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Vivere nell'Italia estrema

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Vivere nell'Italia estrema

Informazioni su questo libro

«Le aree marginalizzate non sono spente. Per accorgersene però bisogna adottare altri sguardi, accendere i fari sulla vita che c'è nei paesi "vuoti", sui bisogni, le attese e le aspirazioni di quanti restano, tornano e, più raramente, arrivano. Pochi, ma sufficienti per autorizzare la speranza che i luoghi rarefatti siano abitabili». È ancora possibile vivere nelle aree demograficamente rarefatte, con pochi bambini, sempre meno donne in età fertile, lavoro introvabile, tanti anziani e con una dotazione di servizi pubblici in contrazione? Si può abitare in comunità ormai rinsecchite, in paesi sempre più ostili al benvivere, nell'Italia fuori Italia, dove i diritti della Costituzione sono calpestati quotidianamente? Un'ampia ricerca empirica nella Calabria interna – l'estremo dell'Italia estrema – testimonia che in questi luoghi si continua ad abitare, a fare progetti, a manifestare bisogni, a sognare. C'è ancora vita. Ci sono famiglie con figli piccoli che hanno deciso di restare. Tanti giovani che hanno scelto di continuare a risiedervi e tanti altri che resterebbero se si creassero le condizioni per fermarsi. E soprattutto ci sono anziani, il più delle volte soli, che restano perché da sempre radicati in quelle terre e che mantengono vive relazioni sociali di prossimità e minute economie. Si può aspirare a un futuro diverso da quello contratto e cupo delle tendenze demografiche e dell'indifferenza istituzionale, se si rovesciano i vincoli in opportunità: la rarefazione demografica come alternativa alla congestione urbana; la lentezza come guadagno di tempo per abitare lo spazio; le pluriclassi per mettere a punto nuovi metodi didattici; la distanza dai poli di servizi per sviluppare forme di mobilità e accessibilità diverse, diagnostica innovativa e cure mediche adeguate. Serve uno sguardo partigiano per riconoscere i cittadini che hanno scelto di restare, la loro voglia di continuare a vivere in contesti appartati, diversamente appaganti. Serve dare potere decisionale e assicurare la rappresentanza politica ai residenti. Serve il coraggio delle sperimentazioni per porre domande alla società intera, perché sostenere la qualificazione della vita in aree rarefatte significa anche rendere meno fragile la ricchezza nelle aree dense. Servono politiche dal basso e dall'alto per far diventare strategie, progetti, azioni le visioni di futuro che – come gli acini dell'uva puttanella – maturano anche in questi luoghi.

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Informazioni

Categoria
Sociologia

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Abstract
  3. Biografia
  4. Frontespizio
  5. Copyright
  6. Indice
  7. Nota dell’editore
  8. Nota metodologica
  9. Abitare la rarefazione. Introduzione di Domenico Cersosimo e Sabina Licursi
  10. I. Nel tramonto demografico italiano di Domenico Cersosimo e Stefania Chimenti
  11. II. La vita nel margine di Domenico Cersosimo e Sabina Licursi
  12. III. Bisogni sociosanitari senza risposte di Emanuela Chiodo e Giorgio Marcello
  13. IV. La scuola dei pochi di Emanuela Pascuzzi
  14. V. Mobilità negata di Giovanni Passarelli e Gessica Vella
  15. VI. La produzione necessaria di Domenico Cersosimo e Antonella Rita Ferrara
  16. Per un futuro possibile. Conclusioni di Domenico Cersosimo, Carlo De Rose, Sabina Licursi
  17. Verso un’antropologia del non ancora. Lo spopolamento e la speranza. Postfazione di Fulvio Librandi
  18. Bibliografia
  19. Gli autori