«Posso andare, padre?»
Il contadino Jacques D’Arc scrutò Giovanna a lungo, puntandole addosso uno sguardo penetrante. Perché era tanto diversa dagli altri suoi figli? Dalla buonanima di Caterina, che riposi in pace, e dai due fratelli, entrambi ottimi ragazzi. Era brava anche lei, beninteso. Obbediente quanto bastava, diligente nel suo lavoro, e religiosa. Il buon curato Minet la lodava sempre per la sua devozione. Ma cosa le passasse per la testa era un mistero per tutti.
Il contadino rivolse lo sguardo alla moglie. Isabelle sedeva sulla sua vecchia seggiola, intenta a rammendare una camicia di lino. Non alzò gli occhi, e non aprì bocca. D’altronde, era normale: sapeva che la decisione spettava al marito.
E dopotutto Giovanna non chiedeva molto, soltanto di trascorrere una settimana ospite dello zio, Durand Laxart, nel vicino villaggio di Petit Burey. Sembrava una cosa da nulla, ma si capiva che la ragazza aveva in mente qualcosa.
Jacques sospirò. Ultimamente aveva sognato spesso di lei, e il sogno era sempre lo stesso: sua figlia scappava di casa per unirsi all’esercito.
Lei lo guardò dritto negli occhi: «Non intendo fare niente di male, papà».
Come se gli avesse letto nel pensiero. Comunque, quella frase fu un sollievo. Giovanna non mentiva mai, su questo suo padre poteva contare.
«D’accordo, allora. Puoi andare.»
«Grazie, papà.» Gli sfiorò la guancia con uno dei suoi baci rapidi e affettuosi, poi si avvicinò alla madre e la abbracciò.
Isabelle le prese il volto tra le mani. «Torna da noi» le disse, piano. «Torna a casa sana e salva, Giovanna mia.» Poi, con riluttanza, tornò a concentrarsi sul suo lavoro.
Giovanna le sorrise e si allontanò, senza aggiungere altro.
Jacques d’Arc si fermò a guardarla dalla soglia di casa. Giovanna attraversava il giardino con un piccolo fagotto in mano. “Deve averlo lasciato pronto sulla panchina” pensò suo padre. “Sapeva già che le avrei accordato il permesso.”
La ragazza camminava a passi spediti. Con il semplice abito rosso e i lunghi capelli neri, spettinati dal vento, sembrava una colonna di fuoco e fumo sospesa sul terreno.
Dalla chiesa del villaggio risuonò il rintocco della campana.
Il contadino si fece il segno della croce, e pregò. Lo stesso fece Isabelle dentro casa, e tutti gli abitanti di Domrémy. Come quelli di ogni altro luogo di Lorena, Borgogna, di tutta la Francia e dell’intera cristianità. Pregavano insieme: gente di campagna e di città, vescovi, nobili e il popolino, uniti nella medesima fede.
Anche la sottile colonna di fuoco e fumo sostò per un momento, poi riprese il cammino.
Suo padre rientrò in casa. «Si tratterà soltanto di una settimana, due al massimo» disse. «Ha la testa sulle spalle, quel Durand Laxart, e data la stagione gli faranno comodo due braccia in più. Eppure, rimpiango di averla lasciata andare...»
«Non avresti comunque potuto fermarla» rispose Isabelle, sottovoce.
Lui si accigliò. «Ha solo diciassette anni, e io sono suo padre.»
«Non mi riferivo a questo, Jacques.»
«A cosa, allora?» Il contadino provava una punta di rabbia, e avrebbe voluto alzare la voce, ma si trattenne. Isabelle non era una donna come le altre. In gioventù era stata in pellegrinaggio a Roma, e aveva percorso l’intero tragitto a piedi, andata e ritorno, com’era usanza. Era un viaggio rischioso quasi quanto quello in Terra Santa, con i briganti sempre in agguato, le dozzine di piccole guerre in corso tra signori feudali o cavalieri locali, e la frequente necessità di elemosinare il pane e un riparo dove passare la notte. Eppure Isabelle era arrivata fino in fondo, aveva persino visto il Papa e molti cardinali, ed era tornata illesa. Così adesso tutti la chiamavano Isabelle Romée, «Isabelle che è stata a Roma». Era un segno di grande distinzione, un riconoscimento del suo coraggio e della sua osservanza, e Jacques ne era fiero. Mai e poi mai avrebbe alzato la voce con lei, non con Isabelle Romée.
Lei fissava le fiamme del fuoco di legna nel caminetto.
«Giovanna ha qualcosa di diverso» disse a bassa voce. «L’hai vista quando prega? Prende un aspetto strano, è come assente, inerte. Uguale a sua sorella sul letto di morte. Una volta le ho toccato il braccio. Non se n’è nemmeno accorta.»
«Lo fa apposta, per darsi delle arie» bofonchiò Jacques. «È tipico delle ragazze della sua età.»
Isabelle scosse la testa. «Non lei. La conosci anche tu, dovresti saperlo.»
«Io non la conosco affatto» rispose lui, in tono amareggiato. «È proprio questo il problema. Non riesco a decifrarla. A volte mi domando come sia possibile che da me e te sia nata una figlia simile.»
Isabelle annuì. «Eppure non è sempre stata così, vero? È cambiata negli ultimi anni, come se le fosse accaduto qualcosa. Gliel’ho anche chiesto, ma si è rifiutata di parlarne.» Chinò di nuovo la testa sul rammendo. «Mi domando...» si interruppe.
«Cosa?» le chiese lui, di colpo preoccupato.
«Se farà mai ritorno da dove è diretta.»
«Cosa dici?»
Isabelle alzò gli occhi. Erano lucidi. «Ti ho detto che non potevi fermarla. E nemmeno io... o chiunque altro. È partita, perché doveva.»
«Dunque sai qualcosa?»
«Io non so nulla. Ma me lo sento. Doveva andarsene. Non credo nemmeno che l’abbia deciso da sé. Sta... obbedendo a un ordine.»
«Un ordine di chi?»
«Di Dio» rispose Isabelle.
Durand Laxart sedeva davanti alla sua piccola casa quando la vide arrivare, e a quella vista gli brillarono gli occhi, e un sorriso illuminò il suo volto. Voleva bene alla nipotina. Presto, però, il sorriso gli si spense sulle labbra. Dopo una sbrigativa stretta di mano, Giovanna disse: «Prendi cappello e bastone, Durand caro. Dobbiamo andare».
«Co-come “andare”? E dove?»
«A Vaucouleurs, naturalmente, sciocco che sei.»
Durant Laxart sospirò. «Giovanna, sai bene anche tu come è andata l’ultima volta che ci siamo stati. Io avevo seguito alla lettera le tue istruzioni, e cos’hai ottenuto?»
Lei rovesciò la testa, e scoppiò a ridere. «Il tuo incontro con il capitano Robert de Baudricourt l’avevo previsto, o sbaglio?»
«Sì, ma lui non ha creduto a una sola parola. Mi ordinò di riportarti subito da tuo padre, di darti una bella strigliata e di trovarti un marito quanto prima.»
Giovanna stava ancora ridendo: «Ma tu non lo hai fatto».
«Certo me ne sono ben guardato, ma adesso mi domando se tutto sommato non fosse la soluzione giusta.»
«Io non mi sposerò mai» replicò Giovanna, di colpo serissima. «L’ho giurato. E devo andare a Vaucouleurs.»
Durand era un trentenne robusto, con un bel viso cordiale e guance rubizze. Alzò le mani per protestare. «Cosa devo fare per toglierti certe idee dalla testa, Giovanna? Noi siamo gente semplice. Non possiamo parlare ai nobili e a quelli del loro rango. Otteniamo soltanto di coprirci di ridicolo.»
«Che importanza ha, purché facciano come chiedo?» ribatté lei. «E lo faranno, sai? Non mi ha sorpresa che l’ultima volta sia andata così.»
«P-può darsi, ma...»
«E questo perché lo sapevo già» lo interruppe lei. «Me l’avevano detto le Voci.»
«Davvero? Ma allora perché...?»
«Mi dissero di andarci comunque. E tu trasmettesti il mio messaggio, giusto?»
«Certo, ma...»
«Cosa dicesti? Ripetilo, vuoi?»
Durand si strinse nelle spalle. «Al capitano de Baudricourt dissi: “Signor capitano, la giovane Giovanna attende qui fuori. È mia nipote, più giovane di me di sedici anni, ed è figlia di Jacques d’Arc e di Isabelle Romée di Domrémy. Mi ha chiesto di domandarvi un cavallo e alcuni uomini, per...”.»
«Coraggio, continua.»
«“...per recarsi dal suo gentile delfino e salvare la Francia”. Gli riferii tutto, parola per parola. Una pazzia, ma recapitai il messaggio.»
«Hai dimenticato qualcosa, o sbaglio? La parte su Orléans.»
«Ah, sì. Hai ragione. Cioè, l’ho dimenticata adesso, ma a lui lo dissi. “Mia nipote Giovanna dice di essere stata mandata da Dio per soccorrere Orléans dagli inglesi.” E il capitano Baudricourt scoppiò a ridere, e rispose: “Quelle di tua nipote sono sciocchezze. Orléans non ha bisogno del soccorso di nessuno. È ancora una città francese. Sul suo territorio, degli inglesi non c’è nemmeno l’ombra”. Poi aggiunse gli appellativi tipici dei gentiluomini quando si arrabbiano con un popolano come me.»
«Lo immagino» disse Giovanna, sommessa. «Mi dispiace. Però adesso Orléans è sotto assedio inglese, no?»
Durand restò a fissarla a occhi sgranati. «È vero! Per tutti i santi, non ci avevo pensato. Hai ragione. M-ma... come potevi saperlo? No, non serve rispondere. Te l’avranno detto le tue Voci.»
«Tu non ci credi?» mormorò lei.
Lo zio si grattò la testa. «Per dirti la verità, ragazza mia, non so nemmeno io a cosa credere. La tradizione dice che una donna avrebbe rovinato la Francia, e un’altra sarebbe giunta a salvarla.»
«Non mi interessano le leggende. Ma ho ricevuto l’ordine di incontrare il mio gentile delfino e di salvare la Francia a suo nome. E per riuscirci, la prima cosa da fare è raggiungere Vaucouleurs e parlare con il capitano Robert de Baudricourt. Dunque è ciò che farò, con o senza di te.»
«Non puoi andarci da sola!» esclamò lui, inorridito. «Una ragazzina non può attraversare da sola le campagne in tempi come questi!»
«Allora accompagnami.»
A Durand venne un dubbio. «Jacques e Isabelle sanno delle tue intenzioni?» domandò, con falsa noncuranza.
«No. A loro ho detto solo che venivo da te.»
«Ah.» Durand si sforzò di infondere autorità nella voce. «Se appartengono ai santi, come dici tu, le tue Voci non possono averti ordinato di violare il quarto comandamento. Com’è possibile che siano buone, se ti comandano di trasgredire all’onore dovuto al padre e alla madre?» Lo sforzo di parlarle con quel tono lo lasciò senza fiato.
«Dei miei genitori le Voci non hanno parlato» rispose lei, senza scomporsi. «Sono stata io a decidere di non avvertirli, per timore che mi vietassero di partire. Ma poiché l’ordine viene da Dio, sarei partita comunque, anche contro il volere di cento padri e madri. A loro non ne ho parlato perché non soffrissero.»
«Hai sempre la risposta pronta per tutto» disse Durand, rassegnato. L’altra risposta che gli era venuta in mente la tenne per sé. Era la stessa data da un Bambino di dodici anni ai propri genitori: Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? Quel pensiero gli procurò un brivido. Giovanna aveva ragione: se l’ordine veniva da Dio, andava eseguito. Come poteva opporsi?
Certo, avrebbe avuto mille scuse per non partire. La moglie malata. Il lavoro nei campi. I rischi del viaggio. Eppure, in fondo al cuore, sapeva cosa lo trattenesse davvero: la prospettiva di farsi ridere di nuovo in faccia da quell’arrogante del capitano di Vaucouleurs. Per questo esitav...