Libere
eBook - ePub

Libere

Circe e le altre

  1. 240 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Libere

Circe e le altre

Informazioni su questo libro

"Eccoli ai miei piedi gli uomini migliori della Grecia. In futuro, mi avrebbero ricordata e adorata come una divinità: ero colei che aveva dato la propria vita perché loro potessero inseguire la morte". Circe, Ifigenia, Dafne e Cassandra. Maghe, sorelle, amanti. Cosa sappiamo davvero di loro? Di come hanno amato e vissuto conosciamo quello che i protagonisti maschili ci raccontano. Ma i miti sono come un prisma, che riverbera storie diverse, a seconda della luce a cui lo rivolgi. E allora, se indaghi, scopri che queste quattro magnifiche figure femminili sono vincolate tra di loro da legami invisibili e che si proteggono a vicenda, si ascoltano, soccombono o vincono davanti alla prepotenza degli uomini e degli dei. Circe, Ifigenia, Dafne e Cassandra sono creature solitarie che si battono per affermare la propria libertà di amare. Perché quando si è divine si ama con il tormento che sia per sempre e quando si è umane con lo strazio che sia per poco, qui e ora...

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Libere di Sabina Colloredo in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2022
Print ISBN
9788817163590
eBook ISBN
9788831808354

IFIGENIA

Il tuo amore mi ha fatta a pezzi.
Ma chi ha perso sei tu.
L’amore non è sacrificio.

1

Nel Palazzo dei Re di Micene, dove sono nata, la presenza di mia madre, la regina Clitennestra, era ovunque anche quando lei era altrove. Ogni decisione o pensiero di chi si aggirava per quelle sale di pietra andava ad arricchire il suo patrimonio personale di ricatti e vendette.
Ma nonostante il suo potere, mia madre era inquieta e infelice, e la vita, chiusa tra quelle mura soffocanti, le stava stretta. Quando i venti primaverili iniziavano a scioglierle l’anima, si imbarcava sulla nave di suo marito Agamennone con Elena, mia zia, la regina di Sparta. Erano legatissime, malgrado quanto si dicesse in giro.
Nel loro girovagare, Clitennestra ed Elena erano approdate anche all’isola di Eea e la divina Circe le aveva accolte come le regine che erano.
Invece che per pochi giorni, le due figlie di Tindaro si erano fermate per lunghe settimane.
«Non saremmo mai venute via!» mi raccontava mia madre. «Circe si era offerta di renderci immortali. E non è detto che prima o poi non accolga il suo invito.»
«E io?» le chiedevo, angosciata dalla prospettiva di rimanere sola, in balia di un padre che era sempre in guerra, «Posso venire con voi?»
«Vedremo…»
In sostanza, lo capivo, lei poteva vivere senza di me. Quella che invece le era indispensabile, riflesso luminoso della sua ombra, era Elena.
Una notte la maga Circe venne a trovarmi in sogno. Con un gesto distratto mi sfiorò i capelli e mi trasformò in un candido agnellino. All’inizio ne fui felice, ma presto il sogno si trasformò in un incubo. Due braccia forti, sconosciute, mi afferravano e mi trascinavano fino a un altare dove qualcuno mi legava e mi stendeva a pancia in su. A quel punto tutto si confondeva e io non sapevo più se ero un agnello o Ifigenia, ma non aveva importanza, perché quel qualcuno ora incombeva su di me, ben determinato a sgozzarmi. Io gridavo e supplicavo di avere pietà, ma nessuno accorreva in mio aiuto. Non mia madre, non la zia Elena, non la divina Circe. Atterrita, fissavo la lama del coltello sacrificale brillare al sole. Mi svegliai urlando, fradicia di terrore. Ai miei balbettii confusi, mia madre oppose poche assonnate parole di conforto.
«È stato un incubo, Ifigenia. Vedrai che ora farai un bel sogno…»
E io, per farla contenta, finsi di riaddormentarmi.
In principio mio padre Agamennone, il re dei re, era dolcemente soggiogato da mia madre, poi iniziò a temerla. E credo che fu proprio la paura della regina uno dei motivi per cui decise di partire per Troia. Della cognata Elena e delle corna che aveva messo a suo fratello Menelao non gliene importava nulla.
Elena di Sparta era la sorella amatissima di Clitennestra e Agamennone strepitava di volerla riportare a casa per fare felice mia madre, a costo di mettere a ferro e fuoco l’intera Troade. Ripeteva che le avrebbe regalato la testa di Paride su un piatto d’argento, gli occhi del bel troiano affondati in due ossa di porco. Giurò e spergiurò di volerlo fare per lavare l’onta familiare. In realtà voleva andarsene da Palazzo perché temeva per la sua stessa vita.
«Non si rapiscono le mogli degli Atridi! Neppure gli dei oserebbero tanto!» ruggiva da leone quale pensava di essere.
Mia madre lo ascoltava e taceva. Sapeva bene che Elena aveva seguito il principe troiano di sua volontà. Per noia o per amore, non aveva importanza. Sperava solo che ora potesse vivere felice, accanto al suo Paride, con nuovi figli maschi tra le braccia.
Ammirava sua sorella perché, pur odiando Agamennone, lei non aveva mai trovato il coraggio di lasciarlo.
Il re dei re l’aveva strappata al primo marito, un sovrano giovane e mite di cui Clitennestra era molto innamorata. Si chiamava Tantalo. Agamennone l’aveva sgozzato davanti ai suoi occhi, insieme al loro figlioletto di pochi mesi. Poi l’aveva rapita con le mani ancora lorde del sangue del suo bambino.
«Mi caricò sul cavallo, mi portò a Micene e mi violentò fino a che non lo resi padre» mi confidò durante un inverno talmente freddo e lungo che sembrava non aver fine.
“È così che fui concepita” ricordo che pensai. “Sono figlia di uno stupro.”
«Poi, una volta rimasta incinta, mi sposò» aggiunse.
I miei appartamenti erano vicini a quelli di mia madre e quasi ogni notte sentivo il re raggiungerla nel rimbombo dei sandali chiodati.
«Ti amo, sgualdrina» berciava.
E si buttava sul suo corpo.
Lei non si ribellava. Non la sentivo lamentarsi o insultarlo. Non si sarebbe mai umiliata a tal punto. O forse lo faceva per me, per non spaventarmi. Ma io mi stringevo alla balia Eunice e rimanevo sveglia a occhi sbarrati fino all’alba, quando lui finalmente se ne andava. Allora correvo da mia madre e mi infilavo nel suo letto.
Lei mi abbracciava tranquilla.
«Buona…» mi sussurrava, se i battiti del mio cuore urtavano il suo. «Buona, tortorella. Non è successo nulla.»
Vendetta, leggevo nel suo sguardo.
In pubblico Clitennestra non sorrideva mai. Neppure quando suo marito le rovesciava ai piedi sacche di bottino, coppe, vestiti e gioielli o le regalava quegli animali esotici che tanto le piacevano.
Sconfitto e deluso dalla sua indifferenza, le abbracciava le gambe.
«Perché non mi ami come ti amo io?» la supplicava.
Lei lo lasciava fare. Sapeva che a quella scenata sarebbero seguite carezze, violenze, rimproveri.
Poi lui sarebbe ripartito.
Gli uomini se ne vanno a combattere le loro guerre e le donne si occupano del regno e affrontano le proprie battaglie. Questo ha sempre fatto mia madre, la regina Clitennestra.
Regnare e attendere il giorno della vendetta.
Era inverno e fuori dal Palazzo la neve fioccava da giorni. Fiocchi grandi e lenti, pesanti come foschi pensieri. Il silenzio era scandito dal tonfo delle vanghe dei soldati che spalavano la strada che portava alla Porta dei Leoni. Imprecavano e si lamentavano del freddo e dei geloni. Ma a noi non importava. Quello era il mondo miserevole del popolo e dei combattenti destinati a essere ammazzati in battaglia. Era carne che non conoscevamo e con cui non saremmo mai venute a contatto. Noi eravamo donne, principesse e future regine strette l’una all’altra davanti al camino, al caldo, con cibo e tisane fumanti a portata di mano.
«Perseo trascinava da giorni il sacco con dentro la testa spiccata di Medusa» raccontava mia madre. «Era stanco e assetato. I serpenti che spuntavano dalla testa della Gorgone erano ancora vivi e si contorcevano furibondi. L’eroe pregava gli dei che la tela del sacco non cedesse e che il suo destino non fosse quello di morire avvelenato dal morso di uno di quei mostri sulla strada del ritorno…»
Schioccò le dita. Le serve spuntarono dall’ombra in attesa dei suoi ordini.
«Eppure dovete fare solo questo,» scandì Clitennestra «tenere vivo il fuoco! Non vedete che si sta spegnendo? Alla prossima disattenzione vi darò in pasto alle mie leonesse.»
La guardai preoccupata.
«Madre, non dirai sul serio.»
Vedevo le donne tremare. Sollevavano i ceppi e li buttavano tra le fiamme, soffiando fino a scottarsi il volto pur di creare la giusta fiamma per la regina. Non troppo calda, non troppo tenue.
Mia madre mi guardò con quei suoi occhi d’ambra in fondo ai quali si muovevano ombre spaventose.
«Ifigenia, ricorda,» mi disse «il dovere, il rispetto del proprio ruolo e di noi stesse… solo questo ci rende diverse dalle bestie.»
«Eunice è brava. Non devi farle del male.»
«Solo se farà il suo dovere in modo impeccabile. Come le è richiesto.»
Eunice mi mandò un bacio con le dita sottili e si ritirò in fondo alla stanza insieme alle altre serve.
«Continua, madre…» disse mio fratello Oreste. «Cosa fece Perseo?»
Clitennestra se lo strinse al petto e appoggiò la guancia sui suoi riccioli. Oreste la risarciva di quel primo figlio che Agamennone aveva infilzato con la spada e gettato dalla finestra.
«Perseo camminava nella nebbia. Intorno a lui solo montagne, eco di uccelli e solitudine. Strascicava i piedi, stremato. Muoveva un passo dietro l’altro, la mente perduta nello sforzo di sopravvivere, le labbra spaccate dall’arsura.»
Elettra entrò di corsa nella stanza.
«Sono arrivata in tempo! Questa è la parte della storia che mi piace di più.»
Mi saltò sulle ginocchia e si accomodò senza chiedere il permesso. Elettra era la mia sorellina adorata. Aveva le guance rosse e gli occhi dolci. Non era bella come me o come la regina, ma a Palazzo l’amavamo tutti, perché era semplice e allegra.
«Quando ormai era allo stremo delle forze,» proseguì Clitennestra «Perseo vide…»
«Un fungo!» gridammo tutti e tre.
«Ma allora, se la sapete, è inutile che continui!» scherzò nostra madre.
Di nuovo un coro: «No, no, continua, ti prego!».
Era il nostro gioco innocente. Desiderare qualcosa che lei ci avrebbe negato. E infatti Clitennestra rimase zitta per un po’. Ascoltammo insieme il rombo delle fiamme nel camino, il cuculo che ricostruiva la notte con il suo canto.
«Era un fungo particolare» continuò sottovoce. «Perseo non ne aveva mai visti di simili. Sbucava isolato da una crepa del terreno e le sue spore emettevano dei suoni. Le serpi nella sacca se ne accorsero e smisero di contorcersi. Allora Perseo comprese: quel fungo era un dono degli dei. Lo sradicò con rispetto e un getto d’acqua fresca zampillò fuori dal terreno e gli bagnò il viso.»
«Che sete…» sospirò Elettra.
«L’eroe si inginocchiò e bevve quell’acqua fredda e pura. Si lavò il viso e le mani e si purificò. E giurò, perché gli uomini promettono qualsiasi cosa quando scampano alla morte, che là, dove era spuntato quel mycos divino, avrebbe fondato una città.»
«E così fece» mormorò Oreste insonnolito.
«E la chiamò Micene. Da mycos» conclusi io.
Mia madre non aggiunse altro. Sorrideva alle fiamme. Fece un gesto con la testa ed Eunice accorse e le prese dalle braccia Oreste che ciondolava di sonno.
«Andate a letto, ora, la regina è stanca» mormorò Eunice.
Elettra la seguì zampettando sulle gambe grassocce di bambina. Io sola rimasi seduta accanto a mia madre. Ero la primogenita e quel posto mi apparteneva di diritto.
Dopo un tempo di parole date alle fiamme e di intese non dette, lei mi prese una mano e se la pose sul ventre. Sentii un tremito d’ali, un battito di vita. Era Crisotemi, mia sorella, che prendeva forma nella notte.
2323__perlego__...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Libere
  4. CIRCE
  5. IFIGENIA
  6. DAFNE
  7. CASSANDRA
  8. Copyright