Io, Maria
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Io, Maria

  1. 560 pagine
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Io, Maria

Informazioni su questo libro

Maria Callas: la Tigre, la Divina, la soprano per antonomasia, e senza dubbio la cantante lirica più celebre al mondo. Un mito, una leggenda che conosciamo tutti e quasi tutti abbiamo ascoltato. La sua parabola ha ispirato romanzi, poesie, testi teatrali e musicali, spettacoli di danza, film, programmi radiofonici e televisivi. La sua figura ha affascinato personalità del calibro di Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli e Carmelo Bene, per non parlare di musicisti quali Leonard Bernstein, Mina e Patti Smith. Dotata di una voce particolare - che coniugava a un timbro unico e a un volume notevole una grande estensione e una strabiliante agilità - ha riportato l'opera lirica al centro del dibattito intellettuale e aperto nuovi sentieri nel repertorio, distinguendosi per l'immensa capacità interpretativa. Eppure, quanto sappiamo davvero di lei, della donna fragile che si celava dietro quelle incredibili doti canore? Quanto conosciamo questa grande artista divisa tra immagine pubblica e vita privata, vittima del suo stesso perfezionismo e in lotta continua con la propria voce?
Per la prima volta, siamo invitati a scoprire Maria Callas al di là delle interpretazioni che l'hanno resa immortale, possiamo cogliere l'opportunità unica di gettare uno sguardo sulla sfera più intima di un'artista straordinaria. Le sue memorie e una ricca raccolta di lettere private, che spaziano dal 1946 al 1977, ci conducono lungo un percorso che dal debutto in sordina giunge fino alle vette di una carriera di livello internazionale. Le sfide personali, i successi, gli scandali, il rapporto con colleghi, amici e parenti, l'amore per il marito Giovanni Battista Meneghini e la passione travolgente per l'armatore greco Aristotele Onassis: un racconto unico, che ci fa scoprire finalmente la storia dietro la leggenda. Mettendoci di fronte all'autoritratto, sorprendente e affascinante, dell'ultima grande diva del XX secolo.

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Informazioni

Lettere

(1946-1977)

1946

A Elvira de Hidalgo – in italianoa

New York, lunedì 28 gennaio 1946
Cara-cara signora,
Ho paura che lei non avrebbe ricevuto la mia lettera, perché mia madre mi scrive che non riceve tutte le mie lettere. Dunque, siccome non ha ricevuto risposta credo che ha mancato mia lettera. Vi scriverò tutte le novità – quindi devo ripetere. Mia madre, o sorella, mi porterà questa lettera quindi di ripetere tutte le cose che ho scritto prima.
Aveva ragione completamente quando mi diceva che il Metropolitan è niente. Io ripeto quella frase con un accento sul: è distrutto. Peccato. Non ci sono voci – personalità – niente proprio. I soliti che si mantengono sono: Baccalone, Pinza e uno o due ancora che mi sfuggono i nomi adesso.
Gli spiegherò anche il perché vogliamo fare studiare a tutti (giovani che non hanno nome ancora) al loro modo. Sa! Modo tedesco. Quello che ridevavan anche in Grecia. Colla bocca larga come un fornello e quando arrivano le accute non hanno più d’aprire perché la bocca è già tanto aperta nelle mezze e note gravi che è impossibile più aprire. Ridicolo. Poi, non ci sono dei maestri1 – né Serafin, De Sabata, Toscanini! Nessuno.
Certo, c’è Cimara, Sodero. Non so se si ricorda di loro. Ma Dio non sono (non devono essere i primi.) C’è nel Metropolitan – tedesco-mania. E le recite son diventate orribili. Perché, ci vai, e hai sempre paura che faranno un cocorake,2 o chi sa che cosa. Sono degli allievi che hanno pagato di entrare. Niente esperienza – Nulla proprio.
Io non intendo cantare lì se prima non mi faccio un gran nome altrove – e poi non diranno anche a me: devi cantare alla moda tedesca o francese. Figuratevi che hanno per primo soprano Licia Albanese. La consce forse dall’Italia? Se si ricorda gli posso dire che era molto meglio in Italia. Si è rovinata qui perché signor Johnson3 invece di guardare il teatro guarda o meglio cerca imparar gli artisti che vengono dall’Italia con il bel metodo italiano e li fa cantare alla tedesca.
Io le manderò un disco mio4 e vedrà che differenza c’è, perché mi son lasciata cantare come mi diceva lei. Mi avevan fatto la testa girare colle suggezioni (cioè, miei amici di là). Cantare più in su, più leggero, far puntar la voce nel naso per arrivar su e tutte queste stupidaggini. Mi diceva sempre lei – il bene.
Lasciare la voce come è. Per esempio, la mia è un po’ scura – c’ha una certa pasta rotonda. È vero?
Dunque, se io cerco alleggerire perdo tutto anche la facilità. E invece di essere naturale, diventa una cosa sforzata e erro le acute. Si ricorda: io devo aprire la bocca con un sorriso e cantare. Non pensare: più in su, nel naso etc.!! La mia voce non lo accetta.
Quello che si deve avere è il sopporto della respirazione. Il diaphrama – è vero? Quando questo è duro e forte la voce non balla più. E devo dire che vi ringrazio del metodo che mi ha dato di cantare. Soltanto quello posso dire. Cerco ricordarmi di tutte le cose che ho imparato da lei. Forse anch’io delle volte non la capivo ma adesso che vedo la ringrazio con tutto il cuore.
Spero di andare alla campagna questi giorni quindi mi riposerò assai.
La prego di leggere ai miei stupidi colleghi là quelle frasi mie per il suo metodo di cantare perché sono veramente tanto stupidi. Quasi io era diventata come loro soltanto che avevo più talento.
De Segurolla è cieco, il povero. Sta ancora nell’Hollywood. Ho visto Romano Romani. Non è nulla adesso. Dà lezione e va una mezza settimana a Baltimore dove sta Rosa Ponselle. Era suo amore allora non so per adesso ma ci va là alla sua casa per 4 giorni. Perché? Ma non mi interessa. Soltanto scrivo a lei perché sarebbe curiosa sentire tutto.
Ponselle non canta più.
Non ho potuto trovare Frederic Star.
Ho conosciuto il figlio di Bagarozi. Si ricorda? Il manager di quel tempo.
Stia tranquilla che presto sentirà buone novità da me.
Figuratevi, Johnson ha detto che devo cantare Butterfly, Desdaimona di Otello. Per l’amore di Dio!!
Ho ridato e ho detto «Come dite? Son sicura che lei non l’ha detto. Perché farmi fare Butterfly sarà ridicolo grande come sono». Ma avevo ragione la povera! Meglio chiudere la bocca e non cantare mai più che cantare quella roba lì. È vero.
Poi mi dice, di imparare il Fidelio in inglese. Ma non voglio Fidelio per debuto. Ho ragione.
Io spero fare il debuto con un’opera come la Norma – magari – insomma qualche cosa che mi farà un nome.
Dopo avere il nome si può cantare tutto il repertorio che si vuole, ma non fare un così così debuto.
Risponde se ho ragione o no!
Non ho fretta. Il riposo mi fa del bene. Ero assai stanca.
Grazie a Dio, tutto va bene col mio babbo, non sa come mostrare il suo amore per me. Mi ha fatto un regalo. Camera da letto meravigliosa: come una principessa sono! Alfine il Dio mi ha aiutato e ora che devo avere tutta la tranquillità ce l’ho – e anche comodità. Non mi diverto troppo perché voglio mantenere più che posso la mia forza per il gran momento.
Poi, il dovere mio, è di guardare questa voce che il Dio mi ha dato.
Mi ricordo che me lo diceva lei un giorno: quando arrivo dove voglio (il più alto possibile) posso pensare per la mia vita personale – sul serio che il canto è la mia vita ora. Lo giuro.
Credo che lei è continua che mi sento così. Vero?
Cara mia – la lascio adesso perché devo partire ma gli scriverò presto.
La prego soltanto di rispondermi – mi farà tanto buono. E scrivermi tutte le sua novità. Anche le sue impressioni di quelle cose che gli dico. Ma non aver paura che mi farà male – anzi.
Aspettando una sua lettera presto e sperando che si trova nell’ottima salute e spirito spero che mi pensa,
Sempre sua
Maria
a. Nel 1946 Maria Callas non parlava ancora molto bene l’italiano; si è comunque deciso di mantenere pressoché inalterate sintassi e scelte lessicali delle lettere originali, intervenendo a correggerne solo l’ortografia.
1. La parola «maestri» può indicare sia il direttore d’orchestra sia l’insegnante di canto. All’epoca i direttori come Serafin avevano spesso questo doppio incarico. Serafin, oltre a essere stato diverse volte il direttore di Maria Callas, ha contribuito in modo decisivo alla sua formazione vocale e artistica.
2. Cacofonia. (N.d.R.)
3. A quel tempo direttore del Metropolitan, colui che aveva fatto il provino alla giovane Maria proponendole Fidelio in inglese e Madama Butterfly (cfr. Memorie, p. 32).
4. Maria non aveva ancora fatto nessuna registrazione ufficiale, ma si pensa che sia andata in uno dei negozi di New York dove si poteva registrare la voce direttamente su microsolco e uscirne con un disco inciso.

1947

2, 5, 10, 14, 17 AGOSTO La Gioconda, PONCHIELLI, dir. Tullio Serafin VERONA, Arena

A Eddie Bagarozy1 – in inglese

Mercoledì 20 agosto 1947
Caro Eddie,
Questa mattina, dopo due mesi abbiamo finalmente ricevuto la tua lettera. Certo, dico noi – perché con...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Io, Maria
  4. Introduzione. di Tom Volf
  5. Memorie (1923-1957)
  6. Lettere (1946-1977)
  7. Frammenti di memorie (1977)
  8. Epilogo
  9. Una voce venuta da un altro secolo. di Teodoro Celli
  10. Ringraziamenti
  11. Copyright

Domande frequenti

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