La notte scorsa al Telegraph Club
eBook - ePub

La notte scorsa al Telegraph Club

  1. 456 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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La notte scorsa al Telegraph Club

Informazioni su questo libro

Lily Hu ha diciassette anni e non ricorda esattamente quando sia nata in lei la domanda. Ma di sicuro la risposta l'ha trovata insieme a Kathleen Miller sotto l'insegna al neon del Telegraph Club, un locale per lesbiche. L'America del 1954, però, non è un luogo sicuro per due ragazze che si amano, soprattutto a Chinatown. La paranoia del maccartismo investe tutti, soprattutto i cittadini cinesi americani come la famiglia di Lily: nonostante il padre si sia duramente guadagnato la cittadinanza negli Stati Uniti, infatti, il rischio della deportazione è ancora alto. Ma Lily e Kath sono disposte a rischiare tutto purché il loro amore fiorisca alla luce del giorno.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2022
Print ISBN
9788804752264
eBook ISBN
9788835718628
PARTE VI

Amore segreto

Gennaio 1955

39

Il titolo in prima pagina occupava l’intera larghezza del quotidiano che il padre di Lily stava leggendo: Ragazze adolescenti “reclutate” al bar di deviate sessuali. Lily sentì tutto il sangue affluire alla sua testa quando lo vide. Il toast che stava masticando diventò secco come sabbia in bocca e dovette ingoiarlo con un sorso di caffè.
La storia sembrò non aver impressionato molto suo padre. Finì l’articolo che stava leggendo, ripiegò il giornale su se stesso, nascondendo la prima pagina, poi guardò l’orologio sopra la cucina.
Erano le otto e ventisei di sabato mattina, e quel giorno era di turno all’ospedale cinese.
Lily aveva dormito a malapena la notte precedente, sdraiata ma sveglia, aspettando che arrivasse mattina per poter telefonare a Kath. Era quasi un orario appropriato, ma più si avvicinava a comporre il suo numero, più diventava nervosa.
La madre di Lily stava impacchettando il pranzo di suo padre e disse: «Sei sicuro di poter prendere l’anatra arrosto? Io non ho tempo. Dobbiamo pulire l’appartamento».
«Sì, ti ho detto che lo farò io.»
«E tornerai prima che arrivino Judy e Francis?»
«Certo. Non arriveranno prima delle otto di stasera.»
«Mamma, quando iniziano i petardi?» chiese Frankie.
«A mezzanotte, ma tu sarai già a letto.»
«Perché non posso vederli?»
«Ce ne saranno altri domani. Dureranno tutta la settimana.»
Eddie, che stava sgranocchiando dei cereali Sugar Frosted Flakes dalla sua ciotola, disse: «Lily, cosa c’è che non va?».
Aveva smesso di mangiare. Prese di nuovo la sua fetta di toast e si forzò di dare un altro morso. «Niente!»
Suo padre la guardò oltre il bordo del giornale. «Ti senti male?»
«No.»
«Bene.» Lasciò cadere il giornale sulla tavola e si alzò: «Meglio che vada».
«Perché le hai chiesto come si sentiva? Ti senti male, Lily?» chiese sua madre.
«No.»
«È stata in piedi fino a tardi la notte scorsa» disse suo padre. «Pensavo avesse preso la stessa cosa di Frankie.»
«Sto bene» disse Lily.
Suo padre prese il suo pranzo dal bancone. «Ci vediamo stasera.»
Lily si alzò e versò il suo pezzo di toast mezzo mangiato nella spazzatura prima che sua madre potesse notare che non aveva finito la colazione.
«Lily, ho bisogno che rimani a casa con Frankie» disse sua madre. «Ho un sacco di commissioni da sbrigare.»
«Non c’è bisogno che rimanga lei» disse Frankie. «Eddie può stare con me.»
«Eddie deve fare i compiti, e tu sei ancora convalescente. Lily rimarrà qui. Aspetta… devi incontrare Shirley?»
«Non prima delle sei. La votazione è alle sette ma dobbiamo arrivare un’ora prima.»
«Dovrebbe andar bene, ma assicurati di mangiare prima di andare via. Non avrò tempo per prepararti la cena.»
«Lo so.»
«Puoi togliere le lenzuola dai letti, per favore? Devo iniziare a lavare la biancheria questa mattina.»
«Sì, mamma.»
Ma Lily esitò prima di lasciare la cucina; il giornale era appoggiato su un lato del tavolo, abbandonato. Voleva prenderlo, ma prima che potesse fare un movimento, sua madre si sedette al tavolo e prese il giornale, passando direttamente alle rubriche di costume sul retro. Lily la osservò per un momento, chiedendosi se sarebbe tornata alla pagina frontale, ma non lo fece.
Lily dovette aspettare che sua madre se ne andasse prima di poter usare il telefono. Ma si era fatta tarda mattinata e riusciva a malapena a contenere l’ansia. Dopo essersi assicurata che Eddie e Frankie fossero in soggiorno, andò al telefono e nervosamente sollevò il ricevitore nero, componendo a memoria il numero di Kath. C’era stato un clic nell’orecchio, poi la telefonata fu collegata. Il suono brr brr si ripeté più e più volte mentre era in piedi aspettando che qualcuno rispondesse, ma nessuno lo fece. Dopo dieci squilli, attaccò, il suo cuore batteva forte.
Compose di nuovo il numero.
Ancora una volta contò dieci squilli; ancora una volta nessuna risposta. Questa volta, dopo aver attaccato, sprofondò sulla panca. Si sentiva stordita per la preoccupazione. Si convinse che la mancata risposta non significasse niente. Forse erano soltanto fuori casa, sua madre era uscita, forse tutti nella famiglia di Kath erano usciti. Immaginò brevemente l’intera famiglia al mercato, o al parco, o… Improvvisamente si ricordò dell’articolo di giornale, saltò in piedi e tornò in cucina. Trovò il “Chronicle” nell’immondizia, i bordi inumiditi dai fondi di caffè. Li scrollò via come poteva e lo aprì. La prima pagina si era bagnata nel quadrante in basso a destra, ma il titolo era ancora nitido e incredibilmente grande.
RAGAZZE ADOLESCENTI “RECLUTATE” AL BAR DI DEVIATE SESSUALI
La polizia ha fatto irruzione in un bar di North Beach noto come il Telegraph Club venerdì sera, dopo aver ricevuto delle soffiate che il bar fosse da tempo un terreno di caccia per tipe “gay” che usano il posto per reclutare ragazze adolescenti per fini immorali. Il locale, situato al 462 di Broadway, è stato segretamente per mesi sotto indagine. L’ispettore J.L. Herington della Polizia di San Francisco riferisce che almeno una dozzina di ragazze adolescenti sono state sedotte da donne più mature in una accademia del vizio, in cui erano introdotte alla marijuana e benzedrina e incoraggiate a partecipare a feste segrete oltre l’orario di chiusura nelle case di deviate sessuali.
Su testimonianza di diverse adolescenti interrogate dal Centro di orientamento giovanile, sono stati emessi dei mandati per la donna proprietaria del Telegraph Club, Joyce Morgan e per Theresa Scafani, che si esibisce nel locale come attrice in abiti maschili, sotto il nome d’arte di Tommy Andrews. Entrambe le donne sono in arresto e accusate di aver contribuito alla delinquenza di minori e Scafani è accusata di condotta oscena.
L’ispettore Herington ha raccontato una storia sordida di atti abominevoli in alcuni casi non riportabili, che coinvolgono ragazze delle superiori di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, alcune provenienti da buone famiglie. «C’era uno schema» ha spiegato l’ispettore Herington. «Le ragazze andavano al Telegraph Club per vedere uno spettacolo, e una volta lì venivano plagiate con l’aiuto dell’alcol e invitate ad appuntamenti con donne più mature che erano deviate sessuali. Una volta circuita una ragazza, lei avrebbe reclutato le sue amiche a scuola.»
Inizialmente le ragazze pensavano a uno svago, ha detto l’ispettore Herington. Ma presto, alcune di loro iniziavano a indossare abiti maschili e si facevano conoscere come “butch”, emulando le donne più grandi che le avevano sedotte. Queste deviate sessuali iniziavano poi a invitare insospettabili adolescenti in appartamenti privati a North Beach e nel quartiere di Telegraph Hill, dove venivano offerte sigarette e marijuana, ed erano in vendita la benzedrina, nota come “bennies”.
La storia continuava a pagina cinque e includeva un resoconto sensazionale di un appartamento disordinato a North Beach, secondo quanto riferito la casa di Joyce Morgan, proprietaria del Telegraph Club, dove era stata trovata una scorta di marijuana accanto a un romanzo poliziesco. Anche se si accennava a ragazze adolescenti, non c’erano nomi. Lily rilesse la storia diverse volte, sperando e temendo allo stesso tempo che il nome di Kath le fosse sfuggito, ma non era lì. Ogni volta che leggeva, la storia le sembrava più bizzarra. Era come se il giornalista avesse preso la verità e l’avesse distorta in un romanzo pulp.
Leggerla la fece sentire come imbrattata da qualcosa di sporco e non importava quanto strofinasse, non ne sarebbe mai uscita pulita.
Accartocciò il giornale e lo ributtò nella spazzatura, nauseata. Si versò un bicchiere d’acqua ma non riuscì a berlo; invece, rimase in piedi, mezza pietrificata dal panico, mentre guardava nel vuoto fuori dalla finestra.
Tutto ciò a cui riusciva a pensare era Kath. La ricordava sotto le scale del Telegraph Club, l’oscurità era un bozzolo intorno a loro mentre si baciavano, il suono di Tommy che cantava in sottofondo come un disco incantato. Aveva bisogno di sapere cosa le era successo. Tornò nel corridoio, prese il telefono e compose di nuovo il numero di Kath, ma ancora nessuna risposta. Attaccò frustrata, insicura sul da farsi. Avrebbe voluto sapere il suo indirizzo, per andare lì e aspettare che tornasse a casa… poi scorse l’angolo dell’elenco telefonico sulla mensola sotto il telefono. Lo tirò fuori e si inginocchiò sul pavimento, sfogliando la pagina dei Miller e lasciando correre le dita giù per i numeri alla ricerca di quello di Kath. A metà della pagina lo trovò. Afferrò una matita e strappò un pezzo di carta dal bloc-notes accanto al telefono, appuntando l’indirizzo di North Beach.
Il campanello d’ingresso suonò squillante. Lily sussultò e lasciò cadere la matita che rotolò veloce sotto il tavolino del telefono. Si chinò per recuperarla, ma il campanello suonò di nuovo e sembrava esserci una certa impazienza in quegli squilli ripetuti.
Eddie fece capolino dal soggiorno alla fine del corridoio.
«Lily? Apri la porta?»
Rinunciò alla matita e si alzò in piedi, scombussolata e tesa, pensando irrazionalmente che doveva essere la polizia. «Rimani lì con Frankie» disse a suo fratello.
«Perché?»
«Vai!»
I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa, ma si ritirò, guardandola preoccupato. Il campanello suonò di nuovo mentre Lily scendeva le scale. Alla fine appoggiò la mano sulla serratura e chiese: «Chi è?».
«Lily? Sono Shirley, sono io. Fammi entrare!»
Confusa, Lily aprì la porta. Shirley era in piedi sul gradino d’ingresso con la sua borsetta e un’altra borsa per gli abiti.
«Che ci fai qui?» chiese Lily. «C’è qualcosa che non va col tuo vestito? Pensavo dovessimo incontrarci al giudizio.»
«Ho solo preso il mio vestito in lavanderia. Devo parlarti.»
C’era qualcosa di strano nell’espressione della faccia di Shirley.
«Di cosa?» chiese. Si domandò se i genitori di Shirley avessero scoperto di Calvin.
«Posso entrare?»
Lily la fece entrare e Shirley si avviò su per le scale. Lily chiuse la porta e la seguì. «È successo qualcosa?» le chiese.
Lily sentì Eddie salutare Shirley, che rispose brevemente.
In cima alle scale, Shirley si tolse le scarpe e posò le sue borse. «I tuoi genitori sono a casa?» chiese.
«No.»
«Andiamo in cucina.»
«Perché? Che è successo?»
Lily entrò in cucina, poi Shirley chiuse la porta e raggiunse il tavolo come se stesse per sedersi, ma poi sembrò ripensarci e si avvicinò al lavandino con le braccia incrociate.
«Non so come dirlo» disse Shirley.
«Dire cosa? La tua famiglia sta bene?»
«Stanno bene. Si tratta… si tratta di te.» Shirley abbassò lo sguardo come se la addolorasse guardare Lily. «Qualcuno ti ha vista la notte scorsa… stamattina, molto presto, uscire da una discoteca in North Beach. C’è stato un raid ieri notte per… onestamente, non riesco nemmeno a dirlo. Ho detto loro che era un errore perché… cosa avresti fatto tu in un posto così? Ma hanno insistito che fossi tu. Non eri tu, vero? Dimmi che non eri tu.»
Lily dovette sedersi. All’inizio non aveva creduto a quello che Shirley stava dicendo, ma lentamente… troppo lentamente, poi all’improvviso come un’esplosione che soltanto lei poteva udire, capì.
Shirley sapeva.
«… gliel’ho detto che non sei così. Ci conosciamo da quando eravamo bambine. Lo saprei se tu fossi così, ma non lo sei. Lily, perché non dici niente? Non eri tu, vero?»
Si rese conto di tutto in una volta sola, come in una grande e travolgente corsa, quanto era stata incredibilmente stupida, quanto ingenua, ridicolmente sciocca, a pensare di poter andare ogni volta al Telegraph Club senza nessuna conseguenza. Forse un...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA NOTTE SCORSA AL TELEGRAPH CLUB
  4. PROLOGO
  5. PARTE I. Posso sognare, vero?. Agosto – Settembre 1954
  6. PARTE II. Mi piace essere una ragazza. Ottobre – Novembre 1954
  7. PARTE III. Ho occhi solo per te. Novembre 1954
  8. PARTE IV. Chinatown, mia Chinatown. Dicembre 1954
  9. PARTE V. La bella vita. Dicembre 1954 – Gennaio 1955
  10. PARTE VI. Amore segreto. Gennaio 1955
  11. Un anno dopo
  12. EPILOGO
  13. NOTA DELL’AUTRICE
  14. BIBLIOGRAFIA SELEZIONATA
  15. RINGRAZIAMENTI
  16. GUIDA ALLA DISCUSSIONE
  17. CREDITI FOTOGRAFICI
  18. Copyright