini, allora con tutta probabilità penserete a un gatto, un topo o a scricchiolii dell’edificio. Ma se invece scorgete un tizio in passamontagna e guanti, irritato perché non riesce a superare la serratura, be’, le conseguenze sono ovvie.
Bisogna essere rapidi… Ecco il perché dell’estenuante allenamento con la SecurPoint 85. Il tempo è nemico dello scassinatore. Come lo è il rumore.
Non ho idea del suono che producevano le antiche serrature di legno, un materiale rimpiazzato pian piano già in epoca romana, però conosco bene quello del metallo sul metallo mentre si inseriscono gli strumenti, li si gira, si forzano i perni.
Clink-tink…
Quindi devo assicurarmi che la procedura sia il più silenziosa possibile. Altrimenti rischio che si ripeta il disastro del 2019. E non posso lasciare che accada.
Ascolto con attenzione se dalla tromba delle scale provengono rumori.
Silenzio.
Ora. Via.
In un attimo sono davanti alla porta di Carrie Noelle.
Prima la serratura nel pomello. Bastano tre secondi.
E per la SecurPoint 85?
Be’, non devo fasciarmi subito la testa. La gente è pigra, e spesso non si prende il disturbo di inserire la serratura di sicurezza. Oppure dimentica di farlo.
Giro la maniglia, spingo.
Carrie è stata diligente: ha chiuso bene prima di mettere il pigiamino. La SecurPoint 85 è ben salda.
Via…
Inserisco il tensore con la mano sinistra e lo giro, imprimendo una rotazione al cilindro.
Con la destra, inserisco il grimaldello. Avverto la resistenza dei perni mentre muovo lo strumento su e giù, avanti e indietro. Li vedo nella mente: ho aperto centinaia di serrature, li ho toccati, ho annusato il metallo e saggiato nella mano il peso di tutti i componenti.
Mi perdo, diventando chiave.
Una pratica oscura dello zen…
Non sono un tipo particolarmente spirituale o religioso, ma considero lo scasso un qualcosa di mistico, simile alla trasfigurazione di Gesù. Al passaggio di Buddha dall’ignoranza al risveglio. A quello di Gandalf il Grigio a Gandalf il Bianco.
Clic, clic.
Questa serratura ha dieci perni, due in ciascun foro. Li aziono.
Non respiro da quando ho iniziato.
Il mignolo della mano sinistra tiene ben fermo il tensore, mentre il grimaldello sonda.
Quindici secondi…
Spingo, spingo… Ma con delicatezza. Non devo far arrabbiare i perni che ancora non sono risaliti nel proprio alloggio. Non puoi fare il prepotente: devi sedurli.
Clic, clic…
Il tensore ruota, il chiavistello da due centimetri e mezzo esce dallo scasso.
Ce l’ho fatta!
E in venti secondi, nientemeno.
Vergogna sulla SecurPoint.
Mi alzo e spruzzo sui cardini del lubrificante alla grafite. Poi chiudo la porta in un silenzio da spazio siderale.
Carrie Noelle non è tipa da allarmi, quindi non ho bisogno di riversare sulla casa una tempesta di onde RF, né devo impiegare i primi cinque secondi della Visita a tagliare cavi.
Qualche passo all’interno. Ascolto.
Il ronzio del frigorifero. Il gorgoglio dell’acquario.
Qui dentro è scuro, ma non completamente buio. Una cosa che ho imparato è che, se non monti tende oscuranti a tutte le finestre, non ti salvi: New York – e Manhattan in particolare – è piena di luci. I raggi provenienti da milioni di fonti entrano in casa attraverso decine di minuscole fessure. In ogni singolo minuto di ogni singolo giorno. Quando i miei occhi si abituano, mi addentro con cautela nell’appartamento.
Attraverso un lungo corridoio. Supero, senza aprirla, la porta che conduce a una piccola camera da letto. Lì accanto c’è una mezza dozzina di giocattoli per bambini, tra i quali una bambola dalla faccia inquietante, una locomotiva di legno, e una sagoma – anch’essa di legno – nella quale disporre le lettere per formare delle parole.
Proseguo lungo il corridoio. La cucina è sulla sinistra, il soggiorno sulla destra. Divani e poltrone in finta pelle, dall’aria comoda. Un tavolino da caffè pieno di riviste, cosmetici, calzini e altri giocattoli. L’acquario è davvero notevole; non so niente di pesci, ma trovo affascinanti i loro colori. In fondo c’è la camera matrimoniale.
Tiro fuori dalla tasca il coltello e lo apro con il più impercettibile dei clic (ho spruzzato il lubrificante alla grafite anche qui). Stringo con forza l’impugnatura, la lama in alto.
Se qualcuno mi avesse sentito e fosse sul punto di saltarmi addosso, sarebbe questo il momento.
Entro.
Ma eccola che dorme. La bella Carrie Noelle. È distesa sul letto in un groviglio di lenzuola viola a fiori. La trapunta sembra un po’ troppo pesante per la temperatura nell’appartamento, che non è così bassa. Ma è ciò che lei ha scelto per avvolgersi: chi lotta contro l’insonnia usa qualsiasi arma o tattica dia loro un vantaggio.
Chiudo il coltello e lo infilo di nuovo in tasca, poi guardo ancora Carrie.
Sulla base delle mie Visite, posso dire che la maggior parte delle donne dorme su un fianco, con le coperte ammucchiate o un cuscino in mezzo alle gambe. Niente di sessuale, ne sono certo. Nessuna indossa il pigiama, né tantomeno una camicia da notte, a meno che non si tratti di un indumento sexy e non ci sia il partner o la partner dall’altra parte del letto. (Una volta mi è capitato di trovarne una addormentata accanto a un uomo. Mi sono ritirato in fretta appena me ne sono accorto.) No, la tenuta da letto di rigore tra la popolazione femminile è composta da pantaloni della tuta, o boxer, e maglietta. E vi sorprenderebbe sapere quante donne single, di tutte le età, vanno a dormire con un peluche o due.
Torno in soggiorno, faccio scorrere lo sguardo sulla libreria. A Carrie piacciono i gialli, le biografie e i libri di cucina. E, come in ogni appartamento che ho visitato, ecco la collezione di manuali di autoaiuto e ginnastica. Da sola sarà costata almeno un migliaio di dollari, e molti di quei libri non sono stati neanche sfogliati.
In cucina trovo una bottiglia di vino rosso, un syrah australiano, ancora chiusa dal tappo a vite. (Agli antipodi – ricordo dai pranzi formali ed eleganti della mia infanzia, con mio padre che saliva in cattedra – non hanno paura di vendere vini pregiati in bottiglie facili da aprire. E perché dovrebbero? È una cosa sensata.)
Cerco un bicchiere di cristallo e lo riempio a metà. Bevo un sorso. Sembra decente. Anzi, mi correggo: è piuttosto buono. «Decente» non significa «di qualità»; è...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il visitatore notturno
  4. PRIMA PARTE. LA CHIAVE A TUBO. 26 maggio, 8:00
  5. SECONDA PARTE. LA CHIAVE MAESTRA. 27 maggio, 4:00
  6. TERZA PARTE. LA CHIAVE DENTELLATA. 28 maggio, 6:00
  7. QUARTA PARTE. LA CHIAVE A URTO. Cinque giorni prima: 23 maggio, 3:00
  8. QUINTA PARTE. LA CHIAVE PASSEPARTOUT. Presente: 28 maggio, 11:00
  9. SESTA PARTE. LA CHIAVE A CROCE. 29 maggio, 9:00
  10. RINGRAZIAMENTI
  11. Copyright