Jack Ryan fu quasi ucciso due volte nel giro di mezz’ora. Aveva lasciato il taxi due isolati prima del luogo cui era diretto. Era una bella giornata limpida, con il sole già basso nel cielo azzurro. Era stato seduto per ore su sedie di legno con lo schienale diritto, e adesso voleva camminare per sgranchirsi. C’era relativamente poco movimento nelle strade e sui marciapiedi. Ne era sorpreso, e aspettava con interesse l’ora di punta. Chiaramente, quelle strade non erano state progettate in previsione del traffico automobilistico, e lui era sicuro che il caos del tardo pomeriggio sarebbe stato uno spettacolo degno di nota. La sua prima impressione era che Londra fosse una città in cui era bello camminare; procedeva con il consueto passo svelto, mai abbandonato da quando aveva prestato servizio nei Marines. Senza nemmeno rendersene conto, scandiva il tempo battendosi l’agenda sulla gamba.
Poco prima dell’incrocio il traffico cessò, ed egli si mosse un po’ troppo presto per attraversare la strada. Guardò automaticamente a sinistra, poi a destra, infine di nuovo a sinistra come era abituato a fare fin da bambino, e scese dal marciapiede.
Per poco non fu investito da un autobus rosso a due piani che frenò stridendo a meno di mezzo metro da lui.
«Mi scusi, signore.»
Ryan si voltò e vide un agente di polizia – qui li chiamano constables, si corresse mentalmente – in divisa, con l’alto cappello alla Mack Sennett.
«Per favore, stia attento e attraversi agli incroci. Farebbe anche bene a badare alla segnaletica orizzontale che indica se si deve guardare a destra o a sinistra. Sa, cerchiamo di non sacrificare troppi turisti alla circolazione.»
«Come fa a sapere che sono un turista?» Adesso non avrebbe più avuto dubbi, grazie all’accento di Ryan.
Il poliziotto sorrise pazientemente,
«Perché lei ha guardato dalla parte sbagliata, signore, ed è vestito come un americano. Stia attento, signore. Buona giornata.»
Con un cordiale sorriso, l’agente se ne andò lasciando Ryan a domandarsi che cosa c’era nel completo giacca-pantalone-gilè appena comperato che potesse segnalarlo come americano.
Così ammonito, Jack si diresse verso l’incrocio. Le scritte sull’asfalto raccomandavano di GUARDARE A DESTRA ed erano accompagnate da una freccia per gli affetti da dislessia. Attese che il semaforo diventasse verde, ed ebbe cura di camminare sulle strisce. Si disse che avrebbe dovuto stare molto attento al traffico, soprattutto venerdì, quando si sarebbe messo al volante dell’auto presa a nolo. L’Inghilterra era uno degli ultimi paesi del mondo dove si continuava a guidare sul lato sbagliato della strada. Era certo che avrebbe avuto bisogno di un po’ di tempo per abituarcisi.
A parte questo, però, facevano abbastanza bene tutte le altre cose, pensò con indulgenza, traendo conclusioni universali già il primo giorno del viaggio in Gran Bretagna. Ryan era effettivamente un osservatore esperto, capace di fare deduzioni valide quasi a prima vista. Adesso si trovava in un quartiere di studi professionali e di uffici. Le persone sul marciapiede erano meglio vestite di quanto sarebbero stati i loro equivalenti americani – a parte i punks con i capelli ispidi tinti di viola e d’arancione. L’architettura era un guazzabuglio di stili, da Cesare Augusto Ottaviano a Mies van der Rohe; la maggior parte degli edifici, però, aveva un aspetto vecchio e confortevole; a Washington o a Baltimora sarebbero stati sostituiti già da un pezzo da una schiera ininterrotta di scatole di vetro nuove e senz’anima. Entrambi gli aspetti della città si armonizzavano piacevolmente con le buone maniere che Ryan aveva riscontrato fino allora. Per lui era una “vacanza lavorativa”, ma le prime impressioni gli dicevano che sarebbe stata gradevole in ogni modo.
Non mancavano, tuttavia, le note stridenti. Quasi tutti i passanti erano muniti d’ombrello. Ryan aveva avuto cura di ascoltare le previsioni del tempo prima di uscire per la ricerca che aveva in programma. Era stata prevista senza riserve di sorta una bella giornata – in effetti, l’avevano definita una giornata calda, benché le temperature fossero intorno ai 15° C. Giornata tiepida per quel periodo dell’anno, certo, ma calda… Jack si domandò se anche qui la chiamavano “Estate Indiana”. Probabilmente no. Perché gli ombrelli, comunque? La gente non si fidava del servizio meteorologico? È perché sono senza ombrello che il poliziotto mi ha identificato come americano?
Un’altra cosa che, a torto, non aveva previsto era la quantità di Rolls Royce in circolazione. Ne aveva viste forse una dozzina in tutta la sua vita; ora non si poteva proprio dire che le vie londinesi fossero gremite di Rolls, però ce n’erano parecchie. Lui generalmente andava in giro su una Volkswagen Golf. Si fermò a un’edicola per comperare l’Economist, e dovette trafficare con il resto della corsa in taxi per alcuni secondi, prima di trovare le monete giuste. Anche il paziente giornalaio lo catalogò di sicuro come uno yankee. Camminò sfogliando il giornale invece di guardare dove andava, per cui si trovò ben presto a metà della strada sbagliata. Ryan si fermò di colpo e ripassò mentalmente la pianta della città che aveva studiato prima di lasciare l’albergo. Non riusciva mai a ricordare i nomi delle vie, ma aveva un’eccellente memoria visiva per le carte topografiche. Camminò fino in fondo all’isolato, voltò a sinistra, ancora due traverse, poi a destra, ed ecco finalmente St. James’s Park. Guardò l’orologio: era in anticipo di un quarto d’ora. Il posto si trovava a valle del monumento a un qualche Duca di York; Ryan attraversò all’altezza di un lungo edificio di marmo bianco in stile neoclassico.
Un’altra delle belle cose di Londra era la profusione di spazi verdi. Il parco sembrava piuttosto grande, e l’erba era ben curata. L’autunno doveva essere stato insolitamente mite. C’erano ancora molte foglie sugli alberi. Poca gente in giro, però. Alzò le spalle: è mercoledì, si disse. Metà settimana, con tutti i ragazzi a scuola, nulla più di un qualunque giorno feriale. Meglio così, era venuto espressamente dopo la stagione turistica. A Ryan non piaceva la folla, aveva imparato anche questo nel corpo dei Marines.
«Papii!» Ryan si volse di scatto e vide sua figlia sbucare da dietro un albero e corrergli incontro, noncurante come sempre della propria sicurezza. Sally arrivò andando a sbattere come di consueto nell’alta figura del padre. E, come sempre, aveva nella scia Cathy Ryan che non riusciva mai molto bene a tener dietro a quel piccolo tornado bianco. La moglie di Jack aveva decisamente l’aspetto della turista. Portava a tracolla la Canon da 35 mm, insieme alla custodia che fungeva anche da comoda borsetta quando la famiglia era in vacanza.
«Come va, Jack?»
Ryan baciò la moglie. Forse i britannici non usano farlo in pubblico, pensò.
«A meraviglia, ragazza. Mi hanno trattato come se fossi il padrone del vapore. Ho preso nota di tutto.» Batté una mano sull’agenda. «Comprato niente?»
Cathy si mise a ridere.
«Qui i negozi fanno le consegne a domicilio.»
Il sorriso di lei fece capire a Jack che si era separata da una buona parte del denaro destinato agli acquisti.
«Abbiamo qualcosa di veramente bello per Sally» aggiunse Cathy.
«Davvero?» Jack si chinò a guardare la bambina negli occhi. «E che cosa sarà mai?»
«È una sorpresa, papà.» Sally si voltò ridendo felice come una bambina di quattro anni, quale era in realtà.
«Papà, c’è un laghetto con i cigni e i pechilani!»
«Pellicani» corresse Jack.
«Belli grossi e bianchi!» A Sally piacevano i pechilani.
«Oh oh!» commentò Ryan. Guardò la moglie. «Fatto qualche bella foto?»
Cathy batté la mano sull’apparecchio fotografico.
«Certo. Londra è già stata Canonizzata. O forse ti dispiace che non abbiamo passato tutto il tempo a fare shopping?»
La fotografia era l’unico hobby di Cathy, che se la cavava con straordinaria perizia.
«Bene, bene!» Ryan guardò in terra. Il fondo stradale qui era rossiccio, non nero, e lungo la strada c’erano due file di alberi che sembravano faggi. Doveva essere il Mall. Non se ne ricordava bene, e non voleva chiederlo alla moglie che era già stata diverse volte a Londra. Il Palazzo Reale era più grande di quanto avesse immaginato: una costruzione severa nascosta dietro un monumento di marmo, a circa trecento metri. Qui il traffico era un po’ più intenso, ma sempre scorrevole.
«Che cosa facciamo a cena?»
«Prendiamo un taxi e torniamo in albergo?» Cathy guardò l’orologio. «Oppure possiamo andarci a piedi.»
«Sembra che abbiano un buon ristorante. Però è presto. In questi paesi civili ti fanno aspettare fino alle otto o alle nove.»
Vide un’altra Rolls che andava in direzione del Palazzo. Si rallegrava all’idea della cena, ma non altrettanto al pensiero di portarci Sally. I bambini di quattro anni e i ristoranti a quattro stelle non sempre stanno bene insieme. Sentì stridere dei freni a sinistra. Chissà se l’albergo aveva un servizio di baby-sitter…
BUUM!
Il rumore dell’esplosione, a meno di trenta metri, lo fece sobbalzare. Bomba, lo informò un angolo della mente. Intuì il suono sibilante delle schegge che fendevano l’aria, e un attimo dopo sentì il crepitìo delle raffiche. Girò su se stesso e vide la Rolls messa di traverso, bloccata da una berlina nera. Aveva il muso più basso del normale. Un uomo, in piedi davanti al parafango anteriore sinistro, sparava con un AK-47 nella parte anteriore della vettura, mentre un altro uomo stava correndo verso l’angolo posteriore sinistro.
«Sta’ giù!» Ryan prese la bambina per una spalla e la spinse a terra dietro un albero, poi attirò a sé anche la moglie. Una dozzina di automobili ferme in disordine dietro la Rolls, la più vicina a circa quindici metri, riparava loro tre dalla sparatoria. La circolazione dall’altra parte era bloccata dalla berlina. L’uomo con il Kalashnikov stava imbottendo di proiettili la Rolls.
«Figlio di puttana!» Ryan alzò la testa, non riuscendo a credere ai propri occhi. «È la maledetta IRA… stanno ammazzando qualcuno proprio…»
Ryan si spostò leggermente a sinistra. La visione periferica registrò i visi dei passanti che si voltavano a guardare, ogni faccia con il cerchio nero della bocca spalancata dal terrore. Sta capitando davvero! pensò. Proprio davanti a me, così, come in un film di gangster a Chicago. Due bastardi intenti ad assassinare qualcuno. Proprio qui. Proprio adesso. Come niente fosse.
«I figli di puttana!»
Si spostò ancora più a sinistra. Coperto da uno dei parafanghi, poté vedere un uomo sul lato posteriore sinistro. Se ne stava fermo, senza fare niente, con la pistola puntata come se aspettasse di vedere qualcuno schizzare dalla portiera. La Rolls copriva Ryan alla vista dello sparatore armato di Kalashnikov. L’altro, il pistolero, gli voltava le spalle. Non distava più di una quindicina di metri. Continuava a restare immobile, interamente concentrato sulla portiera. Ryan non poté mai ricordare di aver preso consapevolmente una decisione.
Girò rapidamente intorno alla macchina, a testa bassa, tenendosi rannicchiato, poi accelerò ancora con gli occhi sempre fissi sul bersaglio – il fondo della schiena del pistolero – proprio come gli avevano insegnato quando giocava a football per la scuola. Coprì la distanza in pochi secondi, con la mente che sembrava sporgersi dal corpo per convincere l’uomo a restare in quella posizione, almeno per un momento. A un metro e mezzo Ryan abbassò la spalla e si tuffò. L’allenatore sarebbe stato fiero di lui.
Il placcaggio colpì l’uomo in pieno. Ryan lo vide piegarsi in due, e sentì un secco rumore di ossa che si rompevano, mentre la vittima crollava in avanti. Un gratificante klonk gli disse che la testa dell’avversario aveva battuto nel paraurti prima di toccare terra. Ryan si rialzò all’istante – senza fiato, ma pieno di adrenalina – e si acquattò vicino al corpo dell’uomo. La pistola gli era sfuggita di mano, e Ryan la raccolse. Era un’automatica di un tipo che lui non conosceva. Sembrava una Makarov calibro .9 o comunque un’arma militare d’oltre cortina. Il cane era alzato e senza sicura. Prese cautamente la pistola con la mano sinistra – la destra non rispondeva perfettamente, ma Ryan non se ne preoccupò. Si voltò verso l’uomo che aveva atterrato e gli sparò un colpo all’anca. Poi alzò l’arma a livello degli occhi e si spostò fino al parafango posteriore destro della Rolls. Si appiattì ancora di più e sbirciò oltre lo spigolo della carrozzeria.
Vide a terra il Kalashnikov dell’altro attentatore, che adesso stava sparando nella macchina con una pistola e teneva un oggetto nell’altra mano. Ryan inspirò profondamente e uscì da dietro la Rolls, puntando l’automatica al torace dell’uomo. Questi voltò prima la testa, poi si sbilanciò mentre ruotava il corpo per prendere di mira Ryan. Spararono contemporaneamente. Ryan sentì un p...