Questa è forse una delle mie foto preferite del libro. Ho incontrato Nadya attraverso Voice Project, il gruppo non profit di sostegno che ho fondato con Hunter Heaney e che promuove la libertà di espressione artistica come fattore di trasformazione sociale. Mentre le Pussy Riot erano in prigione, l’organizzazione aveva iniziato a raccogliere donazioni per loro conto.
Per fotografarla sono andata a Los Angeles. Le avevo detto che mi sarebbe piaciuto che indossasse un passamontagna, così da poterle scattare una foto degli occhi attraverso il foro. Non ne aveva a portata di mano e abbiamo quindi comprato un copricapo rosa shocking in cui lei stessa ha ritagliato dei buchi. Poi siamo uscite in strada e l’ho fotografata con un muro di mattoni alle spalle. Le Pussy Riot sono note per i loro passamontagna; la scelta era ovvia, ma mi piace il modo in cui le incornicia l’occhio. Nadya è una persona che vive la sua vita senza paura. Dal vivo può apparire quasi minacciosa. Ha un lato gentile, fragile e giovanile, ma è anche incredibilmente tosta. Anche se è stata mandata in prigione, non ha perso la sua determinazione. Continua a fare opposizione e a denunciare l’oppressione, ben sapendo di mettere a rischio la sua vita.
Graham vive nell’East Village di New York, non troppo distante da dove abitavo io all’epoca di questo scatto. A differenza delle altre case del quartiere, che nel complesso ha un aspetto artistico e un po’ rustico, il suo appartamento possiede un’elegante atmosfera britannica. Grazie anche alla familiarità che ho con i dintorni della sua abitazione, ho avuto subito l’impressione di conoscerlo bene. Lui e sua moglie mi hanno offerto un tè e mi sono sentita subito a casa mia.
L’avevo incontrato a un evento di raccolta fondi per un ente di beneficenza di cui mio padre è stato uno dei fondatori. Si chiama Witness e fornisce aiuto a chi documenta violazioni dei diritti umani attraverso i video e la fotografia.
Oltre a essere un musicista leggendario, Graham è un fotografo con una grande collezione di libri sul tema. La fotografia è chiaramente una delle sue passioni e, mentre mi mostrava alcune delle sue immagini preferite, abbiamo scoperto di avere gusti simili. Mi sono anche resa conto di come fosse genuinamente interessato alla foto che volevo fargli e al mio lavoro.
Con lui volevo realizzare qualcosa a effetto. Così, mentre scattavo sfruttando la luce naturale, ho deciso di utilizzare uno sfondo molto scuro e ne ho ritratto l’occhio in primo piano. C’è sempre un qualcosa di diverso nel fotografare un fotografo, perché ti capita di provare a immaginare che cosa farebbe lui al tuo posto. Graham si è mostrato contento del risultato finale e si è complimentato, e così anch’io ne sono rimasta soddisfatta.
Youssou è una delle mie persone preferite al mondo. Lo conosco da quando ero teenager, è il padrino del mio fratellastro Isaac mentre mio papà è il padrino di suo figlio. In pratica siamo tutti parte di una stessa famiglia. Mio padre lo ha aiutato a farsi un nome a inizio carriera, ma oggi Youssou è a pieno titolo una grande star in tutto il mondo e a Dakar è visto come un re.
Ho scattato questa foto a New York, mentre si trovava in città per esibirsi alla Brooklyn Academy of Music. Gliel’ho fatta all’aperto, in strada, appena prima dello show. Dato che una delle sue caratteristiche principali è l’empatia affettiva che sa manifestare, volevo cogliere il sorriso che esprimono i suoi occhi. Ha sempre trattato me e mia sorella come se facessimo parte della sua famiglia e mi è sembrato di scattare una foto di qualcuno che ci è molto vicino. Penso di essere riuscita a cogliere il suo grande calore umano.
Papà è stata la prima persona che ho fotografato per questo libro. Mi è sempre piaciuto confrontarmi e scambiare idee con lui. Succede spesso che si entusiasmi in fretta per qualche nuovo progetto e per me è una cosa stimolante, dato che abbiamo gusti simili e spesso ci troviamo in sintonia. All’inizio di questo viaggio ci siamo messi a parlare approfonditamente di occhi, di impronte digitali e del significato del concetto di identificazione. Mentre pensavamo alla grafica di copertina del suo album And I’ll Scratch Yours, ci siamo ritrovati a discutere sul fatto che interpretare una canzone di qualcun altro equivale ad assumerne l’identità e a farla propria. Sembrava un buon punto di partenza.
Mio padre ha un tipo di sensibilità che spesso si manifesta attraverso gli occhi. Il suo sguardo può apparire di volta in volta triste, premuroso, sperduto o rassicurante, con un’espressione quasi infantile, e nella foto volevo cogliere qualcosa di tutto questo.
Quando si conosce qualcuno così a fondo, diventa quasi più difficile fotografarlo perché sai bene che cosa vuoi ottenere. Tutti conoscono il modo particolare in cui ci guarda un genitore, ma è difficile fissarlo in un’immagine, perché è un qualcosa che si sente più che vederlo.
Uno dei video che preferisco tra quelli che ho realizzato con papà è il clip musicale di “Father, Son”, in cui l’ho filmato su una pellicola Super 8 insieme a suo padre Ralph e a suo figlio Isaac. Si è creata un’intimità speciale tra tre generazioni di uomini e non mi sono mai avvicinata tanto a ritrarlo così com’è nella vita reale. Per questo volume volevo un ritratto altrettanto privato, ma credo di avere ottenuto invece un compromesso tra la sua intima natura e la sua immagine pubblica. Sapendo che si trattava di una foto destinata a un libro e non di un’istantanea a mero uso privato, entrambi ci siamo sentiti in dovere di aggiungere una diversa sfumatura.
Mi piace il fatto che tenga in mano una tazza di tè, perché si sa che ha dei gusti precisi in materia e non manca mai di offrirne a chiunque entri in casa sua.
Le persone di bell’aspetto
come lei hanno dei volti
così simmetrici che diventa
interessante sperimentare
qualche modo per
spezzarne l’armonia.
Helena vive nel West Village, a New York, in un grande loft meravigliosa-mente decorato con un grande assortimento di piante e alberi e che assomiglia a un piccolo paradiso. Abbiamo fatto la foto sul suo terrazzo e ho deciso di utilizzare una lente di ingrandimento. Le persone di bell’aspetto come lei hanno dei volti così simmetrici che diventa interessante sperimentare qualche modo per spezzarne l’armonia. Ho messo la lente davanti a uno dei suoi stupendi occhi verdi, procedendo poi a ritagliare l’immagine in modo che sembrasse un cerchio all’interno di un quadrato. È stata proprio la lente a creare quella deformazione dell’occhio che conferisce una certa magia allo scatto.
Essendo lei stessa una fotografa, Helena ha dispensato qualche prezioso consiglio per il fotoritocco. Mi ha dato alcuni brillanti suggerimenti che hanno migliorato l’immagine finale, consigliandomi per esempio di illuminare uno dei bordi.
Ho incontrato Noel grazie a un amico che ha in comune con mio marito. È stata quella persona a metterci direttamente in contatto, e devo dire che nei nostri scambi online si è mostrato adorabile e disponibile. Non diversamente da quanto era accaduto per la foto di Eddie Vedder, anche in questo caso non c’erano di mezzo addetti stampa o manager e organizzare il tutto mi ha dato la strana impressione di intrattenere una corrispondenza epistolare con una vecchia conoscenza.
Ci siamo incontrati nel suo nuovissimo studio londinese e, con mia grande sorpresa, la prima cosa che mi ha detto è di amare moltissimo From Genesis to Revelation e in particolare la canzone “The Conqueror”. Non avrei mai detto che fosse un fan dei Genesis!
L’ambiente era perfetto per scattare delle foto. Noel è un grande appassionato di feng shui e lo studio ha un colore rosso vermiglio che gli conferisce un’atmosfera psichedelica, anche se alla fine ho preferito usare un ufficio illuminato con luce naturale. Di tutte le persone che ho fotografato per il libro, nessuna è stata in grado di tenere l’occhio aperto senza sbattere le palpebre così a lungo e senza sforzo come lui. Quando gliel’ho detto, ha risposto scherzando che devono essere state tutte le droghe assunte negli anni Novanta.
La prima volta che ho sentito parlare di Griffin è quando ha recitato da coprotagonista nel film Fuori orario accanto a Rosanna Arquette, che non molto dopo l’uscita nelle sale della pellicola iniziò una lunga relazione sentimentale con mio padre. Anche se ha avuto poi una carriera illustre e da allora ha lavorato in molti film e in numerosi show televisivi, nella mia mente credo di continuare ad associarlo a quel periodo di metà anni Ottanta. Erano i tempi in cui mia sorella e io iniziavamo a conoscere Rosanna, che aveva un bello chalet nei boschi vicino a Big Sur dove conservava una grande collezione di film in VHS. Fu così che vidi per la prima volta Fuori orario, uno dei suoi primi ruoli importanti: un film distopico e kafkiano diventato un cult. Per me G...