Vola come una farfalla
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Vola come una farfalla

  1. 208 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Vola come una farfalla

Informazioni su questo libro

La ginnastica ritmica è sempre stata la passione di Vittoria, ma negli ultimi tempi hanno iniziato a farsi strada i dubbi. Gli allenamenti sono sempre più duri, in squadra è appena arrivata la bravissima e scontrosa Sabrina e hanno iniziato ad accadere cose strane: specchi rotti, inquietanti segni rossi sull'armadietto, incubi ricorrenti che non la fanno dormire tranquilla. "Vola come una farfalla, graffia come una tigre" recita il suo diario. Così Vic stringe i denti e cerca di prepararsi al meglio per ogni gara. Ma nel frattempo si affida alle indagini della sua amica e compagna di squadra Lucia, che la porteranno a incontrare un'ex ginnasta che sa qualcosa della precedente allenatrice di Sabrina, la terribile Arina. Tra allenamenti con cerchio, palla, clavette e nastro, gare all'ultimo respiro e un tocco di suspense, un romanzo per raccontare uno sport appassionante che si distingue per l'eleganza delle sue atlete, senza nasconderne le ombre e le difficoltà.

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Informazioni

Print ISBN
9788856685602
eBook ISBN
9788858529102
Alessia Maurelli
con Giovanni Seltralia

Vola come una farfalla

Piemme
Fin da subito hai notato in me l’eleganza della farfalla e la grinta della tigre.
Possa il mio pensiero trapassare le nuvole, fiancheggiare il sole e arrivare fino a te, mio angelo custode
La tua Titti

Martedì 9 febbraio

La mia allenatrice dice sempre: «Vola come una farfalla, graffia come una tigre».
Ecco, oggi più che una tigre mi sono sentita un gattino impaurito. Ero in palestra a provare i miei elementi con il cerchio, mentre fuori il temporale picchiettava il soffitto di lamiera e faceva un rumore infernale. Io e le altre non riuscivamo neanche a sentire cosa ci urlava dietro la Petra, e la musica era soltanto un pulsare di bassi a malapena comprensibile.
Tanto per cominciare, l’esercizio non veniva per niente. Sgraziato, sempre un po’ troppo in ritardo e con la sensazione costante di dimenticare cosa fare da lì a un secondo. Poi, a causa della gara di settimana scorsa, avevo ancora un male tremendo al piede. Domenica mi sono fatta prestare le mezzepunte da Lucia, e per un attimo non è successo un macello… Ma ne parliamo dopo.
D’un tratto la porta di emergenza della palestra si è aperta con uno schianto, mentre fuori un fulmine cadeva da qualche parte nelle vicinanze. Siamo tutte balzate su dalla paura, a vedere quella sagoma nera stagliarsi sul bagliore dei lampi: pareva una di quelle scene da banchetto di Halloween a Hogwarts, non so se mi spiego.
La figura ha fatto un passo avanti verso la luce. Era una ragazza piuttosto alta, coperta fino al mento da un North Face nero che la faceva sembrare imponente, e con un borsone da ginnastica grande come una piccola barca. I capelli neri e diritti lunghi fino alla schiena, gli occhi stretti e spietati. Insomma, sembrava in tutto e per tutto una con cui non c’era da scherzare.
Io l’ho riconosciuta all’istante. Sabrina, la campionessa regionale del Lazio. Si vociferava del suo arrivo già da qualche giorno: aveva deciso di trasferirsi nella nostra palestra dopo aver litigato con l’ennesima allenatrice.
Ha fatto in tempo a fare qualche passo che già la Petra cercava di attirare la sua attenzione: «Qui, Sabrina, tesoro! Finalmente sei arrivata, vieni!».
Non sono riuscita a trattenere un’espressione disgustata. Lucia, la mia migliore amica, mi ha guardato con un sorriso e ha alzato gli occhi al cielo.
«Ragazze, venite a salutare la vostra nuova compagna, dai!»
Con un sospiro, sono andata a presentarmi. Tutte le abbiamo stretto la mano, ma Sabrina non ha fatto neanche un accenno di sorriso. Anzi, quando è venuto il mio turno, mi è sembrato che serrasse la mascella e stringesse la presa.
Deve aver saputo della mia vittoria nella gara di settimana scorsa, la prima del lungo cammino che porterà ai Nazionali. Chissà se anche lei mi considera una rivale come la vedo io.
“Magari ha un po’ paura di me” ho pensato.
Dopo i saluti siamo tornate ai nostri esercizi. Credevo che Sabrina avrebbe preso parte all’allenamento, invece è rimasta tutto il tempo a parlare fitto fitto con la Petra. Quanto avrei voluto essere una mosca per sentire cosa si dicevano! Alla fine è rimasta in piedi, con la borsa, il trucco perfetto e tutto, a guardarci ripetere gli esercizi fino allo sfinimento.
Forse è stata solo una mia sensazione, ma mi è sembrato che facesse un sorrisetto perfido ogni volta che mi cadeva la palla o mi scivolava via il cerchio. Penso di essere diventata rossa almeno un paio di volte, ma non le ho dato la soddisfazione di guardarla per controllare la sua reazione. Sono rimasta con lo sguardo fisso, a ripetere ancora e ancora lo stesso lancio finché non è venuto perfetto.
Quando finalmente si è mossa in direzione degli spogliatoi, mi sono rilassata. Ormai le quattro ore erano quasi finite. Ho continuato a ripetere la sequenza con la palla “lancio/due chainée/ripresa in ruota sui gomiti” anche quando le mie compagne erano già andate tutte a cambiarsi.
Lucia mi ha salutato con un po’ di preoccupazione: «Ci vediamo domani a scuola, Vic… Non esagerare, ok?».
Quando la Petra ha iniziato a mettere via lo stereo, ho deciso che ne avevo abbastanza. Il mio Babiz arriva sempre un po’ in ritardo, perché esce dal lavoro e viene direttamente a prendermi in palestra: per questo sto una mezz’oretta più delle altre, soprattutto quando non c’è la pallavolo che si allena subito dopo e la sala rimane libera.
Ho preso le mie cose e sono andata negli spogliatoi. Pensavo che Sabrina stesse aspettando di allenarsi con la palestra vuota, invece non è più ricomparsa. Probabilmente era andata a casa. Mi sono sentita un po’ stupida ad avere paura di incrociarla faccia a faccia. Se dovevamo essere compagne d’allenamento, era meglio cominciare a convivere da subito.
«Magari diventeremo amiche» ho detto a voce alta nello spogliatoio vuoto. Mi è venuto da ridere da sola, a quel pensiero. Sono andata verso il solito armadietto, quello con il mio nome scritto sulla targhetta.
Mentre camminavo, già mi toglievo la maglietta sudata. Ho lanciato un occhio al riflesso nello specchio davanti alla fila di armadietti: mi ha risposto il mio profilo spigoloso, i capelli castani raccolti in uno chignon ormai sfatto, la pancia pallida da fantasma. Promemoria per la Vic-del-futuro: cambia armadietto e scegline uno senza specchi nei dintorni.
Ho lanciato la maglietta nel borsone e, finalmente, ho alzato gli occhi sull’armadietto. Mi sono gelata all’istante. Proprio sull’anta, appena sopra la targhetta, tre solchi erano scavati nel legno. Non erano profondi, ma erano comunque ben visibili.
Per prima cosa ho pensato alle unghiate di un grizzly scappato chissà da dove e lasciato libero per Ferrara. Poi, a un lupo affamato che si aggirava per la palestra in cerca di giovani ginnaste da divorare. Alla fine, ho pensato a una delle altre ragazze. Ma chi poteva fare una cosa del genere?
Guardando meglio, ho visto un segno rosso, come di smalto. Ora, io conoscevo una sola ragazza truccata di tutto punto che improvvisamente poteva avercela con me.
“No che non ha paura di me” ho pensato allora. “Non ha paura di me perché lei è la tigre e io sono il gattino!”
Mi sono cambiata in tutta fretta e sono corsa fuori dalla palestra, verso la macchina del Babiz che aspettava fuori.

Mercoledì 10 febbraio

Stamattina, appena arrivata a scuola, la prima cosa che ho fatto è stata correre dritta da Lucia a raccontarle quello che avevo trovato.
Le ho chiesto se avesse visto qualcosa di strano negli spogliatoi, e lei ha risposto di no. Le ho rivelato i miei sospetti su Sabrina e mi ha guardato come fossi matta.
«Dai va’, non può essere stata lei, Vic» mi ha detto.
«Lo sai, vero, che non tutte sono buone come te, Luci?»
Mi ha squadrato con una delle sue occhiatacce, che includono sempre la sequenza “abbassa il capo/ricci sulla faccia/sguardo severo/tono spazientito”.
«Non può essere stata lei perché le ho guardato le mani, ieri sera. Non aveva lo smalto, fidati! Rosso lo avrei notato, poi.»
Questa rivelazione mi ha preso in contropiede, ma i miei dubbi erano ancora al loro posto.
«E poi,» ha continuato Lucia «chi è che lascia un avvertimento così? Non siamo mica animali della foresta, dove i predatori marcano il territorio. Sarà stato il segno di qualche borsone che ha strusciato l’anta, o magari un’incisione fatta da quelle della pallavolo. Lo sai che sono un po’ strambe.»
La campanella è suonata in quel momento e dopo un bacio sulla guancia Lucia è corsa verso la sua classe. Siamo entrambe in terza, purtroppo però in due sezioni diverse.
Sono rimasta impalata a guardarla, perplessa, mentre si allontanava nel corridoio. Le sue parole erano sensate, ma non mi avevano convinto fino in fondo. Quelli erano segni di graffi, ne ero sicura.
Però è riuscita a calmarmi. Lucia ha questo potere su di me, riesce a darmi la lucidità giusta per ragionare. E a volte mi salva davvero la vita.
Tipo domenica scorsa, quando ho dimenticato le mezzepunte alla prima gara regionale e ho dovuto usare le sue.

Domenica scorsa

Mi vergogno pure a scriverlo in questo diario, quello che è successo. Però voglio mettere tutto nero su bianco, per non ripetere mai più lo stesso errore.
Intanto, la lista delle cose fondamentali da portare a una gara di ginnastica ritmica non è lunga:
- il body
- gli attrezzi
- l’asciugamano
- la mia molletta portafortuna
- le mezzepunte
- LE MEZZEPUNTE
- LE MEZZEPUNTEEE!!!
Vediamo se a furia di ripeterlo riesco a non combinare un altro guaio.
Domenica è stata la prima competizione importante dell’anno, e io ho dovuto gareggiare con le mezzepunte di Lucia. Che non erano del mio numero e, soprattutto, avevano un buco sotto l’alluce che mi ha fatto vedere le stelle ogni volta che ci giravo sopra, tanto che ho pensato prima dell’ultimo attrezzo di toglierle e gareggiare senza. Mi ha frenato solamente l’idea che potessero penalizzarmi. Prima dell’esercizio ero talmente nervosa che non ho osato guardarmi i piedi nemmeno per sistemare l’elastico che mi stringeva troppo dietro il tallone.
È sempre così, in gara amplifico tutto: divento super sensibile, mi si affinano i cinque sensi al punto che ne acquisisco un sesto… Riesco a leggere i pensieri delle persone, davvero. E non è bello per niente.
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Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Due mesi dopo...
  4. Copyright