Buon Natale e altri racconti
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Buon Natale e altri racconti

  1. 160 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Buon Natale e altri racconti

Informazioni su questo libro

Le sorelle March che fanno dono della loro colazione ai poveri; la giovane Patty che si dedica con amore alla famiglia che l'ha adottata, senza ricevere nulla in cambio; la piccola Tilly che non ha niente eppure si prende cura di un passerotto infreddolito... Sette racconti di generosità e gentilezza nello spirito più nobile e autentico del Natale.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2021
Print ISBN
9788817159869
eBook ISBN
9788831806251

LA TEIERA DI MRS PODGERS

«Ah, santo cielo, santo cielo: sto fin troppo bene!»
A giudicare dalle apparenze, la curiosa esternazione di Mrs Podgers aveva di certo buone ragioni. Tanto per cominciare, la sua stanza era molto accogliente. Era ordinata, luminosa e calda – piena di angolini confortevoli e oggetti fondamentali per un divertimento tranquillo. Le poltrone sembravano stendere le braccia morbide in modo invitante; il divano antico era così ospitale che chiunque ci si sedesse sopra poi non aveva più voglia di alzarsi; i quadri, benché fossero ritratti, non fissavano la gente con aria indagatrice ma sorvegliavano la scena con un’espressione quieta e soddisfatta; e le imposte aperte permettevano alla luce allegra di risplendere fuori, sulla strada coperta di neve, passando attraverso la cortina fiorita di rose di Natale e crisantemi bianchi.
Anche il fuoco era accogliente; non era nascosto in una stufa né imprigionato dietro le sbarre di un parascintille, ma si espandeva sfrenato nell’ampio camino con un ruggito gioviale. La sua luce tremolava sulla tavola come se fosse curioso di scoprire quali cibarie prelibate si nascondevano sotto i coprivivande scintillanti. Il riflesso delle fiamme arrivava anche a toccare i vecchi ritratti, che sembravano fare l’occhiolino; e copriva i muri di ombre comiche, come se le corpulente poltrone si fossero messe le mani sui fianchi e stessero ballando la giga. Il fuoco balenava fuori, sulla strada, con un saluto silenzioso a ogni passante; accendeva simulacri di fuochi negli alari d’ottone e sulla teiera che bolliva sul fornello, e soprattutto investiva della luce più radiosa Mrs Podgers, come se sapesse che quella era la cosa migliore in assoluto.
Mrs Podgers stava bene, seduta lì, formosa, fiorente e frizzante, a dispetto dei suoi quarant’anni e della cuffia da vedova che portava. Il suo grembiule nero era talmente illuminato che non poteva avere un’aria lugubre. La sua cuffia, che non riusciva a schiacciare la massa di crespi capelli neri, aveva ormai rinunciato da tempo a cercare di sembrare cerimoniosa, e i nastri color ciliegia che s’incontravano in un fiocco civettuolo sotto il mento paffuto non aiutavano. Il grembiule bianco cingeva la vita stretta come se conoscesse il beneficio di cui godeva, e la spilla da lutto appuntata al suo petto sembrava davvero luccicare di soddisfazione per il posto invidiabile che occupava.
Anche il suo gatto slanciato stava bene, lì a far le fusa davanti al focolare; e certo faceva star bene sentire il gradevole profumo di muffin che invadeva la stanza, e il sonnolento ticchettare dell’orologio nell’angolo. E se mai qualcosa fosse mancato per aggiungere un tocco finale al generale benessere della scena, la figura che si era appena fermata sulla soglia riempiva quel vuoto alla perfezione.
Dagli eroi ci si aspetta in genere che siano giovani e belli, nonché ardenti, malinconici, o almeno che abbiano qualcosa di ciò che i lettori di romanzi definiscono “interessante”; ma sono costretta ad ammettere che Mrs Podger non aveva nessuna di queste caratteristiche. Metà della vera bellezza, virtù e fascino del mondo viene messa dentro anime semplici, nascoste in corpi insignificanti. Mr Jerusalem Turner ne era un esempio; e, a costo di scioccare i lettori sentimentali, devo francamente ammettere che aveva cinquant’anni, era cicciottello, pelato, aveva il doppio mento e, come se non bastasse, usava una grammatica scorretta ed era solo il commesso di un prospero negozio di alimentari. Un vecchio gentiluomo sano e cordiale, con allegri occhi castani, un viso rubizzo e riccioli grigi che gli si arruffavano sulla testa, aveva un’aria energica e indipendente che era piacevole a guardarsi. Ed eccolo lì, a risplendere in direzione di Mrs Podgers che non l’aveva ancora visto, sfregandosi le mani e sorridendo tra sé con la faccia di un uomo che si stava godendo la più grande soddisfazione della sua vita.
«Ah, santo cielo, santo cielo, sto fin troppo bene!» sospirò Mrs Podgers, rivolta alla teiera.
«Nemmeno un po’, signora, nemmeno un po’.»
Il gentiluomo si fece avanti, e la signora si alzò, prima con un sussulto e poi con aria sollevata.
«Perbacco, non vi ho sentito entrare! Cominciavo a pensare che non sareste mai venuto per il tè, Mr ’Rusalem.»
Tutti lo chiamavano Mr ’Rusalem, e molte persone pensavano fosse quello il suo cognome. A lui piaceva, perché erano stati i bambini a chiamarlo così per primi, e le loro vocine gliel’avevano reso caro; per non parlare di quel suono pronunciato da dieci anni dalle labbra di Mrs Podgers.
«So che sono in ritardo, signora, ma non ci ho potuto fare niente. È stata una serata impegnativa, e i ragazzi al negozio sono buoni solo a far scherzi e battute, così sono rimasto per controllarli un po’ e anche per fare un lavoretto che ha avuto una svolta inaspettata.»
«Sedetevi subito e bevete il vostro tè non appena potete, allora. L’ho tenuto in caldo per voi, e i muffin sono buonissimi.»
Mrs Podgers si affannò a portare le cose in tavola con una solerzia che le rese ancora più appetibili; e quando ebbe servito il suo amico, si sedette sorridendogli con la mano sulla teiera, pronta a riempirgli di nuovo la tazza prima che lui potesse chiedere.
«C’è qualcosa che vi disturba, signora? Sembravate giù di corda quando sono entrato, e questo non si accorda con il periodo, che dovrebbe essere felice» osservò Mr ’Rusalem, girando il cucchiaino nel tè con una sensazione di compiacimento che avrebbe addolcito anche la bevanda più sgradevole.
«È la teiera. Non so cosa le è successo stanotte, ma mentre vi aspettavo mi ha fatto pensare a una serie di cose, finché, vi dico, mi è sembrato che mi parlasse, mostrandomi che non ero abbastanza grata di tutte le mie fortune, ma che invece sto fin troppo bene. Molto più di quel che mi merito, ecco.»
Mentre Mrs Podgers parlava, i suoi occhi si posarono sull’iscrizione che circondava la rotonda teiera d’argento: Al nostro Benefattore – Coloro che danno ai poveri donano al Signore.
Si sarebbe detto che non ci fosse niente di particolare in quell’iscrizione che potesse disturbare Mr ’Rusalem; ma a quanto pare c’era, perché si agitò sulla sedia, mise giù la forchetta e lanciò alla teiera un’occhiata molto strana. Era una normale teiera, compatta, tirata a lucido allo sfinimento, e decorata da un robusto cherubino appollaiato sul coperchio, indifferente al calore su cui era seduto. Mrs Podgers continuò pensosa, gli occhi ancora fissi sulla teiera: «Sapete quanto tengo alla teiera, in memoria del povero Podgers. Mi fa diventare davvero superstiziosa; e quando sono seduta a guardarla e mi vengono i pensieri, mi sento fiduciosa, perché mi ricordano sempre il passato».
A questo punto, dopo aver tentato invano di trattenersi, Mr ’Rusalem esplose in una risata improvvisa, così forte e contagiosa che Mrs Podgers non riuscì a non sorridere, anche se scuoteva la testa.
«Vi chiedo perdono, signora; è solo una risata isterica. Non lo farò mai più» disse Mr ’Rusalem. Ritrovò il fiato e proseguì serissimo con il suo tè.
Era proprio un fatto straordinario: ogni singola volta che si faceva un’allusione specifica a quella teiera, lui si comportava sempre in quella maniera incomprensibile – rideva, chiedeva perdono, diceva che era una risata isterica e prometteva di non farlo mai più. All’inizio queste scene turbavano molto Mrs Podgers, ma poi ci si era abituata; e dato che era stata obbligata a sorvolare su molte stramberie del defunto Podgers, perdonava facilmente a ’Rusalem la sua unica stramberia.
Dopo la risata ci fu una lunga pausa, durante la quale Mrs Podgers, con aria assente, lucidava il cherubino d’argento, con il ricordo del suo bambino morto due Natali prima che le pesava terribilmente nel petto, e Mr ’Rusalem sembrava rimuginare su qualcosa mentre guardava un pezzetto di burro affondare voluttuoso nel cuore di un muffin caldo. Una volta o due alzò lo sguardo, come se stesse ascoltando qualcosa. Più volte lanciò un’occhiata a Mrs Podgers, e poco dopo disse, in un tono leggermente ansioso: «Prima dicevate che state troppo bene per poter comprendere la vostra fortuna?».
«Sì. Sto diventando pigra, egoista, mi dimentico delle persone. Voi non mi lasciate niente da fare e mi rendete la vita così facile che sto tornando giovane e frivola. Non è così che dovrebbe essere, ’Rusalem.»
«Invece secondo me sì, signora. Avete avuto tempi duri, le vostre preoccupazioni e i vostri dolori, e ora è giusto che vi riposiate.»
«E allora perché voi non vi riposate? Sono sicura che ve lo siate guadagnato, con trent’anni di lavoro in quel negozio, a fare più straordinari che vacanze.»
«Oh, be’, signora, è diverso per me, lo sapete. Gli affari sono divertenti: e ci sono così abituato che non mi riconoscerei più se mi trovassi fuori dal negozio per sempre.»
«Ebbene, spero che stiate mettendo da parte qualcosa nel caso gli affari non fossero più così divertenti. Siete così generoso, ho paura vi dimentichiate che non potete lavorare per gli altri per il resto dei vostri giorni.»
«Sissignora. Ho messo una piccola somma in una banca che dà buoni interessi, e quando avrò chiuso col lavoro me l’andrò a riprendere e me la godrò.»
A giudicare dall’allegria sul viso del vecchio gentiluomo, se la stava godendo di già, e si guardava intorno con l’aria di uno che aveva fatto un ottimo investimento e ne stava ricevendo i frutti generosi. Notando che gli occhi intelligenti di Mrs Podgers erano fissi su di lui, come se sospettasse qualcosa e gli potesse tirar fuori la verità in meno di due minuti, ’Rusalem si affrettò a riportare la conversazione al punto da cui avevano divagato.
«Se volete vedere se la miseria vi si addice, signora, vi posso accontentare. Basta che saliate di sopra.»
«Buon Dio, cosa intendete? Chi c’è di sopra? Perché non me l’avete detto prima?» esclamò Mrs Podgers, in uno slancio di interesse, curiosità e sorpresa, proprio come lui sapeva sarebbe successo.
«Vedete, signora, non sapevo come l’avreste presa. L’ho fatto senza pensare, e poi ho temuto che l’avreste considerata una libertà troppo grande da parte mia.»
Mr ’Rusalem parlava con una certa esitazione; ma Mrs Podgers non rimase lì ad ascoltarlo. Era già alla porta, con la lanterna in mano, e sarebbe già uscita se avesse saputo dove andare, visto che “di sopra” era un’espressione piuttosto vaga. Il vecchio gentiluomo le fece strada verso la stanza che occupava da trent’anni, nonostante le continue offerte da parte di Mrs Podgers di una migliore e più luminosa. Era affezionato a quella stanza, per quanto fosse piccola e buia; perché le gioie e i dolori di gran parte della sua vita erano avvenuti in quella stanzetta, e chissà perché, quando si trovava lì, si illuminava in modo stupefacente. Mrs Podgers scrutò tutt’intorno ma non vide niente di nuovo, e ’Rusalem disse, fermandosi accanto al letto: «Prima fatemi raccontare come l’ho trovato. Vedete, signora, sono dovuto uscire che era buio, e passando vicino alle finestre ho dato un’occhiata dentro, come ho la brutta abitudine di fare quando le lampade sono accese e voi ve ne state qui da sola. Be’, signora, cos’ho visto fuori? Un ragazzetto tutto cencioso che schiacciava il naso contro il vetro, e guardava dentro che quasi gli cadevano gli occhi. Non lo potevo biasimare, e vado avanti senza dire niente. Quando sono tornato l’ho visto accasciato contro il muro, e credendo che stava facendo qualche scherzo che poi ti spaventi, gli parlo. Be’, quello non risponde. Lo tocco: non si muove. Allora lo tiro su, e visto che o aveva avuto un attacco o era svenuto, corro al negozio. Lì si riprende in fretta: era mezzo morto di fame e di freddo, così gli ho dato da mangiare, l’ho scaldato e l’ho sistemato un pochino, e poi l’ho portato qui, perché non ha nessuno, ed era troppo sfiancato per uscire di nuovo stanotte. Questo è tutto, signora, e ora vi farò vedere il ragazzetto se riesco a trovarlo.»
Mr ’Rusalem cominciò a tastare il letto; ridacchiava, ma con una certa ansia, perché non c’era traccia di un occupante, finché una ricerca più approfondita non provocò un’improvvisa agitazione delle coperte, uno squittio, e la comparsa inaspettata ai piedi del letto di una figuretta singolare che si accucciò in un angolo con un braccio sollevato come a proteggersi da un ceffone, mentre una vocina assonnata esclamava implorante: «Sono sveglio, sono sveglio; non picchiatemi!».
«Buon Dio, proteggi ’sto bambino: ma chi ha mai pensato di picchiarti! Alzati, Joe, qui siamo amici» disse Mr ’Rusalem, facendo un passo cauto verso di lui.
Al suono della sua voce il braccio si abbassò, e Mrs Podgers vide un bambino di nove o dieci anni, abbigliato con un indumento di flanella che evidentemente apparteneva a Mr ’Rusalem; anche se non era troppo lungo, era immensamente largo, e le maniche voluminose erano state fermate con degli spilli, mostrando due braccine devastate, scorticate dal freddo e chiazzate di lividi. Una grande calza blu copriva ancora un piede. L’altro era bendato, come se fosse ferito. Un alto berretto da notte di cotone, decorato da una nappa rossa, somigliava a un grosso smorzacandele piantato su una candelina da torta di compleanno; e da sotto il berretto, due occhi scuri e incavati si guardavano intorno con uno sguardo duro e circospetto che rendeva quel visino ancora più patetico dei segni di sofferenza, abbandono e violenza che raccontavano la storia del bambino senza bisogno di parole. Rassicurato dalla presenza di ’Rusalem, il bambino si trascinò fuori dal suo angolo, e disse freddamente, come se si preparasse ad arrampicarsi di nuovo nel suo nido: «Pensavo fosse la vecchia quando mi hai preso. Comunque, questo è un letto di prima categoria».
Mr ’Rusalem prese in braccio quel giovane personaggio e lo mise nel mezzo del grande letto, dove lui si sedette ben dritto, sorvegliando la scena da dietro il copriletto con una calma gelida che quasi tolse il fiato alla buona signora. Ma Mr ’Rusalem ricominciò e lo indicò, dicendo: «Eccolo qui, signora» con l’orgoglio e la soddisfazione di chi ha trovato un tesoro inestimabile; e in effetti il bambino ai suoi occhi era molto prezioso. Mrs Podgers non sapeva davvero se ridere o piangere, e risolse la questione sedendosi sul letto accanto al ragazzino. Gli prese le piccole mani sudicie tra le sue e disse in tono cordiale: «È più che benvenuto, ’Rusalem. Ora raccontami tutto, povero caro, e non aver paura».
«Oh, io non ho paura né di te né di lui. Non c’ho niente da dire. Solo che mi chiamo Joe e che c’ho sonno.»
«Chi è tua madre, e dove vivi, tesoro?» chiese Mrs Podgers, terrorizzata all’idea che da qualche parte ci fosse una donna in ansia per il bambino.
«Non ce l’ho. Non le abbiamo dove sto io. È la vecchia a occuparsi di me.»
«Chi è la vecchia?»
«Nonnina. Io lavoro per lei, e quindi mi permette di stare da lei.»
«Per l’amor del cielo! Che lavoro può fare una pulce come te?»
«Ah, un sacco di roba. Setaccio la cenere, raccolgo coperte, chiedo l’elemosina, faccio le commissioni, e a volte i miei compagni più grandi mi fanno vendere i giornali. È divertente; solo che mi prendo sempre le botte, e fanno male, potete crederci.»
«Sei venuto qui a chiedere l’elemosina e non sei riuscito a suonare? E sei rimasto lì fuori a guardare me che me la spassavo, bestia egoista che sono?»
«Mi son scordato di chiedere se c’erano avanzi freddi vedendo la roba calda, e pensavo se era mia cos’avrei dato ai miei compagni piccoli quando avrei avuto il mio albero.»
«Il tuo albero?»
«Seh. Il mio albero di Natale. Guardate, ce l’ho, e ho tutta ’sta roba da metterci sopra domani.»
Il bambino tirò fuori da sotto il cuscino un rametto d’abete, staccato da qualche albero destinato a una festa più felice di quella di Joe. E anche un vecchio fazzoletto che conteneva i suoi tesori – qualche cianfrusaglia raccolta per strada: una mela bitorzoluta, cinque o sei noci, due o tre caramelle sudicie, raccolte dalla polvere spazzata in qualche negozio, e un pezzo di formaggio, al quale evidentemente Joe dava un particolare valore.
«Questo è per la vecchia; a lei piace, e lo tengo da parte per lei, perché ti picchia meno forte se le porti roba da mangiare. A te non importa, no?» chiese, guardando interrogativo Mr ’Rusalem, che si soffiava il naso come una trombetta e diede una piccola pacca al berretto da notte...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Buon Natale. (da Piccole donne)
  4. La scelta di Kate
  5. La piccola donna taciturna
  6. Il Natale di Tilly
  7. Le cose che l’amore può fare
  8. Il racconto di Rosa
  9. La teiera di Mrs Podgers
  10. Copyright