Sexameron di Luiza Lobo: analisi relazionale in tempo di pandemia
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Sexameron di Luiza Lobo: analisi relazionale in tempo di pandemia

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Sexameron di Luiza Lobo: analisi relazionale in tempo di pandemia

Informazioni su questo libro

Il genere femminile nel corso della storia ha vissuto e subito numerosi cambiamenti: la donna nella società contemporanea é intesa come immagine sociale legata a processi storici nonché psico-sociali e culturali in cui vi é ancora una radice tradizionalista e androcentrica che ha dovuto trasformare anche la concezione di cos'é l'amore e di come va vissuto.
Sexameron-Novelle sui matrimoni di Luiza Lobo introduce proprio le più diverse sfumature dell'amore, del matrimonio, della coppia e dei rapporti sociali in chiave decentralizzante e decontestualizzante con la tecnica della parodia di corrente modernista. L'autrice regala una riflessione profonda sulla condizione femminile (brasiliana) seguendo lo stile novellistico di Boccaccio "Decamerone".

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Informazioni

Anno
2022
Print ISBN
9791221410310
Capitolo terzo
Sexameron, Novelle sui matrimoni
3.1. La condizione della donna in Brasile
Pubblicato nel 1997, Sexameron è una raccolta di racconti di Luiza Lobo inseriti all’interno di un’unica cornice narrativa. Al centro dell’opera vi è la riflessione sui rapporti di forza e di potere fra uomini e donne, all’interno di una società discriminante e violenta, come quella brasiliana, nella quale l’uguaglianza dei generi è un valore accettato e accolto, ma non sempre attuato. Dagli anni sessanta, l’America Latina si è scontrata con la propria arretratezza culturale nei confronti della questione femminile rispetto all’Europa e agli Stati Uniti. Come osserva Michele Valente:
Adottata nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna fissa le linee guida al fine di assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle donne” (art.3) verso legislazioni nazionali che eliminino “norme ineguali o distinte” (art.4). Donne elette in ruoli di vertice, rispettivamente alla presidenza del Brasile (Dilma Rousseff dal 2011 al 2016), dell’Argentina (Cristina Fernández de Kirchner dal 2007 al 2015), del Cile (Michelle Bachelet, per due mandati dal 2006 al 2010 e dal 2014 al 2018), della Costa Rica (Laura Chinchilla Miranda dal 2010 al 2014), hanno promosso politiche progressiste, dando impulso ad un approccio inclusivo e plurale nei confronti delle fasce sociali più vulnerabili.23
Ciò non toglie che ancora oggi le donne brasiliane vivano una forte disparità sociale e soffrano per le conseguenze di una società con un’impronta fortemente patriarcale. Le donne non sono incluse nelle comunità, spesso subiscono violenze domestiche e la legge Maria de Penha24, adottata dal Brasile solo nel 2006, ha sortito scarsi risultati, visto che i dati sul fenomeno della violenza domestica non hanno registrato un calo significativo.
Le donne brasiliane non godono degli stessi diritti nell’accesso all’istruzione e al mondo del lavoro, come dimostra il basso numero di deputate donne (9%). A causa di stereotipi sociali molto radicati, le donne sono ancora viste come poco adeguate per alcune mansioni e sono destinate all’insegnamento, alla cura dei figli e della casa. La società brasiliana è fortemente tradizionalista e si fonda sull’idea di famiglia nucleare patriarcale, nella quale l’uomo è il “capofamiglia” al quale la moglie deve portare rispetto, spiega Fernanda de Melo, femminista e attivista per il riconoscimento dei diritti delle donne in Brasile. Mentre l’uomo lavora fuori casa, la donna è relegata all’ambiente domestico. Nonostante vi sia ormai una certa uguaglianza sociale ed economica, molte ragazze non completano il ciclo di studi, non hanno accessibilità al sistema sanitario, rinunciano alla propria formazione anche a causa di gravidanze indesiderate.
Quando lavorano, le donne subiscono un divario dovuto al solo genere nelle retribuzioni e hanno diritti minimi: il congedo di maternità, i diritti alla salute sessuale e il ciclo sono visti come un problema nelle aziende. Benché proibita dalla Costituzione, la disparità salariale è una questione attuale. A ciò si aggiunge il fatto che alle donne sono riservati quei ruoli che richiedono livelli di istruzione più bassi.
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In termini di rappresentanza politica femminile, il Brasile al terzo posto in America Latina e la partecipazione delle donne alla politica non è mai stata vista in termini positivi: lo dimostra la vicenda di Dilma Rousseff, eletta nel 2010 e prima donna presidente. Durante il processo di impeachment, i cittadini e i gruppi politici l’hanno calunniata come pazza, prostituta e invitata a tornare a casa a lavare i panni; la donna è stata rappresentata su adesivi infamanti e volgari. Senza che fosse provato nulla contro di lei e la sua onestà, Dilma è stata destituita dall’incarico da un Congresso assai misogino.
Altre donne che hanno pagato o che stanno pagando l’adesione alla battaglia per i diritti civili sono Marielle Franco, Consigliera Comunale del PSOL di Rio de Janeiro, assassinata nel 2018 e Márcia Tiburi, scrittrice e professoressa di filosofia, che ha dovuto lasciare il Brasile a causa delle costanti intimidazioni ricevute. Le donne brasiliane che vivono nelle zone sottosviluppate e più povere del Paese, sono esposte a un rischio maggiore di essere violentate, benché oltre il 70% della popolazione femminile, secondo uno studio, potrebbe subire un tipo di violenza nel corso della sua vita. Le donne nere, indigene e povere, subiscono inoltre una forte emarginazione.
La religione cattolica costituisce un forte ostacolo all’emancipazione femminile: l’aborto è visto come un tabù, il presidente in carica Bolsonaro si contrario ed è interessato a conservare la moralità della famiglia brasiliana e a non turbare la fazione evangelica (che rappresenta il 38% dei parlamentari). La formazione delle donne non è vista positivamente da alcune autorità religiose, dal momento che un titolo di studio troppo elevato rende le donne meno inclini ad assoggettarsi al marito. Questo scenario di instabilità dei diritti conquistati e di ostile tolleranza verso le donne si riflette nelle novelle del Sexameron di Luiza Lobo. Il focus è il passaggio con cui la donna, emancipata o no, sceglie più o meno coscientemente, spinta da motivazioni psicologiche e pressioni sociali, di sposarsi. Inevitabilmente il matrimonio rappresenta la perdita della libertà personale, dal momento che la donna è destinata a diventare l’ombra del marito: ad esempio, se costui migliora la propria posizione professionale, alla donna è chiesto di mettersi da parte, dedicarsi meno al lavoro e di concentrarsi sui figli, o eventualmente essere disposta a non competere con lui.
Cercheremo ora di capire per quali motivi possiamo leggere quest’opera come una riflessione critica sulla misoginia che pervade la società brasiliana.
3.2. Chi è Luiza Lobo
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Nata a Rio de Janeiro il 17 gennaio 1948, Luiza Lobo è scrittrice, traduttrice e docente universitaria di letterature comparate e teoria della letteratura all’Università federale di Rio de Janeiro. Comincia la sua carriera letteraria nel 1960 con racconti e poesie, negli anni Settanta, si dedica alla traduzione di molti autori anglosassoni, fra i quali Edgar Allan Poe, Katherine Mansfield, Jane Austen, Virginia Woolf, William Golding, conciliando la traduzione e la scrittura alla docenza e alla ricerca universitaria e con la saggistica.
Scrivere per lei è una “testimonianza fra il perplesso e l’indignato, sia per le rivoluzioni quotidiane, sia per la supremazia della televisione e del video25”, strumenti che non favoriscono un atteggiamento riflessivo verso la vita.
Negli anni Settanta, la letteratura delle donne diventa una forma di lotta contro il maschilismo e il patriarcato, la divisione sessuale e la discriminazione di genere e intercetta i temi politici degli “anni di piombo” della dittatura militare in Brasile. L’impegno politico delle scrittrici vuole generare dibattiti accesi e cambiamenti duraturi nella società. Lobo è inserita nell’Antologia de contistas novos, curata dallo scrittore Moarcir C. Lopes, con il racconto De come me transformei en repasto de morcegos malvados. Nel 1968, fa il debutto come scrittrice di racconti sulla rivista Tintin, dell’editrice Bruguera. Nello stesso anno pubblica numerose poesie sia in Brasile che in Portogallo. Il 31 gennaio 1970, pubblica la sua prima rassegna letteraria, intitolata Virginia Woolf – as mulheres e o romance nel supplemento “Arte e Crítica” di Globo. Dal qual momento, si afferma come scrittrice e traduce, pubblicando centinaia di saggi, venti libri, fra romanzi e raccolte di racconti. Nel 2011, pubblica Terras proibidas: a saga do café no vale do Paraíba do Sul, con il quale nel 2012 vince il “Pen Clube do Brasil”: il romanzo narra la storia di alcune famiglie europee immigrate in Brasile alla ricerca dell’oro nella regione Minas Gerais. Lobo ha così intrapreso una ricerca storiografica per narrare il processo attraverso il quale un popolo subalterno arriva a definirsi come nazione.
Alcuni dei suoi lavori più importanti sono Por trás dos muros, Arte-fábulas pubblicato nel 1976, Vôo Livre del 1982, A maçã mordida del 1992 e Sexameron. Novelas sobre casamentos del 1997. Oggi la scrittrice vanta una prestigiosa carriera accademica internazionale ed è fra i fondatori delle riviste “Literatura e Cultura” e “Mulheres e Literatura”. Il suo interesse per la condizione della donna è evidente anche nella collezione di saggi pubblicata nel 2020, Cânone e renovação na literatura, nella quale Lobo analizza il peso delle scrittrici nella letteratura brasiliana, in particolare di autrici importanti come Clarice Lispector, Dinah Silveira de Queiroz, Maria Firmina dos Reis e approfondisce come Joaquim de Souza Andrade reinterpreti gli elementi del romanticismo nella sua poetica. Altre raccolte di saggi fra le più note sono Teorias poéticas do Romantismo (1987) e Crítica sem juízo (1993), che riunisce venticinque anni di riflessione saggistica dedicata ai temi femministi, della letteratura afro-brasiliana, dell’umorismo in letteratura.
3.3. Sexameron: temi e struttura dell’opera
L’opera nasce del desiderio di rappresentare gli atteggiamenti e le opinioni di diverse donne di fronte all’amore, al sesso e al matrimonio, nel:
tentativo di superare la tristezza esistenziale delle donne e di far emergere le espressioni dell’Io, che la famiglia e la società non vogliono lasciar parlare liberamente. Tutti questi racconti sono un insieme di storie scritte da un punto di vista femminile e hanno le donne come personaggi centrali, con trame che il più delle volte hanno un triste finale.26
Come annuncia Diana, la narratrice dei sei racconti dei quali si compone il libro:
In queste novelle, si vedranno narrati piacevoli e, in gran parte, sgradevoli casi di amore, avvenuti in tempi antichi. E gli uomini che leggeranno potranno trarre diletto e utili consigli dalle cose che vi sono mostrate, in quanto potranno conoscere, sia gli uomini che le donne, quello che è da fuggire e allo stesso tempo quello che è da seguire.27
Quello del manoscritto che un autore pubblica dopo averlo trovato è un espediente di cui si era già servito Alessandro Manzoni nella prospettiva del romanzo storico e Umberto Eco in un’ottica postmoderna; accanto a ciò, l’autrice ricalca le intenzioni del Decameron di Giovanni Boccaccio e dell’Heptaméron, la raccolta di settantadue novelle scritte dalla Regina di Navarra, Margherita d'Angoulême. Maria Aparecida Fontes, che si è occupata della traduzione in italiano delle novelle, individua un ulteriore riferimento nell’Exameron di Sant’Ambrogio. Del manoscritto in questione, rinvenuto in pessime condizioni in una casa su una collina che l’autrice chiama Humaitá, si sono conservati solo sei racconti. Sexameron si presenta quindi come un’opera frammentaria e per certi versi oscura: l’autrice ipotizza addirittura che la versione che leggiamo sia solo una parte dell’intera opera e che essa sia stata espurgata per motivi di censura. I due nodi centrali sono il sesso (come dimostra il titolo, che rimanda anche al numero di racconti ritrovati) e il matrimonio, inteso come istituzione sociale che priva le donne della libertà di azione e di espressione. Il sesso è visto in maniera ambigua, da una parte sembrerebbe essere legato al piacere e all’erotismo, dall’altro emerge un alone di vergogna nelle donne che lo subiscono, senza controllarlo. Si tratta di una forza che costringe le donne a stereotipi di bellezza fisica e trascura gli aspetti emotivi, affettivi e sentimentali dell’unione carnale, secondo una logica nella quale prevale sull’intimità e la sfera del sentire, il conformismo sociale e la capacità di aderire ad aspettative indotte dal patriarcato, allo stesso modo il matrimonio è desiderato dalle donne benché umili la loro libertà e sovverta gli equilibri della relazi...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Indice
  3. Frontespizio
  4. Copyright
  5. Introduzione
  6. Capitolo primo La donna nella società contemporanea
  7. Capitolo secondo Le donne e la costruzione dell’Amore
  8. Capitolo terzo Sexameron, Novelle sui matrimoni
  9. Conclusione
  10. Bibliografia