
- 378 pagine
- Italian
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I redenti
Informazioni su questo libro
La caduta del fascismo ebbe per effetto il rinnovo di buona parte della classe politica italiana ed è quindi, nella storia nazionale, una evidente cesura. Ma nel mondo degli intellettuali questa cesura non esiste. Quasi tutti i giornalisti, gli scrittori e gli studiosi che avevano collaborato ai quotidiani e alle riviste del regime passarono dolcemente dal fascismo all'antifascismo e continuarono a esercitare, con maggiore o minore successo, i loro talenti. Furono trasformisti, opportunisti, conformisti? Furono doppiogiochisti o infiltrati dell'antifascismo nella macchina propagandistica dell'Italia mussoliniana? Furono fascisti di sinistra, animati dalla speranza di orientare il regime verso i loro ideali? O furono più semplicemente «poveri diavoli», costretti dal bisogno a vendere il lavoro della loro immaginazione? Basta dare un'occhiata alla lista dei collaboratori di Primato, la rivista fondata e diretta da Giuseppe Bottai, per comprendere che non è possibile dare una sola risposta per Sibilla Aleramo e Corrado Alvaro, Arrigo Benedetti e Vitaliano Brancati, Dino Buzzati e Mario Luzi, Dino Del Bo e Leo Longanesi, Guido Piovene e Vasco Pratolini, Giaime Pintor e Salvatore Quasimodo, Renato Guttuso e Marcello Piacentini, Giulio Carlo Argan e Indro Montanelli, Giorgio Spini e Luigi Salvatorelli. Il libro di Mirella Serri evita i giudizi sommari e ricostruisce il percorso individuale di alcuni dei protagonisti della cultura italiana tra fascismo e antifascismo. Al centro del lavoro non vi è soltanto Primato. Vi è anche il dialogo che la rivista di Bottai instaurò con altri giornali e riviste del regime in cui scriveva il resto della cultura italiana: Roma fascista, organo dei GUF (Gruppi universitari fascisti), Il ventuno domani, Tevere, Quadrivio, Le Conquiste dell'Impero, Nuovo Occidente, Gioventù Italica. Molti di quegli intellettuali divennero comunisti, furono definiti da un vecchio esponente del PCI «fascisti redenti» e mondati in tal modo di ogni loro peccato. Per usare un termine evangelico furono «born again», rinati. Ma questa assoluzione, impartita al fonte battesimale di un partito politico (la definizione è di Paolo Mieli), ebbe l'effetto di oscurare le ragioni del loro passaggio all'antifascismo e quindi della continuità che ha caratterizzato la cultura italiana nel momento in cui il paese cambiava istituzioni e classe politica. Molto di ciò che il lettore troverà in questo libro è stato ricoperto per molti anni da un pudico velo. Grazie al lavoro di Mirella Serri la discussione è aperta.
Domande frequenti
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Informazioni
Indice dei contenuti
- Presentazione
- Frontespizio
- Pagina di Copyright
- Dedica
- INTRODUZIONE
- Capitolo I - BOTTAI CHIAMA A RACCOLTA
- Capitolo II - GLI INTELLETTUALI ACCORRONO
- Capitolo III - UNA PALESTRA DI NOME PRIMATO
- Capitolo IV - ANTISEMITISMO IN SALSA ITALIANA
- Capitolo V - EL DÍA DE LA RAZA
- Capitolo VI - IL RAZZISMO NELLE AULE
- Capitolo VII - L’ORDINE CHE VERRÀ
- Capitolo VIII - UN MAÎTRE À PENSER BOTTAIANO: CARLO MORANDI
- Capitolo IX - LE UNIVERSITÀ IN CAMICIA NERA
- Capitolo X - IL ROMANTICISMO RIVISITATO
- Capitolo XI - IL RIVOLUZIONARIO DI PROFESSIONE
- Capitolo XII - IL GRUPPO ROMANO
- Capitolo XIII - DON CARLO IL DISSIMULATORE
- Capitolo XIV - DA BAGHERIA A BERGAMO
- Capitolo XV - DALL’ODEON ALL’ODEON
- Capitolo XVI - IL FASCIO E LA CROCE
- Capitolo XVII - PER CARITÀ DI PATRIA
- Capitolo XVIII - IL CAPO GENERAZIONE POSTUMO
- Capitolo XIX - TRA RIEDUCAZIONE E ASSOLUZIONE
- Capitolo XX - I REDENTI
- Capitolo XXI - CHIERICI E CARABINIERI A CAVALLO
- Capitolo XXII - LA GRANDE RIMOZIONE
- RINGRAZIAMENTI
- INDICE DEI NOMI