Note
Introduzione. Tra passato e futuro
1 John D. Huber, Ronald Inglehart, Expert Interpretations of Party Space and Party Locations in 42 Societies, in «Party Politics», 1, 1995, p. 73.
2 Tns Sofres è il secondo gruppo mondiale nel campo dei sondaggi di mercato e d’opinione. Dal 1981 ha monitorato sistematicamente per conto della Fondazione Jean Jaurés e del periodico «Le Nouvel Observateur» la percezione del «clivage gauche-droite» da parte di un campione significativo di cittadini francesi d’età superiore ai 18 anni. Per un bilancio di medio periodo si veda in particolare il rapporto Évolution du clivage gauche-droite depuis 10 ans del 2002 (consultabile su Internet all’indirizzo www.tnf-sofres.com/etudes/pol). L’ultima rilevazione risale al marzo 2007 (Évolution du clivage gauche-droite, 29 marzo 2007). Dal 2004 realizza per conto della Commissione europea l’Eurobarometro.
3 Ai dati dei primi sondaggi Sofres si riferisce anche Alain de Benoist per affermare che «agli occhi della maggioranza dei francesi il cleavage destra-sinistra è sempre più privo di significato» (La fine della dicotomia Destra/Sinistra, in Alessandro Campi, Ambrogio Santambrogio, a cura di, Destra/Sinistra. Storia e fenomenologia di una dicotomia politica, Antonio Pellicani, Roma 1997, p. 77).
4 Le ultime rilevazioni, relative all’inizio del 2007, sembrerebbero indicare, è vero, un piccolo ricupero di credito, di circa 8 punti, dovuto all’effetto polarizzante della candidatura Sarkozy (il quale, paradossalmente, aveva puntato molto sulla parola d’ordine del superamento dell’antitesi ‘Destra/Sinistra’). Ma in compenso ci mostrano un evidentissimo approfondimento del grado di sfiducia dei cittadini nei confronti dei propri rappresentanti e in generale delle élites politiche, con un diffuso senso di diffidenza e di discredito: il 63 per cento ritiene che «gli uomini politici si preoccupino ‘molto poco’ o ‘per nulla’ di ciò che pensano i francesi» (negli anni Settanta solo una minoranza la pensava così) e il 57 per cento è convinto che «le élite non sono all’altezza delle loro responsabilità», a conferma di quanto la crisi del ‘politico’ lavori in profondità.
5 Paul Ginsborg, Berlusconi. Ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica, Einaudi, Torino 2003, pp. 76-79.
6 Lo stesso rapporto Sofres del 2002 ci dice che nonostante quel 60 per cento di sfiduciati nella validità del cleavage ‘Destra/Sinistra’, più dei due terzi del campione non esita ad autocollocarsi ‘volentieri’ sul continuum strutturato su quell’antitesi e che «anche se la loro proporzione è più debole che all’inizio degli anni ’80, essa resta largamente maggioritaria»: un 37 per cento alla sinistra o all’estrema sinistra, un 23 per cento alla destra e un 8-9 per cento al «centre dur», cioè «interessato alla politica». Il restante 30-31 per cento (la «più grande famiglia politica», composta per la maggior parte da operai, impiegati e giovani) si colloca nel «marais, in cui sono raggruppate le persone che si classificano al centro e non s’interessano di politica o quelle che rifiutano di posizionarsi sulla scala sinistra-destra» (nel 1981 erano il 19 per cento, nel 1991 il 31 per cento).
7 Political compass è un termine tecnico per indicare uno schema biassiale usato nelle rilevazioni politiche per classificare su un piano cartesiano strutturato in quattro ripartizioni le collocazioni e le autocollocazioni degli interpellati o di protagonisti della vita politica. È anche la denominazione di un popolare sito web in cui è possibile visualizzare la propria collocazione in base a un questionario on line e consultare alcune mappe significative relative all’attualità politica.
8 Norberto Bobbio, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Donzelli, Roma 1994.
9 L’affermazione è contenuta nella Introduzione alla nuova edizione del 1999 (p. x), dove per la seconda volta Bobbio risponde ai suoi critici (una prima Risposta ai critici era comparsa nella ristampa del 1995).
10 Ibid.
11 Che con la pubblicazione di Destra e sinistra di Bobbio fosse opinione diffusa che sulla questione fosse stata detta una parola definitiva è dimostrato, a contrario, da un intervento di Perry Anderson (uno dei pochi critici ‘da sinistra’ del libro di Bobbio) sulla «New Left Review», tradotto poi sulla rivista «Reset» con un titolo significativo (Destra e sinistra. Il caso non è chiuso), in cui si invitava l’autore a considerare la clamorosa uniformazione delle politiche dei governi ‘di sinistra’ in Inghilterra, Francia e Italia alle linee e alle posizioni della destra; a Anderson Bobbio rispose che effettivamente «il caso non è chiuso» (Norberto Bobbio, All’inizio della storia, in Id., Destra e sinistra, ed. 1999, p. 102).
12 Così lo giudicò, ad esempio, Bobbio nel già citato confronto con Perry Anderson, scrivendo: «Riconoscere la sconfitta non vuol dire [...] rinunciare definitivamente a combattere. Non ha Lei affermato che vi sono problemi a cui il mercato non è in grado di dare alcuna soluzione? Non si potrebbe aggiungere che non vi è problema che possa essere affidato soltanto alla soluzione del mercato? Sul tema del mercato e dei suoi limiti è aperta la sfida della sinistra, oggi come ieri, oggi, se mai, più di ieri. Vogliamo lasciare alle encicliche e ai documenti pontifici, o ai discorsi del cardinal Martini, arcivescovo di Milano, il compito di denunciare i misfatti del capitalismo che, una volta proclamata la fine della storia, pretenderebbe di procedere trionfalmente senza opposizione?» (Bobbio, All’inizio della storia, cit., p. 109).
13 «A me pare esattamente il contrario, cioè che la distinzione non sia morta e sepolta ma più viva che mai», egli scrisse allora, fondandosi soprattutto sul fatto che con l’estendersi dello spazio delle relazioni economiche ‘di mercato’ aumentavano proporzionalmente di scala anche le diseguaglianze e la conseguente domanda di politiche egualitarie (Bobbio, Introduzione alla nuova edizione, cit., p. xiii).
14 Ibid.
15 L’espressione è di Pietro Barcellona ed è riferita al concetto di post-human, inteso come compimento estremo delle premesse proprie dell’‘ideologia moderna’ (Pietro Barcellona, L’epoca del post-umano, Città aperta, Troina 2007, p. 34).
16 Hans Jonas, Das Prinzip Verantwortung, Versuch einer Ethik für die technologische Zivilisation, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1984 (trad. it. Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, Torino 2002, p. 54).
Le ragioni dei ‘dissolutori’. Ovvero cinque argomenti per dire no alla destra e alla sinistra
1 Alain de Benoist, Les idées à l’endroit, Editions Le Labyrinthe, Paris 1979 (trad. it. Le idee a posto, Akropolis, Napoli 1983). «La vecchia destra è morta – scriveva. E se lo è meritato. È morta per non aver avuto né volontà né progetto» (ivi, p. 59).
2 Laurent Joffrin, La gauche en voie de disparition, Seuil, Paris 1984. Un decennio più tardi, tuttavia, lo stesso Joffrin non esiterà a intitolare un suo nuovo libro La gauche retrouvée (Seuil, Paris 1994), testimoniando delle repentine inversioni di tendenza nel mobilissimo paesaggio strutturato sulle coordinate ‘Destra/Sinistra’ e della velocità con cui le rispettive identità realizzano le proprie metamorfosi. Per converso, pressoché negli stessi anni, un altro accreditato studioso e opinionista francese di opposta collocazione non esiterà a parlare di un ‘anno zero’ per la destra: Jean-Louis Bourlanges, Droite année zéro, Flammarion, Paris 1988.
3 Guy Hocquenghem, Lettre ouverte à ceux qui sont passés du col Mao au Rotary, Albin Michel, Paris 1986, p. 55. Lo stesso anno due altri osservatori di estrema sinistra davano alle stampe un volume in cui si sosteneva che un quinquennio di mitterrandismo aveva trasformato il socialismo francese in una ‘seconda destra’ (Jean-Pierre Garnier, Louis Janover, La deuxième droite, Robert Laffont, Paris 1986).
4 Hocquenghem, Lettre ouverte, cit.
5 Cfr. Lanfranco Turci, Gli ultimi interventi nel dibattito, in «l’Unità», 11 marzo 1990.
6 Marco Tarchi, Dinamica della trasgressione: dal «né destra né sinistra» all’«e destra e sinistra», in «Trasgressioni», I, 1, maggio-agosto 1986, p. 23.
7 Ivi, p. 6.
8 Zeev Sternhell, Ni droite, ni gauche, Seuil, Paris 1983 (trad. it. Né destra né sinistra. La nascita dell’ideologia fascista, Akropolis, Napoli 1984).
9 Ivi, p. 31.
10 Antimo Negri, Appunti sulla destabilizzazione (diseguale) di due categorie: ‘destra’ e ‘sinistra’, in La destra come categoria, numero monografico della rivista «Hermeneutica», 6, 1986, p. 16.
11 Si veda in particolare Das konservative Denken, in «Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik», 57, 1927. In esso l’accentuazione della dimensione concreta del pensiero è vista come la reazione conservatrice alla tendenza del razionalismo moderno a «ignorare tutti gli aspetti concreti e particolari dell’oggetto e tutte quelle facoltà della percezione umana che, mentre rendono l’individuo capace di cogliere intuitivamente il mondo, non g...