Papà, sono un gamer
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Papà, sono un gamer

  1. 176 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Papà, sono un gamer

Informazioni su questo libro

A tredici anni Casper ha pochi amici e una grande passione: Minecraft. Quando finalmente prende coraggio e si decide ad aprire un canale tutto suo, ottiene un successo inaspettato, con migliaia di follower e di visualizzazioni. Conoscendo l'avversione dei suoi genitori per social e videogiochi, Caspi fa di tutto per tenere nascosta la sua identità virtuale... E così si ritrova diviso tra la vita reale, in cui è un ragazzino nerd quasi invisibile, e il mondo online, in cui diventa un idolo dei gamer con il nome di Kriptonite. Ma il cortocircuito è dietro l'angolo...

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Informazioni

Print ISBN
9788856684902
eBook ISBN
9788858529034

1

Recupero la sabbia dal magazzino. Ne ho spalata un sacco nei giorni scorsi. Mi serve per fabbricare i blocchi di arenaria per la mia piramide. La più grande piramide che si sia mai vista in Minecraft, anche se a vederla sarò solo io. Adoro le piramidi. Voi, se aveste potuto scegliere, in quale civiltà vi sarebbe piaciuto nascere? Non ditemi quella assirobabilonese perché lo so che non vi ricordate nemmeno in quale parte di mondo si trovava, o in quella romana, con tutta la gente che ti salutava per strada con un “Ao’, anvedi chi si rivede!?”. Se lo chiedete a me, io avrei senz’altro voluto nascere al tempo degli Egizi, a fare il faraone tra palme e deserto. Specialmente in giornate come queste che fuori fa un freddo cane mentre lì in Egitto si sta belli al calduccio.
Cinquanta blocchi per lato dovrebbero bastare. La parte sottoterra, con le segrete e le prigioni, la costruisco dopo. Adesso mi dedico alla struttura che sta sopra la superficie, piazzando i primi blocchi di arenaria. Speriamo mi bastino.
Degli Egizi non mi piacciono solo i vari dieci che ho preso nelle verifiche ma anche tutti i misteri che circondano una delle civiltà più antiche e indubbiamente affascinanti della storia. Per esempio: ve lo siete mai chiesti come hanno fatto a sollevare pietre di diverse tonnellate senza usare le gru e le tecnologie moderne? In Minecraft è facile costruire piramidi, basta alzare il braccio e compaiono magicamente dei blocchi di arenaria, ma nel mondo reale non funziona così, soprattutto quando c’erano gli Egizi. Sofia dice che secondo lei c’entrano gli extraterrestri ma secondo me è impossibile, dai, lo sanno tutti che gli extraterrestri non esistono! Anche papà dice che al mondo esiste un solo extraterrestre e si chiama Lionel Messi.
Fatta la base, mi dedico al secondo piano di arenaria incisa, per dare un po’ di movimento al tutto. La fantasia è il segreto di Minecraft, perlomeno quando sei in creativa. A proposito di papà, anche lui e mamma, milioni di anni fa, quando ancora si amavano, credo, sono stati in viaggio di nozze in Egitto e hanno pure visitato la Sfinge di Giza, la mia preferita, quella in cui si dice siano sepolti i rotoli di pergamena con tutto il sapere degli antichi Egizi, compresa la vera storia di Atlantide, la città sommersa. La Sfinge era il tipico monumento che veniva costruito vicino alle piramidi come simbolo protettivo, per augurare una serena vita nell’aldilà al faraone, per cui sarà il caso che ne costruisca una pure io non appena avrò finito il lavoro qui. La farò metà uomo e metà cavallo in onore di Sofia, la mia migliore amica, che adora i cavalli. Per lei sono anche più intelligenti degli uomini ed effettivamente, a volte, a guardare qualcuno dei nostri compagni di classe il dubbio mi viene. Prima però devo restare concentrato perché una volta finito l’esterno dovrò dedicarmi alla costruzione del dedalo di passaggi segreti, trappole e tranelli. Sono il mago dei tranelli, io. Sono così bravo che se non sto attento rischio di rimanerci secco pure io. All’ingresso ho piazzato anche una simpatica vasca di lava per chi volesse farsi un bel bagnetto caldo prima di entrare…
Osservo il lavoro fatto fino a qui: sono soddisfatto e mi sono pure bastati i blocchi di arenaria. Ottimo. Comincio a scavare. Qui sotto è proprio buio, dopo mi devo ricordare di piazzare qualche torcia qua e là, anche per evitare che spawni qualche nuovo creeper. Quando sarà pronta, la piramide di Kriptonite IV – che poi sarei io, piacere – sarà la più grande e misteriosa al mondo, da fare invidia a quella di Cheope, la più antica delle sette meraviglie del mondo. Tutti i villagers che ci passeranno davanti penseranno: “Alla faccia del cactus, che piramide!” e gli scienziati continueranno a studiarla per milioni di anni senza ricavarne uno spider dal buco.
Se tutto va come deve andare, al mondo resterà soltanto un mistero più complicato di questa piramide, un mistero che anche gli extraterrestri alzerebbero le mani: tra tutti i nomi che ci sono al mondo, come caspita hanno fatto i miei a chiamarmi Casper Caputo? Giuro, mi chiamo davvero così, Casper Caputo. Dico, ma voi lo chiamereste mai vostro figlio con il nome di un fantasmino di Hollywood, se di cognome fate già Caputo come il caseificio dei nonni giù a Battipaglia? D’accordo che mamma è svedese e papà campano, ma obiettivamente Casper Caputo sembra l’incrocio mal riuscito tra un Vikingo e una mozzarella di bufala, un po’ come la cucina di papà. E dunque, il mistero resta: perché? Perché l’hanno fatto?
Qui dopo costruisco un po’ di celle, che non si sa mai. Comunque, dicevamo, il mio nome. E non è finita qui, perché basta guardarmi per vedere che sono praticamente una contraddizione vivente: gli occhi azzurri di mamma mescolati ai riccioli neri di papà, il pallore malaticcio di mamma con la pancetta di papà, la passione per le patate di mamma con la pigrizia di papà… e così via. L’unica cosa che non ho preso da papà è la passione per il calcio, anche se lui è convinto che io sia un tifoso sfegatato del Napoli quando invece non me ne può importare di meno. Zero. A me importa solo di Minecraft, dove mi chiamano (vabbe’, mi chiamo da solo) Kriptonite. Del resto ve lo immaginate un faraone che si chiama Casper Caputo? Kriptonite è molto meglio.
Anche Sofia approva e per me il suo giudizio è importante visto che, oltre a essere la mia vicina di casa, è pure la mia vicina di banco. Non vedo l’ora di farle vedere i geroglifici che sto incidendo sulle pareti interne, altro che extraterrestri ed extraterrestri! Una volta la prof ci ha raccontato che la piramide di Cheope sarebbe la chiave per comprendere i misteri legati a tutte le piramidi egizie. Pare che qualche anno fa una sonda robot sia entrata nei suoi più profondi meandri arrivando davanti a due portoncini di pietra con delle borchie metalliche. Voi direte: “Embe’? Capirai”. E invece è importante, perché fino a poco tempo fa nessuno credeva che gli Egizi conoscessero il metallo. Oltre i portoncini il robot ha pure filmato una serie di geroglifici rossi, forse dei numeri, di cui ancora nessuno ha compreso il significato anche se alcuni, come Sofia, continuano a pensare che sia opera degli alieni…
La voce di Sfera pompata dalle casse bluetooth viene interrotta dal suono prolungato del campanello. Schizzo in piedi, anche se a quest’ora può essere solo una persona.
E infatti.
– Ciao Caspi – mi saluta Sofia con la sua solita coda di cavallo. Ha dei lunghissimi capelli biondi ma giuro che non glieli ho mai visti una volta sciolti.
– Ciao Sofi – le rispondo con il joypad ancora in mano.
– Chiede mamma se vuoi venire a mangiare da noi – mi dice mostrandomi il palmo delle mani come a dire “io non c’entro niente”. Non è che non mi piaccia mangiare da loro, è che da quando sua sorella Marina è diventata vegetariana come Ariana Grande a casa sua si mangia solo erba, e io non sono un cavallo.
– Le dico che i tuoi ti hanno lasciato il frigo pieno?
– Che poi è vero – aggiungo io, quasi a giustificarmi.
– L’importante è che tieni qualcosa anche per me – mi schiaccia l’occhiolino con aria complice. Anche lei non ne può più di sufflè di barbabietole.
– Promesso.
Sofia gira i tacchi (anche se indossa delle semplici ciabatte) e con passo da condannata a morte torna a casa sua, ovvero la porta di fronte. Solo sei passi ci separano, cinque se li fai belli lunghi. Richiudo e vado in cucina anche se non ho fame, ho solo sete. Il frigo come al solito sembra il forziere dei pirati, con tutti quei pacchi e pacchettini di carta argentata che riflettono la luce. Recupero il bottiglione da due litri di Coca-Cola e me lo butto giù così, perché la Coca-Cola è l’unica cosa che mi piace fredda anche se fuori sembra che si sia messo a nevicare.
Faccio ripartire Spotify e, guarda caso, la prima canzone è Dorado di Mahmood, l’ideale per ritornare in clima antico Egitto. Mi ributto a capofitto nel lavoro, c’è ancora un mucchio di roba da fare, qua. Sono così preso che quasi non mi accorgo del campanello che suona di nuovo. Sto collaudando una trappola piena di TNT, è un momento delicato. Mi alzo e vado ad aprire, tanto so già che è Sofia. È troppo presto per i miei e poi non ho sentito la macchina rientrare. Alcune sere i genitori di Sofia le danno il permesso di venire di qua a farmi compagnia, visto che i miei non ci sono mai per via del ristorante. Alcune volte ci guardiamo una serie abbuffandoci di gelato sul divano, altre lei si porta il tablet per guardarsi i suoi video di cavalli mentre io gioco a Minecraft. Come oggi.
– Come è andata al maneggio? – le domando, scavando l’ennesima galleria segreta.
– Bene, abbiamo parlato un sacco io e Biscotto –. Ah, già. Non vi ho detto che Sofia è convinta di parlare coi cavalli, per questo a scuola la considerano un po’ strana. A me però piace così com’è, tutti in fondo siamo un po’ strani. – Quand’è che lo vieni a trovare? Mi ha detto che gli manchi.
– Presto. Giuro che vengo presto. Cosa avete mangiato stasera? – provo a cambiare discorso.
– L’arrosto di peperoni.
– L’arrosto di peperoni?
– Che ti devo dire – sospira portandosi due dita in bocca. Scoppiamo a ridere. – Dimmi che almeno tu hai qualcosa di commestibile!
– Mmm, dubito.
La vedo sparire in corridoio e comparire un paio di minuti dopo con una vaschetta e due cucchiai in mano.
– C’è il tiramisù e non mi dici niente?
– Mangialo pure… e buona fortuna.
La verità è che io preferisco le cose confezionate a quelle artigianali. Le cose confezionate hanno sempre lo stesso rassicurante sapore in qualsiasi posto del mondo, mentre da quelle artigianali non sai mai cosa aspettarti. L’ultimo tiramisù di papà aveva sopra delle sottili fette di salmone… dico io, l’avete mai visto un tiramisù al salmone?! Ne ho visti al pistacchio, alla fragola, ma al salmone giuro che mi mancava.
E infatti alla prima cucchiaiata per poco Sofia non comincia a vomitare.
– Bleah! Ma che cos’è ’sta roba? – domanda risputando la pappetta mezzo masticata nel contenitore.
– Tiramisù. Italo-svedese.
– Ah. Capisco.
Che poi papà sarebbe pure bravo ai fornelli. La sua mamma, mia nonna, è una fuoriclasse in cucina, una specie di Maradona delle cuoche, fa ancora delle parmigiane di melanzane da brividi.
Il problema di papà è la sua idea di cucina fusion (che io preferisco definire confusion) in onore della mamma. Come se la cucina italiana e quella svedese potessero stare bene insieme. Ma dico io, guardate me: vi sembro uscito bene?
– Cosa stai costruendo? – domanda Sofia indicando col mento.
– La Piramide di Kriptonite IV.
– Kriptonite IV? – mi chiede interrogativa. – E i primi tre chi sarebbero?
– Effettivamente non lo so, ma il numero ordinale mi fa sentire più egizio.
– Se lo dici tu…
– Guarda, c’è anche una sorpresa per te! – continuo.
– Davvero?
Esco dalla piramide superando la vasca di lava e mi dirigo verso la Sfinge a forma di cavallo, che ho già cominciato ad abbozzare e attorno alla quale si sono radunati alcuni villici insieme ai loro animali: sheep, cows, pigs e altri.
– Ma che meraviglia!
– In tuo onore – le dico.
– Grazie, Caspi… anzi, Kriptonite IV!
Lo sapevo che le sarebbe piaciuta. Basta poco per far felice Sofia.
– Guarda che tenero quel coniglietto! – cinguetta indicando un killer rabbit sbucato all’improvviso da chissà dove.
– Ma quale tenero! È un coniglio assassino, – le spiego – se ti prende quel coniglietto è lui che ti cucina con le patate!
Alla parola patate il mio stomaco comincia a brontolare.
– Ti va de...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. RINGRAZIAMENTI
  22. Copyright