A volte succede che in un amore lungo ci si scordi di mantenere le promesse.
Dopo tanti anni di matrimonio, Lauro e Anna si ritrovano a guardarsi indietro e a chiedersi dove siano finiti quei due ragazzi pieni di sogni, quelli che si erano giurati di non diventare mai come le vecchie coppie che a cena hanno lo sguardo triste. Invece anche loro d'un tratto si ritrovano così: uno di fronte all'altra, ai lati opposti di una storia che sta andando in frantumi. Quanti sbagli può superare un matrimonio, prima di dire "basta?".
Lauro e Anna dovranno scavare a fondo dentro i loro sentimenti per cercare di capire se è ancora possibile, dopo tanto tempo, tornare all'inizio.

- 256 pagine
- Italian
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La vita che avevamo in mente (io e te)
Informazioni su questo libro
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1
La prima volta
Quando vidi Anna la prima volta tenevo in bilico su una mano un vassoio stracolmo di tazzine sporche di caffè, mentre con l’altra passavo lo straccio sui tavolini del bar in cui lavoravo: avevo vent’anni e il sole mi batteva sulla faccia.
Lei stava facendo colazione assieme a un gruppo di amiche i cui contorni erano resi sfocati dai suoi, e rideva coprendosi la bocca con la mano.
Qualche giorno dopo, invece, quando parlai con lei per la prima volta, pioveva acqua a secchi.
Avevo appena tirato giù la serranda del bar, pronto per tornare a casa, e mi ero acceso una sigaretta sotto il balcone all’entrata del locale, quando Anna era arrivata di corsa coprendosi la testa con la borsetta.
Era bagnata fradicia. Si fermò a mezzo metro da me per ripararsi un po’, sbuffò e poi si mise a ridere a squarciagola.
Così, tutto insieme.
Poi mi guardò e mi chiese una sigaretta.
«Ma hai le dita bagnate...» le feci notare.
Lei increspò le labbra in un modo che nel tempo avrei scoperto quanto le appartenesse, e si asciugò le dita sulla mia maglietta.
«Adesso non hai più scuse» mi disse, cercando di trattenere un sorriso.
«Che sfacciata...» le risposi, mentre sfilavo il pacchetto dai pantaloni.
«E tu, allora? Tante storie per una sigaretta...»
Questa volta fui io a trattenere un sorriso, e lei se ne accorse. Avvicinai l’accendino alla sua bocca e accesi.
Mentre faceva il primo tiro tamburellò leggermente il piede destro sull’asfalto e lanciò un’occhiata fuori.
«Dove stavi andando, da sola sotto la pioggia?» le chiesi.
«Stavo scappando...» mi rispose, tornando con lo sguardo dentro il mio.
«Scappando?»
«Sì.»
«Scappando da dove?»
«Da un ragazzo che mi aveva chiesto di uscire. Mi stavo annoiando a morte, così quando si è alzato per andare in bagno me la sono data a gambe...»
La guardai sbarrando gli occhi.
«Ma dici sul serio?»
«Certo che dico sul serio!»
Aveva un modo di parlare fra il serio e il divertito e tu rimanevi fermo a fissarla perché cercavi di leggerla senza riuscirci.
E ti guardava negli occhi, poi. Sempre. Li teneva fissi come se volesse rubare più cose possibili da portarsi via.
«Ho deciso che non voglio passare nemmeno un secondo della mia vita con qualcuno che mi annoia» aggiunse, alla fine.
Io invece non aggiunsi nulla.
Avevo capito, però. E lei lo sapeva.
Anna ha sempre saputo un sacco di cose di me, anche quando non sapeva ancora niente.
«Ti piace la pioggia?» mi domandò, a un certo punto.
«La odio. E tu?»
«A me piace un sacco. Facciamo una corsa?»
«Una corsa? Per andare dove?»
«Non lo so. Dove capita. Non ci credo che da bambino non hai mai corso sotto la pioggia. Ti sei dimenticato come si fa?»
«Io non...»
Lei mi sfilò la sigaretta di bocca e la buttò per terra, assieme alla sua.
Poi mi prese la mano e mi tirò a inzupparci e a perdere il fiato sotto tutta quell’acqua.
Mentre correva rideva fortissimo e si copriva la bocca con la mano. E io, mentre rubavo attimi della sua felicità, pensai a come ci innamoriamo di piccolezze che scoviamo in una persona e che sappiamo leggere solo noi.
Quella sera, la nostra corsa ci portò in un bar deserto alla periferia di Verona, un locale molto kitsch che però tirava avanti. Restammo lì a parlare per ore, mentre il titolare ci lanciava occhiatacce perché avevamo bagnato tutte le sedie e il pavimento sotto di noi.
Ne uscimmo a notte fonda, insieme a un cielo che si riempiva di stelle perché finalmente aveva smesso di piovere. Prima di salutarci, invitai Anna a fare colazione al bar il giorno seguente.
Una volta a casa, mi infilai sotto le coperte. Solo allora mi resi conto che ci eravamo scordati di dirci i nostri nomi.
Ho sempre creduto che il nome fosse la cosa più importante di tutte, eppure in quel momento mi sembrava non contasse proprio niente.
2
Come abbiamo fatto a finire così lontani?
Anna mi sta ancora guardando, dopo quelle parole che l’hanno trasformata improvvisamente dalla donna che conoscevo a memoria a una persona che non conosco più, e io sono già stato bombardato da tutte queste minuscole fotografie di momenti felici che, in qualche modo, ci hanno portati a non esserlo più.
D’un tratto lei rompe il silenzio: «Devo dirti anche un’altra cosa, però».
Io rimango zitto, ma spengo i fornelli.
«Non è successo perché sono felice con un altro uomo. È successo perché non siamo più felici io e te.»
Poi si volta, entra di nuovo in camera da letto e io resto in piedi in mezzo al soggiorno, a sentire tutto quello sbattere di ante e cassetti che stanno a significare che Anna si sta vestendo per andare al lavoro.
Io e Anna abbiamo tirato la corda dell’infelicità per troppo tempo, e lo sapevo che prima o poi si sarebbe strappata. È per questo che la mia reazione non è fatta di urla, ma di silenzio. Quel silenzio che ci avvolge quando succede qualcosa che sapevamo dover arrivare.
Rimango così tutto il tempo, a sentire i piccoli rumori di Anna in camera, poi in bagno, poi di nuovo in camera.
Dentro gli anni fra quella corsa sotto la pioggia e questo tradimento, che ci ha sbattuto in faccia la nostra crisi con la forza di una bomba, ci abbiamo buttato dentro tutta quanta la vita: baci, corpi ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Copyright
- Frontespizio
- Il libro
- L’autore
- 1 La prima volta
- 2 Come abbiamo fatto a finire così lontani?
- 3 Usiamo l’ombrello
- 4 Abbiamo sempre pensato che il nostro amore fosse invincibile. Invece no…
- 5 Ah, allora è questo qui, l’amore
- 6 Il segreto della felicità non è difendersi dalla paura, ma correrci incontro
- 7 Ci sono gesti che sono come parole
- 8 Amore, sono a casa