Gli Elfi e i Goblin sono nemici di vecchia data. Sebbene tra loro al momento regni la pace, basterebbe una scintilla a far scoppiare nuove discordie. Perciò, quando un compìto archivista goblin e uno scorbutico ambasciatore elfo s'incontrano, la situazione si fa delicata. Ognuno di loro deve spiare l'altro, ma nessuno sa davvero quale sia la posta in gioco. Lo scopriranno a loro spese nel corso di un'avventura che vi farà rabbrividire... e ridere! Se infatti è terribile lo scontro tra il piccolo popolo che muta pelle e quello superbo che lo disprezza, niente è più divertente della convivenza tra il goblin Werfel e l'elfo Brangwain. Spy story, fantasy, libro di avventura, storia umoristica, La guerra segreta tra Elfi e Goblin è tutto questo e molto di più.
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Quel gracilino di Spurge che era con noi a scuola: Erbaccia.
L’abbiamo lanciato nel cuore oscuro del Regno dei Goblin verso mezzogiorno.
Che fatto strano. Non ho pensato a Erbaccia per anni. A scuola era una noia. Ti ricordi? Sembrava un gamberetto. Con quelle braccia ondeggianti come alghe. La faccia da pesce. Una frana nei tornei. Oltre a fare pena nella caccia. Si prendeva sempre i morsi dai cani degli elfi. Aveva sempre paura. Camminava con la testa bassa su quel suo piccolo collo ossuto come se stesse sempre per prendersi un pugno. Proprio un’ erbaccia e per di più si chiamava Spurge, che significa euforbia, e l’euforbia, si sa, è un’ erbaccia. Da cui Erbaccia, come ricorderai. E per trent’anni non ci ho più pensato.
Be’, immagina come sono rimasto di sasso quando uno dei ministri del re mi ha detto che avevano bisogno di uno storico da mandare alla corte di Ghohg il Malvagio. Mi ha dato un elenco da cui scegliere. Ed ecco il suo nome, il terzo: Brangwain Spurge.
«Oh perbacco» ho detto, «è il vecchio Erbaccia!»
L’ho chiamato a palazzo per un colloquio. Insegna storia elfica all’università. «Ciao, Erbaccia» ho detto. «Sono io, il tuo vecchio amico Clivers. Ora membro dell’Ordine della Mano Pulita.»
Non puoi immaginarti quanto sia cambiato! Non ha più la testa bassa che gli ciondola. Ora sta dritto come un manico di scopa. Sembra ancora un po’ debole di braccia, ma non ha più niente di ondeggiante. È molto fiero e alto. Molto rigido. Non credo che potrebbe stare gobbo, se anche volesse. Che magnifica trasformazione. Mi ha molto colpito e non ne ho fatto segreto.
Quindi gli ho spiegato la missione: mentre scavavano la nuova piscinetta del re, hanno trovato un vecchio tesoro seppellito dai goblin, una gigantesca gemma su cui è incisa una qualche storia. Una storia tipica dei goblin: un mucchio di decapitazioni. Disgustosa. Ma è vecchia, molto vecchia, forse di cent’anni fa. Il re ha pensato di darla a Ghohg il Malvagio, Re dei Goblin, in segno di buona volontà e di scambio culturale: una testimonianza che le relazioni elfi-goblin sono migliorate negli ultimi cinque anni, dopo la tregua. Un gesto. Una stretta di mano attraverso le Montagne Ossacrudeli.
Qualunque cosa pur di dissuaderli da usare di nuovo la spada e il lanciafiamme contro di noi e riversarsi giù da quelle montagne in sciami senza volto per bruciare le nostre foreste e case.
Il braccio destro del re mi dice che ci serve qualcuno che porti la gemma nella fortezza dei goblin. Uno storico, qualcuno che possa metterne in risalto l’importanza, l’antichità. Qualcuno che sia in grado di parlare con gli eruditi di lì. Di appianare le divergenze. «Quindi, Erbaccia» ho detto, «saresti disposto a servire il tuo Paese e andare nel cuore del Regno dei Goblin, da cui nessuno è tornato vivo e intero negli ultimi cent’anni o forse più? Se lo sei, vecchia saponetta, firma qui dove c’è la X.»