Tra il 1954 e il 1962, 1 milione e 200 mila soldati francesi di leva sbarcano al di là del Mediterraneo per combattere contro gli indipendentisti del Fronte di liberazione nazionale algerino.Tra le fila francesi i morti sono 26 mila e 300 mila i feriti; almeno dieci volte di più sono quelli algerini.La guerra d'Algeria è stata una 'guerra senza nome', dissimulata con le denominazioni più varie ed enigmatiche quali 'pacificazione' o 'mantenimento dell'ordine'. Alla fine del conflitto i soldati francesi sono rifiutati dal proprio stesso Paese che vuole lasciarsi rapidamente alle spalle quel passato coloniale. Solo nel 1999 la Francia riconosce di aver combattuto una guerra tra il 1954 e il 1962.Cinquant'anni dopo l'indipendenza dell'Algeria, cosa hanno da raccontare quei reduci, fra i gruppi maggiormente segnati dalla cesura burrascosa che ha messo fine all''Algeria francese'?Le loro memorie, raccolte in decine di interviste, sono al centro di questo libro.

- 320 pagine
- Italian
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Argomento
StoriaCategoria
Storia del XXI secoloRingraziamenti
Questa ricerca non sarebbe stata possibile senza la collaborazione dei veterani d’Algeria, che hanno accettato di incontrarmi e discutere lungamente con me di un’esperienza non sempre facile da raccontare. Tengo a esprimere loro e alle loro compagne tutta la mia riconoscenza: non solo per avermi offerto tempo e attenzione, ma per avermi accompagnato con pazienza e coinvolgimento in un’esperienza per me straordinaria.
Negli anni trascorsi tra Roma e Parigi molte persone sono state importanti: è con particolare stima e affetto che ringrazio Annette Becker e Vittorio Vidotto per aver costantemente sostenuto il mio lavoro, dandomi sempre nuovi spunti su cui riflettere. Anna Foa e Maria Ferretti mi hanno ascoltato e consigliato mentre muovevo i primi passi nel mondo terribilmente complicato della storia della memoria. Henry Rousso e tutta l’équipe dell’Institut d’histoire du temps présent (in particolare Christian Delacroix, François Dosse e Patrick Garcia) sono stati – probabilmente senza saperlo – un riferimento cruciale per la mia formazione, così come il seminario dell’Ihtp «Mondes coloniaux», animato negli anni 2005-2009 da una squadra formidabile (Caroline Izambert, Malika Rahal e Benjamin T. White). L’Ihtp non sarebbe lo stesso senza Anne-Marie Pathé, che veglia sulla biblioteca con una passione e una gentilezza davvero rare.
Stéphane Audoin-Rouzeau e il suo seminario all’École des Hautes Études en Sciences Sociales sono stati una palestra eccezionale per imparare a «vedere» e a «sentire» i combattenti.
Gilbert Meynier mi ha messo in contatto con un’ampia rete di studiosi, con la generosità che lo contraddistingue. Angelo Del Boca e Nicola Labanca hanno mostrato interesse per il mio lavoro quando questo era ancora poco più che un balbettamento. Claire Mauss ed Étienne Copeaux hanno accompagnato l’elaborazione della ricerca con lunghe discussioni, camminando sui sentieri della Resistenza nei Vosgi. Rosa Olmos, della Bibliothèque internationale de documentation contemporaine di Nanterre, ha creduto sin dall’inizio in questo lavoro, offrendomi la sua competenza per la conservazione delle interviste. Serge Drouot e l’équipe della commissione Gaje della Fnaca mi hanno aperto gli archivi della Federazione, da dove tutto è cominciato. Charles Silvestre, a «l’Humanité», mi ha lasciato consultare le lettere inedite ricevute dal giornale in seguito all’Appello dei dodici.
Più di una volta l’incoraggiamento di Serena Bianchetti, «fuor dai denti» come lei sola sa fare, è stato decisivo. Jolanda Insana mi ha accolto nella sua dimora messinese nell’estate del 2011: è nella fiumara, discutendo con lei e raccogliendo fichidindia, che questo libro ha cominciato a prendere forma. Ho un debito di riconoscenza particolare nei confronti di Raya Cohen, la cui lettura è stata preziosa per il difficile lavoro di taglio del manoscritto originale.
Questo libro porta la traccia nascosta delle discussioni con tanti amici, in particolare Giuliano Bracci, Fulvia Carnevale, Andrea Desantis, Arianna Lodeserto, Ed Naylor. Nella redazione di «Zapruder» ho trovato quella particolare forma di complicità intellettuale che diventa amicizia politica.
Ringrazio infine i miei genitori, che c’entrano di sicuro qualche cosa con la mia scelta di occuparmi di storia, e Laure, che ha condiviso con me la passione per la parola dei veterani d’Algeria ma anche gli interminabili mesi di galère dedicati alla scrittura.
So quanto devo a ciascuno di loro, e ciascuno di loro sa quanto gli devo.
Indice dei contenuti
- — epigrafe
- Introduzione
- I. Soldati senza causa in una guerra senza nome
- II. I reduci, le associazioni e le politiche della memoria
- III. Gli schermi della guerra
- IV. A ognuno la sua storia: il libro vettore di memoria
- V. Da Vichy all’Algeria
- VI. Il presente del passato
- VII. L’estraneità dei veterani all’esperienza della guerra
- VIII. «Ritrovare la guerra» nelle memorie
- Epilogo. Nel piano sequenza della storia
- Sigle e abbreviazioni
- Glossario dei termini arabi e militari
- Bibliografia orientativa
- Ringraziamenti
Domande frequenti
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