Fantozzi contro tutti
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Fantozzi contro tutti

  1. 304 pagine
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Fantozzi contro tutti

Informazioni su questo libro

Il più brutto, il più grasso, il più mediocre, il più bugiardo, il più vigliacco di tutti. Il ragionier Fantozzi è quello che spende "unmilionetremiladuecento lire" per attrezzarsi di tutto punto e partecipare, obbligato dal Direttore, alla tremenda gara ciclistica aziendale Còbram. Una batosta tremenda. Insieme a lui un carrozzone di personaggi improbabili, entrati ormai nel mito: il collega della Megaditta Filini, con le sue lenti da cieco, la dimessa e rassegnata moglie Pina, che inaspettatamente si innamora del nipote del fornaio, la signorina Silvani, davanti alla quale Fantozzi non fa che ingarbugliarsi in maniera miserabile, l'odioso Calboni, che non perde occasione per imperversare. Con il libro che chiude la trilogia fantozziana, il personaggio creato da Paolo Villaggio entra definitivamente nella memoria collettiva. E continua a farci ridere. Con un "glossario fantozziano" di Stefano Bartezzaghi.

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2022
eBook ISBN
9788831807265
Print ISBN
9788817097857
Appendice

Il Fantozzi della lingua italiana

di Stefano Bartezzaghi
Prima di essere una lingua il fantozziano è un mondo: parallelo e per certi versi simile a quello cosiddetto reale, con il quale però coincide solo imprecisamente. Nel fantozziano c’è acqua, ma non evapora prima dei 600.000 gradi. L’acqua può anche essere gassata ma, a differenza che nel nostro mondo, bevendo un sufficiente quantitativo di acqua Perrier là si può levitare. Ci sono le caramelle e vengono offerte per gentilezza, come da noi, ma una caramella può essere «un terrificante bolo di zucchero-ferro-cemento grande come una mela».
Se non vogliamo aspettare che il nostro mondo diventi perfettamente fantozziano, possiamo avere un’idea di quanto ci accadrà solo tramite le parole di Villaggio, che il fantozziano lo conosce bene, avendolo costruito o quantomeno visitato. Solo lui potrebbe scriverne un’enciclopedia. Noi dobbiamo limitarci a un ben più modesto lemmario esplorativo, che non ha alcuna pretesa di completezza, anche perché dovrebbe altrimenti essere ben più cospicuo di quanto non sia consentito a questa Appendice.
Oltre a lemmi che provengono direttamente dal lessico fantozziano si incontreranno voci dedicate a categorie stilistiche (come «anteposto aggettivo» o «momenti solenni»).
Lo spoglio lessicale è stato condotto sui tre libri delle avventure di Fantozzi. Uno spoglio complementare dovrebbe essere compiuto sulle sceneggiature dei film, che hanno ampi margini di autonomia nei confronti dei libri anche dal punto di vista linguistico.
Abissale. «Noia abissale», per esempio dei giochi da crociera. Tipico caso di aggettivo iperbolico fantozziano. La noia non-fantozziana può essere, al massimo, «profonda»: Fantozzi mette agli onori del mondo la noia «abissale». La scala del fantozziano è di ordine più che colossale, tende al planetario, se non all’universale.
Accendi. È il primo congiuntivo fantozziano, e capita già nella prima pagina del primo libro, come un leitmotiv che si annuncia sin dall’ouverture di un’opera sinfonica: «Accendi pure la luce» mi ha detto, «tanto ci dobbiamo conoscere visto che l’hanno internato qui nella mia cella». Come si vede Fantozzi pare inizialmente dare del tu al nuovo collega che entra nel suo ufficio-sottoscala. Subito di seguito («l’hanno internato» e più avanti: «non si preoccupi») il lettore scopre che il tu è un lei, e di conseguenza anziché un cameratesco imperativo «accendi» era un’esortazione, tanto umile da venir fuori anche sbagliata. È bastato un attimo: siamo già nel cuore del fantozziano.
Acqua. Spesso è servita ghiacciata: «2 litri di minerale ghiacciata». Come i fucili nei vecchi film (se ce n’è uno in vista, prima o poi sparerà), così l’acqua ghiacciata non mancherà di produrre effetti sugli organi interni di chi l’assume.
Agatai ghin ghin. Parole inutilmente pronunciate dalle «geishe» giapponesi per avvertire: «Stia attento che i piatti sono di ferro non di bronzo e sono rossi perché il ferro è molto molto molto caldo». Nessuno si rivolge a Fantozzi altro che nella propria lingua o nel proprio modo di esprimersi, senza minimamente curarsi delle realistiche probabilità di essere compreso.
Alito. Arma contundente, più che emissione corporale: «Gli alitò in faccia una fogna procurandogli una schiarita ai capelli e alle sopracciglia».
Allucinante. Spesso l’aggettivo risulta incongruo perché accompagna sostantivi con cui non ha alcuna pertinenza e a volte neppure alcuna compatibilità. Nel testo fantozziano si formano così coppie, fino a quel momento inedite, assortite in modo veramente bizzarro. Al lettore odierno nessi come «mischia allucinante» (in un’area di rigore calcistica) o «parrucca rossa allucinante» non appaiono particolarmente originali: ma è appunto stato Fantozzi a estendere il senso letterale di allucinante, e di altri aggettivi iperbolici, e a farne un uso passe-partout. Prima di Fantozzi, insomma, anche il nostro mondo era diverso. L’applicazione fantozzianamente inedita di un aggettivo come allucinante a un sostantivo come parrucca si può chiamare «nesso obliquo».
Allucinazioni. «Cominciò ad avere la prima allucinazione». Al fantozziano – inteso come mondo, livello cognitivo, ordine ontologico – le allucinazioni sono connaturate. Per effetto di un trauma o di una patologia intervenuta per ingestione alimentare o esposizione agli agenti atmosferici a Fantozzi capita di: conversare con Greta Garbo; comperare pani e pesci in un negozio di alimentari per moltiplicarli; affermare «Sto ultimando il mio ultimo libro, Mein Kampf»; mandare «una cartolina ai suoi a Pietralcina»; ripetere «Eli... Eli... Lamma... Padre, padre... perché mi hai abbandonato!»; non poter bere nel cavo delle mani a causa di stimmate; parlare in toscano antico a una certa Beatrice Portinari; essere San Giuseppe, il capitano Nobile, Amundsen...; eccetera.
Ambiguo. Si dice di persone, sorrisi, toni di voce, ambienti. Per esempio: «C’era un clima un po’ ambiguo». È anche in concomitanza o alternanza con altri aggettivi come «vischioso». L’aggettivo caratterizza coloro che sanno approfittarsi dell’esistenza di Fantozzi: ambiguo può essere un alto dirigente, il padrone di un ristorante, l’usciere di un potente: chiunque abbia occasione di trattare Fantozzi con cortesia condiscendente o professionale, certamente provvisoria. «Ambiguo spirito democratico»: tipico degli aristocratici e in particolare della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare (d’ora in poi, SMVdM).
Amputarsi. Atto lesivo: «Si amputò la lingua». A differenza che nel mondo reale, nel fantozziano le lesioni non risultano mai permanenti. A ogni nuova avventura Fantozzi riparte da zero, pienamente ristabilito e integro in ogni parte del corpo, senza riportare mai neppure una cicatrice.
Annebbiamento. «Gli si annebbiò la vista»: questo è il primo sintomo reattivo dell’organismo fantozziano e, assieme all’«azzeramento della salivazione», è prodromico allo svenimento (che è nel fantozziano quello che il fischio dell’arbitro è nel mondo dello sport).
Anteposto aggettivo. Denominiamo così un fenomeno linguistico che caratterizza specialmente il primo libro di Fantozzi: «commoventi incontri», «disperata ricerca», «ansimanti motorini», «taumaturgiche facoltà terapeutiche», «un suo feroce e sagace cugino». Conferisce un tono di solennità letteraria al discorso, con l’effetto di presentare prima le qualità delle sostanze. Il motorino e il cugino ci interessano meno del loro essere rispettivamente ansimante e feroce-e-sagace.
Asburgico. Aggettivo potentemente evocativo: «La clinica in realtà era una vecchia galera asburgica». L’evocazione di asburgico è da collegarsi al più ampio tema germanico (che è il segreto tramite che mette in comunicazione Fantozzi e un altro personaggio villaggesco, il professor Otto von Kranz), riferito non solo all’occupazione nazista della fine della Seconda guerra mondiale ma a quella asburgica contro cui, a Genova, si ribellò nel 1746 il giovane concittadino di Fantozzi, Giovan Battista Perasso detto Balilla. «I bimbi d’Italia / Si chiaman Balilla». Fantozzi si chiama Balilla quando scaglia il cubo di porfido contro la vetrata della Direzione Generale della Megaditta.
Aspetto fisico. Le descrizioni dell’aspetto fisico di Fantozzi, o di quello dei suoi sodali, sono parte integrante della sua mitologia, specie nella nudità e specie a contrasto con «superbe ragazze danesi e tedesche color ambra». Così nella scena del campo nudista: «Si tolsero molto imbarazzati i costumi di lana ascellari. Facevano schifo: schiene e braccette rosso semaforo, ventri Michelin X e culi cascanti bianchi neve. Così sembravano solo due disperati maiali italiani». In quanto ai genitali: «I due polpi violacei che erano le loro attrezzature di piacere».
Le descrizioni fisiche degli altri personaggi sono teratologiche: «Era una vecchiaccia di cinquantacinque anni [notare il crudele rapporto fra la valutazione qualitativa e soggettiva di vecchiaccia e la datazione quantitativa e oggettiva dell’età] tutta rifatta e rappezzata in cliniche francesi e tedesche, con un alito tremendo e con due tiranti per gli occhi sotto il parruccone»; «L’occhio destro, una palla orrenda da rospo»; «Una vecchia foto di sua madre, che fu scambiata per Solokóv, il capo del controspionaggio bulgaro»; «Ringo Starr, a cui Mariangela assomigliava moltissimo» (la scena di «Cheeta Hayworth» è presente solo nel film).
Avventarsi. Per uscire dallo stadio di passività che gli è consono, a Fantozzi occorre un surplus di energia che si esprime con un verbo intensivo. Così avventarsi diviene un segno dell’entrata in azione, il passaggio all’atto che Fantozzi riesce a compiere quando il suo organismo si setta in modalità «audacia»: «Si avventò per un chilometro nella boscaglia»; «Si avventò giù per le scale ululando come un guerriero unno».
Avventurazza. L’adulterio è per Fantozzi quel che il Santo Graal era per Parsifal: l’oggetto del desiderio più intenso, il punto di arrivo di una quest tenace per quanto sempre lontanissima dal suo obiettivo. Ogni momentanea inclinazione del destino verso l’esito più imprevisto – per quanto illusoria, effimera o malintesa essa sia – deve essere scrupolosamente assecondata anche nei minimi dettagli: «Si era cambiato non solo la camicia ma anche calze e mutande: non si sa mai! ci poteva scappare l’avventurazza!».
Aziendale. «Un gruppo aziendale di Sesto San Giovanni». L’aggettivo qualifica persone e situazioni che sul momento si trovano esterne ai confini dell’Azienda stessa: gite aziendali, comitive aziendali, crociere aziendali, circoli dopolavoristici aziendali, tornei aziendali, messe aziendali. Fra le poche attestazioni invece interne alla Megaditta va segnalata quella corrispondente all’acronimo URA: Ufficio Ricatti Aziendali.
Barare. Il verbo ha un’accezione fantozziana del tutto peculiare. Barare consiste nel dissimulare le conseguenze morali e anche fisiche di un errore increscioso (per esempio come fingere di battere il crawl dopo essersi tuffato su una boa metallica). «Volò in mare dopo un urlo soffocato. Era in frac ma cercò di barare: “Ho voluto fare un bagno nel mare di Sardegna”».
Bolo. In lingua italiana il bolo è, tra le altre cose, una grossa pasticca farmaceutica. Nel fantozziano le dimensioni aumentano e assegnano la caramella offerta dalla signorina Silvani (impossibile da non accettare, visto il carisma dell’offerente sul destinatario) alla categoria fantozziana del «cibo insidioso»: «Un terrificante bolo di zucchero-ferro-cemento grande come una mela». Come amministrarlo? «Si passò il caramellone venti minuti parcheggiato in guancia destra, venti minuti in guancia sinistra. Sembrava Marlon Brando nel Padrino».
Calcio. In Fantozzi il calcio è uno sport che sussume discipline diverse, come il rugby, il pugilato, la lotta nel fango, l’hockey su prato e su ghiaccio, la battaglia campale e a volte l’orienteering. È fatto essenzialmente di mischie: «Rimpalli sui denti, palo, naso, arbitro, quasi mani, respinta sulla linea, corner, uscita a pugni del portiere, cannonata, palo, nuca, salvataggio sulla linea, fischio di chiusura».
Cambiali. «“Se vuole abbiamo le cambiali già compilate” disse il maître con uno sguardo da cobra». La «cambiale già compilata» è ciò che sta in fondo ai sorrisi «ambigui». Con le cambiali Fantozzi sana il pregresso: è il rovescio del «milione» del signor Bonaventura. Le cambiali non si contano ma si pesano: «9 chili di cambiali». Il valore per cui Fantozzi firma è sempre debordante: «Va da sé che una rata equivaleva a dodoci mensilità di Fantozzi»; «Lui firmò subito davanti a una folla divertita 200 milioni di cambiali».
Cani. Sono tutti nemici di Fantozzi. Se grossi, hanno la taglia dei molossi napoletani oppure del «gigantesco alano brandeburghese di nome Friedman da 4 tonnellate», e allora vorrebbero mangiarselo. Se sono piccoli («era un cane odioso come tutti i pechinesi, ma questo era viziato, maligno e prepotente») risultano anche più pericolosi, poiché illudono Fantozzi di potersi rivalere su di loro, con conseguenze adeguate ai più consolidati standard fantozziani.
Carponi. Letteralmente: «Nella posizione di chi sta o procede con le ginocchia e le mani a terra». La posizione si addice a Fantozzi: «Vomitò alla toilette e carponi si avvicinò»; «Si piagarono i piedi per le scarpe nuove e dopo un quarto d’ora si trascinava carponi». Senza Fantozzi è probabile che un’intera generazione non avrebbe mai conosciuto questo prezioso e desueto avverbio della lingua italiana.
Cazzo. «Del film, nessuno aveva capito un cazzo.» Fantozzi diventa turpiloquente soprattutto nel terzo libro della sua epopea, quando la fatale paroletta multiuso si era già abbastanza diffusa da non fare più troppa impressione, nero su bianco. L’esclamazione segnala la ribellione, vuota perché solo verbale, all’impotenza.
Cesso. Usato sia in senso proprio sia come insulto: «Ti dice che la tua amichetta è un cesso!». In senso proprio è il rifugio in cui Fantozzi non sempre riesce a ritrarsi in tempo o, in almeno un caso, da cui non riesce a uscire per tempo: «Aveva passato dodici ore con quella mummia orrenda chiuso in un cesso alla turca».
Cibo. Il cibo è sempre un indicatore inequivocabile per le situazioni fantozziane; spesso lui stesso capisce dove sia capitato solo dal tipo di cibo che gli viene servito. Le categorie principali sono: cibo penitenziale: «Mangiarono una minestra di orzo bollito e delle mele cucinate col sale»; cibo imbarazzante: «Fracchia inferse al tordo la prima gran forchettata. Il tordo volò verso il Direttore Magistrale: Fantozzi salvò con un volo alla Albertosi»; cibo insidioso, o pernicioso, o potenzialmente letale: i pomodorini a «18.000 Fahrenheit» (della famosa scena di: «E questo me lo pappo io!»); cibo desiderato: frittata di cipolle («per la quale andava pazzo»), Peroni gelata, «spaghetti alla carbonara e risotto ai funghi» (il cui aroma viene diffuso dall’impianto ad aria condizionata nella clinica dietetica carceraria). «Ordina le cose più raffinate che conosci.» «Hanno del coniglio al forno o della trippa?»
Citazioni sbagliate. Topos fantozziano, tipico delle figure immeritatamente in carriera. Esempio: «Fortuna “doces vat”» (per audaces iuvat).
Clamoroso, clamorosamente. Uno dei principali aggettivi ad accezione iperbolica peculiarmente fantozziana. Nel fantozziano molte cose inconsuete possono risultare «clamorose», fra cui l’insonnia, l’intelligenza, una vomitata, i leccaculi, una botta di culo, una villa, una «cifra», intesa come somma («Questo panno m’è costato una cifra clamorosa»), persino la prudenza e il lutto. Fantozzi viene incappucciato «clamorosamente» da una pentola di risotto; ma spesso «manca clamorosamente» il bersaglio di una sua azione. Si fa notare anche un «colbacco clamoroso di orso».
Coccoina. Spauracchio ignoto. «I giovani d’oggi, che son tutti capelloni, sfaticati e che fumano la “coccoina”» (da una lettera autografa di Fantozzi).
Coglione, e derivati. Stigma fantozziano, specie nel peggiorativo: «coglionazzo».
Colorito. Spesso sintomatico: «Colori del Fantozzi: viola, viola scuro, blu, blu notte, blu Londra». In clausola epigrafica: «Divenne cianotico, bestemmiò».
Comunista. Diventare comunista, dopo aver preso coscienza (i...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. FANTOZZI CONTRO TUTTI
  4. Premessa. di Paolo Villaggio
  5. Tremate, tremate, le streghe son tornate
  6. Il Preside
  7. La tv privata di mezzanotte
  8. La scritta nel cielo
  9. Il maestro di tennis
  10. La Pina si innamora
  11. Il compleanno di Francis Barambani
  12. La rapina a mano armata
  13. Il sequestro di persona
  14. La corsa ciclistica
  15. Lo sci di fondo
  16. Italia! Italia!
  17. Natale a Copenaghen
  18. Una fortunata vincita al Totocalcio
  19. La via del mare
  20. Da casello a casello
  21. Alla corrida
  22. Le sette perle del Mediterraneo
  23. La gara di cocktail
  24. L’iniziazione
  25. La madrina
  26. Il Grand Prix di Montecarlo
  27. Il femminista
  28. Una persona proprio come si deve
  29. Ma lei come la pensa, scusi?
  30. L’uomo più felice del mondoAppendice
  31. Appendice. Il Fantozzi della lingua italiana. di Stefano Bartezzaghi
  32. Copyright