Sommario
Il viceré e il carrozzone
Note
Parte prima. Il palazzo di Bengodi
Prologo
Il burocrate zero
Note
NIl Sacro Graal
Note
L’antenato dello scudo
Note
Cose (mai viste) di Sicilia
Note
Todos caballeros
Note
Le leggi più care del mondo
Note
Parte seconda. Cittadini a statuto speciale
Prologo
Nota
Le origini del privilegio
Note
Il paradiso dei pensionati
Note
Le sentinelle dell’autonomia
Note
L’invenzione del precariato
Note
I re delle foreste
Note
Vite assistite
Note
L’epopea di Totò
Note
La tecnoclientela di Raffaele
Note
Parte terza. L’isola del socialismo reale
Prologo
Il sogno spezzato del «bon vivant» rosso
Note
I vestiti della Regione
Note
Memorie dal sottosuolo
Note
Il carnevale di Sciacca
Note
I sopravvissuti
Nota
La new economy alla siciliana
Note
Prefazione
di Gian Antonio Stella
«Siamo avvezzi agli attacchi interessati», scrisse Totò Cuffaro in una lettera aperta ai direttori dei giornali dopo la pubblicazione di un’inchiesta del settimanale inglese «Economist», che aveva definito la Sicilia «il terzo mondo dell’Unione Europea». E tirò in ballo Giovanni Aceto Cattani (un giornalista siciliano della prima metà dell’Ottocento, grande firma di «Cronica di Sicilia», «Il giornale patriottico» e «La Fenice»), il quale sosteneva che «le repliche virulente e gli attacchi impetuosi disonorarono sul nascere la libertà della stampa».
«Tutto questo», insisteva l’allora governatore dell’isola, «non per una gratuita lezione di storia, ma per ribadire che in Sicilia siamo avvezzi agli attacchi interessati. Chi governa con la consapevolezza di operare delle scelte, talvolta dolorose, sa bene che ci saranno scontenti pronti a lamentarsi con mezzi più o meno leciti»1.
Nei primi commenti a caldo era stato ancora più accorato: «Sono sorpreso ed amareggiato che un autorevole organo della stampa internazionale quale ‘L’Economist’ dia a intendere all’opinione pubblica una superficiale e stereotipata elencazione di problematiche che non da oggi affliggono la Sicilia. Problematiche che vengono ora riproposte con singolare tempismo quali verità lapidarie, senza prova di appello, sulla condizione economica e sociale di una terra che sta compiendo passi significativi, con risultati più che apprezzabili, per ribaltare una situazione creatasi in decenni di malgoverno e sfruttamento».
Dopo di che aveva buttato lì il solito sospetto: «Mi chiedo quali interessi ci siano dietro a queste analisi, giunte proprio in un momento nel quale per una convergenza di diversi fattori, non ultimo quello di una nuova stabilità politica, qualificati investitori internazionali guardano alla Sicilia come concreto orizzonte della loro espansione. A chi interessa accreditare l’immagine di una isola alla deriva?»2.
Era stato questo il tema, del resto, che aveva visto il debutto di Totò «vasa vasa» davanti a milioni di spettatori durante una diretta tv del 1991 che, in ricordo di Libero Grassi, aveva messo insieme Samarcanda di Michele Santoro e il Maurizio Costanzo Show. A un certo punto del dibattito, al quale partecipava Giovanni Falcone – destinato l’anno dopo a essere ucciso con la moglie e 3 agenti della scorta nella strage di Capaci –, aveva rumoreggiato al punto che Santoro era stato costretto a dargli il microfono. La trascrizione testuale delle sue parole era stata: «Voglio dire soltanto che qui, questa sera, siccome ho sentito pazientemente e ho ascoltato per 3 ore tutte le buffonate che avete costruito, chiedo due minuti in silenzio. Credo di avere il diritto di farlo. C’è in atto una volgare aggressione alla classe dirigente migliore che abbia la Democrazia cristiana in Sicilia».
E mentre la telecamera inquadrava Falcone che sorrideva amaro, aveva proseguito così: «Questa volgare aggressione l’avete costruita sapientemente perché avete bisogno di delegittimare le persone migliori che abbiamo, perché questa Sicilia vada sempre più in fondo. Perché quello di stasera è giornalismo mafioso. Il giornalismo mafioso che è stato fatto fa più male alla Sicilia che 10 anni di delitti. Questo è quello che avete fatto stasera e non ve ne rendete conto». Conclusione: «Se siete servi di qualcuno, se servite a qualcosa, addebitate alle vostre coscienze. Le vostre coscienze devono rispondere del danno che avete fatto alla Sicilia»3.
Sempre così va a finire, quando i giornali o i servizi televisivi stranieri o «del Nord» si occupano di quello che non va in Sicilia. Con le reazioni stizzite, le lagne vittimiste, le ipotesi di un complotto. Raffaele Lombardo, come è noto, è diventato col tempo, dopo essere stato un suo alleato, un nemico mortale di Cuffaro. Al punto di scherzare su un gallo che, ai bei tempi, aveva regalato «all’amico Totò». Gallo usurpatore che s’era presto impadronito del pollaio ammazzando il gallo cuffariano. Eppure, davanti a un nuovo intervento dello stesso «Economist», che nella primavera 2010 aveva proposto ironicamente di ridisegnare i confini dell’Europa e di separare il Sud dall’Italia, associandolo alla Grecia in uno Stato chiamato «Bordello», la sua reazione è stata identica: «Sarà pure humor inglese ma assomiglia tanto ad un proclama violentemente antimeridionale».
Di più: «Evidentemente, il newsmagazine britannico, espressione tradizionale dei poteri forti, di quella globalizzazione senz’anima che sta distruggendo l’economia mondiale assieme alle radici storico-culturali dei territori, non conosce la storia. Infatti il Sud, al tempo del Regno delle Due Sicilie, poteva vantare un sistema industriale in grado di competere con quelli di Inghilterra e Francia, e un’economia florida che fu depredata dopo l’Unità d’Italia, a cui non furono estranee la massoneria e la finanza ingle...