Beatles vs Stones
  1. 356 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Shimmy Shake, Love Me Do, As Tears Go By, See My Friends, Norwegian Wood, Hey Jude, Sympathy for the Devil...La domanda è fatidica: Beatles o Stones? La risposta non è una semplice sfida tra band musicali, ma una linea di faglia nella storia culturale.Con la raffinatezza di uno storico, le abilità narrative di un giornalista e l'entusiasmo di un appassionato, John McMillian esplora la storia delle due band. Il suo è un approccio nuovo e straordinario a una grande e vecchia storia del rock'n'roll, uno scontro fra titani della musica. È come uno stereo portatile da cui escono fuori sorprese a ripetizione. È la storia del rock dentro la casa degli specchi nel parco dei divertimenti: e divertimento è la parola chiave di questo libro.

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Informazioni

1.
Gentlemen o teppisti?

Un modo per misurare la distanza fra com’erano veramente i Beatles e i Rolling Stones prima di diventare famosi e l’immagine fortemente mediata e assai stilizzata che proponevano ai loro fan, potrebbe essere quello di adottare il punto di vista di qualcuno che non solo conosceva entrambi i gruppi, ma sapeva anche con esattezza cosa combinavano nel periodo in cui cominciarono a costruire i loro personaggi pubblici. La persona in questione potrebbe essere Sean O’Mahony, editore londinese di successo, che si firmava spesso col nome di battaglia di Johnny Dean. Nell’agosto del 1963 O’Mahony cominciò a pubblicare «The Beatles Monthly Book», la rivista dedicata ai fan del gruppo di Liverpool (conosciuta di solito semplicemente come «The Beatles Book»). A dicembre «The Beatles Book» vendeva già circa 330.000 copie al mese1. Poi, a giugno del 1964, O’Mahony lanciò, con un’impostazione simile, anche il «Rolling Stones Book».
In tutti e due i casi si trattava delle riviste ufficiali e naturalmente O’Mahony, prima di aggiudicarsi il diritto di pubblicarle, dovette conquistarsi la fiducia e la simpatia delle due band.
Incontrò i Beatles per la prima volta nel maggio del 1963, quando si esibirono al Playhouse Theatre di Londra per registrare alcune canzoni per il prestigioso programma radiofonico della Bbc Saturday Club. «Appena strinsi la mano a John, Paul, George e Ringo capii che non sarebbe stato uno dei loro soliti incontri scherzosi con la stampa», ha ricordato O’Mahony. I Fab Four lo tempestarono di domande e proposte. «Pubblicare la loro rivista significava far entrare una persona nuova nella loro cerchia ristretta», spiega, «e tollerare la mia presenza nei camerini, negli studi di registrazione, in casa, in pratica dovunque andassero»2. O’Mahony conosceva già i manager dei Rolling Stones, Andrew Loog Oldham ed Eric Easton, e quindi possiamo presumere che l’interrogatorio dei Beatles non sia stato troppo formale: verosimilmente dovette rassicurare anche loro.
Anche se i Beatles e i Rolling Stones apparivano regolarmente su tutti i periodici musicali britannici («Melody Maker», «Record Mirror», «New Musical Express», «Disc», «Music Echo»), e sulle riviste di musica pop per teenager («Boyfriend», «Jackie», «Fabulous», «Rave», «Valentine»), O’Mahony poteva contare su una posizione particolarmente favorevole: con in mano i diritti esclusivi di pubblicare le fanzine commerciali dei due gruppi, allacciò rapporti sociali e professionali molto stretti con Epstein, Oldham, Easton e i gruppi da loro gestiti. Indipendentemente dalle informazioni in suo possesso o dalle sue opinioni, O’Mahony esibiva un’acquiescenza assoluta. Nel 1964 il giornalista Michael Braun diede alle stampe il suo libro Love Me Do! – un resoconto scandalistico dei suoi viaggi con i Beatles durante la prima ondata della Beatlemania, che era piuttosto in contraddizione con l’immagine «immacolata» del gruppo3 – ma il «Beatles Book» non ne fece nemmeno menzione. O’Mahony omise anche di rivelare che John Lennon si era sposato, perché Epstein temeva che la notizia potesse incidere negativamente sulla popolarità della band fra le adolescenti. Prima di pubblicare foto dei Beatles, spesso O’Mahony si rivolgeva a professionisti del fotoritocco per correggere macchie o difetti del viso, in modo che fossero «il tipo di foto che Brian voleva che le fan vedessero»4.
In altre parole, lo Sean O’Mahony di quel periodo era molto simile a un agente pubblicitario. Anche se entrava in possesso di informazioni riservate, non pubblicava mai nulla di veramente rivelatore su John o Paul, o su Mick, Keith o Brian. Le sue riviste fungevano semplicemente da vetrina: il loro scopo era promuovere meticolosamente brand musicali accuratamente studiati come i Beatles e i Rolling Stones.
Molti anni dopo, però, quando ormai non aveva alcuna necessità di nascondere come la pensava davvero, riassunse così il suo giudizio sui due gruppi: «I Beatles erano dei teppisti che venivano fatti sembrare bravi ragazzi, mentre i Rolling Stones erano dei gentlemen trasformati in teppisti da Andrew»5. È una sintesi, e come tale forse è eccessivamente drastica, ma è molto più vicina alla realtà di quanto sia i Beatles che i Rolling Stones avrebbero mai ammesso durante gli anni Sessanta.
* * *
Il «teppismo» è naturalmente una categoria morale, non socioeconomica, ma molto si è scritto e detto sul fatto che i Beatles, a dispetto della loro indole solare, provenivano dalla vecchia e tetra Liverpool, un porto industriale in declino bersagliato dalla Luftwaffe tedesca durante la seconda guerra mondiale. Abitato da una popolazione variegata, ma con una presenza preponderante di discendenti di profughi irlandesi, il centro di Liverpool brulicava di rozzi marinai e pub di infimo ordine, ed era quasi del tutto privo di eleganza. Con un certo orgoglio misto a determinazione e autocritica, molti abitanti di Liverpool si autodefinivano Scousersa, ma nel resto dell’Inghilterra la parola veniva usata esclusivamente come spregiativo. I Rolling Stones, invece, provenivano dai sobborghi di Londra. Anche se non si potevano certo definire ricchi, nel complesso avevano avuto un’infanzia leggermente più agiata di quella dei Beatles: e in una società rigorosamente classista come quella inglese queste differenze avevano un peso enorme. «Quelli del Sud, i londinesi, ci guardavano dall’alto in basso, come se fossimo animali», ricordava John Lennon6.
Tenendo conto della penuria e delle ristrettezze che affliggevano tutta l’Inghilterra nell’immediato dopoguerra (per non parlare della difficoltà di tracciare le distinzioni di classe), è importante guardare alle divergenze fra l’ambiente di provenienza dei Beatles e quello degli Stones nella giusta prospettiva. Un buon libro per approfondire le origini dei Beatles è Meet the Beatles di Steven D. Stark. È vero, dice Stark, che i Beatles provenivano dalla proletaria Liverpool, ma John Lennon, Paul McCartney e George Harrison vivevano tutti nei verdi sobborghi residenziali sulla riva «buona» del Mersey7. (Solo Ringo proveniva dal centro di Liverpool; era nato in una fatiscente casetta a schiera nel famigerato quartiere di Dingle8.) Lennon era l’unico ad avere avuto la fortuna di crescere in una casa con il bagno, ma non è un dato particolarmente significativo, perché in quel periodo meno della metà delle case inglesi aveva i servizi igienici all’interno. McCartney e Harrison erano cresciuti tutti e due in case popolari a soli 500 metri l’una dall’altra, ma non si trattava di quartieri-ghetto come capita altrove. In inverno vi si pativa il freddo, ma erano comunque meglio degli alloggi di molte famiglie proletarie dell’epoca9.
Molti anni dopo Louise, la sorella maggiore di George Harrison, ha contestato l’opinione diffusa che la sua famiglia fosse poverissima. «Mio padre faceva l’autista di autobus e mamma stava a casa a occuparsi di noi», raccontava. «Ogni tanto trovava un lavoretto sotto le feste di Natale [...] ma non ci siamo mai sentiti poveri o roba del genere. Poi leggi quelle storie sui Beatles che sono cresciuti nei bassifondi e così via [...] [Ma] noi abbiamo avuto una vita familiare serena, piena di calore e di affetto»10. E in una delle sue ultime interviste, Lennon insistette sul fatto che la sua infanzia aveva poco a che fare con «quell’immagine di povertà e squallore che viene propinata in tutti i libri sui Beatles»11.
Ovviamente, da bambini, tutti i Beatles dovettero fare i conti con i razionamenti di cibo e benzina. Era difficile procurarsi uova fresche, latte fresco, succhi di frutta. Di sicuro tutti e quattro i Beatles avranno camminato e giocato in mezzo agli edifici bombardati e alle macerie carbonizzate che la guerra si era lasciata dietro. Lo sfavillante assortimento di beni di consumo e svaghi di cui potevano godere tantissimi adolescenti americani durante il boom degli anni Cinquanta per loro era qualcosa di completamente sconosciuto. Ma per gli standard dell’epoca, soltanto Ringo (che oltre a essere povero aveva avuto due malattie gravi durante l’infanzia) era veramente indigente12.
Anche i Rolling Stones da bambini avevano fatto i conti con razionamenti e macerie di guerra, ma stavano meglio dei Beatles. Brian Jones, il carismatico fondatore e leader iniziale del gruppo, veniva da una famiglia della buona borghesia di Cheltenham; suo padre era un ingegnere aerospaziale con una posizione in vista tra i fedeli della sua chiesa. Mick Jagger era di Dartford, nel Kent; il padre era una persona istruita, vicepreside e istruttore di educazione fisica in una scuola privata; la madre faceva la parrucchiera (occupazione più che dignitosa nell’Inghilterra di allora). Secondo la biografia ufficiale degli Stones del 1965, Jagger era cresciuto in un «‘raffinato’ contesto borghese»13. La casa con tre camere da letto della sua infanzia aveva un nome (Newlands) e quando era piccolo la sua famiglia andava in vacanza in Spagna e a Saint Tropez. Keith Richards era anche lui di Dartford. Per un breve periodo frequentò la stessa scuola elementare di Jagger, poi i suoi genitori si trasferirono in un grigio e degradato caseggiato di case popolari, senza mai rinunciare, però, alle loro aspirazioni borghesi. Per reazione Richards coltivò quello che in seguito descrisse come «una specie di snobismo alla rovescia», vantandosi: «si era orgogliosi di provenire dalla parte più misera del...

Indice dei contenuti

  1. Colonna sonora (raccomandata)
  2. Introduzione
  3. 1. Gentlemen o teppisti?
  4. 2. «Cazzo, quelli sono i Beatles!»
  5. 3. Una particolare forma di snobismo
  6. 4. Yankofilia
  7. 5. Politica e costruzione dell’immagine
  8. 6. Faccendieri nella giungla del pop
  9. Epilogo
  10. Bibliografia scelta
  11. Ringraziamenti (a gran voce)
  12. Immagini