Il libro del mare
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Il libro del mare

Storie di onde, viaggi e sogni a occhi aperti

  1. 320 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il libro del mare

Storie di onde, viaggi e sogni a occhi aperti

Informazioni su questo libro

Da sempre l'uomo vive un legame profondo con il mare, un "personaggio" che nei millenni ha assunto molteplici volti. In questa evocativa raccolta, la voce autorevole di Guido Davico Bonino naviga attraverso i simboli e i significati del mare schiusi dai più grandi autori di tutti i tempi: dagli ignoti del Libro dell'Esodo a Omero, da Marco Polo a Dante, da Shakespeare e Montaigne fino a Leopardi, Stevenson, Kipling e Proust, per finire con la Deledda, Marinetti e García Lorca. Tuffandosi in caposaldi della letteratura quali il Paradiso perduto, Robinson Crusoe e Il conte di Montecristo, Davico Bonino ci guida in un'incredibile traversata che tocca le corde più intime dell'animo umano, alla scoperta delle varie incarnazioni di Poseidone. Accogliente o minaccioso, romantico o giocoso, mortale o fecondo, il mare in tutte le sue sfumature anima poesie, novelle, resoconti di viaggio e romanzi indimenticabili, spesso incarnando le sfide interiori che gli uomini di ogni tempo si trovano ad affrontare, così come la sete di conoscenza e il bisogno di avventura che anima lo spirito di tanti letterati e delle loro storie immortali.

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2021
Print ISBN
9788817138932
eBook ISBN
9788831805438
Categoria
Viaggi

Una terrazza sul golfo di Napoli

MATILDE SERAO (1856-1927)
Nata a Patrasso da madre greca e da padre napoletano, esiliato per motivi politici, a Napoli impiegata ai telegrafi per necessità economiche, poi a Roma dove conosce e sposa Edoardo Scarfoglio, per fondare poi con lui «Il Mattino», la Serao dal 1878 in poi scrive e pubblica, in un flusso ininterrotto, romanzi e racconti, che la rendono prediletta dal grande pubblico, soprattutto femminile. Ecco un suo racconto, con il mare di Napoli testimone immobile.
Fulvio s’inchinò, prese dalla mano di Paola il gelato che ella, sorridendo dolcissimamente, gli porgeva, e le disse, guardandola negli occhi: «Vi amo».
«Non dovete amarmi», mormorò lei, senza scomporsi, seguitando a sorridere.
«E perché?»
«Perché ho marito», ribatté ella, ma placidamente.
«Non importa!»
E gli occhi di Fulvio, di un tetro azzurro, lampeggiarono di passione. Ella restava innanzi a lui, senza mostrare alcun turbamento, sorridendo ancora, tutta rossa, con le belle braccia bianche e prosciolte sotto il merletto nero delle maniche. Sul merletto nero e sulle bianche braccia scintillavano i braccialetti gemmati: erano ricaduti sui polsi, ella si occupò a risollevarsi verso il gomito, con molta cura, giocherellando con le catenine d’oro, coi cerchiolini sottilissimi. Irritato, Fulvio batteva col cucchiaino sul piattello del gelato: «Andatevene», mormorò a un tratto, soffocando di collera, «siete una donna odiosa, io vi detesto».
Paola crollò lievemente il capo, come si fa per un malato incurabile, e si allontanò da Fulvio. La brigata si aggruppava attorno al pianoforte, dove un maestro giovane, pallido, con un grosso ciuffo di capelli neri sulla fronte, accompagnava il canto di una fanciulla gracile, biancovestita, con un filo di voce simpatica, che cantava una romanza di Bizet. La romanza era di carattere orientale, una nenia bizzarra, a volte piena di trilli allegri, a volte piena di lunghi singulti: e due o tre signore s’illanguidivano, lasciavano liquefare il gelato nel piattello, prese dal delicato lamento della fanciulla orientale: il marito di Paola si dondolava in una poltrona, fumando, tranquillo, guardando con occhio distratto la svelta figura di sua moglie, tutta vestita di nero, tutta scintillante di perline nere. La freschissima brezza marina entrava dalle quattro finestre di quel lungo salone: appoggiato alla finestra, Fulvio guardava il mare, come assorbito. Ora Paola offriva le sigarette ai giovanotti e alle signore che osavano fumare. E la mano che porgeva il porta sigarette era così bianca, così pura di linee, che Fulvio sentì struggersi di tenerezza.
«Perdonatemi», fece lui, levandole in faccia gli occhi supplichevoli.
«Amico, non ho nulla da perdonarvi», disse Paola, soavemente.
«Sono un brutale: voi siete buona.»
«No, no», e fece per ritirarsi.
«Non restate mai un momento accanto a me», mormorò lui con voce di pianto.
«Non posso, amico: questi signori hanno bisogno di fumare. Ecco il mio marito senza sigarette...»
S’involò, leggiadra, offrì le sigarette a suo marito, sorridendogli. Il marito la guardava quietamente, con un’aria soddisfatta di uomo dalla felicità imperturbabile e sceglieva la sigaretta, a lungo scherzando con le dita della moglie. Pareva che si dicessero tante cose, marito e moglie, tante cose d’amore: ed erano così giovani, così belli, così bene accoppiati, che i loro amici li consideravano con compiacenza, come si guardano due fidanzati. Tutto solo appoggiato alla finestra, Fulvio fissava la scena e impallidiva: fece due o tre passi avanti. Ma, ecco, ella veniva di nuovo a lui, snella, leggiera: «La sigaretta è spenta: volete del fuoco?».
«Non temete voi», fece lui, a denti stretti, ma col più amabile fra i sorrisi, «non temete voi che io uccida vostro marito?»
«La spagnoletta è spenta...»
«Vedrete che lo uccido, signora.»
Senza più dirgli nulla, fattasi un po’ seria nella faccia, Paola si allontanò da lui, a rilento, come se l’avesse colpita una parola dolorosa. Ora tutti complimentavano la signorina Sofia che aveva cantato così bene les adieux de l’hôtesse arabe: e la gracile fanciulla, tutta malinconia, sorrideva modestamente.
«Vi piace Bizet?», chiese Sofia a Fulvio, che si era accostato al resto della brigata.
«Bizet?», fece lui come trasognato.
«Sì: vi domandavo se vi piace.»
«Assai», mormorò lui, distratto.
La fanciulla gracile e mesta lo guardò e ripetette, come fra sé, le prime parole della romanza francese: «Puisque rien ne t’arrête...».
Ma egli non udì, concentrato nei suoi pensieri.
«... adieu bel étranger», finì Sofia pianissimamente.
Attorno al pianoforte, ora, si rideva. Il maestro giovanetto, pallido, col grosso ciuffo di capelli neri sulla fronte, arrivato da poco da Londra, raccontava a quei suoi amici napoletani l’ostinazione delle misses e delle mistresses inglesi a volere imparare le patetiche romanze italiane: ne rifaceva le smorfie e le contorsioni, vivacemente col brio del napoletano che si vendica della lunga stagione di nebbia sopportata a malincuore. Tutti ridevano, specialmente il marito di Paola: Paola, ritta in piedi, si sventolava col grande ventaglio di raso nero, dove un pittore fantastico aveva dipinto un paesaggio lunare. E Fulvio, non potendo parlare, guardava Paola: la guardava con tanta intensità, con una fissità così ardente, che a lei le palpebre batterono, due o tre volte, quasi per fastidio. Ma lui non si scosse, avvinto, ipnotizzato, bevendo dagli occhi di lei, che non lo guardavano, il fascino invincibile: ed ella, naturalmente, come se la luce soverchia la infastidisse, levò l’ampio ventaglio di raso nero e si nascose il volto. Ora Fulvio non vedeva che il busto scintillante di perline nere e la mano sottile levata, premente le stecche nere del ventaglio: una vela di raso nero gli celava la faccia di Paola: tutti ridevano per le caricature del maestro di musica: Fulvio aveva gli occhi pieni di lacrime. Sofia lo guardava, con un lievissimo, malinconico sorriso.
Ma un delicato suono di mandolino entrò dalle finestre che davano sul mare: le risa tacquero, tutti tesero gli orecchi. Il suono si avvicinava: e la brigata, come attratta, si affollò alla porta che dava sul terrazzo. Nero era il mare, nella notte nera: altissime, tremolavano le stelle, sul cielo nero. Attraverso l’oscurità del mare una barchetta passava, portando a prora una fiaccola sanguigna che si rifletteva nell’acqua e vi metteva una vampa: sulla barchetta qualcuno suonava il mandolino, ma non si distingueva chi fosse; qualche cosa biancheggiava, come il vestito d’una donna. E la facella sanguigna rifletteva la sua luce nel mare, e il mandolino invisibile si lamentava e l’ombra bianca era immobile, e la barchetta filava; un silenzio aveva colto la lieta brigata.
«È una romanza in azione», disse il maestro di musica rompendo il silenzio.
«Duetto d’amore», strillò un giovanotto.
«Non li disturbiamo», disse soavemente Paola.
«Ehi, dalla barca!», urlò il marito di Paola, come per contraddire sua moglie. «Buonasera, buonasera, divertitevi!»
Tutta la brigata ripeté: «Buonasera, buonasera, divertitevi!».
Subito, immergendosi nell’acqua marina, la fiaccola sanguigna si spense, il mandolino tacque, la barchetta vogò nella tenebra e nel silenzio.
«Troppa superbia, o innamorati!», strillò il marito di Paola.
«Beati, loro», disse Fulvio.
«Perché li invidii?», chiese il maestro di musica. «Napoli ha le sue spiagge piene di barchette e le sue case piene di vestiti bianchi.»
«Né vi è scarsezza di mandolini», aggiunse il marito di Paola.
«Che m’importa della barchetta e della musica e del vestito bianco! Quelli si amano: io li invidio.»
«Oh il sentimentale, il sentimentale!», esclamarono due o tre.
«L’amore è una bellissima cosa», disse Fulvio, con una convinzione profonda.
«Che scoperta, perdio!», gridò il marito di Paola.
«Bisogna ammogliarsi», disse il maestro di musica. «Fulvio, guarda la signora Paola e suo marito: bisogna ammogliarsi.»
«Bisogna ammogliarsi», ripeté soavemente Paola.
«Bisogna morire», mormorò Fulvio.
Ma gli amici e le amiche rientravano nel salone: si combinava, per la sera seguente, una gita per mare, con due barchette, con musica. Non era meglio aspettare che venisse la luna? Ma no, le gite con la luna sono volgari, non si ha paura di nulla, ci si vede troppo chiaro: è meglio andare nella notte, come la barchetta degli amanti. Questo dicevano le signore: i signori proponevano di portare la cena. Sulla soglia della porta, verso il Tenazzo, Paola disse a Fulvio, da lontano: «Siete anche voi della gita?».
«No, no, sentite...», disse lui, con voce soffocata.
Ma ella non uscì sul terrazzo. Qualche signora parlava di andar via: ma per trattenere gli invitati ancora un poco, Sofia si mise a cantare il walzer dell’Ombra, nella Dinorah. La gente, in piedi, ascoltava: ma la breve voce simpatica della fanciulla non arrivava a eseguire quei trilli complicati, quelle risposte dell’eco. Sibbene ella cantava quel walzer come se piangesse: e invero quella musica, che è il pianto di una illusione, pareva un singulto di dolcissima follia.
«Datemi il mio ventaglio», disse Paola, dolcemente, a Fulvio, che se ne stava solo solo sul terrazzo.
«No, se non mi sentite», disse lui, tenendosi il ventaglio stretto alle labbra.
«Datemi il mio ventaglio», ripeté ella, con fermezza e con dolcezza.
«Sentitemi, sentitemi, ve ne scongiuro, è una cosa gravissima...»
Paola non gli dette più retta, rientrò nel salone: ora il cameriere portava attorno dei bicchieri pieni di malaga dove un pezzo di ghiaccio galleggiava, ed ella girava premurosa, sorridente, serena. Quando ebbe compiuto il suo giro, naturalmente si rammentò dell’altro suo ospite che stava solo, nell’ombra, sul terrazzo, fra la nerezza del cielo e quella del mare.
«Datemi il ventaglio, amico.»
«Sentitemi...», disse lui, ancora.
E la voce era così piena di dolore, che ella si arrestò. Nella sala, adesso, con la nova allegria del vino, cantavano un coro napoletano. Ella ascoltava le parole di Fulvio.
«Sentite. Io debbo parlarvi. Debbo dirvi delle cose gravissime. Non m’interrompete, Paola, ve ne prego. Ascoltate: ho da dirvi, da dirvi, tante cose. Ma le dico presto, non dubitate. Ora non posso dirle. Vi è gente di là, gente felice...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione
  4. IL LIBRO DEL MARE
  5. Il mare che uccide – «Esodo»
  6. Come si costruisce una zattera – Omero
  7. La vendetta che passa dal mare – Archiloco di Paro
  8. La conchiglia, meraviglia del mare – Álceo di Mitilene
  9. Madre e figlio in balìa dei flutti – Simonide di Ceo
  10. Naufragando nell’angoscia – Euripide
  11. Venti, tempesta, paura dei naviganti – Publio Virgilio Marone
  12. Le tentazioni delle stazioni balneari – Sesto Properzio
  13. Vento fatale – Antipatro di Tessalonica
  14. A un morto in mare – Giuliano d’Egitto
  15. Acqua a perdita d’occhio – Yehuda Ha-Levi (Giuda Levita)
  16. Venezia, ovvero la ricchezza che viene dal mare – Martino da Canal
  17. Struggimento vista mare – Martin Codax
  18. Tecniche seduttorie marinaresche – Anonimo de «Il Fiore»
  19. Il viaggio di Ulisse – Dante Alighieri
  20. Geografia del mare – Ristoro d’Arezzo
  21. Commiato e struggimento della partenza – Anonimo del «Tristano Riccardiano»
  22. L’anima è come una nave – Johannes Tauler
  23. Il mercante corsaro – Giovanni Boccaccio
  24. Marzo, il mese del mare – Folgóre da San Gimignano
  25. Controindicazioni dei crostacei – Franco Sacchetti
  26. Il lungo viaggio della vita – Giannozzo Sacchetti
  27. Tempesta – Niccolò da Poggibonsi
  28. La ballata del nobile marinaio – Anonimo Scozzese
  29. La partenza della grande spedizione – Antonio Pigafetta
  30. Il tonno magico – Giovan Francesco Straparola
  31. Rotte nuove, scoperte geografiche e ricchezze – Francesco Guicciardini
  32. Capricciosa come i venti in mare è la fortuna – Matteo Bandello
  33. La lavandaia in riva al mare – Romancero Spagnolo
  34. Il mare in casa: la saliera di Francesco I – Benvenuto Cellini
  35. Navigando sul mare in tempesta – Joachim du Bellay
  36. Mal di mare – Michel Eyquem de Montaigne
  37. Per la vittoria di Lepanto – Fernando de Herrera
  38. Verso Goa – Filippo Sassetti
  39. Naufragio: i marinai contro i passeggeri – William Shakespeare
  40. Rotta per Capo Verde – Francesco Carletti
  41. Prigioniera della sirena – Giambattista Basile
  42. Le galee del Tonchino – Giovanni Filippo de Marini
  43. Lamento per un amico annegato – John Milton
  44. Il palombaro – Francesco Negri
  45. I frutti dell’India – Antonio Murchio
  46. La tratta degli schiavi – Dionigi Carli
  47. Il mostro marino – Jean Racine
  48. Alle prese con i corsari – Angelo Legrenzi
  49. La pesca delle perle – Giovanni Francesco Gemelli Careri
  50. Il naufragio di Robinson – Daniel Defoe
  51. Terremoto sul mare – Voltaire (François-Marie Arouet)
  52. Due mesi nell’oceano – Antoine-François Prévost
  53. La burrasca – Carlo Goldoni
  54. Approdo in Estonia – Francesco Algarotti
  55. Lo splendore di Messina – Ignazio Paternò
  56. Stromboli – Lazzaro Spallanzani
  57. La fine di Caio Mario – Alessandro Verri
  58. Tra i ghiacci del Nord – Vittorio Alfieri
  59. Ulisse e Nausicaa – Ippolito Pindemonte
  60. La bora sul porto di Trieste – Antonio De Giuliani
  61. Elice sommersa dalle onde – Saverio Scrofani
  62. La bella tarentina – André Chénier
  63. Terrore a bordo – Filippo Pananti
  64. Una lunga traversata – François-René de Chateaubriand
  65. Le rose tra i flutti – Marceline Desbordes-Valmore
  66. Islanda – Bjarni Thórarensen
  67. Incontro fra vento e mare – Percy Bysshe Shelley
  68. Bella ragazza di pescatori – Heinrich Heine
  69. L’effetto della vista del mare – Giacomo Leopardi
  70. Le seduzioni di Giava – Honoré de Balzac
  71. Montecristo all’orizzonte – Alexandre Dumas padre
  72. La scogliera – Victor Hugo
  73. Venezia – Henri Wadsworth Longfellow
  74. Manoscritto trovato in una bottiglia – Edgar Allan Poe
  75. La canzone del pirata – José de Espronceda
  76. Ulisse – Alfred Tennyson
  77. Plenilunio a Málaga – Théophile Gautier
  78. La vela – Michail Lermontov
  79. Sulla riva – Hans Theodor Storm
  80. La balena bianca – Herman Melville
  81. L’albatro – Charles Baudelaire
  82. Sulla spiaggia di Dover – Matthew Arnold
  83. Nel ventre del pescecane – Carlo Collodi
  84. Riposo eterno tra i coralli – Jules Verne
  85. A bordo con Bixio – Giuseppe Cesare Abba
  86. Il carico di lupini – Giovanni Verga
  87. Lo splendore della Riviera ligure – Antonio Fogazzaro
  88. Brezza marina – Stéphane Mallarmé
  89. Incanto sulla laguna – Friedrich Nietzsche
  90. Viaggio di nozze – Carlo Dossi
  91. Morta Venezia – Mihai Eminescu
  92. L’ammutinamento – Robert Louis Stevenson
  93. I puffini dell’Adriatico – Giovanni Pascoli
  94. Una terrazza sul golfo di Napoli – Matilde Serao
  95. La ragazza sull’isola – Joseph Conrad
  96. Pesca notturna – Italo Svevo
  97. Il ritorno del marinaio – Gabriele D’Annunzio
  98. Itaca – Konstantinos Kavafis
  99. Sulla spiaggia – Henri de Régnier
  100. Il canto del veliero – Laurence Hope
  101. Salvataggio in mare – Rudyard Kipling
  102. La naufraga rediviva – Luigi Pirandello
  103. «Dolce spiaggia dove mi nacque l’anima» – Paul-Jean Toulet
  104. Libeccio – Grazia Deledda
  105. L’albergo sul mare – Marcel Proust
  106. Il vino perduto tra le acque – Paul Valéry
  107. Il cuoco di bordo, un prigioniero, canta – Hugo von Hofmannsthal
  108. La devastazione del porto – Luigi Barzini
  109. Maledetto mare – Filippo Tommaso Marinetti
  110. Donne sulla riva – Endre Ady
  111. Purificarsi in riviera – Guido Gozzano
  112. Donna genovese – Dino Campana
  113. Canzonette all’amata – Sergio Corazzini
  114. La fuga della spuma – Giovanni Boine
  115. Il segreto della conchiglia – Katherine Mansfield
  116. Il crudele fondo del mare – Hart Crane
  117. Tra le maglie della rete – Luca Ghiselli
  118. Postilla
  119. Copyright