Nessuno veda nessuno
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Nessuno veda nessuno

  1. 136 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Nessuno veda nessuno

Informazioni su questo libro

In un ampio e articolato ventaglio di temi e situazioni, tra presente e memoria, non solo personale, nella testimonianza attiva di uno sguardo aperto sulle molte trame che compongono un'umana vicenda, Biancamaria Frabotta realizza questa sua nuova, densissima opera. In Nessuno veda nessuno appaiono personaggi vari e anche figure anonime, volti di poeti che ritornano alla mente, compagni di strada che si ripropongono, come in un sorprendente affresco, nel concreto e insieme lieve dettaglio dei loro tratti e caratteri.

Frabotta si rivede fin dall'infanzia e dal suo entrare nel mondo, nella sensibile delicatezza delle immagini che emergono da una memoria sempre attiva, delle figure familiari che ne accompagnano il sentimento, e ragiona su quella «melma / del tempo che ci governa e affonda». Le realtà indagate sono dunque innumerevoli, nel progetto forte di un'umana vita, quello di uscire, giorno dopo giorno, da una desolante «cecità senza visione». La poesia di Frabotta respira ad ampio fiato in un vasto territorio, fitto di presenze e riferimenti, muovendosi dal nascere della passione d'impegno sociale e politico, svariando da Epicuro a Trakl, dalla stella Sirio all'Africa della filosofia Ubuntu, in una continua circolazione di umori. In questa esplorazione senza confini, in questa diffusa meditazione lirica, appare anche un luogo di respiro e pace, immerso nella quiete maremmana, in un dialogo, a volte commosso, con presenze spontanee e naturali. Eccoci allora nel campo di un poema composto di interni capitoli sottilmente tra loro connessi, nell'invito incessante ad aprirsi - nel tono e nella pronuncia di una pacata, matura saggezza sensibile - alla necessità di una concezione del vivere che sappia «non farci sentire soli nell'universo». Siamo dunque di fronte a pagine di una intensa densità materica di parola e pensiero, a una riflessione poetica articolata e inquieta sull'esistere, sulla sua condizione precaria, ma nondimeno mirabilmente molteplice.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
Print ISBN
9788804755067
eBook ISBN
9788835718208
Argomento
Letteratura
II

OVUNQUE NOI SIAMO

Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano ma sono ovunque noi siamo.
AGOSTINO D’IPPONA
I

A PROPRIE SPESE

In una buia alba di vento
ho rimesso al mondo i morti
sognando a occhi chiusi
come è giusto che sia.
L’assenza unisce e disunisce
divide e avvicina ai vivi i risorti.
A questa sacrosanta finzione
mirabile e irreale, non potremo mancare.
Capirete. Dall’alto qualcuno attende
una parola. Altro miracolo non conosco.
Capirete. Non posso svegliarmi ora.
Ancora qualche minuto
la realtà può attendere.
Capirete. E non mi crederete.
Nella grazia del bianco e nero
contemplo la felicità e chi me la donò
senza risparmio, mi inanellò il boccolo
ancora umido, e lo contemplò
come un bocciolo appena aperto.
Entrambe ammaliate l’una dall’altra
già timorose di poterci perdere
come se io non fossi nata
piangendo per il dolore suo e mio
ma da un altro pianeta piombata
e da lei colta al volo, e nel mondo accolta
come mirabile controesempio per gli umani.
La bambina che fui, fu bambina
nel dopoguerra di speme e detriti.
Nata nei pressi di un temperato solstizio
mentre su di me ardeva smodata
la vampa di due gemellini celesti.
Mia madre che non badava agli influssi
astrali, si affidò ad ataviche esperienze.
Non aveva dimenticato i traumi
che nascendo le inflissi. E quanto
al fato, confusamente intuiva
quanto pesasse una sofferenza patita
a proprie spese, senza rimpianto alcuno.
E a tutti i costi volendo che risorgessi
al pari della sua piccola patria
distrutta dalle bombe e non ancora rifiorita
affrontò il viaggio e al suo mare
mi affidò sussurrando –
Non aver paura. L’acqua ti sosterrà.
E così fu. Così imparai a galleggiare
nella placida culla dell’acqua salina.
Tutto concorse al valore irripetibile
di quella felicità.
La spiaggia povera e cosparsa di sassi
i piedini nudi, il tocco di una morbida
spugna avvolta da una mano vigile
il sale sulla pelle da leccare con gusto
il calore del sole che calma i brividi
e la sterminata gioia di essere
sopravvissuta a quell’abbraccio
pervasivo di libertà. Mai più
ne ebbi paura. Così mia madre
celebrò il mio primo anno di vita
il dono del mio venire alla luce.
11 giugno 2021
Nel mio quinto anno di vita
una magica trasfigurazione
di una fiaba mai prima udita
mi colse di sorpresa. Nulla
che riguardasse il mio corpo
ma il mio abito – una strana
acconciatura ad arte confezionata
per essere sfoggiata nella fiera
di vanità del martedì grasso che
chiuse il magro Carnevale del 1951.
Quando indossai quel travestimento
fulgida opera della mia mamma
mi preparai a tenerle il broncio.
La cuffietta di pizzo a tre punte
la camicia bianca, il corpetto nero
e ai piedi i pesanti zoccoli di legno
che mi tenevano ben piantata a terra.
Ecco la bella olandesina – plaudivano
nel passeggio di Via Nazionale
le madri di troppe fate, e principesse.
A mille fioccarono i complimenti
e le carezze sotto la tepida pioggia
di coriandoli e stelle filanti.
Uno sconosciuto pubblico, subito
amato, comparve a me davanti.
Mia prima prova nel teatro del mondo.
Inginocchiata davanti l’altare
come una sposetta di bianco
vestita, ornata di veli e di organza
apro la bocca per ricevere
da una mano santa l’ostia benedetta.
L’unica paura inghiottire il corpo
di Cristo, intaccarlo con i denti –
fargli male. Tremo pensando
a chi berrà il vino del suo sangue.
Signore che io non resti confusa in eterno.1
La mia prima Comunione.
La mia prima Via Crucis.
Monache severe mi sequestrarono
per sei giorni e sette lunghe notti
in un sinistro Ritiro, punteggiato
di fiammeggianti grida dell’unico
uomo ammesso in quei paraggi.
Il Predicatore che tutte comandava.
La prima notte, nel buio della camerata
caddi dal letto sotto il peso della croce.
Pregavo, senza tregua, fra muti singhiozzi
ripetendo fra i denti di latte astrusi dettami.
Un fitto dialogo con Dio che mai dimenticai.
Fra me e lui si ergeva la Santa Chiesa
che mi esortava a sinistre Credenze.
L’Atto di Fede da lui rivelato.
L’Atto di Speranza nella vita eterna
e le grazie necessarie per meritarla
con le buone opere.
L’Atto di Carità, su cui non lice tentennare.
– Mio Dio vi amo con tutto il cuore
sopra ogni cosa e per amor vostro
amo il prossimo mio come me stesso
e perdono le offese ricevute –
E infine l’Atto di Dolore
che mi invitava a confessare tutti i miei peccati.
Anche quelli che non conoscevo e non ricordavo.
Avevo sette anni. Mi assicurarono
che un giorno lontano avrei capito
quanto costa salvare l’Anima a danno del Vero.
1. Il verso biblico in corsivo si legge in Dono del cielo. Preghiere e pratiche devote per la santificazione dell’anima nostra, Casa Editrice Cattolica, senza data.
Si è sorelle non per scelta o per destino
ma perché così vuole natura e altro
da fare non c’è se non subire i volteggi
di quel voluttuoso nuotatore che spinto
da un vento focoso feconderà un’unica
cellula e ne determinerà il sesso, la vitalità
e forse l’aderenza al bene o al male.
Ci misero alla luce genitori
non amanti della solitudine e che di noi
sin dal primo istante si innamorarono
ritraendoci ora in piedi, ora sedute
sullo sfondo di una visione riemergente
da un amalgama di affetti risolti o sospesi.
Tre sorelle. La maggiore scuote la scura
capigliatura zingaresca e ride di un riso
che non si può descrivere senza piangere.
La mediana, volitiva, estatica, gli occhi
sfuggenti distoglie, forse rimuginando
di poter proteggere chi lei protegge.
La minore, la piccola di casa
si dimena come un folletto
sgorgato dall’acqua di un ruscello.
Gli amici vanno e vengono
le sorelle restano per sempre.1
1. I due versi in corsivo sono scritti su una saponetta natalizia in vendita nella libreria Livres et Musique a Champoluc, in Val d’Aosta.
a Maria Adelaide
Il mondo è diviso
fra coloro che sono
che hanno e che fanno.
Ieri l’altro hai compiuto
gli anni. Contarli non conta.
Io ti sto aspettando
dal giorno che segnò
sui calendari il tuo compleanno.
La notte se n’è appena andata.
Steli rosa pallido fluttuano
nella prima luce di veli svelati.
L’alba ti coglie alle spalle
e tu non ti vedi come io ti vedo
nel gesto di questa presenza
che hai anticipato nascendo.
13 maggio 2021
a Maria Gabriella
Non potevi prendere sonno
in quel letto diventato troppo
grande per te e lo spazio
in eccesso fu invaso da
una perniciosa avanzata di libri
giorno per giorno
sabbia, cenere e travagli sommersi
in un subisso di novità, una foresta
di carta stampata, un cumulo di parole
dormienti, da leggere, nel fioco lume,
a chi si era addormentato per sempre.
E dove ora ti rincorro nei sussulti
di una frase pescata nel pozzo
della tua dirottata solitudine
o al fondo di una insperata speranza
e fra le la...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Nessuno veda nessuno
  4. I. NESSUNO VEDA NESSUNO
  5. II. OVUNQUE NOI SIAMO
  6. III. L’ALFABETO DI UN POETA
  7. Copyright