Tutankhamon - La maledizione del Faraone bambino
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Tutankhamon - La maledizione del Faraone bambino

  1. 160 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Tutankhamon - La maledizione del Faraone bambino

Informazioni su questo libro

Poteva essere la classica gita alla mostra su Tutankhamon, e invece ci è scappato il morto. Ormai Ricky è convinto di essere una vera e propria calamita per i guai! O forse, come dice sua madre, è lui che non fa niente per evitarli. Stavolta però ha una strana sensazione, e non solo perché la polizia sembra aver identificato subito l'assassino... Possibile che il professore ucciso sia stato vittima dell'antica maledizione del Faraone Bambino? Ricky, con l'aiuto della brillante Marta, del fidato Mac, e grazie alle sue doti di giovane detective e promettente genio dell'informatica, proverà a scoprirlo. Che l'indagine abbia inizio!

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Informazioni

Print ISBN
9788856685275
eBook ISBN
9788858529119

1

Quel mattino la sveglia di Ricky non suonò. Mac, da cui ormai rimaneva a dormire sempre più spesso, gli aveva regalato una versione tutta particolare di smartwatch. Dove di smart, però, c’era ben poco: si trattava di un vecchio Casio digitale risalente agli anni Ottanta, su cui Diego - che di cognome si chiamava MacArthur ma per tutti era semplicemente Mac - aveva aggiunto alcune funzioni, tra cui la sveglia… che però non si attivava mai all’ora giusta.
Fu Wolf, il loro meticcio, a svegliare il ragazzo sdraiandosi sul suo petto e cominciando a leccargli il viso. Passò la lingua sulle guance, poi salì alle palpebre che parevano sigillate da colla vinilica e arrivò alle orecchie. Ricky, solleticato dal massaggio umido e caldo, sorrise e aprì gli occhi.
– Vecchio mio, ti pare questo il modo di svegliare qualcuno?
Scostò con una carezza il cane, che roteava la coda in un mulinello di pelo, e si sedette sul materasso nella camera degli ospiti di Mac. Lo chiamava “il futon”, conferendo al giaciglio improvvisato un’aura esotica. D’altronde nell’appartamento sovrastante l’hangar, a cui si accedeva attraverso una scala a chiocciola, tutto pareva permeato di magia.
La struttura vera e propria dello “Zeppelin” - così era stato ribattezzato l’hangar, in onore del famoso dirigibile tedesco - era imponente e si snodava su una superficie ampia. All’interno si sarebbe potuta disputare una partita di calcio, ma ciò che davvero colpiva era l’altezza, pari a quella di una palazzina di tre piani. Al piano inferiore c’erano l’officina e il magazzino: un labirinto di scaffali e cianfrusaglie di ogni tipo. Vicino al massiccio portone d’ingresso, invece, correva una lunga finestra sotto la quale era installato il banco da lavoro ricoperto dagli attrezzi e dai componenti vari usati da Mac. Riusciva a riparare qualsiasi motore o parte meccanica, anche se con lo smartwatch di Ricky ancora aveva qualche problema…
Il vero gioiello custodito nello Zeppelin tuttavia era un Aermacchi SF-260, un piccolo aeroplano che Diego aveva restaurato con le proprie mani e di cui andava orgogliosissimo.
– Hai visto che ore sono?
Diego entrò trafelato nella stanza con una corda in mano.
Ricky la indicò. – È il nuovo guinzaglio per Wolf?
– Macché! È una delle funi che mi servono per Icaro.
Mac stava lavorando a un progetto misterioso da un paio di settimane. Se ne occupava quando Ricky era a scuola, per non fargli capire di che si trattasse. L’unica cosa che il ragazzo vedeva era un enorme scatolone lungo quasi due metri, dove Mac teneva tutti i suoi componenti “speciali” sotto chiave. Impossibile capire cosa stesse combinando!
– Non vuoi proprio dirmi che cos’è questo Icaro? Un nuovo aereo?
– Il cielo non è appannaggio esclusivo degli aerei, sai? – rispose Mac sibillino. – Ora però sbrigati, siamo in ritardo!
– Be’, se l’orologio che mi hai dato facesse il suo dovere… – commentò Ricky battendo sul quadrante. – Lo vedi? Non funziona! Mi sa che mi conviene tornare alla sveglia del cellulare… –. Se lo sfilò e glielo porse. Al posto dei numeri c’erano due trattini intermittenti.
– Controllerò le batterie – disse Diego. – Ora però abbiamo un problema: lo scuolabus è già passato e ho promesso a tua madre che non ti avrei fatto fare tardi. Vestiti in fretta, che andiamo…
– Ma devo fare la doccia!
– Vuoi far nevicare? Da quando ti importa della doccia?
Ricky avrebbe voluto rispondere che di lì a poco avrebbe incontrato Marta.
Marta, con i suoi capelli scuri e gli occhiali dalla montatura rossa. Marta, che con un solo sguardo lo metteva in soggezione.
Ma preferì rimanere zitto.
– La farai stasera! – tagliò corto Mac. – Ora vestiti che è tardissimo!
La sera prima, come ogni tanto accadeva, Ricky era rimasto a dormire nell’hangar visto che sua madre Giuliana, che di mestiere faceva il medico, era di guardia al Policlinico.
Una manciata di minuti dopo i due erano già in sella alla Lambretta di Mac, in corsa verso il centro città. Quel gioiellino a due ruote dagli indefiniti natali sbuffava una nuvola di fumo, e pareva di cavalcare una macchina del tempo che li trasportava a ritroso negli anni Cinquanta. Senza contare che, con quella, non si correva il rischio di rimanere imbottigliati nel traffico dei pendolari che intasava sempre le vie del centro di Milano. Così, annodata una sciarpa al collo e calcato il casco di riserva sulla testa del ragazzo, erano partiti verso la loro destinazione.
Ricky si godette il viaggio con le mani strette al portapacchi dietro di lui. Superarono viale Forlanini, imboccarono piazza Cinque Giornate per poi proseguire dritto finché le guglie del Duomo fecero capolino. L’aria era frizzante, sebbene fosse un giorno mite di ottobre.
Quando arrivarono sul ciottolato antistante Palazzo Reale, Ricky si lamentò delle vibrazioni.
– Sembra di essere seduti su una centrifuga!
– Intanto la centrifuga ti ha portato a destinazione. Guarda laggiù, c’è la tua classe. Ma quanti studenti ci sono? Mi sembrano parecchi.
Davanti al museo era assiepato un gran numero di ragazzi.
– Oggi, oltre alla mia terza, c’è anche una sezione di prima superiore – spiegò Ricky. Dopo un’estate movimentata aveva appena iniziato l’ultimo anno delle medie. Quel giorno, il fatto che ci fosse anche una prima del liceo classico del suo istituto, che comprendeva tutti gli anni dalle elementari alle superiori, era piuttosto importante. Voleva dire che c’era anche…
– La ragazza che si sta sbracciando là in fondo non è Marta? – chiese Mac.
Ecco, appunto!
L’adolescente si slacciò il vecchio casco e si sfilò gli occhiali da aviatore, cimelio di cui Mac andava geloso. Controllò il proprio riflesso nello specchietto retrovisore, sistemandosi i capelli appiattiti e modellando con le dita un ciuffo improvvisato, poi salutò frettoloso Diego.
– Divertiti oggi con i faraoni. Quanto a me, – disse Mac battendo sulla borsa che portava a tracolla – devo andare alla ricerca di un cesto formato famiglia!
– Buona RAM! Speriamo che il Reperimento Alternativo del Materiale sia proficuo! – replicò il ragazzo, salutando con le mani.
Marta lo raggiunse ma, contrariamente al solito, non allargò le braccia per stringerlo a sé. Sembrava indispettita, iniziò a battere il piede a terra e indicò lo schermo del cellulare con l’ora in sovrimpressione.
– Ti stavo dando per disperso! Che fine avevi fatto? Pensavo ti fossi dimenticato della gita di oggi. Eppure, lo sapevi quanto ci tenessi…
– Ma certo che lo so! Non me la sarei persa per niente al mondo! –. S’indicò il polso. – Colpa di questo trabiccolo che ha costruito Mac: la sveglia non ha suonato!
Ricky abbozzò un sorriso e, appena lei lo fissò negli occhi, arrossì. Marta era diventata importante per lui. Gli sembrava di conoscerla da sempre, anche se ormai era rimasto poco della bambina con la coda di cavallo scura. Al suo posto c’era una giovane ragazza alle prese con i cambiamenti dell’adolescenza. L’apparecchio ai denti non era più fermato da elastici colorati ma era stato sostituito da uno trasparente che faceva risaltare ancora di più il sorriso mozzafiato. Due orecchini a forma di cane penzolavano dai lobi e, sebbene Marta non avesse abbandonato la sua divisa nera, qualcosa nello stile era cambiato. La coda di cavallo era sparita a favore di un caschetto geometrico con un vistoso ciuffo di capelli rosa e una morbida frangia che le nascondeva la fronte ampia, regalandole un aspetto misterioso. Portava sneakers nere e una felpa dello stesso colore, così come nere erano le unghie e un velo di trucco sugli occhi. Restò imbambolato a fissarla per un tempo indefinito, finché lei gli prese la mano.
– Coraggio, non possiamo fare aspettare il Faraone Bambino.
La scolaresca iniziò compatta ad addentrarsi nel palazzo, con tutti i professori al seguito.
Ricky e Marta furono i primi a salire la maestosa gradinata in pietra che portava all’ingresso della mostra e i primi a varcare la soglia della sala che conduceva all’allestimento.
Era da una settimana che a scuola non si parlava d’altro: a Palazzo Reale era arrivata una mostra immersiva dell’antico Egitto, la più famosa al mondo. I giornali l’avevano proclamata la mostra dell’anno. Proiezioni, giochi di luce e realtà aumentata la rendevano unica nel suo genere.
Una voce stentorea ma cristallina si librò nell’aria da altoparlanti agganciati al soffitto.
Colui che varcherà questo confine salirà su una macchina del tempo. Entrerete nel mondo di Tutankhamon, il Faraone Bambino, la cui storia resta un mistero universale. Rivivrete i fasti dell’Antico Egitto, conoscerete le classi sociali e il ruolo della religione politeista, ma soprattutto… –. La voce registrata fece una pausa. – Conoscerete quanto è ignoto ai più. Siete pronti a varcare il confine oltre il quale nulla sarà più come prima?
Ricky deglutì sonoramente e la reazione scatenò un sorriso in Marta.
– Non avrai mica paura?
– Senti, non posso farci niente – si difese lui. – Pensare alle mummie mi fa impressione.
– Mmm… proprio tu che sei così razionale e appassionato di storia… non è che credi a certe dicerie su maledizioni e antichi incantesimi?
Senza aspettare una risposta gli schioccò un bacio sulla guancia tra i risolini dei compagni intorno. Poi l’afferrò per il polso e lo trascinò fino all’ingresso di un ampio corridoio di forma cilindrica, una sorta di tunnel sulle cui pareti erano proiettati geroglifici in movimento.
– Sei pronto? – domandò al ragazzo, le cui mani avevano cominciato improvvisamente a sudare.
– Sono nato pronto, Marta.
Pronunciò la frase, rubata da un vecchio film che aveva visto insieme a Mac, con una spavalderia che non gli apparteneva. Quindi entrò deciso nel corridoio.

2

– Sembra di essere al centro di uno Stargate!
Ricky cercò di non farsi travolgere dalle emozioni che le proiezioni a trecentosessanta gradi suscitarono in lui.
– Certo che le tue citazioni cinematografiche sono giurassiche! – rise Marta.
Quando uscirono dal corridoio, davanti a loro si aprì una sala che riproduceva la tomba di Tutankhamon così come fu trovata dall’archeologo Howard Carter al momento della scoperta.
La voce in diffusione tornò a risuonare dalle casse poste sul soffitto.
Vedete qualcosa? – chiese una voce maschile...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
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  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. Copyright