Da sempre l'uomo vive un legame profondo con il mare, un "personaggio" che nei millenni ha assunto molteplici volti. In questa evocativa raccolta, la voce autorevole di Guido Davico Bonino naviga attraverso i simboli e i significati del mare schiusi dai più grandi autori di tutti i tempi: dagli ignoti del Libro dell'Esodo a Omero, da Marco Polo a Dante, da Shakespeare e Montaigne fino a Leopardi, Stevenson, Kipling e Proust, per finire con la Deledda, Marinetti e García Lorca. Tuffandosi in caposaldi della letteratura quali il Paradiso perduto, Robinson Crusoe e Il conte di Montecristo, Davico Bonino ci guida in un'incredibile traversata che tocca le corde più intime dell'animo umano, alla scoperta delle varie incarnazioni di Poseidone. Accogliente o minaccioso, romantico o giocoso, mortale o fecondo, il mare in tutte le sue sfumature anima poesie, novelle, resoconti di viaggio e romanzi indimenticabili, spesso incarnando le sfide interiori che gli uomini di ogni tempo si trovano ad affrontare, così come la sete di conoscenza e il bisogno di avventura che anima lo spirito di tanti letterati e delle loro storie immortali.

- 320 pagine
- Italian
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TravelUna terrazza sul golfo di Napoli
MATILDE SERAO (1856-1927)
Nata a Patrasso da madre greca e da padre napoletano, esiliato per motivi politici, a Napoli impiegata ai telegrafi per necessità economiche, poi a Roma dove conosce e sposa Edoardo Scarfoglio, per fondare poi con lui «Il Mattino», la Serao dal 1878 in poi scrive e pubblica, in un flusso ininterrotto, romanzi e racconti, che la rendono prediletta dal grande pubblico, soprattutto femminile. Ecco un suo racconto, con il mare di Napoli testimone immobile.
Fulvio s’inchinò, prese dalla mano di Paola il gelato che ella, sorridendo dolcissimamente, gli porgeva, e le disse, guardandola negli occhi: «Vi amo».
«Non dovete amarmi», mormorò lei, senza scomporsi, seguitando a sorridere.
«E perché?»
«Perché ho marito», ribatté ella, ma placidamente.
«Non importa!»
E gli occhi di Fulvio, di un tetro azzurro, lampeggiarono di passione. Ella restava innanzi a lui, senza mostrare alcun turbamento, sorridendo ancora, tutta rossa, con le belle braccia bianche e prosciolte sotto il merletto nero delle maniche. Sul merletto nero e sulle bianche braccia scintillavano i braccialetti gemmati: erano ricaduti sui polsi, ella si occupò a risollevarsi verso il gomito, con molta cura, giocherellando con le catenine d’oro, coi cerchiolini sottilissimi. Irritato, Fulvio batteva col cucchiaino sul piattello del gelato: «Andatevene», mormorò a un tratto, soffocando di collera, «siete una donna odiosa, io vi detesto».
Paola crollò lievemente il capo, come si fa per un malato incurabile, e si allontanò da Fulvio. La brigata si aggruppava attorno al pianoforte, dove un maestro giovane, pallido, con un grosso ciuffo di capelli neri sulla fronte, accompagnava il canto di una fanciulla gracile, biancovestita, con un filo di voce simpatica, che cantava una romanza di Bizet. La romanza era di carattere orientale, una nenia bizzarra, a volte piena di trilli allegri, a volte piena di lunghi singulti: e due o tre signore s’illanguidivano, lasciavano liquefare il gelato nel piattello, prese dal delicato lamento della fanciulla orientale: il marito di Paola si dondolava in una poltrona, fumando, tranquillo, guardando con occhio distratto la svelta figura di sua moglie, tutta vestita di nero, tutta scintillante di perline nere. La freschissima brezza marina entrava dalle quattro finestre di quel lungo salone: appoggiato alla finestra, Fulvio guardava il mare, come assorbito. Ora Paola offriva le sigarette ai giovanotti e alle signore che osavano fumare. E la mano che porgeva il porta sigarette era così bianca, così pura di linee, che Fulvio sentì struggersi di tenerezza.
«Perdonatemi», fece lui, levandole in faccia gli occhi supplichevoli.
«Amico, non ho nulla da perdonarvi», disse Paola, soavemente.
«Sono un brutale: voi siete buona.»
«No, no», e fece per ritirarsi.
«Non restate mai un momento accanto a me», mormorò lui con voce di pianto.
«Non posso, amico: questi signori hanno bisogno di fumare. Ecco il mio marito senza sigarette...»
S’involò, leggiadra, offrì le sigarette a suo marito, sorridendogli. Il marito la guardava quietamente, con un’aria soddisfatta di uomo dalla felicità imperturbabile e sceglieva la sigaretta, a lungo scherzando con le dita della moglie. Pareva che si dicessero tante cose, marito e moglie, tante cose d’amore: ed erano così giovani, così belli, così bene accoppiati, che i loro amici li consideravano con compiacenza, come si guardano due fidanzati. Tutto solo appoggiato alla finestra, Fulvio fissava la scena e impallidiva: fece due o tre passi avanti. Ma, ecco, ella veniva di nuovo a lui, snella, leggiera: «La sigaretta è spenta: volete del fuoco?».
«Non temete voi», fece lui, a denti stretti, ma col più amabile fra i sorrisi, «non temete voi che io uccida vostro marito?»
«La spagnoletta è spenta...»
«Vedrete che lo uccido, signora.»
Senza più dirgli nulla, fattasi un po’ seria nella faccia, Paola si allontanò da lui, a rilento, come se l’avesse colpita una parola dolorosa. Ora tutti complimentavano la signorina Sofia che aveva cantato così bene les adieux de l’hôtesse arabe: e la gracile fanciulla, tutta malinconia, sorrideva modestamente.
«Vi piace Bizet?», chiese Sofia a Fulvio, che si era accostato al resto della brigata.
«Bizet?», fece lui come trasognato.
«Sì: vi domandavo se vi piace.»
«Assai», mormorò lui, distratto.
La fanciulla gracile e mesta lo guardò e ripetette, come fra sé, le prime parole della romanza francese: «Puisque rien ne t’arrête...».
Ma egli non udì, concentrato nei suoi pensieri.
«... adieu bel étranger», finì Sofia pianissimamente.
Attorno al pianoforte, ora, si rideva. Il maestro giovanetto, pallido, col grosso ciuffo di capelli neri sulla fronte, arrivato da poco da Londra, raccontava a quei suoi amici napoletani l’ostinazione delle misses e delle mistresses inglesi a volere imparare le patetiche romanze italiane: ne rifaceva le smorfie e le contorsioni, vivacemente col brio del napoletano che si vendica della lunga stagione di nebbia sopportata a malincuore. Tutti ridevano, specialmente il marito di Paola: Paola, ritta in piedi, si sventolava col grande ventaglio di raso nero, dove un pittore fantastico aveva dipinto un paesaggio lunare. E Fulvio, non potendo parlare, guardava Paola: la guardava con tanta intensità, con una fissità così ardente, che a lei le palpebre batterono, due o tre volte, quasi per fastidio. Ma lui non si scosse, avvinto, ipnotizzato, bevendo dagli occhi di lei, che non lo guardavano, il fascino invincibile: ed ella, naturalmente, come se la luce soverchia la infastidisse, levò l’ampio ventaglio di raso nero e si nascose il volto. Ora Fulvio non vedeva che il busto scintillante di perline nere e la mano sottile levata, premente le stecche nere del ventaglio: una vela di raso nero gli celava la faccia di Paola: tutti ridevano per le caricature del maestro di musica: Fulvio aveva gli occhi pieni di lacrime. Sofia lo guardava, con un lievissimo, malinconico sorriso.
Ma un delicato suono di mandolino entrò dalle finestre che davano sul mare: le risa tacquero, tutti tesero gli orecchi. Il suono si avvicinava: e la brigata, come attratta, si affollò alla porta che dava sul terrazzo. Nero era il mare, nella notte nera: altissime, tremolavano le stelle, sul cielo nero. Attraverso l’oscurità del mare una barchetta passava, portando a prora una fiaccola sanguigna che si rifletteva nell’acqua e vi metteva una vampa: sulla barchetta qualcuno suonava il mandolino, ma non si distingueva chi fosse; qualche cosa biancheggiava, come il vestito d’una donna. E la facella sanguigna rifletteva la sua luce nel mare, e il mandolino invisibile si lamentava e l’ombra bianca era immobile, e la barchetta filava; un silenzio aveva colto la lieta brigata.
«È una romanza in azione», disse il maestro di musica rompendo il silenzio.
«Duetto d’amore», strillò un giovanotto.
«Non li disturbiamo», disse soavemente Paola.
«Ehi, dalla barca!», urlò il marito di Paola, come per contraddire sua moglie. «Buonasera, buonasera, divertitevi!»
Tutta la brigata ripeté: «Buonasera, buonasera, divertitevi!».
Subito, immergendosi nell’acqua marina, la fiaccola sanguigna si spense, il mandolino tacque, la barchetta vogò nella tenebra e nel silenzio.
«Troppa superbia, o innamorati!», strillò il marito di Paola.
«Beati, loro», disse Fulvio.
«Perché li invidii?», chiese il maestro di musica. «Napoli ha le sue spiagge piene di barchette e le sue case piene di vestiti bianchi.»
«Né vi è scarsezza di mandolini», aggiunse il marito di Paola.
«Che m’importa della barchetta e della musica e del vestito bianco! Quelli si amano: io li invidio.»
«Oh il sentimentale, il sentimentale!», esclamarono due o tre.
«L’amore è una bellissima cosa», disse Fulvio, con una convinzione profonda.
«Che scoperta, perdio!», gridò il marito di Paola.
«Bisogna ammogliarsi», disse il maestro di musica. «Fulvio, guarda la signora Paola e suo marito: bisogna ammogliarsi.»
«Bisogna ammogliarsi», ripeté soavemente Paola.
«Bisogna morire», mormorò Fulvio.
Ma gli amici e le amiche rientravano nel salone: si combinava, per la sera seguente, una gita per mare, con due barchette, con musica. Non era meglio aspettare che venisse la luna? Ma no, le gite con la luna sono volgari, non si ha paura di nulla, ci si vede troppo chiaro: è meglio andare nella notte, come la barchetta degli amanti. Questo dicevano le signore: i signori proponevano di portare la cena. Sulla soglia della porta, verso il Tenazzo, Paola disse a Fulvio, da lontano: «Siete anche voi della gita?».
«No, no, sentite...», disse lui, con voce soffocata.
Ma ella non uscì sul terrazzo. Qualche signora parlava di andar via: ma per trattenere gli invitati ancora un poco, Sofia si mise a cantare il walzer dell’Ombra, nella Dinorah. La gente, in piedi, ascoltava: ma la breve voce simpatica della fanciulla non arrivava a eseguire quei trilli complicati, quelle risposte dell’eco. Sibbene ella cantava quel walzer come se piangesse: e invero quella musica, che è il pianto di una illusione, pareva un singulto di dolcissima follia.
«Datemi il mio ventaglio», disse Paola, dolcemente, a Fulvio, che se ne stava solo solo sul terrazzo.
«No, se non mi sentite», disse lui, tenendosi il ventaglio stretto alle labbra.
«Datemi il mio ventaglio», ripeté ella, con fermezza e con dolcezza.
«Sentitemi, sentitemi, ve ne scongiuro, è una cosa gravissima...»
Paola non gli dette più retta, rientrò nel salone: ora il cameriere portava attorno dei bicchieri pieni di malaga dove un pezzo di ghiaccio galleggiava, ed ella girava premurosa, sorridente, serena. Quando ebbe compiuto il suo giro, naturalmente si rammentò dell’altro suo ospite che stava solo, nell’ombra, sul terrazzo, fra la nerezza del cielo e quella del mare.
«Datemi il ventaglio, amico.»
«Sentitemi...», disse lui, ancora.
E la voce era così piena di dolore, che ella si arrestò. Nella sala, adesso, con la nova allegria del vino, cantavano un coro napoletano. Ella ascoltava le parole di Fulvio.
«Sentite. Io debbo parlarvi. Debbo dirvi delle cose gravissime. Non m’interrompete, Paola, ve ne prego. Ascoltate: ho da dirvi, da dirvi, tante cose. Ma le dico presto, non dubitate. Ora non posso dirle. Vi è gente di là, gente felice...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Prefazione
- IL LIBRO DEL MARE
- Il mare che uccide – «Esodo»
- Come si costruisce una zattera – Omero
- La vendetta che passa dal mare – Archiloco di Paro
- La conchiglia, meraviglia del mare – Álceo di Mitilene
- Madre e figlio in balìa dei flutti – Simonide di Ceo
- Naufragando nell’angoscia – Euripide
- Venti, tempesta, paura dei naviganti – Publio Virgilio Marone
- Le tentazioni delle stazioni balneari – Sesto Properzio
- Vento fatale – Antipatro di Tessalonica
- A un morto in mare – Giuliano d’Egitto
- Acqua a perdita d’occhio – Yehuda Ha-Levi (Giuda Levita)
- Venezia, ovvero la ricchezza che viene dal mare – Martino da Canal
- Struggimento vista mare – Martin Codax
- Tecniche seduttorie marinaresche – Anonimo de «Il Fiore»
- Il viaggio di Ulisse – Dante Alighieri
- Geografia del mare – Ristoro d’Arezzo
- Commiato e struggimento della partenza – Anonimo del «Tristano Riccardiano»
- L’anima è come una nave – Johannes Tauler
- Il mercante corsaro – Giovanni Boccaccio
- Marzo, il mese del mare – Folgóre da San Gimignano
- Controindicazioni dei crostacei – Franco Sacchetti
- Il lungo viaggio della vita – Giannozzo Sacchetti
- Tempesta – Niccolò da Poggibonsi
- La ballata del nobile marinaio – Anonimo Scozzese
- La partenza della grande spedizione – Antonio Pigafetta
- Il tonno magico – Giovan Francesco Straparola
- Rotte nuove, scoperte geografiche e ricchezze – Francesco Guicciardini
- Capricciosa come i venti in mare è la fortuna – Matteo Bandello
- La lavandaia in riva al mare – Romancero Spagnolo
- Il mare in casa: la saliera di Francesco I – Benvenuto Cellini
- Navigando sul mare in tempesta – Joachim du Bellay
- Mal di mare – Michel Eyquem de Montaigne
- Per la vittoria di Lepanto – Fernando de Herrera
- Verso Goa – Filippo Sassetti
- Naufragio: i marinai contro i passeggeri – William Shakespeare
- Rotta per Capo Verde – Francesco Carletti
- Prigioniera della sirena – Giambattista Basile
- Le galee del Tonchino – Giovanni Filippo de Marini
- Lamento per un amico annegato – John Milton
- Il palombaro – Francesco Negri
- I frutti dell’India – Antonio Murchio
- La tratta degli schiavi – Dionigi Carli
- Il mostro marino – Jean Racine
- Alle prese con i corsari – Angelo Legrenzi
- La pesca delle perle – Giovanni Francesco Gemelli Careri
- Il naufragio di Robinson – Daniel Defoe
- Terremoto sul mare – Voltaire (François-Marie Arouet)
- Due mesi nell’oceano – Antoine-François Prévost
- La burrasca – Carlo Goldoni
- Approdo in Estonia – Francesco Algarotti
- Lo splendore di Messina – Ignazio Paternò
- Stromboli – Lazzaro Spallanzani
- La fine di Caio Mario – Alessandro Verri
- Tra i ghiacci del Nord – Vittorio Alfieri
- Ulisse e Nausicaa – Ippolito Pindemonte
- La bora sul porto di Trieste – Antonio De Giuliani
- Elice sommersa dalle onde – Saverio Scrofani
- La bella tarentina – André Chénier
- Terrore a bordo – Filippo Pananti
- Una lunga traversata – François-René de Chateaubriand
- Le rose tra i flutti – Marceline Desbordes-Valmore
- Islanda – Bjarni Thórarensen
- Incontro fra vento e mare – Percy Bysshe Shelley
- Bella ragazza di pescatori – Heinrich Heine
- L’effetto della vista del mare – Giacomo Leopardi
- Le seduzioni di Giava – Honoré de Balzac
- Montecristo all’orizzonte – Alexandre Dumas padre
- La scogliera – Victor Hugo
- Venezia – Henri Wadsworth Longfellow
- Manoscritto trovato in una bottiglia – Edgar Allan Poe
- La canzone del pirata – José de Espronceda
- Ulisse – Alfred Tennyson
- Plenilunio a Málaga – Théophile Gautier
- La vela – Michail Lermontov
- Sulla riva – Hans Theodor Storm
- La balena bianca – Herman Melville
- L’albatro – Charles Baudelaire
- Sulla spiaggia di Dover – Matthew Arnold
- Nel ventre del pescecane – Carlo Collodi
- Riposo eterno tra i coralli – Jules Verne
- A bordo con Bixio – Giuseppe Cesare Abba
- Il carico di lupini – Giovanni Verga
- Lo splendore della Riviera ligure – Antonio Fogazzaro
- Brezza marina – Stéphane Mallarmé
- Incanto sulla laguna – Friedrich Nietzsche
- Viaggio di nozze – Carlo Dossi
- Morta Venezia – Mihai Eminescu
- L’ammutinamento – Robert Louis Stevenson
- I puffini dell’Adriatico – Giovanni Pascoli
- Una terrazza sul golfo di Napoli – Matilde Serao
- La ragazza sull’isola – Joseph Conrad
- Pesca notturna – Italo Svevo
- Il ritorno del marinaio – Gabriele D’Annunzio
- Itaca – Konstantinos Kavafis
- Sulla spiaggia – Henri de Régnier
- Il canto del veliero – Laurence Hope
- Salvataggio in mare – Rudyard Kipling
- La naufraga rediviva – Luigi Pirandello
- «Dolce spiaggia dove mi nacque l’anima» – Paul-Jean Toulet
- Libeccio – Grazia Deledda
- L’albergo sul mare – Marcel Proust
- Il vino perduto tra le acque – Paul Valéry
- Il cuoco di bordo, un prigioniero, canta – Hugo von Hofmannsthal
- La devastazione del porto – Luigi Barzini
- Maledetto mare – Filippo Tommaso Marinetti
- Donne sulla riva – Endre Ady
- Purificarsi in riviera – Guido Gozzano
- Donna genovese – Dino Campana
- Canzonette all’amata – Sergio Corazzini
- La fuga della spuma – Giovanni Boine
- Il segreto della conchiglia – Katherine Mansfield
- Il crudele fondo del mare – Hart Crane
- Tra le maglie della rete – Luca Ghiselli
- Postilla
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