Il ricordo della Shoah è uno degli elementi sui quali abbiamo costruito la nostra identità culturale a partire dalla seconda metà del secolo scorso. La memoria di quell'orrore ha permesso di affrontare a viso aperto la battaglia contro l'antisemitismo. Alcuni ritengono che se venisse meno quella memoria si aprirebbe un nuovo spazio per la circolazione di idee mai del tutto sconfitte. Eppure, come ci ricorda Gabriele Nissim, quel «salvagente cui aggrapparsi» per combattere il riaffiorare delle ideologie più barbare del Novecento «può diventare una pericolosa scorciatoia»: «invece di affrontare direttamente i pregiudizi contemporanei si usa lo scandalo del passato, che alla fine mette tutti d'accordo ma senza toccare le aporie del presente». Ecco allora che «il discorso per certi versi "sacro" sull'unicità della Shoah, espressione di un male assoluto che ha colpito soltanto gli ebrei in tutta la storia dell'umanità», rischia di alimentare una percezione sbagliata: una gerarchia dell'orrore che sembra sminuire o relativizzare le tragedie toccate a molti altri popoli nel corso della storia. Gabriele Nissim - fondatore e presidente della fondazione Gariwo, nata per riconoscere i Giusti che si sono opposti a ogni genocidio - sostiene invece che la memoria della Shoah debba trasformarsi in una lente di ingrandimento, attraverso la quale riconoscere l'orrore ovunque esso si manifesti. Considerando le riflessioni e gli interrogativi di figure fondamentali quali Primo Levi, Simone Veil, Hannah Arendt, Yehuda Bauer e Raphael Lemkin, questo libro ci guida a indagare il meccanismo che porta alle atrocità di massa. E ci ricorda che non esiste un male soprannaturale: l'orrore nasce da una precisa volontà e da decisioni concrete, che conducono gli uomini a sterminare altri uomini per interesse, pregiudizio o accecamento ideologico. Per prevenire nuovi genocidi occorre dunque un'alleanza fra tutti gli esseri umani, fondata su un comandamento morale che ispiri l'azio- ne dei singoli Stati come di organismi sovranazionali: mai più, a nessuno.

- 272 pagine
- Italian
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Argomento
StoriaCategoria
StoriografiaNote
Le trappole della memoria
1. Gabriele Eschenazi e Gabriele Nissim, Ebrei invisibili. I sopravvissuti dell’Europa orientale dal comunismo a oggi, Mondadori, Milano 1995.
2. George Steiner, in Jewish Values in the Post-Holocaust Future: A Symposium, «Judaism», XVI, 3, 1967, p. 298.
La battaglia per il riconoscimento della Shoah
1. Cfr. Gabriele Nissim, La bontà insensata. Il segreto degli uomini giusti, Mondadori, Milano 2012, pp. 165-172.
2. István Bibó, «La question juive en Hongrie après 1944», in István Bibó, Misère des petits États d’Europe de l’Est, L’Harmattan, Paris 1986, pp. 247-250.
3. Zygmunt Bauman, Modernità e Olocausto, il Mulino, Bologna 1992, pp. 167-206.
4. Gabriele Nissim, Il tribunale del bene. La storia di Moshe Bejski, l’uomo che creò il Giardino dei Giusti, Mondadori, Milano 2004, p. 90.
5. Simone Veil, Una vita, Fazi Editore, Roma 2010, p. 41.
6. Ivi, p. 53.
7. Ivi, pp. 49-50.
8. Ivi, p. 53.
9. Ibid.
10. Ibid.
11. Ivi, p. 67.
12. Ibid.
13. Simone Veil, Réflexion d’un témoin, «Annales. Économies, sociétés, civilisations», 48e année, n. 3, 1993, p. 698.
14. Simone Veil, Una vita, cit., p. 71.
15. Simone Veil, Réflexion d’un témoin, cit., p. 701.
16. Simone Veil, Una vita, cit., pp. 111-112.
17. Ivi, p. 111.
18. Ivi, p. 159.
Primo Levi e la zona grigia
1. Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986, p. 101.
2. Ivi, p. 28.
3. Ivi, p. 62.
4. Ivi, p. 63.
5. Ivi, p. 64.
6. Ivi, p. 31.
7. Primo Levi, appendice all’edizione scolastica del 1976 di Se questo è un uomo, in Primo Levi, Se questo è un uomo – La tregua, Einaudi, Torino 1989, p. 347.
8. Primo Levi, I sommersi e i salvati, cit., p. 164.
9. Francesco M. Cataluccio, «Lager e gulag in Primo Levi», in Marcello Flores (a cura di), Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto, Bruno Mondadori, Milano 1998, pp. 289-302.
10. Primo Levi, I sommersi e i salvati, cit., p. 110.
11. Pierre Hadot, Che cos’è la filosofia antica?, Einaudi, Torino 1998, p. 270.
La genesi del concetto di unicità
1. Edgar Morin, Juif: substantif ou adjectif, «Le Monde», 11-12 ottobre 1989.
2. David Grossman (intervista di Matteo Bellinelli), La memoria della Shoah, Casagrande, Bellinzona 2000.
3. Ivi, p. 58.
4. George Steiner, in Jewish Values in the Post-Holocaust Future: A Symposium, cit., p. 298.
5. Citato in Daniel R. Langton, God, the Past and Auschwitz: Jewish Holocaust Theologians’ Engagement with History, «Holocaust Studies», vol. 17, n. 1, 2011, pp. 29-62.
6. George Steiner, in Jewish Values in the Post-Holocaust Future: A Symposium, cit., p. 290.
7. Ivi, pp. 284-285.
8. Elie Wiesel, La notte, Giuntina, Firenze 1995.
9. Elie Wiesel,...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Auschwitz non finisce mai
- Le trappole della memoria
- La battaglia per il riconoscimento della Shoah
- Primo Levi e la zona grigia
- La genesi del concetto di unicità
- L’interpretazione religiosa della Shoah
- A causa dei nostri peccati
- Una suorina ad Auschwitz
- La rivoluzione di Yehuda Bauer
- Genocidio senza precedenti, ma non unico
- Uscire dal vittimismo
- Due prospettive per la memoria
- Alla ricerca di un orizzonte condiviso
- Baruch Spinoza e il destino comune
- Raphael Lemkin, il maestro di una alleanza contro il genocidio
- La fuga dalla Polonia
- Lemkin in America per salvare gli ebrei
- Jan Karski e l’indifferenza del mondo
- L’invenzione della parola «genocidio»
- Lemkin a Norimberga
- Un riscatto attraverso la prevenzione
- Lemkin alle Nazioni Unite
- Il mancato accordo sul genocidio culturale e sui gruppi politici
- Il realismo politico di Lemkin
- Le incomprensioni in America
- Il nuovo comandamento morale dell’umanità
- I pensatori della responsabilità dopo la Shoah
- Note
- Copyright
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