Dopo la caduta del Muro di Berlino, al riparo del quale, secondo l'accusa dell'Occidente, aveva proliferato il più grande laboratorio di contraffazioni di prestazioni agonistiche, il doping nello sport non si è affatto arrestato; anzi, la sua diffusione è cresciuta in quantità e qualità.
Questo saggio, seguendo la lunga parabola di un fenomeno in continua evoluzione e aggiornamento, ne traccia la storia da Dorando Pietri, agli albori del secolo scorso, fino al recente intrigo internazionale intorno alla figura di Alex Schwazer, e ne coglie le connessioni geopolitiche e affaristiche che lo hanno generato e da cui si è sviluppato: da un lato il sistema di produzione capitalista, teso al record, alla prestazione, al profitto; dall'altro i totalitarismi del Novecento – ovvero il fascismo italiano, il nazismo tedesco, il comunismo sovietico – alla perenne ricerca ideologica di consenso interno e prestigio internazionale.
Con una prefazione di Stefano Pivato.

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Lo sport imbroglione
Storia del doping da Dorando Pietri ad Alex Schwazer
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Informazioni su questo libro
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Indice dei contenuti
- Il libro
- L’autore
- Collana
- Colophon
- Frontespizio
- Indice
- Contro la sacralità dello sport Prefazione di Stefano Pivato
- Introduzione
- CAPITOLO 1 - DAL POSITIVISMO AL CAPITALISMO
- CAPITOLO 2 - DOPING E TOTALITARISMI DEL NOVECENTO
- CAPITOLO 3 - LA FINE DELL’INNOCENZA
- CAPITOLO 4 - Il dibattito italiano sul doping: anni ‘60-‘80
- CAPITOLO 5 - VERSO IL DOPING ITALIANO DI STATO
- CAPITOLO 6 - LA NUOVA ERA DEL DOPING ALLA CADUTA DEL MURO
- CAPITOLO 7 - DA DONATI A ZEMAN
- CAPITOLO 8 - LIBERALIZZARE IL DOPING?
- Ringraziamenti
- Bibliografia