
- 336 pagine
- Italian
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eBook - ePub
La strangera
Informazioni su questo libro
«La montagna unisce mondi che a valle, molto probabilmente, non riuscirebbero a incontrarsi. In questo c'è una grande bellezza.»
Natural Style - Laura Pezzino
«Odio quando la gente dice che la montagna ti salva. Ti salvi tu, a prescindere, ovunque tu sia. A me ha fatto bene aver preso una scelta per la prima volta nella mia vita: volevo provare a vivere in montagna e lo stavo facendo. Come dice il Barba, ci sono luoghi che sono la casa che ti scegli: io là stavo bene.»
Lo Scarpone - CAI - Pamela Lainati
«Il romanzo di Aidala procede con il ritmo lento e sicuro di un'escursione fra le vette. La pagina, senza darlo troppo a vedere e senza indulgere in massimalismi ideologici o di altro tipo, genera il salutare disagio provocato dai romanzi radicali e poco disposti a compiacere il lettore.»
Il Giornale - Fabrizio Ottaviani
«La verità è che in montagna sono quasi tutti strangeri. Si può appartenere a mondi diversi ma è il posto che scegli a diventare la tua casa.»
Io Donna - Maria Grazia Ligato
«Basta vederla arrivare per capire il bellissimo groviglio che Marta Aidala rappresenta: timidezza e determinazione. Le sue radici sono qui, a Torino, dove è nata, e tra le sue montagne, che adora.»
Il Corriere di Torino - Antonella Frontani
«Il romanzo contiene una delle più belle storie d'amore della nostra letteratura attuale: un amore da lontano e al tempo stesso con una prossimità fisica che leva il respiro negli abbracci, un amore inesploso e dunque solido come un ghiaccio perenne.»
Robinson - Filippo La Porta
«Rapporti di contrario tenore assai ben orchestrati nel lento procedere da romanzo di sensazioni ed emozioni, cadenzato a mo' di coro da un paesaggio costantemente personificato.»
La Lettura - Ermanno Paccagnini
«Pare di sentire l'odore dei pascoli alti e del fuoco nel camino, mentre si legge La strangera di Marta Aidala (Guanda), romanzo d'esordio fuori dall'ordinario.»
Elle - Cristina De Stefano
Prendere la propria vita e andare - per capire se stessa, trovare un futuro, non scendere più ma restare. Sono questi i motivi per cui, una mattina di maggio, Beatrice lascia Torino per trasferirsi tra le montagne. Quelle montagne che, ne è certa, sono donne anche se spesso recano nomi maschili. Donne come lei, che appena arrivata al rifugio del Barba, un uomo burbero dal passato misterioso, si sente respinta, in quanto «fumna e strangera». Marta Aidala ha il coraggio di una voce limpida che lascia parlare i gesti e gli accadimenti, i rumori del bosco, gli odori, la luce di un cielo alto sopra le cime. E sa raccontare nei dettagli più concreti una nuova epica, quella di una ragazza che va dietro alla propria libertà nonostante le esitazioni e le paure, una ragazza che cerca se stessa nei sentieri e tra gli uomini di montagna, in un mondo che sente suo anche se le vecchie tradizioni la guardano con diffidenza. Con timore e curiosità, come la guarda Elbio, il giovane malgaro con cui Beatrice instaurerà un legame profondo, fatto di ritrosie e slanci, in quell’intimità fragile e struggente che nasce tra due persone che si specchiano e si riconoscono.
Quando l’estate finisce Beatrice però decide di non seguire Elbio a valle, rimane invece assieme al Barba in rifugio, luogo che ora, forse, sente di poter chiamare casa. Ma l’inverno senza neve le rivelerà una montagna inaspettata, spingendola a rimettere tutto in discussione, e interrogandola ancora una volta sul suo futuro, sulla persona che vuole essere e sui luoghi a cui sente di appartenere.
Natural Style - Laura Pezzino
«Odio quando la gente dice che la montagna ti salva. Ti salvi tu, a prescindere, ovunque tu sia. A me ha fatto bene aver preso una scelta per la prima volta nella mia vita: volevo provare a vivere in montagna e lo stavo facendo. Come dice il Barba, ci sono luoghi che sono la casa che ti scegli: io là stavo bene.»
Lo Scarpone - CAI - Pamela Lainati
«Il romanzo di Aidala procede con il ritmo lento e sicuro di un'escursione fra le vette. La pagina, senza darlo troppo a vedere e senza indulgere in massimalismi ideologici o di altro tipo, genera il salutare disagio provocato dai romanzi radicali e poco disposti a compiacere il lettore.»
Il Giornale - Fabrizio Ottaviani
«La verità è che in montagna sono quasi tutti strangeri. Si può appartenere a mondi diversi ma è il posto che scegli a diventare la tua casa.»
Io Donna - Maria Grazia Ligato
«Basta vederla arrivare per capire il bellissimo groviglio che Marta Aidala rappresenta: timidezza e determinazione. Le sue radici sono qui, a Torino, dove è nata, e tra le sue montagne, che adora.»
Il Corriere di Torino - Antonella Frontani
«Il romanzo contiene una delle più belle storie d'amore della nostra letteratura attuale: un amore da lontano e al tempo stesso con una prossimità fisica che leva il respiro negli abbracci, un amore inesploso e dunque solido come un ghiaccio perenne.»
Robinson - Filippo La Porta
«Rapporti di contrario tenore assai ben orchestrati nel lento procedere da romanzo di sensazioni ed emozioni, cadenzato a mo' di coro da un paesaggio costantemente personificato.»
La Lettura - Ermanno Paccagnini
«Pare di sentire l'odore dei pascoli alti e del fuoco nel camino, mentre si legge La strangera di Marta Aidala (Guanda), romanzo d'esordio fuori dall'ordinario.»
Elle - Cristina De Stefano
Prendere la propria vita e andare - per capire se stessa, trovare un futuro, non scendere più ma restare. Sono questi i motivi per cui, una mattina di maggio, Beatrice lascia Torino per trasferirsi tra le montagne. Quelle montagne che, ne è certa, sono donne anche se spesso recano nomi maschili. Donne come lei, che appena arrivata al rifugio del Barba, un uomo burbero dal passato misterioso, si sente respinta, in quanto «fumna e strangera». Marta Aidala ha il coraggio di una voce limpida che lascia parlare i gesti e gli accadimenti, i rumori del bosco, gli odori, la luce di un cielo alto sopra le cime. E sa raccontare nei dettagli più concreti una nuova epica, quella di una ragazza che va dietro alla propria libertà nonostante le esitazioni e le paure, una ragazza che cerca se stessa nei sentieri e tra gli uomini di montagna, in un mondo che sente suo anche se le vecchie tradizioni la guardano con diffidenza. Con timore e curiosità, come la guarda Elbio, il giovane malgaro con cui Beatrice instaurerà un legame profondo, fatto di ritrosie e slanci, in quell’intimità fragile e struggente che nasce tra due persone che si specchiano e si riconoscono.
Quando l’estate finisce Beatrice però decide di non seguire Elbio a valle, rimane invece assieme al Barba in rifugio, luogo che ora, forse, sente di poter chiamare casa. Ma l’inverno senza neve le rivelerà una montagna inaspettata, spingendola a rimettere tutto in discussione, e interrogandola ancora una volta sul suo futuro, sulla persona che vuole essere e sui luoghi a cui sente di appartenere.
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Informazioni
Argomento
LetteraturaCategoria
Letteratura generaleIndice dei contenuti
- Presentazione
- Frontespizio
- Pagina di copyright
- Prologo
- Prima parte. Estate La pietra delle masche
- Seconda parte. Inverno Il larice solo
- Epilogo
- Indice
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