Se per contadino intendessimo chi lavora personalmente la terra da lui posseduta, incontreremmo ben pochi contadini, in molti periodi della storia antica, medievale e moderna. La proprietà non è una condizione necessaria per la definizione: accanto ai contadini liberi, che coltivano la terra di loro proprietà, vanno presi in considerazione gruppi, molto consistenti, di individui che lavorano terre appartenenti ad altri, sia in rapporti più o meno stabili, sia, per esempio, con prestazioni di lavoro stagionali. Ambedue le categorie (proprietari e non) hanno peraltro caratteristiche comuni, che sono state bene individuate, in riferimento ad altri periodi storici, dagli studiosi della cosiddetta «peasant economy». In questo volume un saggio è specificamente dedicato a quei particolari lavoratori della terra che erano gli schiavi. Qui ci limiteremo ai lavoratori «liberi», anche se categorie come i coloni tardoantichi si trovavano di fatto in una condizione di quasi-asservimento.Acquista l'ebook e continua a leggere!

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Il contadino
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Ancient HistoryIl contadino
Se per contadino intendessimo chi lavora personalmente la terra da lui posseduta, incontreremmo ben pochi contadini, in molti periodi della storia antica, medievale e moderna. La proprietà non è una condizione necessaria per la definizione: accanto ai contadini liberi, che coltivano la terra di loro proprietà, vanno presi in considerazione gruppi, molto consistenti, di individui che lavorano terre appartenenti ad altri, sia in rapporti più o meno stabili, sia, per esempio, con prestazioni di lavoro stagionali. Ambedue le categorie (proprietari e non) hanno peraltro caratteristiche comuni, che sono state bene individuate, in riferimento ad altri periodi storici, dagli studiosi della cosiddetta «peasant economy». In questo volume un saggio è specificamente dedicato a quei particolari lavoratori della terra che erano gli schiavi. Qui ci limiteremo ai lavoratori «liberi», anche se categorie come i coloni tardoantichi si trovavano di fatto in una condizione di quasi-asservimento.
La stessa terminologia romana invita a usare un’accezione ampia di «contadino». Il termine fondamentale era rusticus, forma derivata da rus, «campagna», e contrapposta a urbs, «città». Ma rusticus non è soltanto il contadino: è anche l’individuo «semplice» e «modesto», oppure, in senso peggiorativo, lo «zotico», il «rozzo», l’«inurbano», l’«incivile». Anche in questo caso la terminologia esprime bene la realtà dei rapporti sociali.
Gli altri due termini principali – agricola e colonus – si collegano a differenti aspetti della vita rurale. Ambedue sono connessi al verbo colo, «coltivare»: «da questo verbo – dice sant’Agostino – prendono nome sia gli agricoltori che i coloni» (La città di Dio, 10, 1).
Agricola (da ager e colo) esprime il contatto diretto dell’uomo con la terra. Esso può esprimere tanto il contadino che lavora l’appezzamento di sua proprietà (Plinio, Storia naturale, 1, pref. 6) quanto il ricco possidente (Varrone, L’agricoltura, 1, 4, 1). L’ambivalenza del termine si spiega col fatto che i membri dell’aristocrazia romana mostravano di avere in grande considerazione le proprie occupazioni agricole. Spesso i senatori si trasferivano d’estate nelle loro campagne, e il piacere di questo rifugio lontano dal trambusto cittadino si univa alla necessità di controllare i grandi lavori dei campi.
Il termine colonus ha una storia molto complicata. Molto spesso è semplicemente sinonimo di agricola: esso si adatta principalmente al «piccolo agricoltore», ma può anche riferirsi ai membri dell’aristocrazia senatoria ed equestre (Cicerone, per esempio, definisce come optimus colonus un cavaliere: Dell’oratore, 2, 287). Ma compare anche in una pluralità di significati tecnici: colonus designa per esempio l’abitante di una colonia (romana o latina), che riceve appunto un appezzamento di terra da coltivare; ma designa anche il contadino affittuario. Quest’ultima accezione si riscontra già nel I secolo a.C. ma diventa più frequente nella prima età imperiale e soprattutto nel tardo Impero.
La storia dei contadini romani è soprattutto una storia «esterna», che s’identifica in gran parte con le vicende dell’agricoltura italica. La prospettiva è fatalmente determinata dalle nostre fonti, che ci dicono ben poco sulla «storia interna» dei contadini. Questi ultimi compaiono quasi esclusivamente nel contesto specifico delle lotte politiche per le leggi agrarie, com’erano viste dalla classe dirigente romana, o, meglio, da una parte della classe dirigente. Salvo rarissime eccezioni, i contadini non ci hanno lasciato testimonianze dirette.
Un altro fattore deformante è rappresentato dall’idealizzazione della vita rurale: il ricordo del più remoto passato dell’Italia, quando i grandi uomini coltivavano personalmente il loro campicello, oppure la poesia bucolica, che presenta i contadini sotto vari travestimenti. Così, quasi sempre, non possiamo fare altro che registrare la semplice presenza dei contadini, senza poter penetrare nel loro mondo. Che cosa sappiamo, per esempio, di quei «liberi dei campi» che pa...
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