Draconis Chronicon
eBook - ePub

Draconis Chronicon

  1. 448 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Draconis Chronicon

Informazioni su questo libro

Salerno, anno 1066. Un predicatore vaga per le strade annunciando la fine del mondo: «La Bestia si sta risvegliando! Temete il drago, perché il giorno dell'eclisse è vicino!». Il giovane Barliario non presta attenzione alle parole di sventura, ma quella sera stessa il padre Rainardo, alchimista, viene sorpreso da un incendio nel suo laboratorio. Quando lo portano fuori è ancora vivo, ma sfigurato dal fuoco. E mentre Barliario veglia al suo capezzale, compare una figura misteriosa e incappucciata, Arimane, che gli rivela: «Portami il fuoco del drago e Rainardo sarà salvo». Barliario non ha bisogno di pensarci: deve partire. Lo accompagnano l'amico Shabbatai, che sogna di diventare un guerriero, Trotula, giovane studentessa di medicina dall'intelligenza disarmante, Mercuriade, dai misteriosi poteri, e la piccola Ligea, che riesce a parlare con i morti.
Tra briganti, licantropi e streghe in grado di scatenare tempeste, un'avventura epica in cui scienza e magia si mescolano: alla ricerca del fuoco del drago, e alla scoperta di se stessi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
Print ISBN
9788804753582
eBook ISBN
9788835717140

IL CAVALIERE

1

MAI SENTITO PARLARE DELL’ALBERO WAK-WAK?

«Oh no, la mia pietra!» disse Barliario mentre si tastava le tasche delle brache. «Non c’è più. L’ho persa.» La sua voce si riempì di angoscia.
«Che stai dicendo?» chiese Trotula. Ligea e Shabbatai si avvicinarono.
«La jais che mi ha dato la tempestaria. Deve essermi caduta nel cunicolo.» Barliario continuava a palparsi dappertutto in cerca del prezioso amuleto. Si mise a quattro zampe per cercare a terra. Ripeteva ossessivamente: «Come farò a tornare dall’Extricatum senza la pietra?».
Gli altri si misero a perlustrare il terreno insieme a lui. Era un’impresa disperata, tra i rami, i ciottoli, e per di più nel buio della notte.
«Devo tornare indietro» concluse alla fine il ragazzo.
«Barliario, ragiona. È impossibile. Non la troverai mai» disse Trotula.
«E poi dobbiamo muoverci subito. Non possiamo restare qui» aggiunse Shabbatai.
«Voi non capite. Sono perduto, senza la pietra.» Barliario era disperato.
Trotula lo afferrò per le spalle e lo costrinse a farsi guardare negli occhi. «Se non ce ne andiamo in fretta saremo tutti perduti. Lo capisci?» Alzò una mano verso l’uscita del budello che avevano attraversato. «Ormai sanno dove siamo. Non possiamo perdere un istante.»
«Mi addolora ammetterlo, ma Trotula ha ragione, amico mio. La pietra è perduta, non doveva succedere, ma è successo. Vuol dire che ne farai a meno.» Dopo un attimo di silenzio, aggiunse: «E farai a meno anche dell’Extricatum».
Senza l’Extricatum la missione, già difficile, diventava disperata; Barliario si sentiva svuotato, incapace di muoversi e di agire.
«Vi prego, non restiamo qui.» La debole implorazione di Ligea li scosse.
«Andiamo, Barl. Dobbiamo seguire il torrente, come ha detto Walia» intervenne Shabbatai.
L’uomo non aveva mentito: il ponte e il corso d’acqua c’erano davvero.
Barliario esalò un lungo respiro. «Allontaniamoci da qui e cerchiamo un riparo» disse infine.
«Ecco come parla un capo» approvò Shabbatai.
Trotula rivolse a Barliario un sorriso simile a una carezza impalpabile.
Cominciarono a costeggiare il torrente.
Camminare nella notte era un’esperienza durissima. Non avevano torce, non avevano più le loro bisacce, non avevano idea di cosa si muovesse intorno a loro.
A peggiorare la situazione, gli ululati di lupi lontani. I canti notturni di uccelli ombra. Rumore di rami secchi, di foglie smosse, di passi invisibili.
La natura, di notte, indossava la sua maschera più inquietante.
Erano tutti stremati. Barliario rimuginava continuamente sulla propria inettitudine, che gli aveva fatto smarrire l’oggetto più importante.
All’improvviso Trotula si fermò: «Ho un’idea».
Gli altri si bloccarono, per ascoltarla.
«Qui non ci sono ripari adeguati ed è troppo pericoloso continuare a camminare così… al buio.»
«Ci stai proponendo di volare?» scherzò Shabbatai.
«La smetti una buona volta di dire sciocchezze?» lo rimbeccò Trotula.
«Impossibile, Trotula. Credimi. Sono anni che lo imploro» intervenne Barliario.
«Fatela parlare, per favore.» Nella voce di Ligea c’era l’esasperazione di chi sta crollando.
«Alberi» annunciò Trotula. «Arrampichiamoci su un albero dai rami robusti e riposiamo lì.»
«Ecco, lo sapevo, devi avere preso una botta tremenda quando siamo scivolati giù…» scherzò ancora Shabbatai.
«No, aspetta» disse Barliario. «Ha ragione. Lì sopra saremo al sicuro.»
«Certo, a meno di non finire su un Wak-wak» disse il ragazzo della Judaica. Tre paia d’occhi sgranati si fissarono su di lui a interrogarlo. Shabbatai arretrò di un passo e disse: «Non ditemi che non avete mai sentito parlare dell’albero Wak-wak».
«Io mai, e ti assicuro che alla Scuola Medica la botanica è la materia principe.»
«L’ho sempre detto che studiare è del tutto inutile» replicò Shabbatai, che appariva davvero sorpreso. «È un albero che genera esseri umani mostruosi. Come frutti, che quando sono maturi si staccano e cadono a terra gridando “wak-wak”.»
Trotula lo fissò con lo sguardo che si riserva a un mentecatto. Poi prese la mano di Ligea e lo oltrepassò, senza degnarlo di uno sguardo. Barliario si limitò a scuotere la testa desolato e passandogli accanto mormorò: «Wak-wak… ma dai, Shab…».
«Che c’è?! Non ci credete?»
2

LA DOMANDA GIUSTA

Ligea fu svegliata dalla pioggia, lieve e insistente.
Picchiettava sulle foglie con un martellare leggero. Quel suono le ricordò le mattine in cui era ancora una bambina a Montemarano e dalla sua finestra osservava il giardino in autunno.
Era una musica familiare, che per qualche momento le fece dimenticare che stava dormendo su un albero, chissà quanto lontana da casa, con tre ragazzi sconosciuti che erano diventati la sua famiglia.
Scoprì di avere addosso un mantello che non era il suo. Guardò alla sua destra e sul ramo accanto scorse Shabbatai, a occhi chiusi. Era stato lui a coprirla durante la notte. Quel gesto le strappò un sorriso carico di gratitudine.
Poi avvertì un richiamo.
Lo riconobbe subito, e quella certezza fece dissolvere gli ultimi sprazzi di sonno. La pelle d’oca sulle braccia, un forte cerchio alla testa e quel suono, simile al brulichio di migliaia di vermi tra le foglie, le davano la certezza che c’era un Inquieto nelle vicinanze. Poi udì un colpo secco, come di una pietra che cozza contro un’altra.
Non volle svegliare i suoi amici. Doveva imparare a farsi forza anche da sola.
Cominciò a scendere dall’albero. In breve, le sue mani divennero appiccicose di resina. Quando atterrò con un piccolo balzo, sentì sotto i piedi nudi le punture degli aghi vegetali, umidi e freddi di pioggia.
Ma un freddo molto più profondo le penetrò nelle ossa solo quando scoprì chi fosse l’Inquieto che l’aveva richiamata.
Sulla riva del torrente c’era Walia dei Balti.
Sembrava invecchiato di colpo. Era morto solo qualche ora prima eppure, come spesso le capitava di notare, le visioni portavano su di loro un segno del tempo più marcato.
Secondo l’esperienza di Ligea, gli Inquieti si manifestavano come e quando volevano, ma ultimamente cominciava a sospettare che fosse lei stessa, una parte profonda di sé, ad attirarli. Come quando nella grotta di Vulferio le era apparsa la madre di Trotula, proprio nel momento in cui aveva bisogno di una prova per essere creduta dalla medichessa.
La bambina si avvicinò allo spirito di Walia.
I tratti del suo volto erano ancora chiari e nitidi, come se fosse ancora vivo. Non le capitava spesso che un Inquieto apparisse così “reale”. Forse era dovuto al breve tempo passato dalla sua morte. Ma l’aspetto vivido contrastava con i cambiamenti avvenuti nell’uomo: lo sguardo, già di per sé agghiacciante, era adesso spiritato e angoscioso. Gli occhi nerissimi erano profondamente infossati nella faccia pallida e su tutto spiccava un segno rosso, intensissimo. Doveva essere la ferita mortale che aveva ricevuto.
Ligea ebbe la tentazione di scappar via e indietreggiò di qualche passo. Poi si fece coraggio e si fermò. La bocca di Walia si muoveva e si chiudeva lentamente, senza emettere suono, simile a quella di un pesce che fuor d’acqua non riesce più a respirare. La ragazza percepì in lui un dolore immenso.
Doveva restare. Per tutto il viaggio Barliario, Trotula, Shabbatai e, fin che c’era stata Mercuriade, si erano presi cura di lei, con amore e senza mai farle pesare le sue debolezze. Era arrivato il momento di ricambiare.
Strinse i pugni e si fece forza.
Si avvicinò di nuovo a Walia. Lui la guardava, ma non era sicura che la vedesse davvero. Nell’abisso che gli Inquieti avevano negli occhi era difficile dire se sopravvivesse il senso della vista.
Di sicuro incrociare lo sguardo con uno spirito era un’esperienza raccapricciante. Ogni volta sentiva dita gelide che le si muovevano sul collo, facendole rizzare i peli della nuca.
“Non mi farò fermare” disse tra sé e sé.
Però avrebbe voluto Barliario accanto a lei in quel momento, per sapere cosa chiedere con esattezza. Aveva una sola domanda a disposizione ed era terribilmente indecisa. Non poteva sprecare quell’occasione.
Cosa chiedere all’anima inquieta di Walia?
Dove avrebbero trovato il drago?
O come proseguire verso Volturara?
O forse della pietra nera di Barliario.
Mentre immaginava la faccia sorridente del giovane alchimista che la ringraziava per la sua preziosa jais, si sentì chiamare.
«Ligea…»
Si voltò.
A qualche passo da lei c’era Trotula.
Ligea si gettò tra le braccia della sua amica.
«Che fai qui tutta sola?» le chiese la medichessa restituendole l’abbraccio.
«Non sono sola» disse lei, senza scostarsi dal corpo caldo di Trotula.
La medichessa capì subito.
«È Walia» aggiunse Ligea.
Questo Trotula non se l’aspettava. Rimase paralizzata, senza sapere come reagire.
«Potrebbe aiutarci… se gli facciamo la domanda giusta» disse ancora la negromante.
“La domanda giusta” pensò Trotula.
Tra le tante, tantissime cose che Plinio il Vecchio le aveva insegnato leggendo la sua Naturalis historia, una emergeva su tutte: la chiave della conoscenza non sta nelle risposte che gli uomini possono trovare, ma nel formulare le giuste domande.
«Ligea ascoltami, so cosa puoi chiedergli.» L’altra la stava fissando, in attesa. «Domandagli dove possiamo trovare la pergamena che Alcesi stringeva nelle mani mentre affrontava il drago. Ricordi? Nel dipinto sulla parete» disse Trotula.
Ligea rifletté un momento. «Sei sicura? Pensi possa essere utile?»
«Credo sia qualcosa di necessario per fronteggiare il drago...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Tu non sai niente
  4. L’ALCHIMISTA
  5. IL DEMONIO
  6. L’EREMITA
  7. LA TEMPESTARIA
  8. IL BRIGANTE
  9. IL CAVALIERE
  10. IL DRAGO
  11. Epilogo – Tutto è cominciato qui
  12. Magia e medicina nel Medioevo
  13. Ringraziamenti
  14. Copyright