
- 360 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
Nel dicembre del 1212, il giovane Federico II, nipote del leggendario imperatore Federico Barbarossa, uscì dal duomo di Magonza nelle vesti di sovrano di Germania. Il ragazzo, però, non era tedesco. Il puer Apuliae era un normanno italiano, e come monarca normanno si apprestava a governare sulla Sicilia e il Sud Italia. Con lui, il potere e l'influenza degli «uomini del Nord» avrebbero raggiunto il loro apice sul continente europeo.
Discendenti dei predoni vichinghi, che con le loro scorribande all'inizio del X secolo avevano gettato le basi del futuro ducato di Normandia, i normanni estesero il loro dominio dalla Francia settentrionale all'Inghilterra, dall'Irlanda al Mediterraneo, dalla Penisola iberica all'Anatolia bizantina. Sotto gli stendardi di condottieri feroci e ambiziosi, essi costruirono chiese e castelli, fondarono dinastie e regni vigorosi, ridisegnando ovunque le mappe del potere. Allo stesso tempo, nel corso della diaspora si integrarono rapidamente con le popolazioni locali sconfitte e sottomesse, mescolandosi al tessuto della società, adottando la lingua e la cultura delle élite, mettendo radici. Onnipresenti ed elusivi, introdussero princìpi e valori che nel corso dei secoli plasmarono il volto dell'Europa: gli ideali cavallereschi, l'architettura romanica, il cattolicesimo e la vicinanza al pontefice di Roma, come pure un nuovo atteggiamento nei confronti della legge e della giustizia.
Eppure, dopo trecento anni di vittorie e successi travolgenti, i normanni all'improvviso scomparvero, vittime probabilmente di un'identità fluida e camaleontica, di una mancanza di unità che impedì loro di sopravvivere al mondo che essi stessi avevano forgiato. Esemplare della turbolenta e tortuosa storia medievale, il racconto dell'ascesa e del declino normanno è un avvincente susseguirsi di fortune conquistate e perse, che lo storico britannico Levi Roach ripercorre in queste pagine ricostruendone al contempo la straordinaria, e spesso dimenticata, eredità. Perché «il mondo moderno sarebbe irriconoscibile, se i normanni non avessero lasciato la loro impronta».
Domande frequenti
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Informazioni
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- I NORMANNI
- Prefazione
- I. Gli albori: stranieri venuti da una terra straniera (Bassa Senna, 911-942 ca)
- II. Il consolidamento di una colonia: gli eredi di Rollone (Normandia, 942-1026)
- III. La regina Emma, gioiello dei normanni (Inghilterra, 1002-1042)
- IV. Edoardo il Confessore: un re d’oltremare (Inghilterra, 1041-1066)
- V. Guglielmo I: un re conquistatore (Normandia e Inghilterra, 1035-1066)
- VI. Propaganda di corte: la giustificazione della conquista (1066-1084)
- VII. L’arazzo di Bayeux: la storia ricamata (1066-1097)
- VIII. Il destino degli inglesi: dalla conquista alla colonizzazione (1066-1084)
- IX. Chiesa e Stato nell’Inghilterra conquistata: il fascino della pietra (1066-1087)
- X. La colonizzazione del Sud: Braccio di Ferro in Italia (1030-1045 ca)
- XI. Roberto il Guiscardo: un conte astuto (1040-1085 ca)
- XII. Sotto bandiera bizantina: Asia Minore (1038-1077)
- XIII. Boemondo e i Balcani: «Stupore negli occhi» (1081-1085)
- XIV. La Prima crociata: promesse orientali (1096-1108)
- XV. Un passo troppo lungo? Nord Africa (1142-1159)
- XVI. Galles settentrionale: un lupo travestito da lupo (1068-1098)
- XVII. Galles meridionale: un segno duraturo (1068-1098)
- XVIII. Penisola iberica: «La stirpe dei normanni è perennemente impegnata nell’esercizio della virtù» (1147-1148)
- XIX. Scozia: ospiti d’onore (1072-1153)
- XX. Il potere dietro il trono: la Scozia sotto Ada de Warenne (1153-1178)
- XXI. Strongbow nel Leinster: una Marca rubata (1167-1171)
- XXII. Ugo di Lacy: signore di Meath (1171-1177)
- XXIII. La fine dell’impero? Giovanni e la Normandia (1204)
- XXIV. Stupor mundi: l’imperatore Federico II (1198-1250)
- Il lascito dei normanni: un’Europa trasformata
- Note
- Fonti iconografiche
- Ringraziamenti
- Inserto fotografico
- Copyright