Arriva la tempesta:
gli effetti della doppia crisi,
mondiale ed europea
(2008-2019)
1. La crisi finanziaria globale e la Grande Recessione
La storia di questa crisi mondiale, che sconvolge il già accidentato percorso dell’economia e della politica economica italiane, inizia negli Stati Uniti nell’estate del 2007, sulle prime quasi inavvertita. Fino ad allora, quel paese ha goduto di politiche monetarie molto accomodanti, abbondante liquidità, bassi tassi d’interesse reali, condizioni macroeconomiche lungamente favorevoli. Investitori e intermediari paiono scivolati in una specie di anestesia nei confronti del rischio, assumendone quantità crescenti.
Le istituzioni finanziarie, in particolare le grandi banche d’investimento, hanno creato un «sistema bancario ombra», sfuggente a requisiti contabili e prudenziali, con un capitale trascurabile e un disallineamento estremo di scadenze tra attivo e passivo. Si è gonfiata una bolla immobiliare, i mutui per l’acquisto di abitazioni concessi a clientela rischiosa (mutui subprime) sono cartolarizzati (cioè trasformati in titoli vendibili) in frammenti reinseriti in complessi prodotti strutturati, poi acquistati, con la benedizione delle agenzie di rating, dagli investitori di tutto il mondo. I rischi che si vanno cumulando sono a lungo sottovalutati da tutti gli attori del mercato, dai regolatori, dai supervisori.
Tab. 8. Pil (variazioni percentuali sull’anno precedente)
| Usa | Giappone | Regno Unito | Area dell’euro | Germania | Francia | Italia |
| 2008 | –0,1 | –1,1 | –0,3 | 0,5 | 1,1 | 0,3 | –1,1 |
| 2009 | –2,5 | –5,4 | –4,2 | –4,5 | –5,6 | –2,9 | –5,5 |
| 2010 | 2,6 | 4,2 | 1,7 | 2,1 | 4,1 | 1,9 | 1,7 |
| 2011 | 1,6 | –0,1 | 1,6 | 1,6 | 3,7 | 2,2 | 0,6 |
| 2012 | 2,2 | 1,5 | 1,4 | –0,9 | 0,5 | 0,3 | –2,8 |
| 2013 | 1,8 | 2,0 | 2,0 | –0,2 | 0,5 | 0,6 | –1,7 |
| 2014 | 2,5 | 0,4 | 2,9 | 1,4 | 2,2 | 1,0 | 0,1 |
| 2015 | 2,9 | 1,2 | 2,3 | 2,1 | 1,7 | 1,1 | 0,9 |
| 2016 | 1,6 | 0,6 | 1,8 | 1,9 | 2,2 | 1,1 | 1,1 |
| 2017 | 2,2 | 1,9 | 1,8 | 2,4 | 2,2 | 2,3 | 1,7 |
| 2018 | 2,9 | 0,8 | 1,4 | 1,9 | 1,4 | 1,7 | 0,9 |
| 2019 | 2,6 | 0,9 | 1,3 | 1,3 | 0,7 | 1,3 | 0,1 |
Fonti: Ocse, Main Economic Indicators, per i dati storici; Fmi, World Economic Outlook Update (luglio 2019), per i dati previsivi sul 2019.
Quando, in un contesto di tassi di interesse in rialzo, la caduta dei prezzi delle abitazioni comincia a determinare crescenti insolvenze sui mutui immobiliari, il castello di carte crolla. Il mutamento nella percezione del rischio è improvviso e si estende repentinamente ad altri segmenti di mercato. L’aumento dell’incertezza sulla solvibilità delle controparti fa evaporare gli scambi nel mercato interbancario e innalza i rendimenti sui prestiti non accompagnati da garanzie.
Il dissesto del gruppo bancario Lehman Brothers giunge al culmine di questa crisi, finora essenzialmente americana, e apre una nuova fase, globale a causa delle interconnessioni di quel gruppo con i sistemi finanziari di molti paesi, fino a quel momento ignote o ignorate. Divampa una crisi generalizzata di fiducia che trascina il mondo avanzato in una grave recessione; essa passa alla storia come, appunto, la Grande Recessione. La Tab. 8 ne illustra sinteticamente la portata. La riduzione del prodotto interno lordo nel biennio orribile 2008-2009 (per semplicità sommando le due variazioni annue) è del 6,6 per cento in Italia, del 6,5 per cento in Giappone, del 4,5 per cento nel Regno Unito e in Germania, del 2,6 per cento negli Stati Uniti e in Francia.
Una depressione vera e propria, forte e duratura come quella degli anni Trenta del secolo scorso, viene evitata grazie agli eccezionali interventi delle autorità monetarie, che forniscono liquidità al sistema finanziario e aumentano il loro ruolo di intermediazione nei mercati più severamente colpiti dalla crisi; ma anche grazie al sostegno offerto alle banche e alle economie da molti governi, pur al prezzo di forti aumenti dei disavanzi e dei debiti pubblici. Si intensifica il legame tra settore pubblico e intermediari, per la maggiore dipendenza di questi ultimi dal supporto, esplicito o implicito, del primo, cioè – come si dice nel gergo finanziario – del «sovrano».
Dunque, la crisi è sulle prime americana, poi finisce col contagiare il mondo intero. Si scopre che è cresciuta una bolla finanziaria enorme, che i grandi soggetti finanziari multinazionali, banche e non banche, si sono dilatati al punto da essere troppo interconnessi con l’intera finanza del mondo e troppo grandi per essere lasciati fallire da governi e autorità di vigilanza.
Il fallimento in cui le autorità americane lasciano invece cadere la Lehman Brothers – per ragioni che gli storici del futuro chiariranno – produce uno sconquasso planetario e un grande spavento in tutti. Le autorità dei principali paesi del mondo si affrettano a salvare col denaro dei contribuenti le proprie banche, grandi e piccole, contagiate dal panico finanziario. Lo fanno gli americani; lo fanno gli europei, che impegnano nel salvataggio denaro pubblico pari a quasi il 6 per cento del Pil dell’Unione. Una parte importante la svolge la Germania, con il 12 per cento del proprio Pil. Fra i paesi del Sud, lo fanno la Spagna e la Grecia, usando risorse comunitarie con gli strumenti già a quel tempo disponibili (European Stability Mechanism, Esm). Non lo fa l’Italia, perché non sembra averne bisogno, in quanto il suo sistema bancario ha attuato assai poco il gioco dei prodotti derivati, e i crediti deteriorati (cioè a imprese e famiglie insolventi o morose) sono ancora lontani dai massimi storici del 2015.
La crisi globale impartisce molte lezioni. Innanzitutto, il valore della stabilità del sistema finanziario: intesa in sé, oltre che come sommatoria degli intermediari e dei mercati di cui si compone. Si riconosce che negli Stati Uniti in primis, ma anche in molti altri paesi, le regole che dovrebbero disciplinare l’attività dei soggetti finanziari sono assenti o molto deboli, essenzialmente a causa dell’ondata liberistica – ideologica, analitica, politica – che ha dominato il mondo nei precedenti trent’anni. Si riconosce inoltre che, date le interconnessioni globali della finanza, la risposta ri-regolatoria non può che essere globale. A questo scopo si rivitalizza il G20, il luogo del coordinamento politico di tutti i principali paesi, sia avanzati sia emergenti (inclusi, quindi, paesi come Cina, India, Brasile, ecc.). Il G20 aveva fino a quel momento vivacchiato stentatamente; diviene improvvisamente il fulcro dello sforzo riformatore, attraverso il braccio armato del Financial Stability Board (Fsb), un organismo tecnico che nasce appositamente sulle ceneri del vecchio e limitato Financial Stability Forum (Fsf). Mario Draghi, che da governatore della Banca d’Italia era stato chiamato a guidare l’Fsf, diviene responsabile dell’Fsb. Nei primi due anni di vi...