29 maggio 1176. Barbarossa sconfitto a Legnano
di Alessandro Barbero
Lo scopo non è di raccontare in dettaglio l’evento militare di Legnano. Cercheremo piuttosto di capire perché questa battaglia è stata importante: come ci si è arrivati, qual era la posta in gioco, e anche quali sono state le conseguenze. Perciò siamo costretti a tornare indietro, risalendo a parecchi anni prima della battaglia: all’autunno del 1154, quando un re di Germania, che si chiama Federico e che di lì a poco comincerà a essere soprannominato Barbarossa, si affaccia al Brennero per scendere in Italia. Non sappiamo di preciso quanti anni avesse, come è normale, purtroppo, per i re del Medioevo, ma doveva averne 30 o 35 quando venne in Italia per la prima volta. Era il re di Germania, e la prima cosa che dobbiamo capire è come mai un re di Germania veniva in Italia, in armi, accompagnato da principi, vescovi, cavalieri. Cosa veniva a fare il Barbarossa in Italia?
L’impero costruito da Carlo Magno, che comprendeva quasi tutta l’Europa occidentale, a quell’epoca si era già sfasciato, in seguito a una lunga fase di risse dinastiche. Alcuni pezzi si erano persi per sempre: ad esempio la Francia era diventata un regno indipendente, che non voleva più avere niente a che fare con un impero ormai identificato con la nazione tedesca, e che anzi, con quell’impero si è poi giocata per secoli la partita dell’egemonia in Europa. Anche l’Italia prima dell’anno Mille era stata per lunghi periodi un regno indipendente: più di un principe italico, ottenendo il consenso di altri principi e vescovi, e sconfiggendo brutalmente i rivali, era riuscito a cingere la corona ferrea e proclamarsi re d’Italia. Allo stesso modo in Germania si assiste alla concorrenza fra i principi per farsi eleggere dai loro pari e diventare re di Germania.
L’Europa insomma si va dividendo in regni su base geografica e in una certa misura anche nazionale. Ma dopo la metà del X secolo la situazione cambia, perché il re di Germania, Ottone I, riesce a impadronirsi anche dell’Italia, sbaragliando la concorrenza dei principi italici; poi va a Roma e si fa incoronare imperatore dal papa, riprendendo la corona che era stata di Carlo Magno e prima ancora di Costantino. A partire da quel momento esistono ancor sempre un regno di Germania e un regno d’Italia, due amministrazioni separate e due popoli diversi, ma tutti accettano che il re di Germania ha il diritto di venire in Italia, e farsi incoronare con la corona ferrea a Monza o a Pavia, le antiche città regali dei longobardi, diventando re d’Italia. A questo punto può arrivare ancora più in alto: può andare a Roma e farsi incoronare imperatore dal papa, perché il titolo imperiale ha una valenza sacrale e tutti sono d’accordo che senza il papa non si può diventare imperatore, per quanto agli imperatori in certi casi questo possa dare molto fastidio.
Federico Barbarossa, dunque, è il giovane re di Germania e sta venendo in Italia a fare precisamente questo; ma sa anche che non sarà una passeggiata. Farsi incoronare e prendere il potere nel regno italico richiede un faticoso negoziato politico e ci saranno delle difficoltà da superare, perché l’Italia è un paese strano e in particolare è un paese strano la Lombardia. Il regno d’Italia arriva fino all’Italia centrale, però la zona più viva, più vitale, più ricca è quella che allora si chiama Lombardia, e che va da Susa fino al Veneto e alla Romagna. Si tratta quindi di una zona molto più ampia della Lombardia attuale: in sostanza è tutta la pianura padana. La caratteristica più spiccata della Lombardia è che è un paese di città. Beninteso, città ce ne sono dappertutto, ma nel mondo tedesco sono poche, piccole, lontane l’una dall’altra: giorni e giorni di cammino attraverso le foreste e le paludi. La Lombardia, invece, è un paese fitto di città ereditate dall’antica Roma, e di città nuove che sono nate da poco, in quest’epoca di grande crescita e prosperità economica. La Lombardia è un paese dove i viaggiatori che scendono i fiumi sulle chiatte o che marciano sulle strade polverose, dappertutto dopo poche ore di cammino vedono in lontananza le torri e i campanili di una città. Un paese dove non c’è contadino che in una giornata di cammino non possa trovare una città dove andare al mercato a vendere i suoi prodotti, e dove magari sentir parlare di cose che a casa sua, in campagna, non avrebbe sentito.
Ora, per un re di Germania farsi accettare dai suoi pari significa negoziare con principi e vescovi, nobili come lui, che condividono la sua cultura: è faticoso, ma è un mestiere che gli imperatori sanno fare. In Italia invece la situazione è diversa: qui farsi accettare come re significa negoziare non solo con i principi – ce ne sono anche in Italia, ma non così potenti: marchesi di Monferrato, conti di Biandrate –, non solo con i vescovi – e ce ne sono di potentissimi, primo fra tutti l’arcivescovo di Milano. Farsi accettare come re d’Italia significa negoziare anche con le città, che sono una forza con cui bisogna fare i conti, perché in questa terra di città gli abitanti del mondo urbano hanno inventato qualcosa che anche altrove sta conoscendo un qualche inizio, ma che da nessuna parte è così sviluppato come in Italia. Quando il Barbarossa si affaccia al Brennero, sa che in questo paese gli abitanti di ciascuna città si sono abituati a organizzarsi, a riunirsi in assemblea, a eleggere dei magistrati e a gestire loro il potere, senza che nessuno l’abbia ordinato, senza che dall’alto si sia deciso di organizzare delle autonomie cittadine. Queste autonomie sono state create da abitanti che si sentivano abbastanza forti da prendersele.
Come mai questo è stato possibile? Il fatto è che prima del Barbarossa, per mo...