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Breve manuale per una gentrificazione carina (Quanti Einaudi 14)

  1. 64 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Breve manuale per una gentrificazione carina (Quanti Einaudi 14)

Informazioni su questo libro

Vi piacciono i muri deturpati da orride scritte? Quando vedete qualcuno stazionare su una panchina non vi allarmate e non chiamate la polizia? Non capite cosa sia il degrado? Allora avete un problema. Questo breve manuale vi servirà per imparare ad amare quel fenomeno che chiamano gentrificazione ma che a noi sembra soltanto buon senso. Incomincerete cosí a intravedere la possibilità di un albero o di un orto urbano nascosta dietro ogni senzatetto. A sognare spacci di birre artigianali al posto di quei tremendi minimarket «etnici» e progettare con la fantasia ostelli di lusso nella vostra social street. A immaginare finalmente un futuro per le città che sia di buon gusto, a nostra immagine e somiglianza e pieno di beni comuni. Ovviamente è tutta una parodia, ma non c'è troppo da ridere; perché leggendo queste pagine caustiche scritte da Giovanni Semi vi renderete conto che la distopia illuminata che inscenano è ovunque, piú reale e inquietante di qualsiasi parodia.

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Copertina. «Bdsg» di Giovanni Semi
Giovanni Semi

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Breve manuale per una gentrificazione carina
Giulio Einaudi editore

Quanti Einaudi

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Prologo

Il problema dei poveri (esistono, li ho visti)

Ne ho visto uno, l’altro giorno. Alto, barba incolta ma non completamente lasciata andare, una camicia tre o quattro taglie piú grande, un giaccone che sembrava un bomber ma non lo era (una cinesata). Ciondolava per una via del centro, davanti a un negozio di cucine con delle isole in legno non trattato davvero splendide. Di quelle con la doppia vasca in Corian che non si vedono manco gli schizzi, e se cucini un pad thai saltandolo nel wok giusto non si macchiano con la salsa d’ostriche o di soia (senza sale, mi raccomando). Non so se guardasse l’isola, come me. Stava in piedi, e mi era abbastanza vicino, diciamo uno o due metri. D’improvviso ha messo le mani in tasca e ha tirato fuori un Huawei nero, e ha cominciato a parlare con qualcuno di una roba che non ho capito bene. Anche perché non parlava in italiano, né in una delle diverse lingue che comunque posso capire cosa sono. Ad esempio, io non è che parlo turco, se però uno lo parla, capisco benissimo che è turco. Era chiaramente povero ma non di quelli che non hanno piú casa o da mangiare, e ci sono pure loro, badate bene, ne ho visti parecchi sotto i portici ultimamente. No, era uno di quelli che i sociologi dicono situarsi nella zona grigia, che hanno dei lavoretti, però non ce la fanno lo stesso a tirare avanti. Magari vende le rose la sera, o distribuisce i volantini. Si comprano o si fanno regalare dai parenti il telefono, come dice giustamente qualche altro sociologo a misura di colonna di giornale, però coi loro guadagni un pad thai in una bella cucina con l’isola se lo sognano. O magari manco sanno cos’è, perché dubito che ci siano mai stati in Thailandia.
L’angolo di strada dove l’ho incrociato è stato da poco ripulito dal degrado. C’è il negozio di cucine, e di fronte una boutique di oreficeria in cui fanno dei monili in argento e oro battuto, con un effetto ramato cosí low-fi che chiunque potrebbe indossarli, e non costano nemmeno troppo. Sull’angolo opposto c’è una piccola piazzetta, dove hanno messo delle graziose panchine colorate (non quella panzanata di panchine giganti, almeno in città ce le risparmiano), c’è il wi-fi gratuito offerto generosamente da una grande compagnia di telecomunicazioni (basta registrarsi sul loro portale), e la sera arriva il food-truck che fa i panini, quelli luridi che ti vendono davanti allo stadio, solo che lui ha la carne km 0, le verdure dell’orto e la maionese è vegana. Da poco hanno anche aperto quella pasticceria che vende cupcake e fa i brunch, davvero carina e c’è un sacco di posto per parcheggiarci le biciclette.
Comunque io vorrei davvero poter aiutare quel ragazzo povero, quasi-povero, grigio-povero insomma, a sentirsi a casa in questo incrocio. Perché penso che non sia colpa sua se non ce l’ha fatta, o almeno non interamente sua. Poi chissà come si sente spaesato qui da noi. Sembrava cosí triste.
Ecco, il piccolo saggio che seguirà serve a questo: spiegare a te, povero squattrinato, che vieni da chissà dove, come essere felice in un quartiere carino, aperto, cool e green. E pazienza se non capirai subito quello che ho da dirti, tanto è il futuro e ti ci dovrai abituare lo stesso. A meno che tu non voglia startene tra i tuoi simili in periferia, ma mi sembri troppo sveglio, nonostante tutto, per volere una cosa del genere.
Vieni, andiamo, ti mostro come e perché il posto dove vivi è stato, o sarà a breve, reso finalmente carino, e perché dovresti esserne grato. Si chiama gentrificazione, ed è una cosa bella ma soprattutto giusta.

Introduzione

Questo testo nasce dalla volontà di analizzare i fenomeni sociali urbani derivanti da una percezione di degrado e comprendere come possono essere affrontati servendosi di soluzioni multidisciplinari volte a migliorare la vivibilità degli spazi pubblici.
L’approccio inclusivo che caratterizza le pagine che seguiranno pone al centro le comunità locali e le potenzialità del territorio, in un’ottica d’innovazione sociale e riqualificazione il cui cuore risiede nel tema della bellezza.
È evidente che qui si immaginano e si praticano degli schemi consequenziali, che ci indicano una strada diversa: quella del futuro come fatto culturale, marcato da un’elevata intelligenza di sistema, lungo la quale molte città dovranno riappropriarsi di questi processi e riorganizzarli su base comunitaria, per restituire valore al prodotto materiale.
Le esperienze innovative nate dal basso entrano prepotentemente nella dialettica dello storytelling contemporaneo, come elemento critico per rileggere il presente attraverso una «politica della possibilità» e come modo per uniformare il magma indistinto degli interessi, delle relazioni, delle percezioni, delle culture materiali e delle loro funzioni e rappresentazioni morfologiche; cosicché i modelli di sviluppo locale adattati sui bisogni generino imprenditorialità sociale, sostenibilità, conoscenza e reti.
Vorremmo con queste pagine incentivare la partecipazione di abitanti e attori del territorio nella realizzazione di progetti in grado di creare un impatto tangibile con azioni di ricerca, analisi, animazione territoriale e co-design finalizzate a definire interventi sugli spazi pubblici e a supportare, attraverso un sostegno tecnico e finanziario, l’attivazione di nuovi servizi di prossimità a impatto sociale1.
Capito?
No?
Bene, allora la strada è quella giusta.
Seguitemi.
1. Puoi generare qui il tuo testo preferito simile a questo: https://gamberorotto.com/generatori/faplab/.

La Bellezza ci salverà

Il tuo quartiere è in preda al degrado? Un panorama desolante fatto di scritte sui muri, esseri umani ciondolanti, bottiglie per terra lo caratterizza? Dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo intervenire, è ora di Basta! Quello che ci serve, è la Bellezza®.
Confrontiamo questi due testi, per cominciare:
1.
Siamo sicuri di questo?!? La bellezza salverà veramente il mondo? Ma poi cosa significa bellezza?!? Senza scomodare Dostoevskij e le sue interpretazioni di bellezza noi ci occupiamo della bellezza estetica… quella piú semplice… certamente effimera… forse meno nobile, ma sicuramente in grado di rendere tutti un po’ piú felici, e un po’ di felicità in questo mondo è già un bel traguardo!
Viviamo in un periodo storico dove l’immagine gioca un ruolo fondamentale e quindi cercare di raggiungere la bellezza estetica diventa quasi un diritto… l’innovazione tecnologica si occupa anche di questo e in campo estetico ogni anno vengono realizzati nuovi prodotti e tecnologie sempre piú all’avanguardia, questa volta ho deciso anch’io di dare il mio contributo […] il concetto è cosmetici di altissima qualità abbinati a un trattamento efficace, il microneedling estetico, un trattamento relativamente nuovo che o...

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