Che cosa vuol dire essere liberi?
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Che cosa vuol dire essere liberi?

  1. 20 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Che cosa vuol dire essere liberi?

Informazioni su questo libro

Gli esseri umani determinano il loro destino? Sono responsabili per le azioni che compiono?L'ambito della libertà riguarda solo le azioni o anche le scelte?

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Informazioni

Che cosa vuol dire essere liberi?

La domanda

Immaginiamo di sedere tra i giurati di un processo per omicidio.
L’imputato è accusato di avere ucciso il padre. Non c’è ragione di dubitare della sua colpevolezza poiché, sin dal momento dell’arresto, lo stesso imputato ha ammesso di aver compiuto il delitto in un impeto d’ira, così come non c’è ragione di dubitare – considerata la gravità del reato – della severità della punizione da comminare.
Tuttavia, quando l’avvocato difensore prende la parola per l’arringa conclusiva, le nostre certezze cominciano a vacillare.
Egli, infatti, ripercorre la vita dell’imputato, descrivendo l’ambiente violento e brutale in cui è cresciuto e mettendone in luce la progressiva assuefazione all’idea che la violenza sia una componente inevitabile della nostra vita. Suo padre – un bruto costantemente ubriaco – era uso picchiarlo quotidianamente e lo stesso trattamento riservava alla madre. Proprio questo continuo contesto di violenza aveva fatto maturare nell’imputato l’esasperazione sfociata infine nell’omicidio.
La conclusione dell’avvocato è che l’imputato è innocente e non deve essere condannato. Infatti, al momento del delitto, egli era totalmente condizionato dal contesto descritto e dunque non era in grado di agire diversamente da come ha di fatto agito. E questo equivale a dire che egli non era libero di fare altrimenti e perciò non può essere considerato realmente responsabile del delitto che ha compiuto.
Dopo l’arringa dell’avvocato difensore, i giurati si ritirano per formulare un verdetto che a questo punto è ben lungi dall’essere scontato come sembrava all’inizio.
Questa storia suggerisce alcune considerazioni generali di estremo interesse.
Innanzitutto, noi tendiamo a considerare un individuo non responsabile di un’azione che ha compiuto nel caso in cui egli sia stato obbligato, o costretto, a compierla – ovvero nel caso in cui quell’azione era per lui inevitabile.
Questo punto è molto importante: infatti, se gli individui sono responsabili solo degli atti che hanno compiuto liberamente, ciò significa che la responsabilità presuppone la libertà. Ma di che tipo di libertà stiamo parlando?
Certamente non della libertà politica, di quella religiosa, della libertà di stampa o di quella d’espressione.
Stiamo parlando di qualcosa di più fondamentale, della libertà di autodeterminarsi, di decidere consapevolmente quali azioni compiere e quali evitare. In una parola, stiamo parlando della libertà che fa sì che noi decidiamo del nostro destino.
Ma cosa vuol dire precisamente ‘decidere del proprio destino’ o ‘essere liberi di autodeterminarsi’? Siamo certi che gli esseri umani siano liberi in questo senso? Davvero noi siamo nella condizione di autodeterminarci in modo da essere responsabili delle nostre azioni?
Non è poi così irragionevole, in effetti, ipotizzare che tutte le nostre azioni siano interamente determinate da fattori che sfuggono al nostro controllo. Potrebbe darsi, insomma, che il nostro passato, l’ambiente in cui viviamo, il nostro patrimonio genetico, le leggi della natura siano fattori a tal punto condizionanti da non lasciarci alcuno spazio di scelta: se le cose stessero così, noi non saremmo veramente in grado di influire su ciò che ci accadrà.
In un tale scenario, allora, la nostra situazione esistenziale non sarebbe poi così lontana da quella dell’imputato del processo sopra descritto: nemmeno noi, infatti, saremmo arbitri del nostro destino. E, dunque, la libertà che pure sentiamo di avere quando operiamo le nostre scelte e quando compiamo le nostre azioni sarebbe del tutto illusoria.
Questa ipotesi è piuttosto inquietante; sarebbe bene, dunque, provare che è falsa.
Ma si può dimostrare che noi siamo liberi? E, se lo siamo, in che senso lo siamo?
La discussione sulla libertà umana ovvero – come dicono i filosofi – sul libero arbitrio ha una lunga storia, che affonda le radici nella riflessione metafisica e morale di Platone, di Aristotele e delle scuole ellenistiche, come quella stoica e quella epicurea. Tuttavia, fu solo nell’ambito della discussione teologica del cristianesimo tardo-antico e medioevale che la questione del libero arbitrio cominciò a essere trattata in modo specifico.
È abbastanza semplice capire perché tale questione abbia assunto grande rilievo in ambito religioso. Alcune delle perfette prerogative del Dio della tradizione giudaico-cristiana, infatti, sembrano contraddire la possibilità stessa della libertà umana: ad esempio l’onniscienza di Dio.
Se Dio conosce perfettamente e dall’eternità dei tempi tutto ciò che accadrà, può prevedere dall’eternità tutte le azioni di ciascun essere umano. Ma se è così, in che senso quell’azione potrà considerarsi il libero compimento della scelta di un individuo?
Ma Dio è anche onnipotente: dunque Dio non si limita a prevedere infallibilmente il decorso degli eventi, incluse le azioni umane; egli ha anche voluto che gli eventi accadessero così come sono accaduti. In una parola, con la sua onnipotenza, Dio ha predeterminato tutto ciò che accadrà. Ma allora il mistero della libertà si ripropone con forza: come possiamo dirci liberi, se tutto ciò che facciamo è, in realtà, il frutto della predeterminazione divina?
Sul tema della predeterminazione, la discussione filosofica si è esercitata per molti secoli. Nel periodo della Riforma e della Controriforma, in particolare, la battaglia tra i fautori del libero arbitrio e i suoi negatori fu particolarmente violenta. Alcuni – com...

Indice dei contenuti

  1. Che cosa vuol dire essere liberi?
  2. L’autore