A proposito di Mussolini
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A proposito di Mussolini

  1. 64 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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A proposito di Mussolini

Informazioni su questo libro

Le ossessioni, la retorica, i tradimenti, il tragicomico narcisismo del duce in un piccolo libro che fa riflettere.

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Informazioni

A proposito di Mussolini

Nelle memorie di Giuseppe Bastianini c’è una pagina in cui si commenta l’arrivo di Mussolini alla Camera poco prima della seconda guerra mondiale. Bastianini descrive i deputati ed il pubblico delle gallerie che si levano subito in piedi e lo applaudono per diversi minuti.
Beninteso, la scenografia di quella manifestazione era puro spettacolo, niente più di questo. Ma si ripeté spesso, divenendo quasi una regola parlamentare, e ci dice molto sul piacere provato da Mussolini quando poteva accentuare la distanza che lo separava dagli altri.
Egli era non soltanto Duce, ma anche titolare di metà dei ministeri governativi; Bastianini era sottosegretario agli Esteri e vedeva Mussolini spesso, più volte al giorno: dalla sua posizione privilegiata capiva bene il pericolo che un tale applauso e una tale concentrazione di poteri rappresentavano per la funzione di governo; eppure Bastianini ed altri che avevano un ruolo simile al suo rimasero in una situazione d’impotenza, non riuscirono ad intervenire su una situazione tanto minacciosa.
Il Mussolini del ’39 e del ’40 non fu quello dei primi anni del regime, ma un dittatore, che aveva vinto in Etiopia e in Spagna e preparava adesso una guerra di portata ancora maggiore; fu cioè una personalità che si muoveva sul palcoscenico mondiale; un uomo che già parlava di un’altra guerra, più grande e decisiva, come di qualcosa di positivo e di desiderato. In quel momento, una sua decisione sbagliata poteva avere come risultato la rovina di tutto il continente.
È quindi importante rilevare come questo capo avesse solo pochi consiglieri di fiducia. Si ritrovò, e con propria personale soddisfazione, un uomo piuttosto solo, anche nell’ambito della sua famiglia. Confessò più di una volta di non aver mai avuto in vita sua un vero amico, neppure fra i compagni di partito. Inoltre, gli piaceva dire di non aver bisogno dei consigli degli altri. Perciò nel fatale 1940 rinunciò a convocare il Gran Consiglio del Fascismo (che a partire dal dicembre ’39 non si riunì per più di tre anni), nonostante l’imminente pericolo di guerra, e nonostante che il Gran Consiglio fosse stato creato proprio per fornire pareri e come spazio per la discussione: il Duce voleva fare tutto da sé. Nemmeno nel Direttorio del Partito fascista era possibile trattare argomenti politici. Fatto ancor più grave, neanche nel Consiglio dei Ministri c’era a quell’epoca la tradizione di discutere; di fatto Mussolini arrivava abitualmente alle riunioni del gabinetto dei ministri coll’ordine del giorno già pronto e deciso. Secondo lui, in una dittatura i ministri erano degli esecutori, non dei consulenti.
Anche altre pratiche della vita politica erano cambiate nel secondo decennio del regime. Una delle nuove e sorprendenti abitudini vigenti a Palazzo Venezia fu che i ministri dovevano traversare l’immensa sala del Duce a passo di corsa verso la sua scrivania, e poi ritirarsi sempre a passo di corsa dopo aver preso gli ordini. La scusa ufficiale era che in quel modo si risparmiavano dieci secondi di tempo al capo supremo. A ciò non si assoggettarono solo i ministri, ma anche qualche generale, compreso il capo di stato maggiore generale, il maresciallo Cavallero, perché la preminenza del Duce doveva essere dimostrata coram populo.
Mussolini aveva indubbie qualità di politico; altrimenti non sarebbe mai arrivato a divenire un dittatore, né si sarebbe mantenuto al potere così a lungo. Vent’anni sono molti per un primo ministro di qualsiasi paese. Ma la questione che in questa sede mi interessa è piuttosto un’altra: cercare, cioè, nella personalità del Duce quegli elementi negativi di ordine caratteriale e mentale che alla fine hanno fatto crollare il regime e quasi portato alla rovina il paese.
Il Mussolini degli ultimi anni, eliminati ormai gli altri centri di potere, parve giunto a credersi quasi infallibile: certamente disponeva di una diminuita capacità autocritica. Nel secondo decennio del regime l’abitudine alle lusinghe e l’ebbrezza da queste ingenerata l’avevano cambiato in peggio, molto in peggio. Già nel 1933 il suo periodico personale, «Gerarchia», l’aveva definito «l’uomo più grande del mondo», presentandolo come «una titanica personalità che possiede un’alta magistratura accettata da tutti in Europa».
Pochi mesi dopo, in una frase rivelatrice, Mussolini stesso spiegò: «voglio la guerra per la guerra, perché noi italiani abbiamo bisogno della gloria militare». Informò Giuseppe Bottai che stava preparando nientemeno che una guerra «brigantesca» (questa la sua esatta definizione) contro la Gran Bretagna. Aggiunse che la sua idea era quella di cominciarla con la distruzione totale della squadra navale inglese nel Mediterraneo; e la guerra sarebbe finita dopo poche settimane con una vittoria schiacciante per l’Italia. Fra le motivazioni e gli obiettivi della guerra, come spiegò poi al Gran Consiglio, c’erano le mire sulla Svizzera e sulla Corsica e l’annessione all’Italia della Tunisia. Un programma datato 1938, due anni prima dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale.
Nonostante un tale strafottente atteggiamento, quando nel giugno del 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Francia e all’Inghilterra, era ancora praticamente disarmata. Perciò Mussolini ordinò alle sue forze di rimanere sulla difensiva, calcolando che i tedeschi avrebbero in poco tempo vinto la guerra e gli avrebbero fatto guadagnare ciò che chiamava il suo «bottino», per ottenere il quale non sarebbero stati necessari da parte italiana più di 2000 morti (la cifra è sua). È interessante rammentare come 2000 morti rappresentassero il prezzo calcolato per l’entrata dell’Italia in guerra. Ciano non aveva mai visto il Duce così felice e trionfalista. Solo pochi giorni dopo arrivò un certo sentimento di disinganno. Mussolini aveva assicurato al paese che otto milioni di soldati sarebbero stati mobilitati «in poche ore», ma adesso non poteva nascondere che non c’erano armi o uniformi per più di un milione. E non poteva incolpare ...

Indice dei contenuti

  1. A proposito di Mussolini
  2. Cronologia: Mussolini e il fascismo