
- 160 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Garibaldi era un figo
Informazioni su questo libro
Come si usa questo libro?
Qui dentro trovi la biografia dettagliata (e un po' pettegola) di Giuseppe Garibaldi e una versione non troppo sintetica delle sue straordinarie imprese: conoscerle ti permetterà di capire le ragioni per cui ancora oggi diciamo di lui... "Però, che tipo straordinario!". Iniziò come disertore, ma finì generale dell'Esercito Meridionale, passando attraverso la carica di comandante della Marina dell'Uruguay. Fu un rivoluzionario, ma amò le istituzioni. Che dire? Ammettiamolo: era un figo.
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2022Print ISBN
9788856683998eBook ISBN
9788858528914Capitolo 1
Dove scopri che cos’è una digressione
Giuseppe Maria Garibaldi nacque il 4 luglio del 1807 a Nizza. Lo sai dov’è Nizza? Te lo dico io: è una città sulla Costa Azzurra, ossia sulla costa meridionale della Francia.
Ora dichiaro aperta una digressione, e cioè vado, per qualche riga, a parlare di qualcosa che non è la vita di Garibaldi.
Quando Giuseppe nacque, la città era sotto il controllo della Francia governata da Napoleone Bonaparte, ma prima apparteneva ai Savoia. Ora, è importante che tu ti armi di pazienza per capire chi erano i Savoia, perché a partire da un certo punto di questa storia li sentirai nominare parecchio.
Napoleone Bonaparte fu un militare che arrivò al comando della Francia dopo la Rivoluzione Francese. Fu un genio politico, ma di quelli che si possono discutere un po’ se si parla di democrazia!
I Savoia erano una famiglia reale che reggeva un territorio che si estendeva su parte dell’Italia settentrionale e alcune isole del Mediterraneo (Sardegna e Corsica). È proprio sotto la loro Corona che l’Italia diventa una nazione unita, con un territorio circa uguale a quello di oggi.
All’epoca di Garibaldi, i Savoia regnavano su quello che si chiamava Regno di Sardegna che includeva, oltre alla Sardegna, grossomodo gli attuali Piemonte, Val d’Aosta e Liguria e qualche bisticcio, appunto, su alcune zone della Francia.
Se poi ti cade l’occhio sulla parola “sabaudo” sappi che è un aggettivo che significa “dei Savoia”.
Il resto dell’attuale Italia era così organizzato (e distribuito tra potenze straniere): la Lombardia e le regioni del Nord-Est erano sotto il controllo degli austriaci (su cui regnavano gli Asburgo); la porzione centrale costituiva lo Stato Pontificio (su cui regnava il papa) e le regioni meridionali e la Sicilia erano sotto il controllo della Casa Reale dei Borbone, legata agli spagnoli, e il nome di questa zona era Regno delle Due Sicilie.
Tutto chiaro? Mi auguro di sì!
Dichiaro chiusa la digressione.
Capitolo 2
Dove, finalmente, si comincia davvero
Torniamo al nostro Garibaldi e partiamo da dove partono tutti, cioè dalla nascita. Giuseppe vide la luce a Nizza, nei paraggi del porto, il 4 luglio 1807. Il suo nome completo era Joseph Marie, in francese, e facile da usare nella sua (poi dominante) versione italiana: Giuseppe Maria.
I suoi genitori erano entrambi italiani e discendevano da famiglie che si erano trasferite in Francia nella seconda metà del secolo precedente (non stare a fare calcoli, te lo dico io: il Settecento, cioè il XVIII secolo).
Il papà si chiamava Domenico, veniva da Chiavari (ora in Liguria, provincia di Genova) e quando Giuseppe nacque aveva trentotto anni.
La madre si chiamava Maria Rosa Nicoletta Raimondi, veniva da Loano (oggi in Liguria, in provincia di Savona) e di anni ne aveva ventotto quando mise al mondo il nostro eroe.
Giuseppe venne battezzato il 19 luglio del 1807 nella chiesa dei Santi Martino e Agostino e, se vai a farti un giro a Nizza, puoi visitarla.
Prima di Giuseppe era già nato, due anni prima, Angelo (che prese il nome del nonno), dopo nacquero Michele (nel 1810) e Felice (nel 1813). Garibaldi ebbe anche due sorelle, Maria Elisabetta (nata nel 1798) e Teresa (nata nel 1817), ma entrambe vissero solo pochi anni perché purtroppo la mortalità infantile era un dramma comune a quei tempi.

Di che cosa viveva la famiglia Garibaldi? Papà Domenico era proprietario di una barca a vela del tipo che si chiamava “tartana”, lunga circa venti metri, che poteva essere usata sia per pescare sia per trasportare merci. La barca della famiglia Garibaldi si chiamava Santa Reparata (come la patrona della città) e la impiegavano per il cabotaggio, cioè per navigare non lontano dalla costa, così che fosse facile entrare e uscire dai porti per caricare e scaricare le merci.
So che non te lo stai domandando, ma te lo chiedo io: da dove nasce la parola “cabotaggio”? Dal primo che esplorò nuove terre navigando vicino alla costa. Il signore in questione era Giovanni Caboto ed è colui che rivelò agli europei l’esistenza di quello che oggi chiamiamo Canada.
Capitolo 3
Giuseppe da piccolo
Che cosa sognava Giuseppe Garibaldi da piccolo? Di fare il marinaio!
Insomma, era nato a due passi dal porto, la sua famiglia viveva grazie a una barca… diciamo che il piccolo Giuseppe si sarebbe accontentato di giocare con le barchette e poi di fare quello che faceva suo papà, che gli sembrava interessante e bello.
Suo padre però sognava per conto del figlio e cercò di convincerlo che sarebbe stato bellissimo diventare sacerdote o dottore, o magari – perché no? – avvocato.
Sulla questione del diventare sacerdote torneremo quando avrai scoperto quali furono poi i rapporti tra Giuseppe Garibaldi e la Chiesa (te lo anticipo: pessimi), ma nemmeno l’idea di curare la gente o di mettersi a sbrogliare la matassa di litigi tra le persone entusiasmava il nostro eroe. Lui voleva andare per mare, stare all’aria aperta, scorrazzare!
Come la prese il papà? Non lo sappiamo, ma è evidente che non riuscì a spuntarla.
Giuseppe, per rendere chiare le proprie intenzioni, organizzò persino una fuga da casa insieme a tre amici. Di loro conosciamo anche i nomi: erano Cesare Parodi, Celestino Bernord e Raffaello de Andrè. Non andarono lontano perché un sacerdote li aveva visti e aveva subito avvertito le famiglie. Non c’è certezza documentale di questo episodio, ma rende bene l’idea.

Davanti a un carattere simile, che poteva fare Domenico, a parte minacce e predicozzi? Niente, e lo sapeva.
Intanto, nel 1814, la famiglia intera era impegnata in un trasloco perché la casa in cui erano nati tutti i figli era stata abbattuta. Poi capitò che il Congresso di Vienna tolse il territorio di Nizza a Napoleone per metterlo sotto il dominio dei Savoia e la città si trovò da un giorno all’altro (o quasi) sotto un nuovo governo.
Ma prendiamoci una pausa.
Il Congresso di Vienna fu un incontro, tenutosi tra il 1814 e il 1815, tra tutti quelli che avevano combattuto contro Napoleone. La missione principale era rimettere in mano all’aristocrazia il potere che stava perdendo per il rapido susseguirsi di tentativi del popolo di insorgere per conquistare i propri diritti. Il congresso tentò di riportare indietro le lancette della storia, ma per fortuna non ci riuscì del tutto.
Capitolo 4
Un’infanzia da fake news
Anche a voi capita di sentire gente che spara bugie grandi come le case e insiste perché voi ci crediate? Ecco, a me quella gente lì viene in mente ogni volta che sento delle cose che Giuseppe Garibaldi avrebbe fatto da piccolo.
Per esempio, si disse che a soli otto anni si tuffò nelle acque del fiume Varo per salvare una donna che stava annegando. La stragrande maggioranza degli storici è concorde nel dire che non lo fece, perché probabilmente stava giocando a nascondino o comunque facendo qualcosa che in un pomeriggio d’estate sarebbe stata normale per un bambino.
Si disse poi che, nemmeno adolescente, avesse tratto in salvo dei compagni da una nave che stava affondando.
Pare, inoltre, che fosse un inarrestabile paladino degli animali e che, dopo aver accidentalmente ucciso un grillo, pianse per giorni.
Queste e alt...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Nota pratica
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
- Capitolo 16
- Capitolo 17
- Capitolo 18
- Capitolo 19
- Capitolo 20
- Capitolo 21
- Capitolo 22
- Capitolo 23
- Capitolo 24
- Capitolo 25
- Capitolo 26
- Capitolo 27
- Capitolo 28
- Capitolo 29
- Capitolo 30
- Capitolo 31
- Capitolo 32
- Capitolo 33
- Capitolo 34
- Capitolo 35
- Capitolo 36
- Capitolo 37
- Capitolo 38
- Post Scriptum
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