Fiabe classiche raccontate ai bambini
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Fiabe classiche raccontate ai bambini

  1. 216 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Fiabe classiche raccontate ai bambini

Informazioni su questo libro

"Mi racconti una storia?" Basta questa domanda per varcare la soglia di universi incantati, dove le leggi del mondo reale sono messe sottosopra e dove creature magiche dai poteri speciali intrecciano i loro destini, con desideri, paure e passioni che tanto diversi dai nostri non sono. Annamaria Piccione riscrive con delicatezza e profonda conoscenza le fiabe classiche di grandi autrici e autori, da Perrault ad Andersen, e ci prende per mano per condurci in un viaggio tra principi, gatti e imperatori, fanciulle coraggiose, streghe malvagie e bestie dal cuore gentile, spalancando la porta su una tradizione fiabesca tramandata di bocca in bocca sin dai tempi più remoti. Accompagnati dalle preziose immagini di Francesc Rovira, i piccoli lettori potranno così scoprire emozioni e sentimenti ancora sconosciuti, mentre i più grandi faranno un tuffo nel passato, tornando a tutte quelle volte in cui hanno chiuso gli occhi al rassicurante suono del "C'era una volta...".

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
Print ISBN
9788804749516
eBook ISBN
9788835716778
LE FIABE DI

Jacob e Wilhelm Grimm

(Jacob, Hanau 1785 – Berlino 1863)
(Wilhelm, Hanau 1786 – Berlino 1859)

CAPPUCCETTO ROSSO

(1812)
In un paese vicino a un bosco viveva una bambina molto carina alla quale tutti volevano bene. La nonna le aveva cucito una mantellina di velluto col cappuccio scarlatto e poiché la bimba non voleva indossare altro, era stata soprannominata “Cappuccetto Rosso”.
Un mattino la mamma le consegnò un cestino con dentro una focaccia e una bottiglia di vino. «Le porteresti alla nonna che è malata?» chiese sapendo già la risposta. Poi le fece alcune raccomandazioni: «Non fermarti sulla strada ed evita gli sconosciuti!».
La casetta della nonna si trovava al centro del bosco e Cappuccetto entrò nella folta selva senza paura. Aveva percorso alcune decine di metri quando un lupo le sbarrò la strada. «Dove vai di buon mattino, bella bambina?» le chiese.
Per nulla spaventata, Cappuccetto Rosso si fermò e gli riferì che la nonna non stava bene. «Lei vive sotto le tre grandi querce, ho ancora parecchio cammino da percorrere.»
Il lupo già pregustava il sapore della bimba, ma il pensiero di un altro pasto gli stimolò l’appetito: “Voglio mangiare pure la nonna!” pensò, per poi dire ad alta voce: «Perché non le porti un mazzolino di fiori?».
Cappuccetto Rosso si illuminò. «Sì, ne sarà contenta!»
La bambina si fermò e il lupo ne approfittò per correre a perdifiato alla casa sotto le querce. Poi bussò alla porta camuffando la voce: «Apri, nonnina, sono Cappuccetto Rosso con vino e focaccia».
«Spingi la porta, non posso alzarmi» ribatté l’altra sofferente.
Il lupo non se lo fece ripetere, piombò nella stanza, si tuffò sul letto e mangiò la vecchina in un sol boccone. Poi ne indossò i vestiti e prese il suo posto sotto le coperte.
Poco dopo arrivò Cappuccetto con le braccia cariche di fiori. Davanti alla porta fu colta da un brutto presentimento, ma entrò ugualmente e si avvicinò al letto, dove la nonna era stesa con la cuffia sulla faccia.
«Sei strana oggi, nonna, hai delle orecchie grandi...» si stupì.
«Per sentirti meglio, bimba mia» rispose pronto il lupo.
«E che occhi grandi hai...»
«Per vederti meglio.»
«Che mani grandi hai...»
«Per abbracciarti meglio...»
«Che bocca grande hai...»
Il lupo le balzò addosso: «Per mangiarti meglio!» gridò pappandosela intera.
Dopo il banchetto il lupo decise di riposare, piombò sul letto e si mise a russare come una locomotiva.
Un cacciatore passò lì davanti e si stupì di quel frastuono: “Ma quanto sta male la nonna per russare così?” pensò, guardando dalla finestra. E poi comprese: “Ehi! Ma quello è il lupaccio che cerco da giorni!”.
Perciò entrò imbracciando il fucile ma, temendo che il lupo avesse mangiato la nonna, prese un paio di forbici e con un taglio netto gli aprì la pancia.
Cappuccetto Rosso saltò fuori per prima: «Com’era buio lì dentro!».
Lentamente uscì anche la nonna assai provata, ma si sentì meglio gustando la focaccia e il vino.
Mentre il cacciatore se ne andava con la pelle del lupo, Cappuccetto Rosso promise che non avrebbe più dato confidenza agli sconosciuti. Infatti, qualche tempo dopo, mentre riattraversava il bosco per recarsi dalla nonna, un altro lupo le rivolse la parola.
La bimba corse però subito alla casetta. «C’è un lupo che mi segue!» riferì preoccupata all’anziana donna che sprangò l’uscio.
Poco dopo il lupo bussò: «Apri nonnina, sono Cappuccetto Rosso».
La porta rimase chiusa e il lupo si appostò sul tetto, in attesa che la bimba uscisse per tornare a casa.
La nonna mise allora fuori dalla porta un pentolone di acqua bollente con dentro delle salsicce. Attratto dal profumino, il lupo allungò il collo per sbirciare, ma scivolò giù dal tetto dritto nel brodo.
Si racconta che da allora i lupi non infastidiscano più le bambine. Soprattutto se indossano un cappuccetto rosso!

BIANCANEVE

(1812)
Era inverno inoltrato e la neve ricopriva il castello di bianco, mentre una regina cuciva presso una finestra dalla nera cornice d’ebano ammirando i fiocchi fluttuanti come piume.
«Ahi, mi sono punta!»
Tre gocce di sangue caddero sulla stoffa, ma la regina sorrise. “Oh, come vorrei una figlia con l’incarnato bianco come la neve, le labbra rosse come il sangue e i capelli neri come l’ebano!”
Qualche tempo dopo il suo desiderio si avverò e nacque una bellissima bimba dalla pelle candida, la bocca rosea e la chioma corvina. Fu chiamata Biancaneve.
Presto però la regina si ammalò e morì, lasciando il re stravolto dal dolore.
Trascorso un anno, il sovrano decise di sposarsi di nuovo: «Biancaneve deve avere una mamma...».
La scelta cadde su una donna tanto bella quanto cattiva e vanitosa, che non si separava mai da uno specchio magico al quale poneva sempre la stessa domanda.
Specchio, specchio delle mie brame.
Chi è la più bella del reame?
Per molti anni, lo specchio rispose nel medesimo modo.
O mia regina, al mondo non c’è
nessuna donna più bella di te.
Poi il re morì e Biancaneve divenne una giovane splendida, tanto che un giorno anche lo specchio se ne accorse e fornì un diverso responso.
O mia regina, assai bella sei tu.
Ma Biancaneve lo è molto di più.
«Come osi!» reagì la donna piena di collera e invidia.
Da quel momento nulla ebbe più importanza per lei, perché la regina fu ossessionata da un unico pensiero: liberarsi della figliastra, con qualsiasi mezzo e tornare a essere lei la più bella del regno.
Una mattina chiamò dunque un cacciatore di cui si fidava. «Conduci Biancaneve nella foresta» gli ordinò. «Uccidila e portami il suo cuore!»
Il cacciatore ubbidì, propose a Biancaneve di uscire per una passeggiata e quando furono abbastanza lontani da non essere sentiti, sguainò il coltello.
«Non vorrei farlo, ma la regina mi ha ordinato di ucciderti» sussurrò puntandole la lama sul collo.
Biancaneve si accorse che gli tremava la mano e lo implorò. «Risparmiatemi, io fuggirò lontano e non sentirete più parlare di me!»
Il cacciatore la spinse via. «Vattene, prima che me ne penta!» gridò poi con voce rotta. La guardò correre fino a quando sparì, certo che non sarebbe sopravvissuta alle belve della foresta; poi uccise un cinghialetto e ne portò il cuore alla regina.
«Ottimo! Lo gusterò per cena!» gongolò lei, convinta di aver eliminato la rivale.
Le bestie feroci risparmiarono però Biancaneve, forse incantate anche loro dalla sua bellezza, e la ragazza corse a lungo, senza fermarsi, con l’unico scopo di allontanarsi dalla reggia.
Tramontava quando, superati i sette monti, intravide tra gli alberi il tetto di una casetta. “Devo riposarmi, sono sfinita” si disse.
Bussò ma nessuno rispose e Biancaneve entrò in una stanza dove ogni cosa era molto piccola, come fosse in miniatura. Minuscoli le sedioline e il tavolino apparecchiato per sette con piatti, bicchieri e posate, tutti in proporzione.
«C’è nessuno?» gridò la ragazza, guardando avidamente il pane e le verdure nei piatti. “Che fame ho! Mangerò un bocconcino da ogni porzione, così non si noterà.”
Quando ebbe finito, si accorse di sette piccoli lettini addossati alla parete e si coricò sul primo, trovandolo troppo duro. Provò quindi tutti gli altri e al settimo si fermò. «Questo è perfetto» sbadigliò cadendo addormentata.
Era già buio quando tornarono i padroni di casa, i sette nani che lavoravano nelle miniere sui monti: notarono subito che qualcosa non andava.
«Qualcuno si è seduto sulla mia sedia!»
«Ha mangiato nel mio piatto!»
«Ha morso il mio pane!»
«Ha piluccato la mia verdura!»
«Ha bevuto dal mio bicchiere!»
«Ha usato la mia forchetta!»
«Si è pulito col mio tovagliolo!»
La sorpresa crebbe quando si accorsero che qualcuno aveva anche provato i loro letti... e stava ancora ronfando in quello del nano più piccolo.
Con sette candeline illuminarono il volto. «Ma è una ragazza!» fu il coro unanime. «Com’è graziosa...»
«Non svegliamola, io dormirò a turno con ciascuno di voi» propose generoso il nano più piccolo.
In verità dormì poco, così fu il primo ad accorgersi c...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. I CLASSICI
  4. LE FIABE DI
  5. C’era una volta in un paese lontano lontano…
  6. CHARLES PERRAULT
  7. MARIE-CATHERINE D’AULNOY
  8. JEANNE-MARIE LEPRINCE DE BEAUMONT
  9. JACOB E WILHELM GRIMM
  10. HANS CHRISTIAN ANDERSEN
  11. Copyright