Sono in tre, sono poliziotti, o meglio, lo sono stati. Si sono arruolati insieme, a metà degli anni Settanta, i cosiddetti Anni di piombo, quando ancora si usava accalappiare disperati col cosiddetto premio di arruolamento, una doppia mensilità per tre mesi. Ne hanno viste di cotte e di crude. Li hanno congedati per raggiunti limiti di età ma loro non riescono ad abituarsi alla pensione. Si annoiano. Ferruccio Pammattone, nome in codice Semolino, Eugenio Mignogna nome in codice Kukident e Luc Santoro nome in codice Maalox, decidono di dedicarsi a tutti quei casi che per un motivo o per l’altro non troverebbero altrimenti giustizia. Non devono rendere conto a nessuno: soltanto alla loro coscienza che li spinge a indagare, al loro stomaco che s’infiamma facilmente e alla loro prostata che reclama vendetta. Sono la «Squadra Speciale Minestrina».
Loro, i «gialli» li hanno vissuti in prima persona e sanno come vanno veramente le cose, così hanno chiesto a Roberto Centazzo (lo scrittore che ha raccontato le loro avventure in otto romanzi) una mano per realizzare un libretto che raccogliesse gli errori più comuni e le assurdità in cui incappa la fiction – in tutte le sue forme – quando si tratta di indagini di polizia. Insomma: non è così che si scrive un giallo…
