Provate a immaginare una Grande Città Nera, avvolta da una coltre di fumo e fuliggine, dove i tetti si susseguono all'infinito. Laggiù, in una casetta lunga e stretta, vivono Clementine e i suoi perfidi zii. Confinata nell'umida cantina che le fa da cameretta, Clementine è felice solo quando sogna un posto lontano, molto lontano, dove al posto dei tetti ci sono colline, al posto delle strade ruscelli. Clementine è convinta che esista davvero, quel suo Posto Magico, e che prima o poi riuscirà a raggiungerlo. Così un giorno, con l'aiuto del suo migliore amico - un gatto molto intelligente di nome Gilbert - decide di scappare per sempre dalla città e di arrivare finalmente lì dove ha sempre sognato di stare. Un'avventura che commuove come un classico e fa ridere come le storie di Roald Dahl, scritta e illustrata dall'artista Chris Wormell.

- 304 pagine
- Italian
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Il posto magico
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Capitolo quindici
Lavoro e compere

Vi state chiedendo che senso avesse il singolare episodio a cui avete appena assistito? Anche Clementine. Che cosa ci faceva zio Rufus con una calamita nella manica? E a che cosa si riferiva quando parlava della “ferraglia” di zia Vermilia?
E, se proprio vogliamo dirla tutta, che cosa facevano davvero gli zii quando uscivano per lavorare e fare compere? A Clementine non l’avevano mai detto. Non l’avevano mai detto a nessuno.
Perché quello che facevano aveva poco a che fare con il lavoro e con le compere. O, perlomeno, non con ciò che voi e io chiamiamo “lavoro” e “compere”. Infatti, sebbene tornasse sempre a casa carica di oggetti di ogni genere, zia Vermilia non aveva mai comprato un bel niente. Nulla di nulla. Era tutto rubato.
Zia Vermilia, infatti, era una scippatrice: una ladra!
Anche zio Rufus era un ladro. O meglio, un borseggiatore: era questo che faceva quando lavorava!
Gli zii erano una coppia di furfanti, ed erano così bravi a rubare che non erano mai stati beccati con le mani nel sacco. Anche se a volte, quando la situazione si faceva un po’ “scottante”, erano costretti a trasferirsi in una nuova città.

Zio Rufus era un borseggiatore provetto. Era veloce, abile ed esperto di trucchi e stratagemmi d’ogni genere. Ad esempio, se qualcuno si accorgeva del furto prima che lui avesse avuto il tempo di allontanarsi, Rufus lasciava cadere una sovrana nel canale di scolo accanto a un delinquentello di strada dall’aspetto trasandato. Immancabilmente, il ragazzino raccoglieva la moneta, la guardava con aria furtiva e si dava alla fuga più veloce che poteva. Allora zio Rufus cominciava a urlare: «Al ladro! Al ladro! Mi ha rubato una sovrana!». E tutti gli sguardi si rivolgevano all’istante verso il povero malcapitato.
«Ha preso anche il mio portafoglio!» gridava allora qualcuno. «La mia borsa è sparita» strillava qualcun altro. «Dov’è finito il mio orologio d’oro?»
La folla partiva all’inseguimento e il poliziotto di turno veniva mandato sul posto. Se il ragazzino veniva catturato, chi gli credeva? Nessuno. Così lo sfortunato era portato via dal poliziotto.
E che mi dite della calamita? Quella super-potente che zio Rufus nascondeva nella manica. (Era così potente che riusciva persino a raccogliere le monete da terra!) Be’, quella la usava per derubare i mendicanti.
Con un abile raggiro lo zio poteva ripulire un cestino pieno di monete mentre gettava al mendicante un paio di centesimi. E quando il poveraccio si accorgeva del furto e studiava il cestino chiedendosi che fine avessero fatto i suoi spiccioli, era troppo tardi. Zio Rufus se n’era già andato.

Il magnete si rivelava molto utile anche per svuotare i piattini delle offerte della chiesa. Per non parlare dei registratori di cassa!
Ma come aveva fatto zio Rufus a farla franca con i suoi furtarelli per tutto quel tempo? La gente non cominciava a insospettirsi? I mendicanti non finivano per scoprire i suoi trucchi, nascondendo i berretti ogni volta che lo vedevano arrivare?
L’avrebbero fatto, certo… se soltanto l’avessero riconosciuto. Ma non era mai accaduto. Nessuno aveva mai visto lo zio al lavoro. Perché zio Rufus era un mago del travestimento. E sebbene due pagine fa l’abbia ritratto nel ruolo del cortese signor Grimble, in realtà non aveva mai quell’aspetto… non quando stava lavorando, perlomeno. Subito dopo essere uscito di casa si tuffava in un vicoletto buio per poi emergerne, pochi istanti dopo, con le fattezze di una persona completamente diversa.
Al terzo piano di casa, infatti, lo zio aveva una stanza speciale, piena di parrucche, barbe e baffi finti, oltre a costumi di ogni tipo. E qui trascorreva intere ore davanti a un grande specchio, lavorando ai suoi nuovi “personaggi”, proprio come fosse un attore.

Anche zia Vermilia aveva una stanza tutta sua, accanto a quella di zio Rufus. Era lì che custodiva i suoi “abiti per le occasioni speciali”. Non si trattava di vestiti da festa o da cerimonia, ma di abiti studiati per facilitare i suoi furti. La zia trascorreva ore e ore a mettere a punto quei vestiti: cuciva tasche nascoste all’interno delle fodere, creava maniche finte e aperture segrete. E, anche se non era un granché come sarta, adorava i trucchi e le astuzie celati in quegli abiti e ridacchiava compiaciuta mentre li cuciva.


Eccone due.

FIG. N. 1

FIG. N. 2
Il primo è dotato di un manicotto per tenere al calduccio le mani di zia Vermilia nei mesi più freddi. Solo che la zia in quel manicotto non ci infilava mai le mani. Così come non infilava mai le braccia nelle maniche. Perché sono finte, ripiene d’imbottitura! La zia ha ribattezzato questo vestito “doppio acchiappo” (FIG. N. 1). Quando lo indossa, tiene le braccia nascoste sotto il cappotto, così ha le mani libere per rubare attraverso delle aperture segrete.
I vestiti ad “acchiappo singolo” (FIG. N. 2), invece – cioè gli abiti dotati di un solo braccio finto (quello che tiene la borsetta) – erano perfetti per i luoghi meno affollati, dove poteva esserci bisogno di distrarre un negoziante.

Ecco una specie di ritratto “a raggi X” di zia Vermilia dopo una fruttuosa giornata di “compere”.

Un bel bottino! E ne state vedendo soltanto la metà, come scoprirete nella prossima pagina. Ma come riusciva zia Vermilia a trasportare tutto quel peso?

Be’, fare compere era un ottimo esercizio per tenersi in forma e zia Vermilia era molto forte… molto più forte di zio Rufus.
Ma perché rubava tutta quella roba? Le serviva davvero?
Certo che no. Zia Vermilia rubava semplicemente perché amava rubare… e non le importava che cosa rubava; era l’atto in sé di rubare a elettrizzarla.
Una volta aveva rubato una palma in vaso.
Un’altra, un tasso impagliato!
Aveva rubato persino un gattino bianco…
Avrebbe rubato davvero qualsiasi cosa.

Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Capitolo uno. Pepe
- Capitolo due. Il gatto e il secchio di carbone
- Capitolo tre. La spingarda di zia Vermilia
- Capitolo quattro. Che coppia adorabile!
- Capitolo cinque. La camera di Clementine
- Capitolo sei. Una scoperta e un sogno
- Capitolo sette. Colazione
- Capitolo otto. Da sola
- Capitolo nove. Il coniglio
- Capitolo dieci. La finestra
- Capitolo undici. Ciò che vide Clementine
- Capitolo dodici. Nella strada di sotto
- Capitolo tredici. Il giovanotto con il cappotto verde
- Capitolo quattordici. Una situazione appiccicosa
- Capitolo quindici. Lavoro e compere
- Capitolo sedici. Un miracolo e un disastro
- Capitolo diciassette. Guai per zia Vermilia
- Capitolo diciotto. Un rumore insolito e selvaggio
- Capitolo diciannove. Tra fumo e comignoli
- Capitolo venti. Inseguite quella donna!
- Capitolo ventuno. Il mostro è smascherato
- Capitolo ventidue. Un gigantesco ragno nero
- Capitolo ventitré. Una cella vuota
- Capitolo ventiquattro. Su per il camino
- Capitolo venticinque. Grande orda in arrivo
- Capitolo ventisei. Un’esplosione
- Capitolo ventisette. La battaglia di Blackstone Street
- Capitolo ventotto. Sotto assedio
- Capitolo ventinove. Fuga
- Capitolo trenta. A penzoloni
- Capitolo trentuno. Intanto, al numero dieci…
- Capitolo trentadue. Tra i comignoli
- Capitolo trentatré. Ma come avevano fatto i due furfanti a svignarsela?
- Capitolo trentaquattro. L’ultimo calcio
- Capitolo trentacinque. La luna e le stelle
- Capitolo trentasei. Il Posto Magico
- Capitolo trentasette. Tutto inutile
- Capitolo trentotto. Nero fuliggine da capo a piedi
- Capitolo trentanove. L’artista
- Capitolo quaranta. La storia di William
- Capitolo quarantuno. Casa
- Capitolo quarantadue. Il diavoletto
- Capitolo quarantatré. Nel sacco
- Capitolo quarantaquattro. Scomparsa!
- Capitolo quarantacinque. Un altro sogno
- Capitolo quarantasei. La stazione
- Capitolo quarantasette. Sul binario
- Capitolo quarantotto. Ancora… cani!
- Capitolo quarantanove. Una porta inceppata
- Capitolo cinquanta. Nel baule
- Capitolo cinquantuno. Una tirata d’orecchio
- Capitolo cinquantadue. Poco dopo…
- Capitolo cinquantatré. Un posto sconfinato e ventoso, lontano, molto lontano
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