Finale
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Finale

  1. 496 pagine
  2. Italian
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Informazioni su questo libro

Sono passati due mesi da quando i Fati sono stati liberati, due mesi da quando Legend ha reclamato per sé il trono, due mesi da quando Tella ha scoperto che il ragazzo di cui si è innamorata in realtà non esiste. Mentre vite, imperi e cuori restano in sospeso, Tella deve decidere se fidarsi di Legend o piuttosto di un ex nemico. Dopo aver scoperto un segreto che ribalta tutta la sua vita, Rossella dovrà tentare l'impossibile per salvare coloro che ama e l'Impero. E Legend dovrà fare una scelta che lo cambierà per sempre.
Caraval è finito, ma il più grande dei giochi è appena cominciato. Non ci sono spettatori questa volta, qualcuno vincerà, e qualcuno perderà per sempre.

Benvenuti, benvenuti a
FINALE.
Tutti i giochi hanno una fine...

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2019
eBook ISBN
9788858699249
Print ISBN
9788817143431

IL PRINCIPIO

1

Donatella

La prima volta che Legend si manifestò nei sogni di Tella, le parve appena uscito da una delle tante storie che si raccontavano su di lui. Quando vestiva i panni fittizi di Dante usava sempre diverse gradazioni di nero, lo stesso colore della rosa tatuata sul dorso della mano; quella notte, però, come il vero Legend, indossava un frac doppio petto, rosso seduzione bordato d’oro, con un fazzoletto in tinta legato al collo, e in testa il suo caratteristico cilindro.
Ciocche ribelli di capelli corvini gli spuntavano da sotto il cappello per ricadere sugli occhi neri come tizzoni, che si illuminarono nel vederla, più scintillanti dei riflessi sull’acqua che circondava la piccola barca su cui si trovavano. Non avevano niente della scostante freddezza di due notti prima, quando l’aveva liberata da un mazzo di carte per poi piantarla in asso senza battere ciglio. Quella sera le sorrideva come un principe perverso sceso dal cielo e pronto a rapirla per portarla tra le stelle.
Tella avvertì un inatteso e sgradito sfarfallio nello stomaco. Legend era ancora il bugiardo più affascinante che avesse mai visto, ma lei non aveva alcuna intenzione di lasciarsi stregare com’era accaduto durante Caraval. Stizzita, gli fece volare via il cilindro con uno schiaffo; la barca sotto di loro ondeggiò.
Lui acciuffò il cappello con un movimento fulmineo; si sarebbe potuto pensare che avesse previsto la sua reazione, ma le era seduto di fronte, talmente vicino che lei notò il piccolo spasmo che gli contrasse la mascella liscia. Potevano anche trovarsi in un sogno, dove i contorni del cielo stellato sfumavano in un viola malsano foriero di incubi, ma Legend si stagliava netto come una meticolosa pennellata, vivido come una ferita aperta.
«Credevo che saresti stata felice di vedermi» le disse.
Lei lo incenerì con l’occhiata più torva che le riuscì di fare. L’affronto subito l’ultima volta che si erano visti era ancora troppo cocente per nasconderlo. «Te ne sei andato. Mi hai mollata su quei gradini mentre ancora non riuscivo a muovermi. È stato Jacks a riportarmi al palazzo.»
Le labbra di Legend si serrarono in una smorfia. «Perciò non intendi perdonarmi?»
«Non mi hai chiesto scusa.»
Se l’avesse fatto, lei lo avrebbe perdonato. Voleva perdonarlo. Voleva credere che Legend non fosse diverso da Dante e che la considerasse qualcosa di più che una semplice pedina della sua scacchiera. Voleva credere che quella notte l’avesse abbandonata perché aveva paura. Ma invece di mostrarsi dispiaciuto per quel gesto orribile, il giovane sembrava irritato dal fatto che lei fosse ancora arrabbiata con lui.
Nel cielo sempre più buio, brandelli di nuvole viola tagliarono in due la falce di luna crescente, che brillò come un sorriso spezzato.
«Era necessaria la mia presenza in un altro posto.»
Le speranze di Tella si spensero davanti al tono glaciale della sua voce.
Tutt’intorno l’aria si velò di fumo, mentre i fuochi d’artificio esplodevano nel cielo frantumandosi in una miriade di scintille rosso melagrana che le ricordarono lo sfavillante spettacolo pirotecnico di due sere prima.
Tella contemplò le scintille che si raggruppavano per formare la sagoma del palazzo di Elantine… o meglio, il palazzo di Legend adesso. Ammirava sinceramente il modo con cui aveva convinto la città di Valenda che era lui il vero erede al trono dell’Impero di Mezzo. Allo stesso tempo, però, la menzogna le rammentava che la vita di Legend si basava sempre sull’inganno. Tella non sapeva nemmeno se aspirasse al trono per brama di potere, se volesse il prestigio, o se desiderasse semplicemente mettere in scena il più grandioso spettacolo che l’Impero avesse mai visto. Forse non lo avrebbe saputo mai.
«Capisco, ma non dovevi per forza comportarti in maniera tanto scostante e crudele quando te ne sei andato» gli disse.
Legend trasse un profondo respiro. Un’improvvisa serie di onde violente si franse contro la barca e la spinse lungo uno stretto canale che sfociava in un mare scintillante. «Te l’ho detto. Non sono l’eroe della tua storia.»
Stavolta però, invece di andarsene, si protese verso di lei. L’aria si surriscaldò mentre lui la guardava negli occhi come lei avrebbe voluto che facesse l’ultima volta che si erano separati. Legend sapeva di magia e di cuori infranti, e la strana alchimia la indusse a pensare che, malgrado quello che aveva appena detto, lui volesse essere il suo eroe.
O forse voleva solo che lei continuasse a desiderarlo.
Caraval poteva anche essersi concluso, eppure adesso Tella si trovava in un sogno con Legend, dove galleggiava su acque nere come la notte e scintillanti di polvere di stelle, mentre i fuochi d’artificio seguitavano a esplodere e ricadere intorno a loro come se volessero incoronarlo.
Tella provò a spegnerli. In fin dei conti, quello era il suo sogno, anche se Legend sembrava averne il pieno controllo. Più lei si ostinava a combatterlo, più il sogno diventava meraviglioso. L’aria si fece più dolce, i colori più brillanti, mentre sirene dalle trecce color foglia di tè e iridescenti code rosa guizzavano fuori dall’acqua per salutare Legend con la mano prima di rituffarsi.
«Sei così pieno di te» gli disse. «Non ti ho mai chiesto di essere il mio eroe.»
Due notti prima avevano entrambi compiuto un enorme sacrificio: lei si era votata alla prigionia eterna in un Mazzo del Destino, in parte per salvarlo, e lui aveva liberato i Fati per salvare lei. Il gesto di Legend era stato la cosa più romantica che qualcuno avesse mai fatto per lei, ma Tella non voleva essere soltanto corteggiata. Voleva la sua vera natura.
D’altro canto, non era nemmeno sicura che esistesse un vero Legend. E in quel caso, dubitava che permettesse a qualcuno di avvicinarlo abbastanza da conoscerlo.
Lui si era rimesso il cilindro ed era di una bellezza sconvolgente, da mozzare il fiato. Eppure sembrava più l’incarnazione dell’idea di Legend che non una persona reale, o il Dante che lei aveva conosciuto e di cui si era innamorata.
Tella si sentì stringere il cuore. Non aveva mai voluto innamorarsi di nessuno. E in quel momento lo detestò perché le faceva provare quel turbine di emozioni contrastanti.
Un ultimo fuoco d’artificio esplose nel cielo, tingendo il panorama con la tonalità azzurra più splendente che avesse mai visto. Sembrava il colore dei desideri avverati e delle fantasie realizzate. E nel ricadere, le scintille produssero una melodia così dolce da far ingelosire le sirene.
Legend stava cercando di incantarla. Ma l’incanto aveva molto in comune con il romanticismo: meraviglioso finché durava… ma non durava mai a lungo. Lei voleva di più. Non sopportava l’idea di essere un’altra ragazza senza nome protagonista di una delle tante storie che circolavano su di lui, una ragazza che pendeva dalle sue labbra solo perché lui le stava di fronte su una barca e la guardava con le stelline negli occhi.
«Non sono venuto per litigare.» Legend alzò una mano come se volesse accarezzarla; invece sporse le dita dalla barca e giocherellò distrattamente con l’acqua color mezzanotte. «Volevo sapere se avessi ricevuto il mio biglietto, e chiederti se vuoi il premio che ti spetta per aver vinto Caraval.»
Tella finse di riflettere, quando in realtà conosceva a memoria ogni parola. La lettera le aveva dato la speranza che lui tenesse a lei, visto che le aveva augurato buon compleanno e offerto la ricompensa. C’era scritto che l’avrebbe aspettata per consegnargliela. L’unica cosa che non aveva detto era che gli dispiaceva per come l’aveva trattata.
«Ho letto il messaggio» disse, «ma non m’interessa il premio. Ho chiuso con i giochi.»
Lui scoppiò a ridere, un suono sommesso e dolorosamente familiare.
«Che cosa c’è di tanto divertente?»
«Il fatto che tu finga che i nostri giochi siano finiti.»
2

Donatella

Legend sembrava una tormenta in procinto di scatenarsi. Aveva i capelli scompigliati dal vento, le spalle spruzzate di neve, i bottoni della giacca fatti di ghiaccio. Le venne incontro sbucando da una gelida foresta azzurra di brina.
Tella indossava una pelliccia blu cobalto che lei si strinse intorno al corpo. «Ho come l’impressione che tu voglia imbrogliarmi.»
Un sorriso sornione gli affiorò alle labbra. La notte prima le era parso un’illusione, mentre stavolta era più simile a Dante, vestito con le consuete sfumature di nero. Eppure, laddove Dante emanava un piacevole tepore, Tella non poté fare a meno di pensare che la rigida temperatura del sogno riflettesse il vero umore di Legend.
«Voglio solo sapere se desideri reclamare il premio per aver vinto Caraval.»
Tella aveva passato quasi tutta la giornata a domandarsi quale fosse la natura del trofeo, ma in quel momento si sforzò di tenere a bada la curiosità. Quando Rossella aveva vinto Caraval, aveva ricevuto in premio un desiderio. Anche a Tella sarebbe piaciuto, ma aveva la netta sensazione che Legend avesse in serbo per lei qualcosa di più. Perciò avrebbe risposto di sì… se non avesse percepito quanto Legend bramasse quella risposta.
3

Donatella

Legend continuava a farle visita in sogno come il cattivo di una fiaba. Notte dopo notte dopo notte, per quasi due mesi si presentò puntuale per scomparire subito dopo aver ricevuto sempre la stessa risposta alla sua domanda.
Quella notte si trovavano in una versione ultraterrena della taverna all’interno della Chiesa di Legend, sotto gli sguardi di una galleria infinita di ritratti che raffiguravano Legend così come i diversi pittori immaginavano che fosse. Un pianista fantasma suonava una melodia sommessa, mentre figure spettrali danzavano con in testa cappelli a cilindro dai più svariati colori.
Tella sedeva su una poltrona a forma di conchiglia dalle tonalità grigio-verdi di una foresta pluviale; di fronte a lei, Legend era adagiato su un canapè verde come le zollette di zucchero con cui si destreggiavano le sue agili dita.
Dopo la prima notte sulla barca, non aveva più ostentato il cilindro e il frac rosso: una conferma ai sospetti di Tella, che li considerava più un costume di scena che non il suo vero abbigliamento. Tant’è che aveva ricominciato a vestirsi di nero ed era più incline ai sorrisi e alle risate come Dante.
Tuttavia, al contrario di Dante che trovava sempre una scusa per toccarla, nei sogni Legend non l’aveva mai sfiorata. Se viaggiavano in mongolfiera, il cesto era abbastanza spazioso da non correre il rischio di urtarsi. Se passeggiavano in un giardino gorgogliante di cascate, lui camminava lungo il bordo del sentiero, dove non c’era pericolo che le loro braccia si toccassero. Tella non sapeva se un eventuale contatto avrebbe infranto quei sogni condivisi o se tenere le mani a posto fosse solo uno dei suoi tanti metodi per esercitare il controllo, ma era frustrante. Voleva essere lei ad avere il controllo.
Bevve un sorso di verde cordiale frizzante. Sapeva troppo di liquirizia per i suoi gusti, ma le piaceva come gli occhi di Legend seguivano i suoi movimenti ogni volta che si portava il bicchiere alle labbra. Poteva anche evitare di toccarla, ma non smetteva mai di osservarla.
Quella notte però aveva gli occhi cerchiati di rosso, molto di più rispetto ai loro ultimi incontri. Mancavano due giorni al termine del Grande Lutto per l’imperatrice Elantine, dopodiché sarebbe partito il conto alla rovescia di dieci giorni per l’incoronazione ufficiale di Legend. Tella si domandò se i preparativi lo stessero mettendo a dura prova. A volte le aveva parlato degli affari di Stato, lamentandosi del Consiglio Reale, ma quella notte era insolitamente taciturno. Tuttavia, Tella sospettava che chiedergli come si sentisse gli avrebbe fatto guadagnare punti nella partita che stavano giocando, perché quello era decisamente un gioco, e fargli capire che provava ancora interesse per lui andava contro le regole. Proprio come il toccarsi.
«Hai l’aria stanca» gli disse invece. «E dovresti tagliarti i capelli. Ti coprono gli occhi.»
Le labbra di lui si piegarono in un sorriso malizioso e la sua voce suonò provocante. «Se sono un tale disastro, perché continui a fissarmi?»
«Solo perché ti detesto, non significa che non sei attraente.»
«Se mi odiassi davvero, non potresti trovarmi attraente.»
«Non ho mai detto di avere buoni...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PRIMA DEL PRINCIPIO
  4. IL PRINCIPIO
  5. LA METÀ
  6. IL QUASI-FINALE
  7. IL VERO FINALE
  8. DOPO IL FINALE
  9. GLOSSARIO DEI FATI
  10. RINGRAZIAMENTI
  11. Copyright